Aggiornamenti dall'estero
Tredici ore di lavoro continuo, poi una bistecca in una bisteccheria affollata, questo e' la giornata di oggi. Ora un poco di riposo, ma domani mattina alle otto ci aspettano per il prossimo turno. Una persona arrivata questa sera, da cui ci si aspettava un contributo molto forte, se non il controllo dell'intero esperimento, dovra' ripartire domani di urgenza per un improvviso grave problema familiare.
Rimaniamo in pochi, troppo pochi e senza tutte le competenze necessarie. Dovremo, per cosi' dire, fare quadrato e cercare di supplire alle difficolta' prima di tutto magari evitandole, e poi rompendo le scatole a chi ci puo' aiutare per telefono, e-mail e quant'altro la tecnologia moderna ci mette a disposizione.
Per fortuna le cose stanno andando abbastanza bene, e domani cercheremo di verificare se il livello delfondo che ci oscurava completamente il segnale puo' realmente essere ridotto significativamente. Pero' sara' dura coprire tutti i turni in poche persone, con il rischio che la mancanza di lucidita' dovuta alla stanchezza ci impedisca di accorgerci di qualche problema o di qualche soluzione evidente. Ma tant'e'.... la realta' e' questa.
E nel frattempo ci arrivano sussurri, indizi, notizie spesso incomplete, dell'assurda campagna elettorale in atto in Italia.
Vista da cosi' lontano, il tutto appare veramente al limite dell'assurdo, comparato con gli stili di vita e di lotta politica che sono normali qui.
Letti nelle notizie internet, i dibattiti tra Berlusconi e la Bonino o Bertinotti sembrano bisticci tra bambini. Perdono completamente l'aspetto dello scontro politico, e rimane quello del ripicco, del dispetto.
Ovviamente non e' tutto cosi', e certe differenze rimangono evidenti, ma la lontananza e le informazioni indirette e non in tempo reale cambiano lo stesso modo di reagire alle notizie. Certi litigi perdono di interesse, e certe dichiarazioni, specialmente quelle di Berlusconi, appaiono solo bambinate irresponsabili.
Purtroppo sappiamo bene che c'e' il futuro di un paese, e nemmeno tanto piccolo, dietro a tutto questo.
E questa e' una considerazione che ci deprime.
Eccomi ancora qui
Sono tornato, come previsto, a poca distanza dal Baltico. Questa volta il viaggio e' stato senza emozioni, anonimo e noioso come piace a me, con solo pochi minuti di ritardo. Anche il clima che abbiamo trovato e' primaverile, quasi troppo caldo, per dove siamo.
All'arrivo, scorrendo le notizie italiane, siamo incappati nelle nuove esternazioni del nostro Presidente del Consiglio (speriamo ancora per poco). Non ho il coraggio, ne' la forza, di commentarle... d'altra parte si commentano da sole.
Domani inizia il lavoro duro, con la speranza di ottenere qualche risultato entro questa settimana in cui abbiamo una buona quantita' di turni dedicati sull'acceleratore. Dormiremo poco, ma cercheremo di rimanere informati su quello che succede in Italia, sperando che le previsioni piu' pessimistiche sulle capacita' e la volonta' di ribaltare il tavolo nel caso di preannunciata sconfitta attribuite da molti a Berlusconi non trovino conforto nella realta'.
Cerchero' di continuare queste cronache dall'estero, ma vorrei anche avere il tempo per commenti piu' "pensati" sulla situazione italiana, almeno per quello che sara' possibile capire da qui.
D'Amato e la coda di paglia
"Da quello che ho letto oggi sui giornali - spiega D'Amato all'Ansa - sembrerebbe che Montezemolo sia per l'autonomia di Confindustria e io per il suo schieramento in chiave politica. La verità non è questa. E' bene che il vertice chieda alla Giunta il pieno sostegno ed è giusto che la Giunta lo conceda ad un presidente quando questi è in difficoltà. Ma è innegabile - sottolinea D'Amato - che ci sia un reale disagio della base associativa che percepisce oggi Confindustria come poca autonoma. Nascondere questo disagio dietro una cortina di unanimismo fasullo è un grave errore".
