Un argomento molto discusso sui giornali, in questi giorni, come conseguenza forse della trasmissione di RAI 3 "W la ricerca", e' quello dei concorsi per l'accesso ai vari livelli del mondo della ricerca ed universitario.
L'accusa e' che i concorsi sono "pilotati", che non si vince perche' si e' il piu' bravo, per arrivare all'accusa principale, valida sopratutto per l'Universita', di un eccesso di nepotismo, con intere generazioni di persone della stessa famiglia che occupano posti universitari.
Sono accuse difficili da contrastare, per prima cosa perche' in parte sono vere, poi perche', per la parte invece non corretta, sono estremamente generiche, e sono poi basate su di un principio non fondato, se non addirittura sbagliato, ma estremamente connesso con alcuni profondi pregiudizi della societa' italiana.
Andiamo pero' con ordine. Vi sono sicuramente, nell'Universita' italiana, molti esempi di nepotismo in cui e' anche evidente che candidati di qualita' superiore sono stati preceduti da graduatorie "di comodo", ma questo e' concentrato quasi esclusivamente nelle facolta' "professionali", dove la carriera accademica significa molti soldi, e non solo lo stipendio universitario, con medicina alla testa di tutti, in modo predominante. La cosa e' sicuramente spiacevole, ma va anche confrontata con quello che succede in ogni caso nel campo professionale. Quanti sono i figli di avvocati che fanno gli avvocati e trovano posto nei grandi o piccoli studi? Quanti sono i farmacisti titolari di farmacia che non sono figli di farmacisti titolari di farmacia, non sempre la stessa? Quanti i figli di commercialisti che fanno i commercialisti, partendo dallo studio del padre ed ereditandone i clienti? Quanti figli di giornalisti trovano la strada spianata per l'ingresso nell'ordine? E, ormai, quanti figli di politici intraprendono la carriera politica, con relativo successo politico, forse, ma sicuramente con grande beneficio economico?
Per i medici, universitari o meno che siano, il fenomeno e' solo un poco piu' vistoso, ma bisogna tener conto che sono in ballo anche molti piu' soldi che nelle altre professioni. E una situazione del genere era anche codificata in certi impieghi pubblici, sicuramente non fonti di alti redditi, come nelle ferrovie, dove era normale che il figlio di un ferroviere avesse un diritto di prelazione sul posto del padre.
E' solo il segno di una societa' sostanzialmente corporativa nel suo piu' profondo, e completamente "familista". Non riesco quindi a cogliere lo "scandalo" particolare per l'Universita', anche se indubbiamente il risultato non e' simpatico, ed introduce, come tutti gli altri, un elemento di "illiberalita' " nella societa' italiana, causa di inefficienze e costi piu' alti del necessario. Sicuramente le corporazioni andrebbero tutte sciolte, disgregate, dovunque si annidino, ma bisogna essere coscienti di cosa si vuole combattere.
Se poi invece guardiamo situazioni diverse, come l'ambiente scientifico, in cui non e' sicuramente presente l'aspetto "professionale", ma sotto accusa vi e' sostanzialmente il metodo del concorso, accusato di essere non aperto al migliore, ma al "protetto" di turno, allora le cose cambiano enormemente.
Una cosa che e' difficile da far capire alla gente, e' che non esiste il concorso "perfetto", in cui vince il piu' bravo. Anzi, non esiste nemmeno un "piu' bravo" in assoluto. Distinguere tra due o piu' persone e' possibile solo se vengono definiti esattamente i termini di confronto. Cioe', si puo' anche riuscire a capire "chi e' piu' bravo" a fare "una certa cosa", ma mai chi e' piu' bravo in assoluto o su argomenti molto vasti. Questo per la banale osservazione che uno puo' essere piu' bravo a fare una cosa ed un altro a farne un'altra, dipende quindi di che tipo di persona abbiamo bisogno, e l'unica persona, o insieme di persone, che possono stabilirlo sono quelli che hanno bisogno della persona ed offrono il posto. D'altronde, nei paesi cui si fa spesso riferimento come posti dove predomina la valutazione della capacita', USA in testa, i "concorsi" all'italiana sono totalmente sconosciuti. Se un titolare di fondi di ricerca ha bisogno di un aiuto, pubblica la richiesta, e poi sceglie tra le domande. Sceglie lui personalmente, non un'anonima commissione nominata da un'istituzione che ignora tutto del problema. E questo in base ad un semplice principio che e' sconosciuto nella societa' italiana: la responsabilita' personale.
Se uno sceglie il candidato sbagliato, ne paghera' le conseguenze, perche' la sua ricerca non verra' portata avanti adeguatamente, avra' risultati inferiori al possibile, ricevera' probabilmente meno risorse nel futuro, e avra' quindi meno fondi per assumere persone. E' un sistema che si autoregola.
