Angeli SpezzatiE' il libro che ho appena finito di leggere. Ne parlo brevemente, insieme al suo precedente, sul mio sito web, alla pagina Bay City - Angeli Spezzati. Due romanzi che non mi dispiacciono, con il secondo migliore del primo, sia per la robusta base fantascientifica, che per una maggiore maturita' di scrittura.
Prodi e l’Euro
Con l’inizio della campagna elettorale, e’ tornato di moda il ritornello dell’Euro e della sua colpa per gli aumenti dei prezzi in Italia, nonche’ della responsabilita’ di Prodi di aver accettato un valore di cambio iniquo e penalizzante.
Ormai e’ una storia vecchia, che si ripete sempre nello stesso modo, ed e’ inutile ricordare che il cambio della lira con tutte le altre monete europee era fissato da alcuni anni prima dell’introduzione dell’Euro, che non ha fatto altro che fotografare la realta’ esistente. Che nessun effetti inflazionistico si e’ verificato negli altri paesi europei, e che anche in Italia nulla e’ successo fino a quando la doppia prezzatura, in Euro ed in lire, e’ stata obbligatoria.
Non credo valga la pena ribattere a tutte queste stupidaggini, poiche’ lo stesso fatto che vengono periodicamente riproposte e’ la dimostrazione che nessuna spiegazione riesce a fare breccia su quella che e’ esclusivamente spazzatura elettorale.
Inutile quindi le analisi su cosa sarebbe l’Italia senza l’Euro, o le discussioni sulla rigidita’ del valore di cambio della lira al momento della decisione delle parita’ finali, con un braccio di ferro, vinto in larga parte da Ciampi, su questione di poche lire. Altro che il fantomatico cambio a 1500 lire agitato, sempre elettoralmente, dal nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, se non fosse per il fondato sospetto che mente per interesse elettorale, dovrebbe essere dichiarato un fondamentale ignorante.
Pero’ una cosa credo meriti di essere detta, ed e’ contro un aspetto spesso usato dalla sinistra, ma anche da molti disillusi dalla politica di Berlusconi. Il governo Berlusconi viene accusato di non aver “vigilato” sull’aumento dei prezzi e di non essere intervenuto per impedire gli aumenti arbitrari. E’ un concetto che moltissimi a sinistra pensano vero, ma e’ totalmente falso, perche’ non vi e’, legalmente, alcun modo di intervenire sulla formazione dei prezzi, a meno di non voler imporre dei prezzi “politici”, cosa che non e’ accettabile nemmeno per una sinistra che non pensi piu’ ad una soluzione rivoluzionaria o di isolamento dal resto del mondo.
Il “libero” mercato, che poi libero non lo e’ mica tanto, non puo’ essere sottoposto a rigido controllo piu’ di tanto, e sicuramente non da un governo democratico, ma puo’ essere indirizzato, e possono essere favorite politiche di concorrenza, di riduzione di rendite di posizione, di eliminazione di corporazioni che impediscono un adeguamento in basso dei prezzi. Della mancanza di una politica del genere puo’ sicuramente essere accusato il governo Berlusconi, per ovvi interessi di categoria, per l’evidente favoritismo verso le rendite, per un’azione che puo’ ancora a buon titolo essere definita “di classe”. Non per non aver “vigilato”, che sembra un ricordo dei vecchi assiomi statalisti di una societa’ pianificata centralmente, cosa dimostratasi impossibile in modo storicamente evidente.