Questa e' una parte della dichiarazione di D'Amato a giustificazione del suo voto contrario alla linea di Montezemolo nella Direzione di Confindustria. In realta' D'Amato e' stato il vero e piu' emblematico rappresentante di una Confindustria schierata completamente con una parte politica, molto di piu' dei gloriosi anni dorotei. E' stato sconfitto e messo in minoranza non per un complotto di potere interno, ma per un'evidente mancanza di risultati che ha permesso alla parte rappresentativa della media e grande industria di riprendere il sopravvento sulla pletora di piccoli ed egoistici interessi rappresentati da D'Amato e che si erano schierati completamente con Berlusconi. Il fallimento della politica dell'evasione fiscale tollerata, del lavoro nero, dello sfruttamento delle zone di monopolio e rendita, del lavoro precario sempre meno pagato e' ormai davanti agli occhi di tutti, e quella parte di industria che dipende sostanzialmente dall'esportazione, dalla qualita' e competitivita' dei prodotti, e che, per scelta o per necessita', puo' delocalizzare poco o niente, si e' resa conto del disastro cui stava andando incontro, e si e' ricompattata, tornando a prendere in mano le redini della Confindustria e reindirizzando la sua politica. Ma gli "animi selvaggi" che avevano appoggiato D'Amato nella sua precedente presidenza non sono scomparsi, sono solo in difficolta'... e come tutti gli animali istintivi, quando si rendono conto di non avere vie di fuga, di fronte ad un avversario oggettivamente piu' forte, come e' la concorrenza dei paesi emergenti, reagisce con furia e irrazionalmente. A questi "spiriti" si e' richiamato Berlusconi nel suo intervento a Vicenza, richiamandoli alla protesta. Incapace di offrire una vera via alternativa, visto il fallimento dei suaoi cinque anni di governo, poteva solo offrire loro la possibilita' di scatenare la rabbia e spaccare tutto.
Ai vertici dell'associazione lo ha seguito solo il suo vecchio sostenitore D'Amato, che non ha mai brillato per inteligenza, nemmeno imprenditoriale, visto che l'impero dei contenitori di carta cui e' a capo lo ha costruito il padre, che era sicuramente persona di livello diverso. Pero' non va sottovalutato lo spirito animale che sicuramente serpeggia nel ventre basso dell'associazione, nei piccoli imprenditori con scarse capacita' di capire i rapporti internazionali, con visioni limitate a poco piu' della loro fabbrichetta, con nessuna capacita' di innovare ed inventare qualcosa di nuovo, oltre all'idea o alla mole di lavoro che gli aveva permesso il loro iniziale successo. E sono tanti e disperati.
Questo sara' sicuramente un problema anche per l'eventuale governo di sinistra che risultasse vincitore delle prossime elezioni. Al di la' della ideologia anti-padronale che ancora permea molti della sinistra radicale, e anche alcuni di quella piu' moderata, e' una parte consistente dell'economia industrialeitaliana che si dibatte in un'impotenza molto pericolosa, e ha bisogno di un forte aiuto per uscirne.... magari grazie a qualche ben sferrato "calcio in culo"....
Confindustria unita, sara' vero?
Oggi il direttivo della Confindustria ha riaffermato l'appoggio unanime all'operato del proprio Presidente, Luca di Montezemolo. Questo e' sicuramente un risultato importante, poiche' e' evidente che le "esternazioni" di Berlusconi al congresso di Vicenza mirassero sostanzialmente a spaccare l'unita' dell'organizzazione imprenditoriale.
Ufficialmente il tentativo e' fallito, e probabilmente ha sortito meno effetti di quanti Berlusconi si augurasse, visto il livello di esposizione cui ha dovuto arrivare, ma che nella "pancia" di Confindustria ci siano forze che appoggiano la politica economica di questo governo non vi e' alcun dubbio. Quante siano, chi veramente rappresentano, se saranno recuperabili ad un confronto onesto, ad una chiarezza di posizioni ed interessi, lo puo' forse dire chi e' molto piu' dentro l'ambiente, e non certo io.