Per posizioni piu' importanti, di vertice, chi caccia i soldi nomina alcune persone competenti, e di sua fiducia, perche' faccia la scelta, spesso contrattando con i candidati il livello del compenso.
Non vedo quindi "concorsi onesti" negli altri paesi, anzi, tipicamente vi e' la mancanza del concorso, con predominanza della nomina diretta.
Ma noi siamo un paese in cui non vi e', a nessun livello, una chiara responsabilita' personale, con relative conseguenze. Probabilmente e' l'effetto di una troppo stretta connessione con i principi cattolici, per cui vi e' sempre il perdono, e comunque la responsabilita' e' gerarchica.
Poi pero' non lamentiamoci se le cose funzionano male, visto l'ambiente in cui devono funzionare.
La trasmissione su Rai 3 "W la Ricerca" di martedi scorso ha suscitato molta discussione nell'ambiente scientifico. La media dei commenti non e' molto favorevole, perche' la trasmissione sembra non avere colto i veri problemi del settore, ma solo gli aspetti piu' ovvi, conditi poi da interviste a persone che, viste da chi l'ambiente lo conosce dall'interno, non sono poi molto rappresentative.
Condivido anch'io questa valutazione. Non nego l'importanza, nell'ambiente intellettualmente soporifero della TV italiana, di una trasmissione del genere... ce ne fossero ogni giorno....
Ma una vota dichiarato che e' comunque meglio di niente, rimane il fatto che il problema della Ricerca Scientifica italiana non e' stato nemmeno scalfito, e spesso se ne e' data una visione perlomeno di parte.
Sto cercando di scrivere una cosa piu' articolata sul problema del rapporto tra ricerca scientifica e industria in Italia, per cui non parlero' di questo aspetto, ma pur rimanendo nell'ambito della ricerca "accademica", cioe' delle Universita' ed Enti di Ricerca, la trasmissione non e' riuscita a chiarire il problema che non si tratta solo di investimenti per il personale, che sembrerebbe l'unico vero problema della ricerca italiana, ma sopratutto dei fondi per la ricerca stessa, una volta pagato il personale. Il CNR, il maggiore ente italiano, ha piu' dell'80% del suo bilancio bloccato dagli stipendi. Aggiungendo le spese di gestione varie, mi chiedo quanti centesimi di euro sia in grado di spendere per effettuare le ricerche per cui paga i ricercatori ed i tecnici.
Le Universita' hanno spese fisse e per il personale superiori al 90%, ed ovviamente in crescita proporzionale, vista la sostanziale diminuizione in velori reali dei finanziamenti alle Universita'.
Di questo problema non vi e' stata traccia, nella trasmissione, evidentemente "pilotata" da interessi diversi da quelli di una effettiva capacita' di ricerca.
Ma rimanendo pure nell'ambito del personale ricercatore, che, secondo la trasmissione, non trova spazio in Italia ed e' costretto ad emigrare, bisogna anche distinguere alcuni fatti. In un certo punto della trasmissione stessa, si fa osservare che il numero di dottorandi e' uguale al numero dei docenti. Significa un numero grosso di dottorandi, ma che e' comunque inferiore a quello presente in Universita' del resto del mondo. Il problema non e' che questi dottorandi, dopo aver ottenuto il diploma di PhD, come si chiama all'estero, non trovano posto nella ricerca italiana, perche' un numero tale non lo potrebbe assolutamente trovare, per principio. E all'estero non lo trova, tranne i piu' bravi. Gli altri vengono contesi dalle industrie.
In Italia, se un dottore di ricerca non trova posto nella Ricerca Accademica, scopre di aver buttato 3 anni di studio, e si ritrova nel mondo del mercato del lavoro con un handicap pesante: e' piu' vecchio, e ha, magari, piu' pretese.... per cui va in fondo della lista.... e se gli va bene, ottiene lo stesso stipendio di un diplomato.
E poi ci si chiede perche' le iscrizioni alle facolta' scientifiche sono in abissale diminuizione.... e perche', a parte pochi che riescono ancora ad usufruire degli ultimi pertugi rimasti aperti, molti si dirigano all'estero, dove anche i non tanto bravi vengono trattati, in termini di considerazione e salari, in modo impossibile da concepire qui da noi.
Poi l'economia italiana soccombe alla concorrenza cinese.... ovviamente...
Sono finalmente riuscito a finire la prima parte della nota sul Medioevo e lo Sviluppo del Capitalismo. In questa prima parte cerco di mettere in evidenza alcuni aspetti che fanno passare dall'eta' imperiale romana al Medioevo vero e proprio, e le ragioni di questi mutamenti. L'intera nota dovrebbe essere composta da tre parti, la seconda dedicata al Medioevo maturo ed ai primi vagiti del Capitalismo, e la terza allo sviluppo vero e proprio del Capitalismo e la nascita del Sistema Mondo.
La prima parte la trovate
qui
Sono successe molte cose, in questi giorni, ma non ho avuto tempo e capacita' di concentrazione per commentarle.
