Artigiani in piazza
Oggi a Milano si e' svolta una manifestazione degli artigiani, per protestare contro la finanziaria, sport diventato estremamente diffuso, ultimamente.
Qui si puo' trovare la cronaca di Repubblica.
Una frase detta dal presidente della Confartigianato Guerrini merita di essere riportata:
Oggi sentiamo tanto odore di minimum tax, di voglia di tassare attraverso gli autonomi, di elevare la pressione fiscale solo in una direzione, verso gli artigiani, verso chi lavora e produce.
Di fatto, l'unica misura concreta presente nella finanziaria e' l'aumento dei contributi previdenziali a favore degli apprendisti. Questa misura, mitigata di molto nell'iter di approvazione, cerca di venire incontro in modo minimo alla generale richiesta di lotta al precariato e alla sua mancanza di protezione sociale. I privilegi nel costo degli apprendisti erano eccessivi, e sono stati semplicemente ridotti. Capisco che un privilegio che si prolunga nel tempo possa essere considerato alla fine un diritto, ma per un'organizzazione nazionale dovrebbe essere facile distinguere.
Ma la protesta maggiore va contro la dichiarata intenzione di inasprire i livelli degli studi di settore.
Ora, non vi e' dubbio che la tassazione attraverso gli studi di settore puo' apparire, e lo e' per molti versi, ingiusta perche' costringe di fatto a pagare tasse corrispondenti a quel livello di reddito anche chi quel livello non lo raggiunge, per evitare infiniti controlli e vessazioni. E' anche pero' vero che, essendo tra l'altro concordati con la categoria, risultano estremamente bassi. Infatti se le dichiarazioni dei redditi esibite dagli artigiani, ma anche da altri lavoratori autonomi, perche' in questo gli artigiani non rappresentano un'eccezione, fossero non dico esatte, perche' questo non puo' essere richiesto in Italia, ma almeno con qualche minimo elemento di realta', saremmo in una grave emergenza sociale. Infatti una gran parte della popolazione risulterebbe a malapena sopravvivere in condizioni di estrema indigenza, al cui confronto i pensionati al minimo sarebbero dei decenti redditieri.
Poiche' cosi' non e', ci sarebbe da chiedere qualche istante di meditazione prima di fare certe affermazioni.
Walter Tocci si e' dimesso
Ho ricevuto la notizia che Walter Tocci si sarebbe dimesso da Responsabile di Universita' e Ricerca dei DS. Quello che segue e' (dovrebbe essere) la sua comunicazione.
Uso un po' di cautela perche' non sono ancora riuscito ad avere conferma della notizia.
MI SONO DIMESSO
Ho rassegnato le dimissioni da responsabile DS per ricerca e università. Chi
ha letto i comunicati precedenti avrà compreso le mie riserve su tante cose
che va facendo il governo e anche su quelle che non va facendo. Gli
obiettivi del nostro programma elettorale erano ben diversi. Con tanti di
voi, sia in pubbliche riunioni sia negli scambi di messaggi, mi ero
impegnato, a nome del mio partito, a realizzarli. Non posso non prendere
atto dello scarto tra le parole e i fatti. Le mie dimissioni sono un
elementare strumento di chiarezza, senza il quale non sarei neppure in grado
di continuare a rivolgermi a coloro che hanno creduto alle mie
dichiarazioni.
In queste settimane ho lavorato intensamente alla Camera per portare
correzioni profonde alla finanziaria, ma il risultato è insoddisfacente.
Rimango però fiducioso, come vi ho scritto ieri, che al Senato si potranno
determinare ulteriori miglioramenti, forse l'eliminazione completa dei tagli
e magari anche risorse aggiuntive da distribuire secondo i risultati della
valutazione.
Se così fosse torneremmo al punto di partenza e quindi dovremmo poi
deciderci a svolgere in positivo il nostro programma. I nostri propositi
erano e devono rimanere ambiziosi. In pochi anni enti e università
dovrebbero diventare le migliori istituzioni del paese e collocarsi nei
punti alti del confronto internazionale. E' una delle poche carte che l'
Italia può giocare per la crescita civile ed economica. Essa comporta però
un grande coraggio riformatore. Non è il tempo dei pannicelli caldi. E'
necessaria una trasformazione profonda delle regole, delle strutture e della
mentalità consolidata negli enti e nelle università. Avevamo individuato
nella valutazione la leva capace di spezzare l'alleanza perversa tra i vizi
e le virtù della nostra accademia, in modo da liberare le migliori energie
che oggi sono ingabbiate e favorire un ricambio generazionale basato sul
merito. Si tratta di un nuovo approccio che non può convivere con la vecchia
logica burocratica ed implica dunque non tanto l'approvazione di nuove leggi
quanto la cancellazione di quelle inutili. Se non vuole rimanere un vezzo
retorico il primato della valutazione deve comportare una rivoluzione
copernicana nel governo del sistema: si tratta di eliminare l'apparato di
controllo normativo e passare alla verifica dei risultati. Solo per questa
via la sacrosanta Autonomia potrà finalmente conciliarsi con la sorella
smarrita che si chiama Responsabilità.
