Livellatore di Utopie

Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

Chi sono

Utente: mikecas
Nome: michele castellano
basta guardare qui
www.kilombo.org

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 28 aprile 2005

Non e' un periodo favorevole per il Blog, questo. Il lavoro e' ritornato ad interessarmi abbastanza seriamente... molto piu' che negli ultimi tempi. Ci sono diversi progetti che mi stuzzicano, e molti ragazzi che stanno facendo un ottimo lavoro, per cui e' un piacere seguirli e guidarli, per quanto mi e' possibile.
Poi sto rileggendo vecchi libri sul medioevo, e leggendo per la prima volta volumi che avevo messo da parte. Sto scoprendo particolari interessantissimi.
Ero partito in questo studio con l'obiettivo di dimostrare che non e' mai esistita una transizione netta tra medioevo e mondo capitalista, cosa che dovrebbe essere di cognizione comune, ma ho scoperto che le cose sono ancora piu' intrecciate di quello che credevo. Ad incominciare dalle corporazioni, di origine ellenica, e istituzionalizzate al tempo dell'impero romano, insieme ad un tentativo di controllo dei prezzi, ovviamente fallito, e ad indicazioni di creare aree autosufficienti. Insomma, il medioevo era presente negli editti degli imperatori romani.
Inoltre, nel pieno del periodo medioevale, tra l'anno 1000 ed il 1200, si sviluppa nelle Fiandre, seguito poco dopo da un analogo sviluppo in Italia, una vera e propria industria tessile, con proprietari e salariati, ricchi e poveri, tanto da dare origine, nel 1200, ad una violentissima ribellione con aspirazioni vagamente comuniste (il marxismo era molto lontano, e si trattava di un comunismo di base, di tipo cristiano). La ribellione venne ovviamente sconfitta, ma ancora una volta vi e' la dimostrazione del percorso irregolare e apparentementeincoerente dello sviluppo economico e sociale. Mentre tutto questo avveniva nell'Europa occidentale, in quella orientale il vecchio impero romano continuava a sopravvivere, anche se le invasioni prima, e i commerci e stanziamenti poi, dei popoli del nord (danesi, norvegesi, ma sopratutto svedesi) stavano cambiando completamente l'aspetto anche di questa parte del mondo.
E' un periodo estremamente interessante. Si capisce, quando sono disponibili sufficienti informazioni, come lo sviluppo della societa' umana assomigli moltissimo a quella dell'intera vita sulla terra, guidata dalla selezione naturale.....
Spero di riuscire a sintetizzare adeguatamente alcune di queste mie impressioni.
postato da: mikecas alle ore 22:29 | link | commenti (1)
categorie: sociopolitica, realta
mercoledì, 27 aprile 2005

In questi giorni e' finalmente arrivato un po' di caldo. E con il caldo, inesorabile come sempre negli ultimi 20 anni, sta tornando l'allergia....
Etcciiiiuuu'....
Porca vacca.....

postato da: mikecas alle ore 19:46 | link | commenti (1)
categorie: cazzeggio
mercoledì, 20 aprile 2005

Sono ritornato da poche ore. Devo ancora riprendere completamente in mano la situazione, il sito web, la posta, quella personale e quella di lavoro, e, non ultimo, questo Blog tanto trascurato.
Due parole due su Parigi: non avevo mai visto un traffico cosi' caotico e nemmeno una tale invasione di scooters. Credo che la "moda" dei motorini sia arrivata anche li', con le solite conseguenze che a Roma conosciamo bene: smog a strafottere e totale menefreghismo delle regole del codice della strada. Confesso che mi sono sembrati ancora un poco piu' indietro di noi, su questa strada, ma credo che recupereranno presto il terreno.
Il tempo, in questa settimana, non e' stato molto buono, ma e' stato comunque clemente. Nel senso che ha fatto piuttosto freddo nei primi giorni, ma la pioggia ha generosamente evitato gli orari tipici delle nostre camminate che, avendo come rifugio una stanza con cucina, erano concentrate al mattino e nel pomeriggio, con riposo prandiale e cena tranquilla. Domenica abbiamo avuto una giornata veramente primaverile, ma da lunedi e' tornato il clima estremamente variabile.
Abbiamo sperimentato un nuovo localino specializzato in ostriche e pesce vario. Molto buono, assolutamente non turistico. Eravamo gli unici non francesi. La zona poi, nell'11mo, non e' zona turistica. Le ostriche erano buone, con una lieve ma decisa preferenza per le Special de Clair rispetto alle Belon, ma con il solito problema che sono servite ghiacciate. Il vero sapore dell'ostrica si puo' gustare solo se e' a temperatura ambiente, cosa difficile per un locale pubblico, dove l'igiene e la conservazione devono dominare su ogni cosa, ma a casa vostra potreste godere della vera goduria del sapore di un'ostrica di qualita'. Procuratevi delle ostriche freschissime (voi sapete come), e riponetele in ambiente fresco ma non nel frigorifero coperte da un panno umido fino al momento di aprirle. Abbiate l'accortezza di riporle rivolte verso l'alto, in modo che tendano a perdere meno liquido. Apritele pochi minuti prima di consumarle ed evitate accuratamente il ghiaccio.
Poi mi saprete dire...
Le Saint Jacques erano fatte splendidamente. A chi vuole posso dare l'indirizzo...
postato da: mikecas alle ore 20:49 | link | commenti (1)
categorie: cazzeggio, realta
mercoledì, 13 aprile 2005

