Livellatore di Utopie

Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

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venerdì, 29 luglio 2005

Ho finalmente aggiornato il mio sito web , aggiungendo una sezione sulla Scienza e la sua Politica.
Per il momento ho inserito solo una nota sulla limitatezza della semplice richiesta di aumentare il finanziamento alla ricerca scientifica per evitare all'industria italiana la concorrenza con i paesi emergenti a basso costo del lavoro. Quello che io penso e' che e' anche necessario un grosso sforzo per rendere l'industria italiana in grado inizialmente di sfruttare la ricerca scientifica, e poi di farla in proprio. Questo sforzo passa attraverso "l'invenzione" di qualche nuova organizzazione che renda il mondo delle PMI italiane, attualmente del tutto estranee alla ricerca scientifica e del tutto incapaci, strutturalmente, di usarla, in grado di sfruttare la ricerca anche se fatta da altri.
La grande industria, quella che era stata anche capace di sviluppare in proprio della ricerca non trascurabile, e' ora o scomparsa dall'Italia, o in stato comatoso.
La responsabilita' di questo e' ben illustrata in un libretto di Luciano Gallino: La Scomparsa dell'Italia Industriale - Einaudi 2003, che consiglio di leggere a tutti quelli che hanno un minimo di interesse per questi temi.
E' una stesura ancora provvisoria, probabilmente la dovro' correggere ed ampliare un po' nei prossimi giorni.... ma aspettava da troppo tempo...

postato da: mikecas alle ore 21:47 | link | commenti (6)
categorie: scienza e politica
mercoledì, 27 luglio 2005

Qualche giorno fa mi ha colpito uno degli interventi di Michele Serra su Repubblica. Mi ha colpito perche' sosteneva una cosa che io avevo postato parecchio tempo fa su un forum, e di cui forse vi e' traccia anche qui. Il punto di partenza e' che la nostra (mia) generazione europea, nata alla fine o subito dopo la II Guerra Mondiale, ha goduto del piu' lungo periodo di pace e di tranquillita' sociale che probabilmente la storia ricordi. Questo e' vero solo per l'Europa occidentale, ed in special modo per l'Italia.
Questa situazione privilegiata ha in parte condizionato il nostro comportamento. Forse non tanto quello dei piu' anziani, come me, che probabilmente ancora si ricordano i periodi di carenza di ogni cosa, e la fame che era ancora largamente diffusa.... ma gia' i nati dopo il 1950 hanno vissuto senza sostanzialmente mai vedere messa significativamente in pericolo la propria vita, anzi, i continui progressi della medicina, e della qualita' della vita stessa, hanno introdotto una specie di "diritto" alla salute e alla vita estrema.
Non abbiamo cioe' presente il concetto che la vita di chiunque, ed anche la nostra, puo' finire per un accidente qualsiasi, e che e' normale che sia cosi'.
Abbiamo anche "rimosso" dalla coscienza attiva uno dei motivi di di maggiore ecatombe artificiale, quale gli incidenti stradali, che tendiamo a vedere come cose che succedono si'.... ma solo agli altri.
Come ha osservato Serra, ci manca la consapevolezza reale della caducita' della nostra vita, consapevolezza che avevano ben chiara i nostri padri e i nostri nonni, costretti a convivere con pericoli che molto spesso si tramutavano in tragedie. Eppure sapevano vivere, e convivere con la paura, e hanno costruito il mondo per noi.
Forse e' arrivato anche per noi il momento di dover prendere atto che la tranquillita' in cui abbiamo vissuto fin'ora e' stata una piacevole parentesi, e adesso dobbiamo rientrare nel mondo normale anche noi.
Ne saremo capaci?
postato da: mikecas alle ore 23:02 | link | commenti (1)
categorie: realta
lunedì, 25 luglio 2005

Sono tornato ieri sera, dopo una settimana passata a passeggiare in montagna.
Mi ritrovo ovviamente con molte cose da dire e/o da commentare che si sono affastellate, ed e' difficile anche solo dare una priorita' ai vari fatti, alcuni piacevoli, ma la maggior parte molto inquietanti, che sono successi nel mondo.
Avrei anche voluto parlarvi delle mie vacanze, del mondo diverso in cui torno ogni anno, cosi' simile anche se in localita' lontane una dall'altra, e cosi' alieno dal mondo "normale" in cui vivo il resto dell'anno.... anche se non e' difficile far riemergere alcuni ricordi di infanzia.....
Credo ci sia argomento di discussione.... ma i fatti di cronaca chiedono urgentemente la precedenza, nella loro drammaticita'....
Per cui per oggi non scrivo nulla, limitandomi a salutare chi passera' di qua', ma cerchero' di affrontare tutti questi aspetti nei prossimi giorni.
postato da: mikecas alle ore 22:34 | link | commenti
categorie: realta
venerdì, 15 luglio 2005