A me risulta evidente pero' che la politica della tacita autorizzazione all'evasione, il sistematico attacco ai sindacati, ed alla loro unita' in primis, la sostanziale "deregulation" introdotta nei contratti di lavoro senza alcun controaltare, che e' stato il nocciolo della politica economica di Berlusconi, ha trovato sicuramente molti che ne hanno approfittato, e che non mettono sul piatto della bilancia il crollo di competivita', la mancanza totale di innovazione, la stessa politica estera inesistente o ambigua, il non contare piu' niente in Europa, che invece sono costrette a fare, e a trarne le debite conseguenze, le industrie maggiori, o con maggiore esposizione all'esportazione, non completamente in grado di sfruttare il lavoro nero o una completa delocalizzazione.
Che vi sia quindi un conflitto di interessi all'interno di Confindustria, e quindi di sensibilita' alle scelte politiche, a me appare ovvio.
Nell'interesse generale del paese, che ovviamente non coincide con quello diretto degli industriali, ma che ne ha necessariamente forti intrecci, la logica dello sviluppo, dell'innovazione, della crescita di produttivita' attraverso una crescita delle competenze professionali, del livello qualitativo del lavoro, e' sicuramente da preferire, e a questo fine, la decisione del direttivo della Confindustria e' di buon auspicio.
E' pero' anche evidente che non e' avvenuto il miracolo impossibile di una Confindustria che pone gli interessi dei lavoratori in primo piano, ci sara' da lottare e litigare abbondantemente.... ma il punto di partenza e' sicuramente migliore che nel passato anche recente.
Non sono iscritto ai DS, ma una buona posizione la riconoscoIl mio interesse per i problemi della ricerca scientifica e dell'universita' sono abbastanza ovvi, visto il mio lavoro, ed e' altrettanto ovvio che mi interessi delle proposte delle varie parti politiche, anche se sono ben cosciente che tra le proposte e le realizzazioni c'e' una differenza enorme.E questa differenza e' ovviamente visibile, anzi, e' ostentata, dai risultati su questa questione dall'attuale governo. Diciamo che al di la' della demagogia delle proposte iniziali, praticamente nulla di quello che si era proposto e' stato realizzato, e quello che e' stato, e' drammaticamente sbagliato. Il finanziamento alla ricerca e' stato diminuito in termini assoluti, ma quel che e' peggio, e' che in questo totale in diminuizione sono compresi finanziamenti ad amici e conoscenti, a universita' private che non danno riscontro dei loro risultati, a fantomatici ed inesistenti istituti come il neo creato IIT, a universita' ed enti della fascia prealpina, luogo di eccellenza come sostegno politico a chi, sotto l'ombrello dell'incapace e inconsistente ministro Moratti, in realta' gestisce il ministero e i suoi finanziamenti.Sono percio' rimasto particolarmente colpito dall'analisi degli enti di ricerca che e' stata effettuata dalla apposita commissione dei DS, e che potete trovare qui.Non mi sono mai iscritto ad alcun partito, perche' non ho mai trovato un partito in cui mi potessi riconoscere completamente, ma in queste proposte mi riconosco davvero, e da persona esperta dei fatti. E' un'analisi molto concreta e con proposte coerenti con le reali possibilita' di attuazione che la realta' di oggi ci permette. Un vero programma di governo, e non una propaganda elettorale.Un plauso, da uno del mestiere, agli estensori di questa proposta.
