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giovedì, 31 agosto 2006

Il Dominio della Regola

E' il romanzo che apre una nuova collana di Fantasy della DelosBooks, ed e' anche l'esordio, a livello di romanzo, di una scrittrice italiana, Milena Debenedetti.
Ho appena finito di leggerlo, e ne parlo sul mio sito web. Il giudizio complessibo e' accettabile, anche se sono evidenti alcune carenze di tecnica narrativa. C'e' da sperare di una maggiore maturita' e saldezza nel gestire la descrizione di una storia nel futuro. E' comunque un bene il pubblicare esordienti italiani, anche se qualche osservazione critica potrebbe essere fatta sul costo del volumetto tascabile.
postato da: mikecas alle ore 21:36 | link | commenti
categorie: libri
mercoledì, 30 agosto 2006

Tagliare sul pubblico impiego? Qualche volta e' sbagliato

Credo che valga la pena illustrare un esempio del perche' e' sbagliato considerare il pubblico impiego come una cosa informe ed omogenea.
I blocchi alle assunzioni, anche in sostituzione dei pensionamenti, che si sono avuti negli anni berlusconiani, e che sono ancora in atto fino al 2008, tranne risibili "deroge" date con difficolta' e con evidente spirito clientelare dal precedente governo, hanno creato una situazione insostenibile nel mondo della ricerca. Tanto insostenibile che e' diventata una parola d'ordine dell'attuale governo, perche' sulla ricerca scientifica e la sua capacita' di stimolare innovazione tecnologica ci giochiamo tutta la possibilita' di rimanere un paese industriale.
Pero' al momento la situazione rimane drammatica, con l'eta' media dei docenti universitari e dei ricercatori degli enti di ricerca che cresce quasi di un anno ogni anno. Ci siamo gia' persi una generazione di giovani che avrebbero portato aria fresca e fantasia nella ricerca, e ci apprestiamo a perdere la seconda generazione. Non solo per i blocchi, certo, anche per una certa miopia delle universita' che anni fa hanno privilegiato far avanzare di carriera i docenti in ruolo, a costo minore, che aprire posti nuovi per i giovani.
Ma ora siamo alle soglie di una transizione epocale, perche' nei prossimi 10 anni circa la meta' dei docenti universitari andra' in pensione, con punte notevoli nei primi 5 anni. E non ci sono i giovani per sostituirli.
Se si aspetta ancora, sara' necessaria un'altra specie di "dentro tutti" come nel famigerato 71, che ha causato l'attuale "onda anomala". Bisogna muoversi subito, ed e' gia' troppo tardi. E' sicuramente troppo tardi per tutti quelle persone di alta qualita' che dopo aver ottenuto il dottorato di ricerca in fisica, matematica o chimica, ed aver passato qualche anno con posizioni precarie all'universita', si sono poi rassegnati a rivolgersi alla scuola, che e' ancora in grado di accogliere persone di queste materie. Hanno appena finito o stanno frequentando quella stupidaggine della SSIS, un mostro dedicato alla burocrazia e all'ignoranza dei pseudopodagoghi. Credo che , come avevo gia' detto in un post precedente, sarebbe un delitto disperdere queste persone di livello non tipico per la scuola italiana, e non dargli subito una cattedra e una stabilizzazione.
Ma e' altretanto importante riaprire le assunzioni, calibrate e ben motivate, nonche' selettive, per le universita' e gli enti di ricerca. E va fatto subito, esigenze di bilancio o meno.
Se per farlo si devono ridurre gli insegnanti di sostegno alle elementari, o liberarsi di qualche impiegato che non ha voluto imparare ad usare il computer e scrive ancora a mano le carte d'identita' (ovviamente e' cosa vera e sperimentata personalmente), non saro' certo io a lamentarmi, e nemmeno le esigenze del paese tutto.
postato da: mikecas alle ore 21:35 | link | commenti (5)
categorie: politica, economia, scienza e politica

Pubblico impiego, una manica di nullafacenti?