Per "difendersi" meglio dal terrorismo internazionale, la Francia ha deciso di sospendere "temporaneamente" il trattato di Schengen e di ripristinare i controlli alle sue frontiere. La cosa sembra a tutti gli effetti troppo ridicola per essere presa sul serio. Se di "temporaneo" effettivamente si tratta, cioe' del mese che il trattato stesso consente, ai potenziali terroristi bastera' aspettare un poco.... Che poi sia una reale "difesa dal terrorismo" e non altro, lo capiremo forse nei prossimi giorni.
Rimane comunque completamente valida un'osservazione che deriva dai risultati delle indagini sull'attentato di Londra: non si e' trattato di "infiltrati" addestrati in campi segreti del terrorismo islamico e giunti clandestinamente in Inghilterra, ma di quattro (o cinque) ragazzi inglesi, cittadini inglesi dalla loro nascita, facenti parte di quella ormai grande quota di cittadini di religione islamica che per lo piu' vive piu' o meno bene, ma tranquillamente, insieme ai bianchi anglosassoni ed ai residui celti, per non parlare delle altre innumerevoli etnie di cui e' piena l'Inghilterra.
Il fatto e' che, come avevo scritto in un post precedente, e' stato completamente sbagliato l'approccio al problema della "lotta al terrorismo", talmente sbagliato da dare l'impressione che non la si volesse proprio fare ma pensare solo ad altro.
Il risultato e' che ora non ci troviamo piu' in presenza di un tumore, potenzialmente mortale, ma ben localizzato ed asportabile con un adeguato intervento. Ora siamo in presenza di una metastasi diffusa che ha colpito anche organi vitali. E le metastasi non si curano con gli interventi chirurgici, ma con cure dolorose, che hanno profondi effetti collaterali, e che solo organismi sani ed individui ben decisi con una positiva visione del proprio futuro possono sopportare.
E la Francia non e' immune da cio', non lo puo' essere, per la struttura stessa della sua societa', per i tanti segnali che arrivano dalle parti piu' periferiche e neglette di quell'organismo sociale...... che sicurezza puo' dare controllare i documenti a chi entra in Francia? Si aspettano che un terrorista riconosciuto si presenti alla polizia esibendo il suo passaporto e con nella valigia una bomba preparata nei loro covi segreti? Ma molto probabilmente la metastasi interna e' pronta a manifestarsi.... in Francia come in Italia o dovunque in Europa.
Credo che una consapevolezza di cio' sia arrivata ai vari governi, e mi aspetto che qualche cura adatta a tenere sotto controllo, prima, e poi a ridurre la metastasi si stia approntando....
Ma quello che servirebbe assolutamente sarebbe una cura comune, perche' non ci siano cellule malate che sfuggono da una parte per infettarne un'altra, dove e' in atto una cura diversa.....

PS andro' a camminare in montagna per una settimana.... non spaventatevi se non mi vedete per un po'... mi raccomando....
postato da: mikecas alle ore 12:18 | link | commenti
categorie: sociopolitica, realta
domenica, 10 luglio 2005

