Ad ognuno i suoi dolori
A spasso sul Mar Nero, ospite, forse gradito, di Putin, il "nostro" esilarante Presidente del Consiglio ha esternato un'altra delle sue perle di saggezza:
"Se penso a qualcuno dall'altra parte seduto al tavolo nei miei panni con Putin, Bush, e Blair francamente mi sento male"
Evidentemente al "nostro" plurimiliardario che tra un affare ed un altro, tra una legge per liberarsi da fastidiose conseguenze giudiziarie ed una legge per aumentare le sue ricchezze, tra una festa privata nella sua privata villa in Sardegna "sistemata" coi soldi pubblici e una pacca sulle spalle ai potenti del mondo (che pero' per prudenza tengono una mano sul portafoglio) e' sfuggita la sensazione di quanto male si senta la maggioranza della popolazione italiana al pensiero che a rappresentare la Nazione Italia, per quanto un poco sputtanata, in campo internazionale ci sia proprio LUI, con la sua interminabile serie di figure di m...., di "precisazioni" a posteriori, di "non sono stato capito" o "sono stato frainteso". Un'intera nazione in preda da quattro anni a fortissimi dolori.... e lui se ne viene fuori col fatto che potrebbe sentirsi male lui....
Ma non ha mai sentito, insieme ai cavalletti fotografici, arrivargli le meglio maledizioni?
Forse, oltre che pelato, sara' anche sordo.... sicuramente alle critiche....
La socialdemocrazia deve rinnovarsi?
In un articolo su Repubblica di oggi dal titolo "I DS, mediani in crisi del centro-sinistra", purtroppo non disponibile in rete, Ilvo Diamanti esamina le difficolta' che stanno incontrando Fassino e l'intero partito, che si ritrova in una posizione mediana nel centro-sinistra, ed e' quindi costretto a mediare le diverse iniziative di senso opposto dei "centristi" e dei "radicali". Nonostante siano la forza maggiore, o forse proprio per questo, devono pagare un grosso prezzo, in termine di leadership della coalizione e di visibilita' politica. Cosi', mentre le altre parti della coalizione si permettono uscite a volte estemporanee, ma utili per riaffermare la propria "diversita' ", i DS sono costretti a difendere se stessi dagli attacchi interni, e l'intera coalizione da quelli esterni, presentandosi alla fine come dei semplici "portatori d'acqua".
L'analisi di Damianti e' abbastanza complessa e e molte delle sue osservazioni sono facilmente condivisibili, mentre altre sembrano un poco tirate per i capelli, ma nel complesso credo centri il problema.
Lo centra in particolare, a mio parere, sopratutto quando osserva che, a parte le responsabilita' degli altri, i DS sembrano metterci molto del loro nella inerzia con cui affrontano la situazione, nell'afasia che sembra averli colti, nella difficolta' che mostrano a presentare una propria personalita' politica. Questo mi sembra un elemento importante, perche' non affligge solo i DS, ma un poco tutte le forze che in Europa si richiamano in qualche modo alla socialdemocrazia. Ogni paese ha indubbiamente i suoi problemi particolari, che rendono molto diverse le realta' dei vari partiti di sinistra, ma mi sembra di osservare un elemento comune, la mancanza di una capacita' trainante, anche dove, come in Spagna, hanno un grosso seguito popolare e una grande visibilita'. Le difficolta' sono piu' evidenti in paesi come la Germania o la Francia, in cui la socialdemocrazia ha sempre avuto una base solida e capacita' di guida.
La caduta dell'ideologia comunista, per lo meno la sua evidente impossibilita' ad essere realizzata in certe forme, sembra che abbia tolto forza anche a quelle idee che si erano sempre opposte alle rivoluzioni antisistema, cercando invece di portare piu' solidarieta' e piu' perequazione, piu' regole e controlli, nella societa' capitalista occidentale.
Probabilmente l'esistenza di un "sogno", anche se se ne rifiutava la sua autoproclamata realizzazione storica, aiutava a sviluppare idee, progetti, a dare un senso positivo anche alla politica di "difesa sociale" perseguita sostanzialmente in Europa.
In un'epoca di capitalismo globale, con i paesi del terzo mondo, almeno alcuni, che entrano prepotentemente nel gioco, e con l'occidente che sembra incapace di trovare alternative, sia pur liberali, all'estremismo liberistico che affligge il suo paese piu' forte, anche le proposte socialdemocratiche sembrano prive di senso, di nessuna incisivita', incapaci prima di tutto di sollevare un minimo di entusiasmo popolare intorno ai suoi sostenitori. I nascenti richiami allo scontro religioso, i particolarismi nazionalistici, in un periodo storico in cui gli stati hanno perso praticamente ogni potere, sembrano diventati piu' incisivi della vecchia idea di solidarieta' sociale.