Un editoriale di Pietro Ichino sul Corriere della Sera ha suscitato un dibattito che ha coinvolto anche il governo. Tutto parte da una lettera di Ichino sempre sul Corriere in cui si suggerisce di individuare e licenziare i dipendenti pubblici nullafacenti piuttosto che ridurre gli investimenti produttivi. Dopo le risposte sdegnate dei sindacati, e' iniziata una discussione pubblica che ha portato all'editoriale e agli interventi, diciamo di buon senso, di Prodi e Nicolais.
Ichino sembra voler continuare l'opera di Giavazzi, sempre sul Corriere, tanto che c'e' ormai da credere a Padoa Schioppa quando dichiara che si tratta di partito preso in favore di una politica confindustriale che teme di uscire direttamente allo scoperto. La tecnica consiste nel fare affermazioni basate su una certa verita', ma estremizzate al punto da diventare inaccettabili, ed infine anche sbagliate.
In quello che dice Ichino ci sono molte verita': nel pubblico impiego si nascondono sacche di inefficienza a volte notevoli, incapacita' a far fronte alle nuove tecnologie, anche puro e semplice menefreghismo. Fin'ora non si e' riusciti ad intaccare queste situazioni se non agendo globalmente, imponendo obblighi e controlli su tutti i dipendenti.
Io sono invece dell'opinione che bisogna intervenire con il bisturi, individuando le parti malate e recidendole, e non con la mannaia dei tagli indiscriminati di questi ultimi anni, che hanno tenuto estremamente bassi i redditi di tutto il personale, creato delle situazioni insostenibili dove ci sarebbe bisogno di sviluppo ed incremento di personale, e lasciato sostanzialmente intatte le inefficienze.
In questo Ichino ha ragione, anche se le stesse accuse potrebbero essere fatte a diversi settori, del commercio e delle professioni, dove le corporazioni regnano sovrane, e i piccoli interventi di Bersani hanno fatto gridare alla rivoluzione bolscevica.
Dove pero' Ichino sbaglia totalmente, e finisce per avere globalmente torto, e' nel proporre soluzioni del tutto velleitarie, che ignorano la realta' e le leggi, con il risultato di scatenare il solito can can populistico, irrigidire le posizioni e quindi non risolvere niente. Dimenticando anche che in tutto questo lui e' una delle figure piu' privilegiate, in quanto, come professore universitario, puo' svolgere ogni altra attivita' a piacere. Forse certi privilegi eccessivi andrebbero eliminati per primi.
Che il sindacato si sia sempre opposto ad ogni intervento sanzionatorio, anche in presenza di situazioni eclatanti, e' certamente vero, facendosi sempre scudo dell'esistenza di una gerarchia di controllo e responsabilita', ma rifiutandosi poi nella pratica di riconoscere questa stessa funzione di controllo quando si cerca di esercitarla. Questa e' una situazione che il sindacato deve superare, perche' ne va a detrimento della situazione dell'intero personale pubblico.
Altri interventi necessari sono di tipo normativo interno, dando reale autonomia insieme a vera responsabilita' a tutta la gerarchia di comando, in modo che sia sempre piu' difficile nascondersi dietro la responsabilita' di altri. Questo significa pero' anche pagare di piu' chi accetta di mettersi in gioco, introducendo anche la rimozione dagli incarichi, con relativa perdita degli emolumenti legati all'incarico di responsabilita'. Una forte riduzione degli automatismi, che invece sono sempre difesi dai sindacati ed incrementati ad ogni tornata contrattuale, non farebbe male.
Insomma, del lavoro per Nicolais ce ne sarebbe molto, senza bisogno degli estremismi dei portatori d'acqua alla Ichino.
postato da: mikecas alle ore 18:00 | link | commenti (17)
categorie: politica, economia
martedì, 29 agosto 2006

Il Socialismo e' morto, il Socialismo e' vivo... dipende da cosa si considera Socialismo