I giovani e la sinistraVi e’ una discussione tra i blog di kilombo, iniziata da Orson, che sollecita una partecipazione delle piu’ giovani generazioni allo scontro politico in atto, portando le loro esigenze, ma partecipando comunque alla discussione.Risponde, per ora, sonolaico, che, ritenendo sostanzialmente essenziale la partecipazione dei giovani alla discussione politica, fa notare il distacco che e’ osservabile tra i giovani e la politica, ed incita verso le piccole partecipazioni, lo schierarsi anche su piccole cose.Mi scuso ovviamente con i due amici per l’eccessiva semplificazione e la particolare interpretazione che ho dato ai loro post.Ma la discussione mi sembra estremamente importante.Data la mia eta’, sono ovviamente escluso dagli aspetti propositivi, ma credo che qualche avvertimento e qualche spunto di analisi mi sia ancora permesso farli.Le ragioni portate da entrambi sono molto valide, e facilmente verificabili come presenti nella realta’ di tutti i giorni. Pero’ una mancanza mi sembra possa essere evidenziata, ed e’ la carenza di analisi scientifica, nella logica marxiana, della realta’ economica attuale, da cui dipende, in ultima analisi, il ruolo e l’inserimento dei giovani di oggi nella societa’ generale. Il periodo delle ideologie contrapposte ha comportato anche una mancanza di aggiornamento dello studio del mondo economico, rimanendo il tutto congelato nei “principri primi” della fine ottocento, con poche ed infelici iniziative di “terzomondismo”. Non e’ un caso che di fronte alla lucidita’ e profondita’ di analisi di Marx del capitalismo ottocentesco si contrappone, oggi, una dilettantistica ed umorale descrizione della “globalizzazione”. Fatti salvi pochi tentativi minoritari che non riescono a trovare l’approvazione generale, anche se molto piu’ concreti ed effettivi della “vulgata” piu’ diffusa. E mi riferisco, ad esempio, all’analisi di Immanuel Wallerstein.Dico questo perche’ la partecipazione politica dei giovani deve passare, secondo me, attraverso una redifinizione della “sinistra”, che non puo’ piu’ essere identificata con i vecchi e spesso obsoleti punti di riferimento. Credo sia un lavoro lungo e difficile, ma necessario, perche’ troppo spesso vedo litigi di principio intorno ad argomenti che, onestamente, non mi sembrano rappresentare piu’ niente…. e il dire “qualcosa di sinistra” richiede sempre piu’ il definire [B]cosa[/B] e’ la sinistra, e di quale sinistra si sta parlando.E’ un discorso che cerco di portare avanti da un po’ di tempo, anche se non ho ancora mai cercato di dare un riassunto globale del mio pensiero. Mi sono limitato a presentare diversi aspetti, a volte come raccontini, o paraboline, a volte come discorsi piu’ organizzati.Ma sono ancora lontano da arrivare ad una sintesi completa.
Berlusconi e la scuola di imprenditorialita'
Nel suo sfogo/attacco di ieri al Congresso della Confindustria, tra le tante perle di saggezza di cui ha fatto partecipe il suo non tanto convinto uditorio, vi e' stata una frase dedicata alla riforma della scuola attuata dal suo governo, meglio conosciuta come "riforma Moratti". Sono state solo due battute, nel fiume straripante di numeri ed insulti intrecciati e liberamente dispersi al vento, ma mi hanno colpito molto. Non ho la trascrizione completa delle sue esternazioni sottomano, e devo andare a memoria, ma non credo di sbagliare molto. Quello che ha detto, difendendo la riforma della scuola, e' stato che la nuova legge "si occupa di ogni singolo alunno, delle sue specifiche esigenze, facendo emergere l'imprenditorialita' che e' in lui".
Onestamente, pensavo che lo scopo della scuola, di ogni scuola, fosse un poco diverso. Non vi e' dubbio che nel mondo moderno vi sia bisogno di imprenditori. E' piu' o meno dal 1500 che l'imprenditorialita' e' diventata centrale nello sviluppo economico dell'occidente, ma non puo', per definizione stessa, diventare l'unica forma di attivita' economica, qualunque cosa pensi il nostro, spero presto ex, Presidente del Consiglio. Ne consegue che la scuola che "sviluppa l'imprenditorialita' " e' una emerita stupidaggine, che tende a mascherare il totale fallimento della riforma Moratti, basata su un classismo esasperato e sostanzialmente ridicolo. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, basta guardare i dati: fuga totale degli studenti dai "rinnovati" Istituti Tecnici ed affollamento dei Licei, visto che sono l'unico tipo di scuola morattiana che ancora prevede un poco, ma molto poco, di cultura.
Mi chiedo, una volta di piu', se Silvio Berlusconi, quando parla in pubblico, sa di cosa parla.
Ormai credo di sapere la risposta.
Un popolo di incapaci di intendere e di volere
Questo e' quello che, evidentemente, Silvio Berlusconi ritiene sia il popolo a cui si rivolge. Non si puo' spiegare diversamente il tono ed il contenuto del suo intervento al Congresso della Confindustria.