Valutazione della Ricerca ScientificaSono riuscito a scrivere un breve commento sulla relazione per il periodo 2001-2003 del Comitato per l’Indirizzo della Valutazione della Ricerca (CIVR) relativa alla valutazione degli enti di ricerca pubblici. Lo potete trovare sul mio sito web, nella parte dedicata alla Scienza e Politica della Scienza, sotto il titolo La Valutazione della Ricerca - La Relazione del CIVR.Questa relazione mette in evidenza come ci sia ancora dell’ottima ricerca scientifica in Italia, specialmente per la ricerca di base, svolta da quasi tutti i principali enti di ricerca. Molto carente risulta invece la fisica applicata ed in generale il rapporto con l’industria. Ma come avevo detto in precedenza, credo che cio’ derivi piuttosto da una incapacita’ dell’industria ad affrontare la sfida dell’innovazione tecnologica.A mio parere poi presentiamo un panorama di laboratori ancora troppo piccoli per reggere il confronto in sede europea, quando si deve contrattare l’acquisizione di risorse per la ricerca.Credo che il lavoro del CIVR sia stato meritorio, anche se rimane molto da fare, e magari dedicare un pensiero a come utilizzare meglio gli indicatori adottati, anche se internazionalmente accettati, per paragonare situazioni diverse senza introdurre sperequazioni.
Una casa per tutti? Giusto, ma….
Tra i vari spot elettorali che vengono proposti in questi giorni, uno che e’ presente in entrambe le coalizioni e’ quello che, in una forma o un’altra, sostiene il diritto alla casa per tutti. Obiettivo che se si interpreta come fare in modo che tutti possano avere accesso ad una abitazione decente ad un costo adeguato, non puo’ che essere condivisibile, anche se il problema abitativo e’ in realta’ molto complesso e si intreccia con altri problemi sociali.
In Italia abbiamo moltissime seconde o terze case praticamente abbandonate, perche’ ormai non piu’ di interesse per i vecchi proprietari, e senza mercato per diverse ragioni, tra cui il fatto che certi posti non sono piu’ di moda per l’eccesso di affollamento o inquinamento. Magari contemporaneamente si sviluppa una richiesta molto alta in altri posti temporaneamente piu’ richiesti e favoriti. Inoltre vi sono molte abitazioni abbandonate in piccoli paesi, specialmente montani, che vedono la popolazione ridursi drasticamente. Contemporaneamente si assiste ad un degrado territoriale per mancanza di normale manutenzione negli stessi posti, con conseguenti danni dovuti ad alluvioni, smottamenti e tutto quello che ne segue.
L’aumento di urbanizzazione che crea tensioni abitative nelle grandi citta’ dipende anche fortemente da questa diminuizione della tenuta dell’economia rurale, che spinge sempre piu’ persone a trovare un rifugio qualunque in citta’, dove si spera di avere qualche possibilita’ in piu’. Per non parlare, ovviamente, dell’immigrazione caotica, che cerca nella massa cittadina sia l’anonimita’ della clandestinita’, sia qualche possibilita’ di guadagno.
Una politica che gestisca tutto questo e’ necessaria ma complessa, non esprimibile con slogan, e spesso nemmeno pagante in termini elettorali. Ma e’ necessaria per molte solide ragioni.
Purtroppo pero’ il problema della casa viene posto in modo populistico di “diritto al possesso” dell’abitazione. E allora impazzano proposte di mutui agevolatissimi, di requisizioni, di mega progetti di costruzioni pubbliche. Dimenticando che in Italia il 75% delle famiglie possiede la casa in cui abita, e che l’Italia e’ il paese con la piu’ bassa mobilita’ interna tra quelli occidentali. Forse il possesso della casa, con le difficolta’ di vendere e ricomprare, nonche’ l’enorme costo di tale operazione, non e’ estraneo a questo record nazionale negativo. Non nego che ci possano essere anche ragioni emozionali tipo le “proprie radici”, spesso viste come non solo la citta’, ma addirittura il quartiere, ma l’economia italiana paga gia’ un prezzo molto alto per questo.
Portare al 100%, o giu’ di li’, i possessori di case credo contribuirebbe a rendere ancora piu’ ingessata ed immobile la nostra societa’, e non credo ce lo possiamo permettere.