Su Repubblica e' in atto un dibattito sul Socialismo e la sua validita' attuale, la cui ultima puntata e' apparsa oggi con un articolo di Anthony Giddens.
Anche Locanda Riformista propone i suoi post sull'argomento ed invita a seguire il dibattito.
Il tema esula ovviamente dalle possibilita' di un semplice post, ma almeno un'osservazione relativa a quanto dice oggi Giddens la devo fare.
Giddens dice, tra l'altro, che il concetto del veccio Socialismo di regolamentare il mercato, di obbligarlo entro regole precise, oggi non e' piu' possibile, e l'unica cosa che puo' fare la sinistra e' rendere il mercato sempre piu' libero.
Credo che questo sia uno dei piu' grossi errori che la sinistra possa fare, e chi lo sostiene in realta' non sia affatto di sinistra. Che il mercato, lasciato a se' stante, generi naturalmente dei monopoli, e che la libera concorrenza tenda a strangolare il numero maggiore possibile di concorrenti, era noto gia' da tempo, per cui la necessita' di regolamentare il mercato e' sempre stata vista come una necessita'. A questo compito erano dedicati gli Stati Nazione, che cercavano di mantenere un mercato accettabile al loro interno e di agire all'esterno in modo da favorire i propri capitalisti. Questo aspetto e' ormai effettivamente quasi impossibile, perche' gli operatori sul mercato, le multinazionali, sono tipicamente piu' grossi e piu' potenti degli stati stessi, per cui la regolamentazione del mercato e' diventata quasi impossibile.
Ma questo avviene per la perdita di efficacia dello strumento, lo Stato Nazione, e non per il venire meno della necessita', che anzi richiede degli strumenti nuovi e piu' avanzati, all'altezza della globalizzazione raggiunta dagli operatori economici.
Che in questo momento non sia chiaro in che modo operare per controllare il mercato in modo efficace non significa certo che bisogna cambiare la direzione di 180˚ ed inseguire le sirene del liberismo spinto, e chiamarla anche "politica di sinistra".
Se il dibattito sul Socialismo e' a questo livello, onestamente ne farei a meno.
postato da: mikecas alle ore 21:49 | link | commenti (18)
categorie: politica
lunedì, 28 agosto 2006

La nuova finanziaria: tagli alla scuola?

Dal DPF si sa che la prossima finanziaria dovra' operare dei tagli alle spese in alcune voci di bilancio per cosi' dire "sensibili". Tra queste vi e' il pubblico impiego, ed in particolare la scuola. La ragione addotta e’ sostanzialmente che il numero di insegnanti per studente e’ molto piu’ alto che in tutti gli altri paesi occidentali. Ovviamente sono iniziate le difese a priori. Alba Sasso, dei DS, sul Manifesto fa notare che analoghi “tagli”, o meglio blocchi di assunzioni, del governo precedente hanno solo fatto aumentare il numero dei precari, ormai ad un livello limite di circa il 30% del totale. E che di fronte a cio’ i risultati certificati in ambito internazionale sulla preparazione degli studenti sono estremamente deludenti. Fa poi un’osservazione molto corretta, e cioe’ di non confondere situazione con situazione, per cui ci puo’ essere abbondanza da una parte e carenza da un’altra, non immediatamente compensabili. Questa e’ un’osservazione vera ed estremamente importante, che pero’ viene subito vanifivcata dalla strenua difesa degli insegnanti di sostegno, portati come esempio di una nuova scuola di cui l’Italia si fa prima portatrice. Dimenticando che gli insegnanti di sostegno nascono per l’improvvisa ed abnorme abbondanza di insegnanti elementari dovuta al forte calo delle nascite, e che questa forma di sussidio statale e’ distribuito in funzione della presenza degli insegnanti, e non di una razionale pianificazione del loro bisogno sul territorio, non essendo affatto comprensibile perche’ i disabili debbano essere distribuiti in modo da massimizzare l’uso di insegnanti di sostegno, e non per minimizzarlo. Quello che e’ vero e’ che esistono scuole in cui abbondano gli insegnanti, e si fa fatica a dare qualche studente ad ognuno, ed esistono scuole e particolari insegnamenti in cui non si trovano abbastanza insegnanti. Purtroppo prevale la tendenza a “promuovere sul campo” l’esistente, per cui, specialmente nelle materie scientifiche, laureati in corsi secondari si sono lentamente sparsi ad occupare tutti gli insegnamenti, anche quelli di cui non hanno in effetti reali competenze. Questo e’ successo nella scuola media, ma e’ un processo difficile da fermare, e prima o poi invadera’ anche le superiori, con i licei oggi sottoposti ad un enorme incremento di iscrizioni, e con le graduatorie degli insegnanti completamente vuote per quanto riguarda matematica, fisica e chimica. Un’occasione da non perdere sarebbe quella da inserire immediatamente in ruolo quel non enorme numero di eccellenti aspiranti insegnanti di materie scientifiche che stanno uscendo dalla SSIS in questi anni, spesso in possesso di dottorato di ricerca ed esperienza di attivita’ universitaria, che il blocco totale delle assunzioni nelle Universita’ ha costretto a ripiegare verso la scuola. Gia’ e’ incomprensibile che persone del genere debbano perdere due ulteriori anni, per loro del tutto inutili, ma non prendere al volo questa occasione sarebbe un delitto culturale, mentre si puo’ sicuramente risparmiare sulla massa che ancora affolla cattedre e graduatorie di supplenze per materie secondarie o di scarsa qualita’ professionale. Una stretta sulla tolleranza alle attivita’ extrascolastiche di molti professori, ad incominciare da quelli di educazione fisica, quasi tutti del tutto inutili per la totale mancanza di palestre e quindi di possibilita’ di esplicare il loro lavoro, potrebbe sicuramente aiutare. Ma anche la quantita’ di laureati in materie letterarie e/o filosofiche che ancora sperano di trovare una sinecura nella scuola va ridotta di molto, magari ricorrendo alla cassa integrazione o la messa a disposizione per altre attivita’ statali, per chi rimane con un numero di ore ridotto…. A parte gli scherzi, nella scuola, come in tutto il pubblico impiego, deve essere usato il bisturi, non la mannaia per effettuare tagli. Bisogna saper selezionare nel dettaglio dove e cosa tagliare, ma anche cosa e’ assolutamente necessario incrementare. E se inizialmente questo potrebbe anche portare ad un incremento della spesa, non ci si deve preoccupare, se la tendenza globale e’ verso un risparmio. C’e’ sempre un modo immediato di ridurre la spesa della scuola: basta derivare il costo degli insegnanti di raligione dal contributo dell’8 per mille alla chiesa cattolica. E questo a priori, prima del versamento stesso alla chiesa. Se le autorita’ ecclesiastiche volessero mantenere l’ammontare del gettito, potrebbero sempre ridurre il numero degli insegnanti di religione, con il che farebbero sicuramente anche del bene alla scuola stessa…..
postato da: mikecas alle ore 22:43 | link | commenti (3)
categorie: politica, economia
sabato, 26 agosto 2006