Evidentemente il mondo e' cambiato, sono cambiati i suoi protagonisti, e non tutto il cambiamento e' stato capito. Non tutti i nuovi partecipanti hanno trovato la loro collocazione, e quindi risulta anche difficile ridisegnare una politica di solidarieta', di corresponsabilita', e di regole osservate.
Credo che ci sia molto da capire prima di ritrovare una strada politica di successo per i partiti di sinistra, e prima si incomincia e meglio e'.
Da Repubblica del 25/08/2005:
Lite Brunetta-Storace sulle rendite finanziarie
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Dopo i ministri Alemanno e Matteoli, ieri e' sceso in campo Francesco Storace. Anche lui si iscrive tra i sostenitori della tassazione. E da li', sostiene, che vanno presi i soldi per abbassare le tasse sul lavoro. Teme, il ministro della salute, tagli alla Sanita'. Taglente la risposta di Renato Brunetta. "Non mi pare - dice il consigliere economico del premier - che Storace sia un grande economista"
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Se per quello, nemmeno Brunetta lo e'. Con la differenza che Storace non pretende di esserlo.
In ogni caso, un economista non lo sono io, ne' grande ne' piccolo, per cui, da persona che cerca di informarsi, ma non ha diretto accesso alle informazioni, posso solo esprimere la mia opinione di normale cittadino.
Io credo che la tassazione sul lavoro sia, in generale in tutto il mondo occidentale, ma particolarmente in Italia, troppo alta rispetto alla tassazione sulle rendite, specialmente le rendite finanziarie, che godono anche di particolari facilitazioni di elusione fiscale.
Ad essere tassato ad un livello ormai estremamente alto non e' solo il lavoro dipendente, ma anche quello dell'industria manufatturiera, mentre ha a disposizione molte opportune scappatoie quello delle professioni, nelle cui file devono ormai essere cercati gli unici "lavoratori" che continuano a guadagnare in questo periodo. Da un certo punto di vista, la cosa sarebbe anche comprensibile, ma certo non giustificabile, in quanto il lavoro, per sua natura, e' localizzato, produce oggetti, non puo' sfuggire facilmente alla sua identificazione. Nella stessa logica in Italia l'unica imposta patrimoniale esistente e' sugli immobili, e una enorme quantita' di strati di tasse, addizionali, accise, una tantum diventate permanenti, oboli di collaborazione umanitaria etc etc schiacciano il mondo dell'automobile.
In Italia si tassa sopratutto ogni cosa che non puo' sfuggire, e' facilmente localizzabile, e' concreta.... e su queste cose si scarica l'intera fame di soldi dello stato. Sui redditi piu' "evanescenti", come quelli finanziari, non solo non si fa niente per accertarli, ma si continua a favorirli, aumentando le possibilita' di eludere quasi completamente la tassazione in modo del tutto legale. E l'attuale governo, cosi' ben consigliato dall'economista Brunetta, si e' particolarmente espresso in tal senso.
Ora pero' i nodi vengono al pettine, e mentre sono richieste sempre piu' risorse per cercare di rilanciare l'economia asfittica, riposizionarla in modo diverso nel mercato mondiale (ammesso che questi, dimostratisi fin'ora dei totali incompetenti, abbiano almeno una pallida idea di come fare), la domanda interna sta crollando perche' ormai la maggior parte delle persone che lavorano non hanno piu' risorse da spendere, non vi sono investimenti produttivi, e pochi ricchi che diventano sempre piu' ricchi non risolvono il problema.
Quindi le tassazioni vanno assolutamente riequilibrate. Indubbiamente l'Italia paga il prezzo di una scarsa credibilita' internazionale (che non e' certo cresciuta, anzi, durante questo governo), e quindi deve assogettarsi anche ad un "costo" finanziario per portare capitali al suo interno. Cio' significa che la tassazione delle rendite dovra' probabilmente essere un poco inferiore a quella media europea. Di quanto sia giusto, non so, ma so che comunque rimane ancora un buon margine di possibile aumento rispetto al livello attuale, che e' estremamente basso. Si potra' discutere sulle aliquote, su quante, su cosa tassare e come, ma la differenza va ridotta, e non di uno o due punti percentuali.
Se poi un po' di capitali prenderanno la strada dei paradisi fiscali, vorra' dire che avremo qualche oscura scalata a banche e giornali in meno, ed i capitali piu' o meno illegali che erano stati richiamati dal "paradiso fiscale Italia" torneranno dove erano.