Credo invece debba essere trovato il modo, e ci sono molte vie per arrivarci, per rendere estremamente facile, e a costo zero, il cambiare casa per cambiare posto e/o luogo di lavoro, nonche’ trovare case in affitto a prezzi ragionevoli per periodi definiti. A questo fine credo debba essere dedicata una vera politica della casa, e non entro nel dettaglio delle tante mosse che possono essere fatte, perche’ non e’ certo questo il posto corretto per una discussione del genere. Ma e’ importante sapere che i modi esistono.
Partito Democratico, forse... ma sicuramente laico/2 Devo ritornare su questo semplice concetto, che avevo espresso in un post precedente, perche’ credo ci siano novita’ che rendono il problema ancora piu’ importante. E’ vero che, al momento, la priorita’ assoluta va alla vittoria elettorale, al mandare Berlusconi a casa, con conseguenza disgregazione dell’artificiale Casa delle Liberta’ (di Berlusconi e Previti), e che del costituendo Partito Democratico, causa anche la nuova legge elettorale, se ne parla di meno. Ma specialmente da parte della Margherita viene una spinta a concludere presto, spinte che si possono capire, alla luce di alcuni fatti, ma difficilmente condividere. Credo quindi che alcuni paletti vadano messi in modo chiaro, anche se non e’ certo il tempo dei distinguo. Avevo detto che il Partito Democratico non poteva essere che di sinistra, pur nel compromesso tra tante anime che a sinistra si riconoscono, ma assolutamente laico. Su questo ultimo fatto non credo ci possano essere compromessi. E nemmeno ce ne possono essere sulla definizione di partito laico, che qualcuno incomincia a fare pro domo sua. Il problema nasce dal fatto che la Margherita, invece di cercare di convincere quanti piu’ elettori possibili della bonta’ della sua proposta politica, specialmente ex-elettori della CdL, sta ampliando a dismisura le proprie proposte, accogliendo al proprio interno diverse persone portatrici di posizioni politiche molto diverse, con relative clientele, appassionati, sostenitori o quant’altro, poco o nulla preoccupandosi della coerenza logica di questa aggregazione. E’ il caso di Fisichella, che non ha nemmeno l’alibi dell’appartenenza alla vecchia DC. Questo e’ un sistema che va bene per chi si pone come unico obiettivo quello di aumentare il proprio potere, non certo per chi vuole difendere, e propagandare e diffondere, dei valori ben definiti. Ma la cosa diventa quasi ingestibile quando viene acclamata l’entrata nella Margherita di Paola Binetti, menbra dell’Opus Dei e presidente del comitato “Scienza e Vita”, sponsorizzato direttamente dal Cardinal Ruini, e con al seguito l’intero “Partito di Dio”. Manovra elettorale o meno che sia, questa mi sembra in realta’ la dichiarazione di morte definitiva del Partito Democratico. La ragione e’ estremamente semplice: queste persone sono assolutamente incompatibili, politicamente, con una concezione di uno Stato laico, lasciamo perdere il partito. Se si volesse arrivare al Partito Democratico con questi dentro la Margherita, si potrebbero verificare solo due possibilita’: 1) che i DS si spacchino, con un piccolo gruppo che entra nel Partito Democratico, mentre la maggior parte fonda un nuovo partito socialdemocratico, magari insieme a Bertinotti e alla parte piu’ ragionevole di PRC, destinato alla minoranza semiperenne, mentre il neonato Partito Democratico assorbe buona parte dei fuoriusciti della CdL e riforma la Balena Bianca. 2) che la Margherita si spezzi, con la parte piu’ sensibile ai valori sociali che si unisce ai DS formando il Partido Democratico, ed abbandonando l’assurda pretesa di uscita dal gruppo socialdemocratico europeo, con speranza di diventare una vera maggioranza in Italia, e con la parte integralista che ritorna a destra, come la propria posizione politica generale comporterebbe. In entrambi i casi l’operazione attuale di imbarcare in un partito che, bene o male, si dichiara di centro-sinistra, quanto di peggio esista nel mare dell’integralismo cattolico e’ destinata al fallimento, con grave danno, nel frattempo che si raccolgono i cocci, di tutti i cittadini italiani. E che di puro integralismo si tratti non dovrebbe esserci alcun dubbio, visto che si parla di gente che pretende di imporre, per legge, a tutti le conseguenze delle proprie opinioni religiose. Che troppi nella Margherita in fin dei conti non ne siano del tutto scontenti la dice lunga sul livello di laicita’, e quindi di capacita’ di collaborare con altri, di quel partito. Spero di essere smentito, e sonoramente, nei prossimi giorni. Ma credo sia una speranza destinata a essere delusa… la voglia della Balena Bianca e’ ancora troppo forte in molti, in troppi…. Sarebbe anche ora che a sinistra ce ne si renda conto e si operi di conseguenza, abbandonando ipotesi troppo velleitarie ed inconcludenti, in direzione di una politica reale, effettuata oggi, nel mondo cosi’ com’e’, a favore dei ceti sociali che nella sinistra si riconoscono. Non per fare miracoli, ma qualcosa di meglio si’.