Uno scudetto meritato

Questa sera si sta svolgendo la prima partita di calcio ufficiale della nuova stagione, dopo tutto quello che e' stato chiamato uno scandalo. Si tratta della Supercoppa di Lega tra Inter e Roma.
L'Inter porta sul petto lo scudetto, come se l'avesse conquistato col cuore.
Dovrebbe invece portarlo sul fondo dei pantaloncini, ad indicare la vera parte del corpo che ha reso possibile questa esibizione scudettata.
postato da: mikecas alle ore 20:56 | link | commenti (2)
categorie: cazzeggio
giovedì, 24 agosto 2006

Ma il lavoro precario va ridotto o no?

L’Ispettorato del lavoro, al termine di ispezioni durate alcuni mesi, ha valutato che per 3200 dipendenti dei call center di Atesia si configuri un’attivita’ continuata da lavoro subalterno, non giustificabile con la qualifica di lavoratore a progetto che contempla una notevole autonomia decisionale da parte del lavoratore stesso. Ha quindi imposto ad
Atesia l’assunzione come dipendenti effettivi di questi lavoratori.
Atesia ha risposto nel solito modo, minacciando licenziamenti in massa ed il trasferimento all’estero delle attivita’.
Le reazioni delle varie parti politiche e sindacali sono state molto variegate. Da una ferma condivisione da parte della sinistra e della CGIL, a distinguo poco comprensibili di chi, come ad esempio Treu, porta una buona responsabilita’ del fatto che la situazione sia precipitata a questo livello, fino all’ipocrisia della CISL che ritiene questa materia non di competenza dell’Ispettorato del Lavoro, ma della trattazione tra le parti.
Creodo che ormai l’azione di quinta colonna di una certa parte del sindacato sia evidente. Non solo non si e’ opposto quando queste forme esasperate di “flessibilita’ a vita” sono state introdotte, non solo non ha mai cercato di unire queste persone sindacalmente per ottenere condizioni migliori grazie alla forza del sindacato tutto, ma ora che viene per la prima volta reso evidente una violazione della pur lassiva legge Biagi, violazione di cui tutti gli interessati erano ben consci, se ne esce con la trattativa tra le parti?
Cosa deve trattare, il sindacato, quanto sia possibile violare le leggi dello stato?
Se tutti i discorsi fatti, le denunce di una situazione ormai insostenibile per una parte larghissima dei nostri giovani non sono servite a niente, perche’ si continua a parlare di riduzione del precariato?
Per fermarsi davanti al primo, ed ovvio, ricatto padronale?
Se per qualche posto da fame in piu’ bisogna togliere ogni speranza di una vita programmabile alla maggioranza, non e’ cosa che debbe essere decisa dai sindacati, che hanno mostrato fin troppo pelo sullo stomaco nel passato su questa questione e che non rappresentano affatto i diretti interessati.
Fino a prova contraria qui ci si trova di fronte ad una evidentissima violazione di una legge dello stato, e di una legge accusata da piu’ parti di essere troppo contraria ai lavoratori.
E’ stupefacente, me ne rendo conto ora, che debba essere io ad usare termini e concetti che ritenevo, giustamente, essere ormai un po’ superati…. ma questa vicenda riporta il discorso indietro di decenni, se non viene affrontata con la decisione che richiede, non cedendo ai ricatti, anzi, andando a vedere il bluf di
Atesia, che se avesse tutta questa convenienza a spostarsi all’estero, l’avrebbe gia’ fatto. Mentre sono convinto che una maggiore stabilita’ e preparazione degli addetti ai call center farebbe significativamente migliorare la qualita’ della loro azione, che al momento e’ al di sotto dell’accettabile, stando alle reazioni degli utenti.
postato da: mikecas alle ore 20:55 | link | commenti (7)
categorie: politica, economia, sociopolitica, realta
mercoledì, 23 agosto 2006