Onestamente credo che non e' di questo tipo di capitali che abbiamo bisogno.
L'intervista di Mario Monti alla Stampa del 21 Agosto scorso, in cui ha sostenuto che ne' l'attuale destra ne' l'attuale sinistra sembrano in grado di fare quello che il paese ha bisogno, ha dato il via ad una serie di polemiche sostanzialmente politiche, in cui ognuno dava delle parole di Monti un'interpretazione diversa e piu' vicina alle proprie convinzioni.
In realta' Monti su questo argomento ha detto due semplici cose.
La prima che l'Italia ha bisogno di "regole forti e fatte rispettare su concorrenza, trasparenza, eliminazione di protezioni e collusioni".
La seconda che sia il centro-destra che il centro-sinistra "deve riporre le ambizioni riformiste perche' qualche sua componente (Rifondazione, Lega o altre) persegue un disegno sostamzialmente diverso e tanti altri nella maggioranza, in vista delle successive elezioni, preferiscono non alienarsi gli interessi corporativi".
E' vero che si trattava di un'intervista piuttosto breve, e nelle interviste e' difficile fare dei discorsi complessi e ragionamenti molto analitici, ma anche cosi' la prima frase che ho riportato mi sembra eccessivamente generica, mancante di ogni dettaglio che possa fare capire cosa veramente intendesse Monti. Non e' affatto difficile essere d'accordo su frasi ed impegni cosi' generici, ed anche precisando meglio alcuni aspetti, non e' comunque difficile pensare di trovare un accordo anche con Rifondazione, a meno di non andare a toccare "certe" protezioni, che pero' possono sicuramente essere discusse, e magari modificate. Evidentemente Monti intendeva proprio mettere mano pesantemente sullo Stato Sociale, ad un livello che pensa non accettabile per Rifondazione. Ma probabilmente quel livello non e' accettabile, senza pesantissime contropartite, nemmeno da molti altri del centro-sinistra. Uno dei problemi sociali del momento e' appunto l'eccessiva liberalizzazione del mercato del lavoro per chi vi entra ora, senza alcuna protezione sociale. Se Monti intendeva che per venire incontro a questi bisogna ridurre un poco, o meglio, modificare le protezioni degli altri, credo sia una cosa che meriti di essere discussa, altrimenti non e' una ricetta che, Rifondazione o meno, il centro-sinistra possa prendere in considerazione.
Vi e' poi il secondo aspetto, quello della paura delle elezioni successive, che bloccherebbe ogni possibile cura che incida sullo stato sociale. A questo problema Monti sembra rispondere auspicando un fantomatico "centro" (irrealistico anche per lui) che possa superare la paura di perdere le elezioni, non si capisce se perche' a questa politica di "centro" debbano partecipare entrambi gli schieramenti, o perche' un "centro" tipo la vecchia DC sarebbe sicuro di rimanere sempre al governo, una riedizione della teoria dei due forni.
In ogni caso un'intervista che non precisa affatto la vera posizione di Monti, innesca solo polemiche sulle parole, e non sui contenuti, e che e' forse solo servita a Monti per prendere un po' le distanze da entrambi gli schieramenti.... ed essere magari piu' libero di fare l'arbitro in caso di pareggio, o di sposare la linea vincente, se ce ne sara' una....
In ogni caso una uscita pubblica che non mi e' piaciuta.
Ci sono certi aspetti delle vicende economiche dei nuovi ricchi saliti alla ribalta in questi giorni che mi hanno lasciato sempre perplesso. Vengono chiamati "immobiliaristi" perche' sembra abbiano accumulato le loro fortune acquistando e vendendo immobili. Non hanno costruito nulla, non hanno introdotto alcun valore aggiunto, ma sembrerebbe che si siano limitati a trarre vantaggio dai valori crescenti degli immobili in questi ultimi anni.
Ad analizzare la cosa un po' meglio, la stessa sembra pero' abbastanza improbabile. Se fare i soldi, partendo praticamente da zero, comperando e vendendo fosse cosi' facile, il numero di persone che non avrebbero altro da fare che cercare di scalare un giornale oggi, una banca domani, sarebbe enormemente piu' alto. Evidentemente invece in questa operazione, anche ammettendo che si debbano frequentare gli ambienti giusti, qualche rischio c'e', e non basta la buona volonta' e la spregiudicatezza. Ma se ci sono rischi di sbagliare qualche colpo, e il rischio non deve essere poi cosi' basso, allora ci dovrebbero essere in giro diverse persone che, dopo un iniziale successo, con accumuli di capitali anche ingenti, sbagliano il colpo successivo e crollano nel nulla. Se l'errore e' fatto presto, probabilmente di questi non se ne avrebbe notizia, se non nei bollettini dei fallimenti, ma se ci sono almeno tre persone che fin'ora non hanno sbagliato niente, ce ne devono essere sicuramente di piu' che sono crollati dopo essere diventati ben ricchi e ben conosciuti. Dovrebbero essere avvenimenti da riportare nelle cronache. Invece non vi e' notizia di casi del genere.