Colpito, a suo dire, da un feroce "colpo della strega", causatogli da un alterco con una sindacalista CGIL "molto arrabbiata" (sue parole) al corteo elettorale di ieri sera a Milano, e' arrivato in ogni caso molto claudicante sul palco. Con la sua solita aria di raccontatore di barzellette stupide, ha spiegato che si e' "suto ordinato" di guarire, perche' non poteva mancare a quella riunione e, specialmente, non poteva esimersi dal ribattere alle falsita' dette da Prodi e da tutti i giornali italiani che gli tengono bordone (nell'elenco che ha fatto manca il Giornale, credo per la pace familiare, ed il Corriere dei Piccoli, forse per dimenticanza). Ha ricevuto qualche applauso e suscitato qualche risatina.
Poi si e' scatenato in un delirio totale, in cui ha accusato tutti, compreso Il Sole 24 Ore, di mentire sullo stato glorioso dell'economia italiana. E' difficile fare un sommario dell'arroganza mostrata, delle falsita' che ha detto, degli insulti nemmeno tanto velati che ha elargito a piene mani, passeggiando nervoso sul palco, microfono in mano, urlando e dimentico di far almeno finta di avere ancora una sciatalgia. L'intero discorso va visto e assimilato per bene, perche' e', o dovrebbe essere, il simbolo della sua fine politica.
Si e' preso la sua dose di fischi e pernacchi, e le telecamere hanno inquadrato un Diego Della Valle piuttosto deciso nella contestazione. Proprio contro di lui si e' scagliato Berlusconi, alzandosi dalla sedia con uno scatto felino ed urlando che quando ci si rivolge al Presidente del Consiglio si usa il Lei. Scatto che e' stato fatto notare da De Bortoli, complimentandosi col commediante per la pronta guarigione, prima di invitarlo a scendere dal palco.
Un'esibizione di pessimo gusto, che ha, se possibile, ancora ridotto la quantita' di consenso che ancora ha nel consesso delle persone che piu' dovrebbero stare dalla sua parte. Ma sentirsi dire che siamo una nazione ai vertici europei, che tutte le industrie si sono arricchite, come pure la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, in quanto possessori di case, deve essere troppo anche per un imprenditore medio, con tutto il pelo sullo stomaco che generalmente possiede.
Ormai rasenta veramente un caso politicamente clinico.
E ora i confrontiIn realta' ne ho visti molto pochi, all'inizio perche' i toni accesi, le risse da osteria, l'urlare senza ascoltare gli altri mi davano fastidio, poi perche' sono stato lontano dalla TV italiana per un po', ed infine perche' in realta' non mi piacciono per niente. Ma ho visto quello tra Berlusconi e Prodi, oltre a pochi altri, e questo e' stato estremamente diverso dai precedenti, e sta forse, finalmente, facendo passare un'idea diversa di confronto politico in TV. Continuo a non entusiasmarmi a questi confronti, ma se diventassero tutti come quello tra Bertinotti e Maroni, cioe' il primo del dopo Berlusconi-Prodi, almeno si potrebbe sperare di capirci qualcosa, e le argomentazioni, la logica, i fatti potrebbero avere qualche speranza di prevalere sull'urlo, la gigionaggine, l'arroganza.Sulla menzogna deliberata no, non vi e' ancora alcuna speranza di prevalere. Questo aspetto e' stato estremamente evidente nel dibattito che ha fatto da apripista alla nouvelle vouge dei dibattiti ragionati e non urlati, con controllo dei tempi disponibili per ognuno che e' stato il Berlusconi-Prodi. In questo dibattito Berlusconi ha elencato una serie di falsita' totali o parziali, di cifre mistificate, di dati presentati in modo falso e tendenzioso da fare paura, senza che fosse possibile la minima contestazione. Per due ragioni.La prima e' che ai giornalisti presenti per fare domande viene vietata la possibilita' di replica nel caso, usato da Berlusconi, che la risposta sia o diversa da quella richiesta dalla domanda o piu' o meno falsa. Inoltre, quando la falsita' non e' estremamente evidente, e Berlusconi ha opportunamente evitato questa situazione, all'antagonista non conviene assolutamente perdere tempo per contestare la falsita' stessa, perche' ci sarebbe bisogno di dati precisi, ci sarebbe comunque una possibilita' di interpretazione, sembrerebbe in ogni caso un fatto di principio.... e si finirebbe per non dimostrare la falsita' delle affermazioni avversarie e perdere tutto il tempo a propria disposizione.Per questo Prodi ha evitato, salvo qualche battuta occasionale, di farsi prendere nella trappola, ma rimane il fatto che in un dibattito del genere mentire spudoratamente, in modo magari un poco subdolo, conviene in modo assoluto.Per il resto, le mie osservazioni non sono diverse da quelle gia' fatte da tantissimi amici. Berlusconi sembra aver perso molto del suo proverbiale smalto comunicativo, si sente tradito dagli alleati, forse incomincia a capire di essere assolutamente inadatto al compito... e l'effetto si vede.In compenso a Prodi devono aver revisionato le valvole di recente, perche' ha ansimato e sbuffato molto meno del solito, interpretando, specie nel finale, molto bene il ruolo del politico che sa cosa fare e che da' fiducia di riuscire ad ottenere quello che promette, nonostante sotto sotto si capisca che non saranno rose e fiori, il tutto pero' in prospettiva di un futuro migliore, che appare in grado di garantire.Speriamo bene....