Padoa Schioppa vs Giavazzi

E' esplosa sui quotidiani la querelle via e-mail tra il ministro Padoa Schioppa e l'economista Giavazzi, innescata da alcuni commenti critici di Giavazzi sul Corriere della Sera in cui si rimproverava la politica del governo per la scarsa determinazione, a parere di Giavazzi, ad effettuare forti tagli di spesa.
Padoa Scioppa, in una e-mail diffusa per conoscenza anche ad un certo numero di economisti, stigmatizzava l'insistenza di Giavazzi sui "tagli", e solo su quelli, sottovalutando la necessita' di politiche di sviluppo. La risposta di Giavazzi, che passa a dare del Lei al "Signor Ministro", sintomo di profondissima irritazione, e' estremamente risentita e rincara la dose sull'incapacita' del governo ad effettuare tagli profondi.
Come commenta molto bene Berselli su Repubblica oggi, Padoa Schioppa ragiona da economista con responsabilita' politiche, ed e' la politica, i compromessi possibili, l'equilibrio di interessi che lo guidano nell'azione economica. Mentre invece Giavazzi, essendo solo un professore e libero commentatore, sembra ragionare con una visione estremamente ristretta.
Non e' infatti un caso, secondo me, che le uniche adesioni alla sua linea ottenute da Giavazzi sono quelle di Brunetta, che arriva a dire che se avesse Padoa Schioppa come studente lo boccerebbe, mentre in realta' nessuno ha mai capito come e con che mezzi il Brunetta stesso sia riuscito a laurearsi e a fare anche carriera, e quella di Capezzone che, come e' noto a tutti, e' il piu' accreditato per il prossimo Nobel per l'economia.
Io non sono un economista, e quindi mi guardo bene dall'intervenire su questioni tecniche, ma quello che penso e' che sono benvenuti gli economisti che, in base all'esame della realta' che hanno davanti, cercano di suggerire dei modi efficaci per ottenere i risultati desiderati, consapevoli di muoversi in un mondo di cui conoscono ben poco delle regole di funzionamento. Mentre sono da sfuggire come la peggiore delle pestilenze quelli che, in base ad una loro teoria astratta, pensano di avere la ricetta buona piu' o meno per tutte le stagioni, senza rendersi conto che l'economia non e' una scienza, non lo e' mai stata e difficilmente lo sara' mai, ed in un mondo complesso i migliori modelli teorici sono al massimo come un fiammifero acceso nell'oscurita' piu' totale: illumina solo qualche centimetro quadrato intorno a se' e dura molto poco.
Chissa' perche', ma Giavazzi mi sembra appartenere piu' a questa seconda schiera che alla prima. Ed il perche' piaccia tanto ad alcune parti della sinistra rimane per me uno dei misteri piu' oscuri.
postato da: mikecas alle ore 14:39 | link | commenti (2)
categorie: politica, economia
martedì, 22 agosto 2006