In occasione degli attentati di Londra, ho sentito dire da molte persone, e ho letto la stessa cosa in molti posti, che la facilita' con cui dimentichiamo gli avvenimenti spiacevoli, il terrore di certi momenti, e' un segno del menefreghismo attuale, specialmente del mondo occidentale che ha perso l'empatia per il dolore degli altri, concentrato solo sul benessere individuale.
Non sono affatto d'accordo con questa interpretazione, ma credo anzi che la capacita' dell'umanita' di dimenticare i dolori e le emozioni negative sia stata, e sia ancora, uno degli elementi principali per la sua sopravvivenza.
Razionalizzare le esperienze negative, ricordare le ragioni dei fallimenti, e' sicuramente importante per evitare di ricadere nelle stesse situazioni, ma ricordare i dolori e le sofferenze, in quanto tali, rende semplicemente piu' difficile continuare a vivere, toglie le forze e le ragioni per andare avanti. Oggi, la mia generazione (sono nato durante gli ultimissimi rantoli della seconda Guerra Mondiale) di cittadino europeo occidentale, ha goduto del piu' lungo periodo di pace che probabilmente la storia ricordi. A parte i miei primi due mesi di vita, non sono mai stato coinvolto direttamente in guerre, non ho mai dovuto subire il passaggio di eserciti (nemici o amici a volte la differenza non e' molta), non mi e' successo di dover scappare lasciando ogni cosa, semplicemente per salvare la vita..... e lasciare dietro famigliari o amici che non ci sono riusciti. Per poi dover ricominciare a ricostruirsi una vita partendo praticamente dal niente.
Eppure per secoli e secoli questa e' stata la normale esperienza di vita della maggior parte della popolazione umana. Senza la capacita' di dimenticare, di tenere il dolore nascosto in un angolino, capace magari di uscire fuori nuovamente in certi momenti, ma normalmente ignorato, senza la capacita' di ricominciare ogni volta, sapendo in fin dei conti che probabilmente sarebbe andata ancora a finire male, ma abbarbicati alla speranza che magari questa volta no.... l'umanita' si sarebbe estinta molte decine di millenni fa, e non avrebbe popolato il mondo intero, spostandosi da luoghi dove era difficile vivere a posti dove questa difficolta' non era ancora dimostrata.
Il dimenticare il dolore passato e' il naturale compagno della speranza per l'uomo, in tutto il suo sviluppo.
Ma dimenticare il dolore non significa dimenticare le sue cause, se capite razionalmente.
postato da: mikecas alle ore 20:58 | link | commenti
categorie: realta
sabato, 09 luglio 2005

Dopo due giorni dagli attentati a Londra, giorni in cui la compassione per le vittime ha avuto il predominio, insieme forse ad una sensazione di insicurezza generale e di rabbia per la perdita di vite innocenti, e' possibile fare qualche considerazione.
La reazione della popolazione londinese e' stata esemplare, e molto contenuto il dolore mostrato pubblicamente, anche dai media piu' popolari, normalmente portati ad enfatizzare le forti emozioni. Se fosse successo in Italia, e se non cambiano fortemente molte cose, sicuramente succedera', saremmo stati sommersi da torrenti di pianti, lamenti paure ed invettive. Ma che siamo un popolo piu' portato a mostrare emozioni che ad operare per evitarle e' risaputo.
Pero' qualche cosa da insegnare agli inglesi credo lo avremmo anche noi, perche' i famosi servizi segreti inglesi hanno ignobilmente fallito nella loro funzione di protezione. Ma forse hanno fallito perche' avevano sbagliato completamente l'approccio al problema.
Ero ancora abbastanza giovane quando abbiamo attraversato i cosiddetti "anni di piombo", caratterizzati da un terrorismo diffuso ed altrettanto insensato di quello attuale. Anche quel terrorismo dichiarava di agire in nome della liberta' per una parte oppressa dell'umanita', e che le sue azioni erano necessarie per capovolgere il mondo. Le motivazioni, la scelta dei bersagli, almeno inizialmente, avevano indubbiamente guadagnato un significativo appoggio, anche se non sempre ufficiale, in larghi strati di quelli che si sentivano parte degli "oppressi" e sfruttati. Questo appoggio si concretizzava in una continua fonte di militanti, di appoggi logistici, di possibilita' di mimetizzazione.
La sconfitta del nostro terrorismo e' avvenuto proprio su questo piano, non certo su quello piu' propriamente militare. Si e' riusciti, ad un costo molto elevato di vittime innocenti, a separare la parte violenta dalla massa dei suoi sostenitori, dimostrando, nei fatti e con la chiarezza ed onesta' di molti che rischiavano di persona, la falsita' dell'assunto fondamentale, cioe' che fosse una "guerra" in nome degli oppressi, ma che era invece solo una guerra di fanatici in nome esclusivo delle proprie ossessioni. Si e' cioe' "svuotata l'acqua in cui nuotava il pesce", che, rimasto senza sostentamento e isolato, ha potuto si' compiere altri delitti, ma alla fine e' stato sconfitto dalla giustizia e dalla politica.
Quello che invece si sta facendo contro il terrorismo islamico, chiamiamolo cosi' per semplicita', perche e' invece un'altra cosa, nello stesso tempo piu' semplice e piu' complessa, e di accrescere l'acqua in cui nuota e in cui puo' nutrirsi e crescere. Nulla di quello che internazionalmente e' chiamata pomposamente "lotta al terrorismo" in realta' e' dedicata a questo scopo, anzi, troppo spesso sembra diretta allo scopo opposto. La guerra contro stati accusati di questa o quella colpa, ma stranamente posizionati strategicamente per la futura geopolitica di controllo del mondo non aiuta certo a separare i violenti dai loro potenziali sostenitori, ma se ne creano continuamente di nuovi. E i rapporti, passati ma non solo, e non piu' tanto nascosti, con quelli che vengono ora chiamati i "nemici dell'occidente" non aiutano a fare chiarezza e dimostrare l'infondatezza della pretesa dei terroristi di combattere in nome e per conto dell'islam.
Qualcuno ha detto che sembra una guerra tra due famiglie, in cui i cittadini del mondo sono chiamati a partecipare odiando un nemico lontano o, se vicino, solo diverso.
Credo ci sia molta verita' in questo, e molto poca lotta al terrorismo in quello che viene fatto, terrorismo che invece e' necessario quale "nemico" che giustifica la guerra che innocenti ed ignari sono chiamati a combattere.
postato da: mikecas alle ore 21:35 | link | commenti (1)
categorie: sociopolitica, realta
giovedì, 07 luglio 2005