Pero' ho ricevuto diversi stimoli per considerazioni varie, e magari riusciro' un poco alla volta, a presentarle in questo posto, o magari riuscire a scrivere qualcosa di piu' completo sul mio sito web.... ma questa e' per il momento solo una speranza...
Una cosa che ho sentito dire spesso in giro, tra conoscenti, ed anche su forum vari, e' che il risultato del referendum dara' un duro colpo alla ricerca scientifica italiana e favorira' ancora di piu' la fuga dei cosiddetti "cervelli".
Sicuramente questo ha un fondamento di verita', ma dimostra anche, se presa cosi' com'e', la profonda ignoranza che la gente comune ha della natura della ricerca scientifica e dei suoi attuali problemi in Italia.
Perche' dico questo? Perche', sentendo tutti questi discorsi risulta chiaro che per "ricerca scientifica" la stragrande maggioranza della gente pensa esclusivamente alla medicina e/o alla biologia. Il resto non c'e', o, se c'e', e' una cosa senza troppa importanza, da "esperti".... cose di cui non vale la pena interessarsi. Per la salute, invece, o la cura di alcune malattie dure da sconfiggere, c'e' una attenzione molto alta, accumpagnata purtroppo da aspettative salvifiche spesso basate su ben poco di concreto. C'e' sicuramente qualcuno che si preoccupa anche dell'economia italiana in generale, per i quali "ricerca scientifica" significa anche migliore competitivita' internazionale, minore concorrenza dei paesi in sviluppo. Ma anche queste (poche) persone si fermano qui, non riescono a capire i veri problemi di un'economia a basso contenuto tecnologico, e cosa sarebbe necessario per "uscire dal buco", non bastando sicuramente "investire di piu' in ricerca".
Ma questo e' un discorso complesso, che merita ben piu' tempo ed attenzione.
Torniamo al tema iniziale. La biologia moderna e' senza dubbio ormai una delle discipline scientifiche trainanti, e credo lo sara' ancora per molto tempo, perche' e' lontana dall'avere esaurito lo slancio iniziale. Questa improvvisa ascesa della biologia e' pero' in larga parte dovuta alla possibilita' di usufruire di strumenti di indagine molecolare messi a punto dalla fisica per fini molto diversificati, la maggior parte dei quali rientrano nell'ambito della stessa fisica. Sicuramente la biologia stessa ha sviluppato degli strumenti di analisi suoi propri, ma senza la possibilita' di indagare con precisione le dimensioni molecolari, non sarebbe andata molto lontano.
La fisica ha spesso costruito strumenti per i propri fini interni, che poi si sono dimostrati capaci di rivoluzionare altre discipline. La medicina stessa non potrebbe ormai piu' fare a meno della diagnostica di laboratorio, un tempo non molto lontano del tutta sconosciuta. La Tomografia Assiale Computerizzata deriva dallo sviluppo dei rivelatori di particelle, e la Risonanza Magnetico-Nucleare dallo studio dei materiali. Si potrebbe continuare per un intero libro, ma quello che mi importa sottolineare e' che la strada non e' affatto finita.
Se la biologia, e la medicina al suo seguito, vorra' fare un altro grosso passo avanti, e non limitarsi ad ottimizzare i risultati ottenuti fin'ora, avra' bisogno della capacita' di studiare la dinamica delle reazioni molecolari, vedere esattamente non solo "cosa" le molecole fanno, ma anche "come" lo fanno e "quando". Per questo e' necessaria la disponibilita' di radiazione x coerente con impulsi di durata del femtosecondo (dieci alla meno quindici secondi) per studiare le reazioni "mentre" avvengono.
Strumenti del genere sono macchine acceleratrici piuttosto grandi (piccole rispetto a quelle necessarie per lo studio delle particelle elementari e le interazioni fondamentali della natura), lunghe diversi chilometri, che producono fasci di elettroni di qualita' ancora non completamente realizzata, e richiedono lo sviluppo di tecnologie associate, dalle ottiche per raggi x alla superconduttivita'. Sono sforzi che impegnano un'intera nazione, o un continente, non sono obiettivi raggiungibili da singoli anche se pur dotati di grandi capacita'. Non servono solo per gli studi di biologia, ovviamente, ma per tutte le discipline in cui la dinamica molecolare e' importante (la fisica dei catalizzatori, per fare un singolo esempio), e sono ricerca scientifica essi stessi, perche' per essere sviluppati, deve essere superato il limite di conoscenza attuale in una miriade di aspetti.
Questo era solo un esempio, che conosco fin troppo bene, per cercare di illustrare che la ricerca scientifica e' una cosa complessa, che richiede la cooperazione di settori diversi, ed investimenti e organizzazione a livello nazionale.
E qui iniziano i dolori per l'Italia, perche' non e' solo questione di soldi, che non ci sono, ma potrebbero essere trovati.
Pero' il resto un'altra volta.