Comunisti senza Comunismo
Ilvo Diamanti ha scritto, il 15/11/2009, un articolo su Repubblica dal titolo: Il Neo-Anticomunismo Personaggi ed Interpreti.
In questo articolo Diamanti stigmatizza come da parte dell’attuale maggioranza di governo venga agitato in ogni occasione lo spettro del comunismo anche se del Comunismo non vi è ormai più traccia reale.
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È su questa linea di demarcazione che è stato costruito il muro del neo-anticomunismo senza il comunismo. Il nuovo muro. Da una parte, a ovest, il mondo dei lavori e dei lavoratori "che usano le mani". Gli imprenditori e gli artigiani che producono, faticano. Fanno. Dall'altra parte, quelli che parlano, dicono, predicano. A spese dello Stato. Da un lato il privato e dall'altro il pubblico. Da un lato le cose concrete dall'altro quelle virtuali. Da un lato i "fannulloni" e dall'altro i "fantuttoni", per citare Francesco Merlo. Quelli che fanno a quelli che dicono. I piccoli imprenditori e i lavoratori "veri" contro gli statali, i maestri, i professori, i baroni. Contro i giornalisti.
Ma credo sia solo una parte dell’analisi sul tema Comunisti senza Comunismo, perché nella nostra realtà italiana esiste anche una non trascurabile quantità di persone che continuano a definirsi Comuniste anche oggi, e da questa loro definizione ne derivano un comportamento politico che pone molti problemi alla sinistra democratica che cerca, con tutti i suoi problemi, di costruire un’alternativa di governo che possa raccogliere la maggioranza dei voti, e quindi concretizzarsi in un vero governo.
Molti di queste persone sono sostanzialmente legate ad un’idea quasi romantica di una società di uguali, senza tensioni sociali, equilibrata ed idilliaca. Non si pongono alcun problema di come un tale equilibrio possa reggere alle pulsioni individuali, e tantomeno a come possa essere mai raggiunto in pratica, perché per loro questo ideale è l’unico obiettivo che la “sinistra” può e deve porsi. Come conseguenza di questa loro certezza non sono disposti ad alcun compromesso, che sarebbe solo un tradimento dell’ideale finale. Politicamente spesso sono poco attivi, perché ritengono che la realtà attuale sia ancora troppo lontana dalla catarsi che potrà portare al nuovo mondo. Tipicamente non votano per alcun partito, vedendone chiaramente i limiti.
Altri rimangono legati all’idea della conquista rivoluzionaria del potere da parte di un non più tanto identificato “proletariato”, della cui quasi scomparsa si rendono ben conto, ma che può opportunamente essere sostituito, di volta in volta, con ogni altro ceto sociale sfruttato economicamente. Non riescono a rendersi conto che lo sviluppo della Rivoluzione di Ottobre in Russia che è storicamente avvenuto era inevitabile, a parte ovviamente i dettagli. Che non c’è stato alcun “tradimento” senza il quale il comunismo avrebbe trionfato, perché lo sviluppo sociale accelerato dalla rivoluzione che si è avuto in Russia si sta verificando oggi nei paesi occidentali, con le opportune differenze dovute alle dimensioni del fenomeno ed il fatto di essere questa volta lo sviluppo vincente. Queste persone rimangono convinte che una rivoluzione, magari non tanto violenta, ma sicuramente non pacifica, è assolutamente necessaria. Non sanno precisare chi dovrebbe attuarla e hanno difficoltà ad evidenziare in che modo evitare i vecchi errori, ma questo non diminuisce la loro convinzione.
Ci sono poi quelli che rigettano ogni ipotesi di violenza, ritenendo che la conquista proletaria del potere sia anche possibile per via politica, e però perché questo sia possibile ogni scontro politico debba essere estremizzato al massimo, per “far scoppiare le contraddizioni” del capitalismo, anche da loro visto sempre sull’orlo del crollo, anno dopo anno, decennio dopo decennio, senza alcuna capacità di capirne le variazioni.
Tutto questo insieme di persone sono quelle che io chiamo comunisti (“c” minuscola) senza il Comunismo, e che fanno da contraltare a quelli etichettati Comunisti dal populismo berlusconiano perfettamente descritto da Diamanti.
La sinistra democratica, che sicuramente ha problemi di identità come è evidente dalle sue difficoltà in tutta Europa, e che deve cercare una nuova strada vincente dopo la “caduta del muro” e quindi la certificazione dell’impercorribilità della via precedente, politica o violenta che fosse, e dopo il periodo del liberismo sfrenato che questo sì ci ha portato sull’orlo della catastrofe, si trova in Italia a dover far fronte anche ad un numero non trascurabile di questi comunisti senza Comunismo, che operano in perfetta simbiosi con le truppe berlusconiane nello stringere la tenaglia ideologica.
Il Comunismo, anche se ormai non più attuale se non come pura utopia, continua invece a svolgere un ruolo politico reale. Al momento del tutto negativo proprio per chi vorrebbe difendere.