Quindi credo molto improbabile che queste fortune siano nate come si vuole far credere.
Ho sempre pensato che in realta' queste persone fossero dei prestanomi di qualcuno che non voleva apparire. Ora e' risultato chiaro che, perlomeno per alcune operazioni, erano dei prestanome di Fiorani e della BPI. Rimane il dubbio per le altre operazioni, ma rimane il dubbio ancora piu' grosso di chi sia prestanome Fiorani, cioe' da dove realmente vengano i capitali che la BPI cosi' spregiudicatamente ha usato. Fin'ora si e' saputo molto poco, grazie anche all'attento controllo della Banca d'Italia.
I precedenti di questa banca non sono molto rassicuranti, e il rientro, favorito dall'apposita legge, di capitali oscuri, o di dubbia provenienza, ma opportunamente "ripuliti" dalla legge stessa, deve anche presupporre un loro utilizzo, questa volta piu' o meno legale.
Il romanzo di fantascienza che sto leggendo ora e'
La citta' delle Navi, il nuovo romanzo di China Mieville, seguito, se cosi' si puo' dire, del fantastico
Perdido Street Station.
Do' qualche impressione "in corsa", senza dire niente della trama, come mio solito, sul sito web, sezione SF&Fantasy.
Un romanzo da leggere, ma forse solo dopo il suo precursore.
Tre incidenti aerei nel giro di pochi giorni, e tutti per problemi tecnici. Problemi che dovrebbero avere una bassissima probabilita' di realizzarsi, alcuni quasi impossibili, come l'avaria in contemporanea di entrambi i motori.
Piccole compagnie, per lo piu', ed a basso costo. Tipici viaggi estivi, dove ogni aereo in grado di volare viene riempito, ed ogni pilota continua a fare avanti e indietro.
Credo che stia venendo al pettine il fatto che non e' possibile abbassare i costi oltre certi limiti senza diminuire anche le condizioni di sicurezza, riducendo il numero e la qualita' dei controlli preventivi, accettando qualche piccolo rischio in piu', volando anche se forse non sarebbe il caso.....
E la statistica si vendica.....
Il tormentone estivo sulle intercettazioni "eccellenti" si avvia lentamente a soluzione. Da un lato l'aggressione a Fassino, ed ai DS in generale, sta perdendo mordente sia per la totale mancanza di sostanza, sia perche' qualcuno si sta accorgendo (Mastella a parte) che si stava esagerando. Dall'altra il nostro esimio Presidente del Consiglio ha pronta la soluzione per evitare certi "inconvenienti" nel futuro: si vieteranno le intercettazioni tranne per i reati di mafia e terrorismo (ma sono curioso di vedere l'esatta identificazione di questi due reati...).
Sembra completamente sfuggire il concetto che una cosa sono le intercettazioni in presenza di un presunto reato, ed un'altra la divulgazione di fatti privati di nessuna rilevanza penale.
Ma forse in "certi ambienti" i "fatti privati" e la "rilevanza penale" hanno un'estensione ed un significato diversi da quelli dei comuni mortali.
Non so quanti siano disposti a leggersi piu' di 5000 pagine, in inglese, di una serie di 8 romanzi di fantascienza. Credo pochi. Ma questi romanzi li ho presentati nel mensile consiglio di lettura sul mio sito web. Il titolo del primo romanzo e'
Chung Kuo - L'Impero di Mezzo, e l'impero di mezzo e' il nome che si era dato il vecchio Impero Cinese.
Perche' ho consigliato questo romanzo, di cui sono al momento arrivato al quarto volume, di cui non esiste un'edizione italiana completa? (sono apparsi nei primi anni 90 i soli primi tre, ora introvabili). Le ragioni sono molte. Prima di tutto, almeno per quello che ho letto fin'ora, e' un romanzo molto bello, con una sterminata serie di storie che si intrecciano, e una fortissima idea di partenza: dopo il crollo della civilta' occidentale, il potere e' preso da una classe dirigente cinese, che reintroduce, per stabilizzare il caos sociale, le vecchie regole, opportunamente riviste, che hanno fatto grande il primo Impero di Mezzo. Per far fronte alla crescente sovrapopolazione, viene creata Citta' Terra, una singola megalopoli, alta centinaia di piani, che copre praticamente l'intera Terra.