Ancora su Ricerca ed Innovazione Vorrei tornare al problema dell’innovazione e alla proposta del Masterplan della Margherita, di cui ho accennato in un post precedente. L’intero progetto ha origine da una concezione di innovazione che io ritengo estremamente parziale, e, in quanto tale, sbagliata come proposta generale. L’intero programma ruota sostanzialmente intorno alla scienza della comunicazione, settore che io ho difficolta’ a considerare a pieno titolo nell’area veramente scientifica, visto la quantita’ di stupidaggini che ancora circolano sotto questa etichetta. Il Masterplan della Margherita e’ indubbiamente, in questo ambito, una cosa relativamente concreta e di ragionevole buon senso, anche se pone l’accento esclusivamente sull’aspetto comunicativo, ed in particolare sul mezzo della comunicazione, la rete. Anche se uno degli estensori ha reclamato la presenza di contenuti, onestamente ne vedo pochi, intendendo per contenuti cio’ che deve essere trasmesso, e di cui nel Masterplan si parla cosi’ poco da dare veramente l’impressione che in realta’ il problema non sia stato posto con la dovuta importanza. Parte di questo problema deriva, secondo me, dal fatto che la maggior parte delle persone che si muovono nell’ambito della scienza delle comunicazioni e ne determinano obiettivi e risultati, sono di estrazione culturale umanistica. Di scienza, quella vera, ne sanno piuttosto poco, e spesso si vede. Inoltre l’innovazione di cui ha bisogno l’Italia e’ sopratutto un’innovazione di prodotto, ingegneristica per la gran parte, scientifica, delle scienze “dure”, per il rimanente. Un’innovazione che abbia come risultato il rilancio dell’industria manufatturiera, senza la quale vengono meno i presupposti stessi dell’esistenza di un’economia nazionale. Senza togliere merito all’obiettivo di snellire e rendere piu’ efficiente la Pubblica Amministrazione, cosa che si deve fare incominciando nell’intervenire su leggi, regolamenti e responsabilita’ individuali, e solo dopo, in senso logico, sui mezzi di trattamento delle informazioni, credo che la priorita’ sia sull’industria. Anche perche’ e’ l’industria che mi sembra ponga il problema piu’ grosso, di cui non credo esista al momento una soluzione sicura. Ed il problema e’ che la piccola e media industria italiana non e’ in grado di sfruttare la ricerca scientifica, nemmeno se gliela fa qualcun altro. Non ha al suo interno personale di capacita’ scientifica adeguato ad essere una controparte della ricerca, a capire le possibili applicazioni industriali di scoperte per loro natura generiche, capace di richiedere specifiche ricerche e di capirle, gestirle, sfruttarle. E quello che e’ peggio, le industrie italiane sembrano assai poco disposte a pagare persone del genere per quello che valgono. E’ un discorso complesso e che la politica dovra’ risolvere, almeno spero ne sia capace, e a cui ho dedicato alcune parole qui, ma su cui credo sara’ il caso di tornare, proprio in vista dei programmi di governo che vengono preparati.