Ancora sul Partito Democratico

In questi quasi due mesi in cui, causa il dolore e la difficolta' di scrivere, ho praticamente abbandonato questo blog, sono successe tantissime cose che mi hanno colpito e avrebbero meritato un commento.
Probabilmente di alcuni di questi argomenti sara' possibile riparlarne, perche' ci saranno altri sviluppi, e per qualcun altro i commenti sarebbero ormai inutili....
Approfitto della possibilita' di riuscire a scrivere con due mani per almeno qualche minuto per fare alcuni commenti su un argomento che e' solo apparentemente non in totale evidenza, ma sta sviluppandosi "sotto traccia".
Intendo la discussione e le azioni intese a formare il futuro Partito Democratico.
A totale favore di questa iniziativa c'e' la Margherita, ed in particolare la sua anima PPI. Completamente contrari sono invece le frange piu' di sinistra (qualunque cosa questo significhi) dei DS, che parlano sempre piu' apertamente della possibilita' di formare una nuova realta' di sinistra vista anche l'evoluzione del PRC indotta, ed un po' forzata, dal suo ex segretario, ma sempre leader, Bertinotti.
Un po' in mezzo al guado si trova la maggioranza dei DS, nonostante la decisione mostrata ufficialmente dai suoi leaders.
Le ragioni di queste diverse posizioni mi sembrano abbastanza chiare: La Margherita intende riproporre la possibilita' di ricostruzione della Balena Bianca democristiana, magari ripulita dalle frange piu' conservatrici. Per questo intende non porre alcun paletto che impedisca l'assimilazione dei tanti democristiani attualmente nella CDL, paletti tra cui ci sarebbe l'appartenenza al gruppo europeo socialdemocratico, nonche' qualunque riferimento alla sinistra. Per la maggioranza DS il problema e' esattamente il contrario: porre in evidenza l'appartenenza alla famiglia europea socialista come limite allo scivolamento al centro, perche' non c'e'e difficolta' ad accettare "conversioni" di ex UDC e simili, ma quello che sicuramente non vuole Fassino ne' chiunque altro della dirigenza DS e' uno spostamento del baricentro politico troppo verso posizioni totalmente democristiane.
In questa difficile situazione si inserisce la forza del cosiddetto "popolo delle primarie", cioe' di quella massa di persone che non si riconosce ufficialmente in nessuno dei partiti esistenti, e ne ha anzi un poco di ribrezzo.... ma sarebbe pronta ad impegnarsi, come e' stata pronta a votare le liste unitarie, se si presentasse una opportunita' che aprisse le porte veramente, e non solo a parole, a gente nuova, entusiasta ma anche molto "ingenua" dal punto di vista del vecchio modo di fare politica.
Poiche' e' abbastanza evidente che senza i partiti l'entusiasmo popolare puo' molto poco, come ha dimostrato l'esperienza dei "girotondini", ma senza l'entusiasmo popolare i partiti non riescono ad espandersi ed acquisire il vero ruolo di guida del paese, la situazione e' in un impasse.
Poiche' la spalla reclama il suo meritato riposo, e la situazione e' lontana dal risolversi in un modo o in un altro, credo posso chiudere qui ed avro' occasione di ritornarci sopra nel futuro.
postato da: mikecas alle ore 22:31 | link | commenti (1)
categorie: politica
sabato, 05 agosto 2006

La Triologia della Fondazione

Il mio invito alla lettura per il mese di Agosto, nel settore SF&Fantasy, sono dei vecchi romanzi di Isaac Asimov: La Triologia della Fondazione. Scritti alla fine degli anni '40 come serie di racconti su rivista, sono stati raccolti, con piccole variazioni, nei tre classici volumetti all'inizio degli anni '50.
Come dico come introduzione a questa presentazione, alcuni dei romanzi cosiddett "classici" devono essere letti, se si vuole avere una idea concreta dello sviluppo di questo settore della letteratura, e riconoscerne gli influssi anche nelle opere odierne.
Ma questi romanzi hanno qualcosa di piu', hanno un'attualita' dovuta alla enorme capacita' di Asimov di intuire  la vera essenza dei problemi che esamina. Ed in queste storie quello che prevale e' la chiarezza dei limiti di una ipotetica possibilita' di descrivere matematicamente, in modo statistico, l'evoluzione della societa' umana.
Considerazioni che ancora oggi dovrebbero far pensare attentamente quelli che ancora credono nella possibilita' di disegnare una societa' "perfetta" a tavolino.
postato da: mikecas alle ore 21:20 | link | commenti (4)
categorie: politica, libri