Ma non e' questo l'aspetto che volevo mettere in evidenza qui. Il tema principale del romanzo e' lo scontro tra la politica seguita dall'elite cinese che cerca di ottenere una societa' statica, e la pressione di vari gruppi sociali di tornare ad uno sviluppo scientifico e tecnologico.
Pregi e difetti delle due soluzioni sono illustrati molto bene. La pratica impossibilita' di mantenere una vera stasi, senza l'uso di una forza coercitiva crescente, si scontra con i pericoli, le instabilita' che hanno causato il crollo sociale precedente (e che noi vediamo nella nostra realta' nella sua fase iniziale) di una politica di libero sviluppo. La mentalita' conservatrice cinese, che gia' aveva cercato di ottenere lo stesso risultato nel vecchio Impero di Mezzo, non e' detto che corrisponda piu' alla filosofia sociale della attuale classe dirigente, ma questo e' poco importante, perche' lo scontro e' veramente tra due diverse filosofie che trascendono il particolare periodo storico, e che non ha mai, per ora, trovata una soluzione.
Credo che nelle discussioni sull'attuale periodo storico-economico, sulle sue dinamiche, la globalizzazione ormai raggiunta e che genera un punto critico particolare, perche' non vi e' piu' spazio per continuare la vecchia logica di sviluppo, questa contrapposizione tra una visione di societa' statica che deve diventare per necessita' una societa' violenta, visione che appare evidente, anche se non voluta, in tante tesi no-global, ed una di sviluppo foriero di distruzioni, deve assolutamente essere presa in considerazione, e le varie ipotesi analizzate per bene.
Come al solito la Fantascienza ci precede.
Sugli avvenimenti che stanno sconvolgendo il modo economico e politico italiano e' stato ormai detto di tutto, ed e' inutile aggiungere una ulteriore opinione.
Mi limito ad una considerazione: ancora una volta l'intera classe politica, con alcune differenze di toni, ma poche differenze nella sostanza, e' partita lancia in resta a difendere i propri privilegi, che essa stessa si e' dati. Intendo quelli di potersi sottrarre ad indagini anche per reati comuni, poiche' ad esempio, nel caso delle intercettazioni telefoniche, chiedere l'autorizzazione allo stesso soggetto dell'indagine significa di fatto impedire la stessa. La preoccupazione principale, l'unica nel caso di esponenti dell'attuale maggioranza, e' stata di trovare il modo di impedire future intercettazioni, o impedirne la divulgazione, arrivando a dichiarazioni che dimostrano quanto essi stessi ignorano delle procedure processuali, cui tanto tempo hanno dedicato per cercare di salvare tutti quelli che si dovevano salvare. Nessuna, o poca, considerazione e' stata invece data al contenuto delle intercettazioni, che dimostrano come esista in Italia una disponibilita' di denaro in mano a persone o semisconosciute o ben conosciute per affari non proprio limpidi, e che agli impieghi e ricircoli di tale denaro non riescono a rimanere estranei anche persone che dovrebbero avere ruoli istituzionali di controllo. Poiche' e' stato sollevato il coperchio dimostrando che la pentola era piena di marcio, non si cerca di ripulire la pentola, evitando che il marcio possa riformarsi, ma si vuole colpire la mano di chi ha alzato il coperchio..... facendo venire il dubbio che il marcio facesse in fin dei conti comodo.
Questi avvenimenti mi riaffermano che le mia provocatoria idea sulle
nuove classi sociali che cercano di dominare il mondo non era poi tanto campata in aria.
Ci sono poi due pensieri che continuano a ronzarmi in testa. Il primo e' che, dopo la "discesa in campo" di Berlusconi, con conseguente "sistemazione" dei debiti di Fininvest, ora l'impero, e specialmente Mediaset, guadagna di suo. E quadagna anche un po' troppo, pure considerando le "spese politiche". Quindi qualcosa dovra' farsene dei soldi.
Il secondo e' che il fiume di denaro sporco che origina dai traffici illegali, droga su tutti, ma non solo, viene tipicamente ripulito in "paradisi fiscali" appositi, ma poi deve cercare utilizzo nel mondo "normale". L'Italia ha cercato di posizionarsi bene su questo mercato, grazie agli effetti, voluti o meno, di certe leggi.