L'Innovazione e i Democratici di SinistraRitornando al tema dell'innovazione, generalmente ritenuta assolutamente indispensabile per sperare di risollevare le sorti economiche del nostro paese, ho trovato un relazione di Walter Tocci, introduttiva al Forum per l'Universita' e la Ricerca dei DS, dal titolo "Ricerca ed Innovazione - 10 tesi per un programma".Devo leggerla con piu' attenzione, ma gia' ora posso dire che mi vede molto piu' in sintonia rispetto alla proposta della Margherita. Prima di tutto e' piu' completa, prendendo sotto esame l'intero spettro dei problemi, poi mi sembra piu' cosciente delle difficolta' che sono da superare, anche se, o forse proprio perche', il linguaggio usato e' molto piu' politico. Anche le soluzioni, quando ci sono, al di la' di alcune persistenti generalizzazioni e tracce di ideologismo, sono piu' vicine a quelle che io, nel mio piccolo, ritengo piu' corrette. Per molti problemi non sono enunciate soluzioni, ma solo direzioni da seguire per trovarle, ed anche questo mi sembra ragionevole, perche' nessuno ha la bacchetta magica, e per certi problemi non ho ancora mai sentito proporre soluzioni che possano funzionare in realta'.Un approccio sufficientemente pragmatico, di buon senso e che mostra molte idee chiare.L'intera discussione e' ancora in sviluppo. Bisogna seguirla e magari parteciparci.Se poi le diverse elaborazioni potessero trovare esplicitamente una sintesi, sarebbe indubbiamente molto meglio.
Vignette satiriche e guerre di religione
Ho avuto modo di vedere un certo numero delle famose vignette che hanno apparentemente scatenato una specie di nuova guerra di religione.
Devo confessare che mi sono sembrate sostanzialmente stupide. Sicuramente molto poco satiriche, ma assolutamente non blasfeme, almeno per chi non vede la blasfemia in ogni cosa che contraddica la sua Verita' anche in minima parte.
Per questo mi e' difficile pensare che tutto il clamore che ne e' conseguito sia dovuto effettivamente alle vignette stesse, ma sia invece un'operazione molto ben congegnata che sfrutta la volonta' di tante persone di trovare un qualche capro espiatorio per ogni cosa che non gli va troppo bene. Operazione perfettamente riuscita, per il momento.
Vedremo nei prossimi giorni come evolvera'.
Nel frattempo devo amaramente riconoscere che da parte occidentale, anche da parte di chi si professa liberale, vi e' stata un'enorme confusione, arrivando a sostenere, come fa Galimberti su Repubblica oggi, che tutte le religioni debbano godere di un "assoluto rispetto".
Io verrei pero' analogo rispetto per l'opinione di chi ritiene tutte le religioni, individualmente e nel loro insieme, la piu' grande imbecillita' che affligge il genere umano.....