Sono diversi giorni che non scrivo su questo Blog. La cosa credo sia abbastanza comprensibile. Prima di tutto, non mi e' successo niente di significativo. Non vorrete certo che vi scriva della corsa del bus saltata alle 7:45 e della corsa (mia, ed alla mia eta') attraverso il piazzale davanti a Termini (tra l'altro... Uolter puo' chiamarla come gli pare... per tutti rimarra' sempre e solo Termini) per riuscire a prendere il treno.
Nei 25 minuti che ho aspettato alla fermata, sono passati 5 (cinque) vetture della stessa linea in direzione opposta. Questo e' anche dovuto al traffico spesso imprevedibile, ma alle 7:30 lungo quella lina di traffico non ce n'e'. Il fatto vero e' che l'orario di partenza dal capolinea, a Roma, non e' l'elemento piu' importante, tanto e' vero che normalmente non e' mai esposto al pubblico, e' un segreto gelosamente custodito dagli addetti ai lavori. Quello che ha maggiore importanza e' il tempo di riposo dell'autista. Io mi guardo bene da voler rendere la vita degli autisti di bus peggiore di quella che gia' e' (e che e' molto al di la' di quello che io potrei sopportare), ma mi chiedo pero' come mai questo sia un problema solo italiano, ed, in Italia, solo da Roma in giu'...
A parte queste sciocchezze di cui ovviamente non vale la pena di parlare, in questo periodo sto dedicando molto tempo alla rilettura di libri gia' letti 30 anni fa, e alla lettura di "libri per la pensione", come avevo detto in un post precedente, sul medioevo ed il suo sviluppo nell'eta' moderna capitalistica. Sto trovando moltissimi lspunti interessanti, per cui sto dedicando molto poco tempo ad altro.
A parte allo studio dei vini francesi, in particolare di un libercolo "Des Meilleurs Vins a Petits Prix 2005" che mi ha regalato mia figlia. Questo perche' domani vado a Parigi in vacanza per una settimana, come quasi ogni anno, e questa volta vorrei avere un'idea piu' precisa di quali vini comperare (e bere). Conosco abbastanza bene la suddivisione delle zone di qualita' francesi, ma non ho abbastanza esperienza dei singoli produttori. Spero che questa guida sia di aiuto, anche se devo ammettere che "fregature" molto grosse non ne ho mai prese. Come da ormai alcuni anni, staremo in un monolocale con cucina, per cui avro' modo di sperimentare diversi vini, potendo gestire anche la cucina.
Questa mattina ho pero' ricevuto una telefonata dall'albergo che avevo prenotato (e' un albergo per modo di dire, perche' offre monolocali o bilocali, tutti con cucina, e senza servizio di camera, se non richiesto e pagato a parte) che mi annunciava che per "ragioni tecniche" (un allagamento, se ho capito bene) non potevano piu' garantirmi lo studio a Place d'Italie che avevo prenotato, per cui mi offrivano, allo stesso prezzo, un equivalente studio a Saint Germain de Pres. Non credo che avremo la fortuna di avere una stanza fronte Senna, con vista di "sguircio" di Notre Dame, ma non si puo' mai sapere
In tutto questo, non aspettatevi aggiornamenti per almeno una settimana....

postato da: mikecas alle ore 20:45 | link | commenti
categorie:
sabato, 09 aprile 2005

Ieri il mio quartiere era pieno di vigili urbani. Vero che a poca distanza era alloggiata la delegazione USA, ma intorno alla piazza piu' vicina a casa mia ne ho contati otto. Tutti religiosamente con il taccuino in mano in attesa di annotare la targa di un "violatore" del divieto assoluto di circolazione.
Questa del taccuino e' una cosa che mi fa pensare. Vigili normalmente non se ne vedono assolutamente nelle strade, ma quando ci sono, sono disinteressati apparentemente al traffico, concentrati sul loro taccuino. Annoteranno le infrazioni, spero. Ma una volta, quando i vigili erano un'istituzione, avevano il fischietto in bocca, e se vedevano un'infrazione, trillavano da spaccare le orecchie. Il malcapitato si fermava e veniva redarguito, prima di vedersi appioppare la multa. L'effetto era decisamente superiore al ricevere per posta una notifica, spessissimo sbagliata, e comunque aggirabile in molti modi, mancando l'interazione diretta con chi dell'infrazione era testimone oculare. Indubbiamente il Vigile aveva un altro ruolo, ben altro impatto sulla viabilita'.
Ora il traffico e' selvaggio, si parcheggia dovunque, anche in doppia fila, impedendo l'uscita dei pochi in regola ed il passaggio dei bus, ma i vigili sono scomparsi, e i pochi rimasti devono essere passati attraverso una mutazione genetica che mi sono perso.... 