Continuerò a impegnarmi per questa prospettiva come deputato e come
militante del mio partito. E soprattutto, se lo vorrete, continuerò il dialo
go con tutti voi, informandovi sull'attività parlamentare ed ascoltando le
vostre osservazioni e proposte che mi hanno aiutato in questi anni a capire
tante cose del nostro mondo.
La mia non è affatto una scelta di rinuncia e anzi chiedo a tutti coloro che
sono impegnati a vario titolo per la politica della conoscenza di continuare
a farlo perché il governo ha tanto bisogno di essere aiutato a realizzare
ciò che è nelle sue intenzioni.
Ho fiducia nel centrosinistra, nel mio partito e nelle persone che lo
dirigono, innanzitutto nel nostro segretario Piero Fassino, che è forse uno
dei leader politici del paese più attento alla priorità della ricerca, e poi
nella nostra squadra di governo che ha le competenze e il mandato per fare
una buona politica della conoscenza. Continuerò a collaborare con il
dipartimento Sapere diretto da Andrea Ranieri, con il quale ho lavorato in
piena sintonia in questi anni.
Nonostante il valore dei singoli non siamo ancora riusciti dirigerci verso
la strada che noi stessi avevamo tracciato. Perché accada questo paradosso è
complesso da capire a ancor più da spiegare. C'è qualcosa che non funziona
nella politica del centrosinistra, che rende difficile il dispiegamento di
una proposta chiara al paese, come ci ha ricordato il presidente Ciampi. E'
aperto un dibattito, proprio in queste settimane, sui modi migliori per
superare tale difficoltà Ma di questo problema più generale avremo modo di
parlare in altre occasioni.
Intanto, vi saluto e vi ringrazio per l'attenzione che avete prestato al mio
lavoro.
Walter Tocci
Tenendo conto degli ultimi interventi di Tocci, e del tono del messaggio, il tutto mi sembra autentico. E' la dimostrazione che spesso anche le migliori intenzioni, le proposte piu' serie e coraggiose, se pur condivise, faticano a trovare applicazione nella melma dell'attivita' politica concreta, affogate da particolarismi e da difese corporative del presente, dei piccoli privilegi dannosi anche per chi li sfrutta, dall'incapacita', oggi, della politica a guardare lontano, al domani e magari un poco oltre.
Lo sviluppo della ricerca, il passaggio ad un'industria innovativa e ad alto valore aggiunto sono l'unica strada che questo paese ha per invertire la direzione di decadenza che sta percorrendo a tutta velocita'. Ma per cambiare rotta bisogna avere il coraggio e la forza di imporre soluzioni nuove, di imporre limitazioni di privilegi, ma anche di premiare chi si pone nella nuova direzione pronto ad assumerne i rischi.
Tornero' su questo tema.... per ora sono troppo amareggiato.
PS ora la notizia e' stata convermata su dsonline
Si rinnova (per meta') la redazione di Kilombo
Sono aperte le votazioni per l'elezione di tre nuovi menbri della redazione di Kilombo, l'aggregatore dei blog di sinistra cui anche io sono associato. Devo quindi votare, e' un obbligo democratico. Ho letto i programmi dei candidati, e mi e' venuta paura....
A me Kilombo piace cosi' com'e', senza pretese di essere una comunita' organica, senza pensare di imporre alcuna linea editoriale, solo un luogo dove tutte le varie anime della variegata sinistra italiana possono rendere piu' evidente il proprio pensiero su tutto quello che rappresenta il nostro universo personale. Con pochi e chiari limiti posti nella Carta Istitutiva. Io non voglio altro.
Invece troppi dei nuovi candidati hanno idee innovative, se non "rivoluzionarie" (faremi passare il termine
), idee che comportano modifiche sostanziali e che rischiano di creare dissensi forti, che normalmente finiscono con scissioni, abbandoni e via via con la perdita di coerenza del progetto....