L’Innovazione vista dalla MargheritaHo letto il documento sull’innovazione della Margherita, su invito dell’amico schedabianca. Devo dire subito che non mi entusiasma e credo, nel suo aspetto un po’ troppo unilatarale, sia anche un punto di partenza sbagliato.E’ vero che, come ha notato e gradito schedabianca, non e’ scritto con un “linguaggio politico”, ma e’ comunque scritto in un gergo, il gergo aziendalista degli esperti di comunicazione e rete dati. Nel cambio, non credo ci guadagni poi tanto in comprensibilita’ per la gente comune. Ma non e’ questo il suo difetto principale. L’analisi che vi viene fatta della situazione italiana e’ completamente condivisibile, e sono cose dette e ridette. L’economia italiana sta perdendo competitivita’ e quote di mercato perche’ concentrata in prodotti a basso contenuto tecnologico e maggiormente soggetti alla concorrenza dei paesi emergenti, con costo del lavoro estremamente piu’ basso. Il rilancio dell’innovazione industriale e’ assolutamente necessario, ed e’ un obbligo per chi spera di poter governare il paese nel prossimo futuro prepararsi per questo compito e capire come farlo.E qui veniamo al punto dolente. La soluzione di gran lunga predominante, quasi l’unica proposta, e sicuramente la piu’ dettagliata e studiata, che emerge da questo documento e’ la necessita’ di investire in quella che in gergo si chiama ICT (Information Comunication Technology), cioe’ strutture di trasferimento di informazioni, a partire dalle strutture di rete.Buona parte del documento in questione e’ dedicato a questo aspetto, alla necessita’ di avere la Pubblica Amministrazione in rete a banda larga, cosi’ come devono essere interconnesse la maggior parte delle industrie. E’ evidente che chi ha elaborato quel documento era sostanzialmente un esperto di questa tecnologia, ed un entusiasta delle sue possibilita’. Il problema e’, secondo il mio punto di vista, che se in un paese langue il commercio, costruire semplicemente delle strade non lo rivilitalizza, perche’ per avere un mercato vivo bisogna avere la capacita’ di costruire le merci, avere l’accumulazione di capitali per riunirle e trasportarle, avere dei mercati aperti e liberi…. e ovviamente delle strade. Ma le strade devono venire assieme al resto.Al di fuori della metafora, e’ purtroppo vero che vi e’ spesso la sopravalutazione del mezzo sul contenuto, specialmente nel mondo dell’informatica, e se e’ sicuramente utile avere la massima diffusione delle reti nel paese, bisogna contemporaneamente, ma “prima” in senso logico, preoccuparsi dei contenuti che queste reti dovrebbero trasportare. Nel caso della PA, e’ l’insieme delle leggi e dei regolamenti che devono essere cambiati, insieme ad un diverso regime di responsabilizzazione di tutti gli attori in gioco, ed il loro addestramento ad un nuovo modo di ragionare, altrimenti la connessione di tutti gli uffici non permettera’ un solo passo avanti nella semplificazione burocratica, nel renderla veloce ed economica. Cose ovvie, direi, ma che sono difficili da ottenere, e spesso non si sa nemmeno da che parte incominciare.Per la parte industriale, in cui si fa solo qualche accenno alle esigenze dell’innovazione di prodotto, e’ piu’ evidente la limitatezza della proposta. In alcuni articoli sul mio sito web, ho cercato di mostrare come il problema dell’arretratezza italiana nella ricerca applicata abbia ragioni strutturali sopratutto nell’industria stessa, difficili da superare. Esistono poche idee su come sia possibile innescare il processo positivo verso il meccanismo piu’ricerca-piu’ innovazione-piu’ redditivita’, ma certo non possono essere limitate a poche frasi di circostanza, in gergo specialistico, e insistere quasi esclusivamente per lo sviluppo delle reti informatiche.Non posso dilungarmi troppo, in un semplice post su un blog, ma in conclusione direi che in questa proposta della Margherita non ci sono errori di contenuto, ma errori strategici si’. Insieme alla sottovalutazione dei problemi strutturali dell’industria italiana.Il problema merita un’attenzione piu’ “politica”, se proprio devo dire…
Argento VivoIl romanzo di Fantasy che sto leggendo ora e' Argento Vivo, di Neal Stephenson. E' il primo di una serie di cui e' gia' uscito il secondo romanzo.Mi ha colpito e catturato istantaneamente. Puo' forse essere definito una fantasy storico-scientifica, perche' ha anche tra i suoi argomenti la nascita della scienza tra il XVII e il XVIII secolo.Al punto dove sono arrivato, non si coglie ancora una storia ben definita, ma e' l'intero affresco dell'Europa, e non solo, di quel periodo che e' reso in modo mirabile, seguendo le vicende dei vari personaggi.