PS  sulla libera circolazione dei motorini, vero elemento inquinante insieme agli impianti di riscaldamento (a Roma ve ne sono ancora 850 a carbone), sulla loro "sacralita' ", tornero' un'altra volta
postato da: mikecas alle ore 21:50 | link | commenti (3)
categorie: cazzeggio, realta
mercoledì, 06 aprile 2005

Riporto questo articolo apparso su Liberazione;


Leadership esaurita? Sì, ma...
di Piero Sansonetti

 Questo risultato elettorale manda molti segnali alla politica italiana. Ci sarà tempo per cercare di individuarli tutti, per interpretarli. Intanto si può dire una cosa - di enorme rilevanza - con certezza: si è chiuso un ciclo. Quale? Il ciclo dominato dalla leadership di Silvio Berlusconi. Attenzione però a non semplificare: dire che si è chiuso quel ciclo non significa né dare per certa la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche (tra un anno), né tantomeno considerare definitivamente sepolto il "berlusconismo", cioè quella dottrina politica, economica e anche quello "stile di esistenza", che hanno condizionato la vita civile del nostro paese per un decennio. Vediamo di capire meglio come stanno le cose e perché è possibile distinguere tra Berlusconi e destra e tra Berlusconi e berlusconismo. La leadership di Silvio Berlusconi è arrivata all'ultima stazione, e di questo sono perfettamente consapevoli gli alleati della casa della libertà. Non ha più presa, non ha carisma. Cioè non riesce a parlare direttamente al paese, e farsi credere, a convincerlo, come ha fatto per tutti questi anni. Questa novità è di grande importanza. Per il semplice motivo che la leadership di Silvio Berlusconi, e i suoi metodi politici, hanno avuto dal 1994 in poi un'influenza giagantesca su tutta la politica italiana. Berlusconi è stato il pilastro attorno al quale è stata ricostruita la destra, e la sua figura - e il suo fascino - hanno pesato anche nel dibattito e nelle mutazioni politiche nel centrosinistra. La democrazia maggioritaria, leaderistica e populista di questo decennio, la trasformazione personalistica della vecchia politica dei partiti, sono tutti effetti dell'azione e del pensiero di Berlusconi. Questo grande ruolo di Berlusconi nella politica italiana si è esaurito, per molte ragioni delle quali parleremo un'altra volta. Ora esaminiamo le conseguenze di questo esaurimento. Naturalmente per la destra si apre un problema enorme, dal momento che fino ad oggi il suo equilibrio e tutta la sua attività politica si sono basati sulla forza propulsiva del leader. La fine del leader spegne il motore unico della destra, e questo profila il rischio di un disastro. I partiti della "Casa della Libertà" devono correre ai ripari, cioè devono immaginare una alleanza che non si basi più solo sulla forza di un leader indiscusso, ma su un insieme dialettico e dinamico di linee politiche, di idee, e su un certo numero di leader autorevoli che le interpretino. Impresa ardua, perché mancano i presupposti, visto che la leadership di Berlusconi, fin qui, ha impedito la nascita di una dialettica politica proficua e la costruzione di un ceto dirigente. Però la destra non ha altra strada. Se vuole salvarsi deve camminare in questa direzione anche eventualmente scontando un periodo più o meno lungo di opposizione. Questo non comporta automaticamente che alle elezioni del 2006 il candidato premier non sia Berlusconi. Si può decidere che conviene mantenerlo in sella, però sapendo che non avrà più nemmeno la metà del potere assoluto che aveva prima. Se la destra saprà condurre con abilità questa operazione di superamento della leadership ha anche qualche possibilità di non perdere le elezioni del 2006. Ma la questione più grande è un altra. E sta in questa domanda paradossale: c'è la possibilità che il berlusconismo sopravviva al suo inventore? Sì, è una possibilità concreta e neanche tanto piccola. Il berlusconismo - ridotto all'osso e con qualche semplificazione - è l'idea che una società dinamica e moderna debba essere basata su tre cose: l'individualismo, l'efficienza e il guadagno. Perché trova la sua forza nell'individuo e non nella comunità (e non esiste culto dell'individuo senza individualismo), perché il suo imperativo morale è crescere (e non esiste crescita senza efficienza), e perché il suo carburante è il denaro (e il denaro si moltiplica e funziona solo se ciascuno fa del guadagno la propria religione). Questa idea -il berlusconismo - ha affascinato una gran parte della società italiana negli anni passati e l'ha convinta a votare Berlusconi. Poi molti hanno capito che le promesse di Berlusconi non sarebbero state mantenute. Cioè che Berlusconi non era in grado di garantire il berlusconismo. Ora il problema della sinistra è quello di convincere queste persone che il difetto non era in Berlusconi ma nella sua filosofia, nel suo progetto di società e di competizione: perché il berlusconismo è il suicidio di una comunità. E quindi il problema principale non è quello di liberarsi di Berlusconi per salvare la sua filosofia. Il problema è di liberarsi della sua filosofia. Come? Con un progetto diverso di società. E' il compito della sinistra. C'è un anno di tempo.