Esplosioni nella metropolitana e sugli autobus di Londra.
Al momento attuale la confusione e' ancora molta, e non si riesce a sapere niente di preciso. Il numero dichiarato di morti e feriti aumenta continuamente, come sempre in condizioni fuori controllo, ma sembra comunque essere notevole.
Nel marasma di notizie, senza alcuna possibilita' di averne di sicure, una cosa sembra chiara: e' un'azione organizzata molto accuratamente e di grande ampiezza. La coincidenza con la riunione del G8 in Scozia non e' evidentemente casuale, con lo spostamento dell'attenzione investigativa e di controllo che questo incontro ha comportato.
In attesa di una eventuale rivendicazione, il pensiero corre ovviamente ad Al Qaeda. Quello che mi impressiona di piu' e' pero' la organizzazione perfetta di un attentato complesso, utilizzando al meglio tutte le opportunita' che l'organizzazione del mondo occidentale permette.
La lotta al terrorismo si dovrabbe fare proprio su questo piano, e non bombardando indiscriminatamente questo o quel paese, col risultato di generare piu' seguaci di Al Qaeda di quanti ce ne fossero prima.
Ma questa e' una cosa risaputa, solo che i bombardamenti non sono stati mai effettuati veramente per la lotta al terrorismo, che non e' mai stato affrontato sul piano vero in cui puo' essere sconfitto.... forse perche', alla fin fine, fa pure comodo a qualcuno....
postato da: mikecas alle ore 12:39 | link | commenti
categorie: realta
martedì, 05 luglio 2005

A volte la realta' si presenta come una successione intrecciata di avvenimenti, ognuno dei quali determina la qualita' del successivo, in un processo a catena....
Ad esempio, un esimio signore, di nome Popper, scrive delle stupidaggini spacciandole per filosofia della scienza, dimostrando invece di non aver capito niente della scienza e della sua metodologia. Poiche' pero' in filosofia piu' le sparate sono ingiustificate e piu' "fanno notizia", ecco che un gran numero di aspiranti filosofi si mettono a studiare queste stupidaggini e ad arzigogolarci intorno. Un altro esimio signore, di nome Pera (!), scrive qualcosa a riguardo, dimostrando a sua volta di non aver capito praticamente niente delle suddette sciocchezze. Per i casi della vita, cioe' che le disgrazie non capitano mai sole, il suddetto signore diventa la seconda autorita' della nostra repubblica. In questa veste, dopo  probabilmente una gita a Damasco, si reca in visita  ufficiale in Spagna, e in un suo discorso cerca di dimostrare che quello che il governo di quello stato ha fatto e' completamente sbagliato ....
Da parte di uno che non ha capito niente di quello che ha detto uno che non ha capito niente.... non e' che una conferma.....

Siamo proprio ridotti malissimo.....
postato da: mikecas alle ore 21:57 | link | commenti (1)
categorie: sociopolitica, scienza e politica