Governare o distruggere
Sono stato fuori d'Italia per un breve tempo, travolto dal lavoro da fare, per cui, anche se sono rimasto sempre in contatto con la realta' italiana, non ho avuto modo di commentare nemmeno gli aspetti piu' importanti degli avvenimenti politici. Cerchero' di adeguarmi rapidamente alla quotidianita', ma vorrei per il momento dire due parole sugli incidenti di Milano. Siamo ormai ad alcuni giorni di distanza, e quindi gli animi dovrebbero essersi calmati, e la ragione riuscire a tornare a dominare l'esame dei fatti.
Che sono abbastanza chiari.
Un gruppo di esponenti di alcuni centri sociali, sostanzialmente italiani, anche se non solo di Milano, sono intervenuti in assetto di sommossa, e con tutta l'intenzione di attuarla, alla manifestazione indetta per protestare e cercare di impedire una manifestazione fatta ogni anno della Fiamma Tricolore in nostalgia dei bei tempi passati, e passati da lungo tempo. La contromanifestazione non era stata ovviamente autorizzata, ma credo poco importasse a chi aveva deciso che di scontro violento si doveva trattare. Chi sa almeno un minimo di come si preparano questi avvenimenti, non puo' avere dubbi sul fatto che gli scontri fossero pianificati, con completa conoscenza di quali sarebbero state le reazioni della polizia. Tutto pianificato ed organizzato.
Credo che il problema vero non siano questi esaltati, perche' di gente come loro ce n'e' sempre stata e purtroppo sempre ci sara', ma dell'incapacita' di una certa parte della sinistra ufficiale, ed in particolare di quasi tutti coloro che si riconoscono in Rifondazione Comunista, di prendere definitivamente le distanze da queste frange. Si continua invece la solita litania del "non si doveva autorizzare la manifestazione fascista", come se questo di impedire ogni pensiero fascista fosse un diritto di legge, e non una semplice prevaricazione, poiche' la legge impedisce solo la ricostruzione del partito fascista, cosa tra l'altro difficile da dimostrare. In realta' queste forze che si dichiarano esse stesse "antagoniste", non fanno altro che il loro mestiere di rompere la scatole a tutti. Sono i cari compagni di Rifondazione che devono decidere una volta per tutte se vogliono governare questo paese, in collaborazione con altre forze molto maggiori della loro, direzione in cui vorrebbe portare l'intero partito l'attuale segretario, o invece glorificare il proprio io in una continua opposizione in nome di un'utopia sempre piu' evanescente e dalla realizzabilita' storicamente dimostrata impossibile.
Candidare un'esponente di quell'area, che non e' ovviamente capace, ne' lo vuole, di rifiutare l'approccio distruttivo e di pura e semplice opposizione a tutto, e' un altro errore evidente, a cui non si riesce a porre rimedio, proprio perche' l'anima "dissidente" in PRC e' ancora troppo forte.
Non e' un buon auspicio per il futuro governo, e non e' un elemento che aiuta anche solo per vincere le elezioni.... ammesso che almeno questo sia nei desideri di tutti gli iscritti a PRC.