In mezzo alle molte cose corrette che vengono esposte, c'e' pero' questo richiamo alla comunita', in antitesi all'individuo, che mi sembra per lo meno molto confuso, poco precisato, e probabilmente poco pensato.
Andare a chiedere il voto a degli individui, perche' il voto e' individuale, non esiste il voto comunitario, negando al tempo stesso la validita' dell'individuo e' per lo meno da suicidi politici.
Che poi l'umanita' non sia composta da individui, Sansonetti dovrebbe spiegarlo meglio.....
Sono d'accordo che probabilmente si e' espresso male, che voleva dire forse semplicemente che bisogna guardare anche agli interessi comuni, che diventano essi stessi interessi individuali, pero' non lo ha detto... e spesso si fa questo fondamentale errore a sinistra, di considerare gli uomini come potessero diventare uno sciame d'api, o un esercito di formiche.... in cui deve prevalere, per qualche strana ragione, l'interesse della collettivita' su quello dell'individuo.
Ma in questo modo si perde, la storia l'ha ampiamente dimostrato, o si fanno disastri.
Credo che prima di scrivere, bisognerebbe pensare meglio a quello che si scrive.
postato da: mikecas alle ore 16:40 | link | commenti (1)
categorie: sociopolitica, realta
martedì, 05 aprile 2005

Il post del 1˚ aprile, Rivoluzioni e Rivolte, non era un'uscita estemporanea, ne' un "pesce d'aprile". Nel ripensare alla nascita e sviluppo del capitalismo, argomento della nota che stavo scrivendo, mi sono tornate in mente molte vecchie nozioni sul medioevo e la sua evoluzione economica. Il medioevo e' stato un periodo storico che mi ha sempre interessato, e ho letto molto a proposito. Ma molto di piu' e' stata la bibliografia che ho messo da parte per le "letture della pensione". Ora pero' l'interesse si e' ripresentato in una nuova forma, di cui il post in questione e' un riassunto estremo. Credo che anticipero' di qualche anno, rispetto alla pensione, la lettura di qualche volume, e cerchero' di dare una spiegazione piu' dettagliata, e anche documentata, di quello che al momento e' solo un enunciato.
Pero' ci vorra' un po' di pazienza....
postato da: mikecas alle ore 20:58 | link | commenti
categorie: sociopolitica
sabato, 02 aprile 2005

Ho finalmente finito la breve nota che volevo scrivere sul modello di sviluppo del capitalismo di Immanuel Wallerstein. Ho aggiunto solo qualche commento mio, e non e' poi niente di speciale. Ora pero' posso anche incominciare ad occuparmi piu' seriamente della questione del ruolo degli stati-nazione algiorno d'oggi, nel capitalismo finanziario delle multinazionali e di un regime di quasi completa globalizzazione.
La nota la potete trovare qui.
postato da: mikecas alle ore 21:57 | link | commenti (3)
categorie: sociopolitica
venerdì, 01 aprile 2005

Rivolte e Rivoluzioni.
Si fa spesso confusione tra questi due termini, ma solitamente in un'unica direzione, cioe' si confondono delle rivolte per rivoluzioni.
Una rivoluzione e' un cambiamento reale e duraturo della realta'. E' tipicamente un processo lento, o non molto veloce, ed e' difficile avvertirne l'esistenza fino a quando il processo e' praticamente finito, e spesso solo molto dopo.
Una rivolta e' tipicamente distruttiva, sanguinosa, difficilmente ottiene qualcosa di duraturo, ma e' molto visibile.
A volte una semplice rivolta, al termine di un processo rivoluzionario, rende evidente l'esistenza di quel processo, e la rivolta e' allora facilmente scambiata per la vera rivoluzione.
postato da: mikecas alle ore 20:42 | link | commenti
categorie: sociopolitica