Come sempre, quando si ha paura di qualcosa, si finisce per esagerare nel senso opposto... ed e' per questa ragione che io votero' per Francesco Costa... 
Solo che dovranne essere eletti in tre..... 
Speriamo bene....
Rinnovati tutti i vertici dei “servizi”
Da Repubblica on-line riporto solo un brano:
Quanto a Pollari, il direttore uscente del Sismi viene proposto per la nomina a Consigliere di Stato: gli verrà conferito un importante incarico speciale alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Finalmente, dopo molti tentennamenti, dubbi, indecisioni che hanno dato modo a questa storia di assumere l’aspetto di una farsa, ed ai vari personaggi coinvolti di apparire burattini o burattinai, a volte scambiandosi il ruolo, sono stati sostituiti i vertici dei “servizi”.
Ma solo a partire dal 16 Dicembre, in modo da permettere agli interessati di “svuotare le scrivanie” con tutto comodo.
Dal brano riportato risulta inoltre che l’uscita di scena di Pollari avviene su una stuoia rossa, un’estromissione che sembra piu’ una promozione.
Evidentemente aveva ben ragione di ritenersi “al sicuro”.
Come diceva Andreotti?.....
La Finanziaria: il solito Spezzatino smangiucchiato boccone per boccone
E' uno dei problemi piu' grossi della governabilita' italiana, ma e' anche una delle condizioni piu' fortamente volute dal nostro ceto politico: in Italia ogni minimo dettaglio di ogni regola o provvedimento pubblico deve essere approvato, sotto forma di legge, da entrambi i rami del Parlamento. Non vi e' alcuna possibilita' che al Governo, cui si e' accordata la fiducia, che puo' essere revocata ad ogni momento, venga lasciata la responsabilita' di scelte, magari in ambiti delimitati, che il Parlamento, ma sopratutto i singoli parlamentari, non possano modificare. Non e' un caso l'aumento delle Leggi Delega, che un minimo spiraglio di responsabilita' lo lasciano.
Questo volonta' di mantenere ogni dettaglio sotto il diretto controllo del Parlamento deriva dalla possibilita' che offre a gruppi piccoli o piccolissimi, ed addirittura a singoli parlamentari, come succede ora, di imporre il proprio ricattuccio, vuoi per accontentare le solite fameliche clientele, vuoi per acquisire "visibilita' politica".
La Legge Finanziaria, forse l'atto piu' importante dovuto ogni anno dal Governo, non sfugge a questo destino, peggiorato dal fatto che essendo una legge che "deve" essere approvata, la tentazione da parte di tutte le lobby e corporazioni di "ficcarci dentro" qualunque cosa si spera di ottenere e' estremamente forte. Inoltre ogni singolo provvedimento puo' essere modificato, smussato, capovolto, a volte in totale disprezzo della "filosofia" di base che puo' aver guidato la stesura della legge nel suo complesso, facendone risultare uno spezzatino in cui ogni pezzo e' stato mordicchiato, risputato, assaggiato.
Se quello che dico sembra eccessivo, leggete i dettagli della discussione che sta avvenendo in Parlamento.
Ovviamente non mi riferisco alle proteste o alle prese di posizione, alle proposte aggiuntive o limitative che da diverse parti vengono fatte, in nome ed a difesa di interessi definiti, pubblicamente esposti.... questo e' il vero gioco democratico, ed il Governo ne deve tener conto, valutando come perseguire i suoi obiettivi e aggiustare errori o eccessi, proponendo, se lo ritiene opportuno, degli emendamenti alla legge, che dovrebbe pero' essere approvata in blocco.
Quello che e' insopportabile e' la piccola modifica di parte, lo smussare qua e la' ogni singolo articolo, da parte di gruppettini trasversali di parlamentari che in questo ignorano totalmente cosa significa il senso dello Stato.
Rita Levi Montalcini e i tagli alla Ricerca
Nel programma dell’Unione, e nella campagna elettorale, con l’accordo di tutti, si e’ sbandierato il concetto che l’unico modo che l’Italia puo’ avere di uscire dal vicolo cieco della guerra al ribasso sul costo del lavoro coi paesi emergenti e’ lo spostamento della base produttiva verso prodotti a maggior valore aggiunto, con contenuto innovativo e di ricerca decisamente superiore, e che quindi gli investimenti nella ricerca scientifica e nell’istruzione superiore dovevano essere prioritari, a differenza di quanto aveva fatto il governo precedente.
Poi ci siamo trovati davanti una finanziaria in cui, rispetto a risibili finanziamenti per nuove assunzioni di ricercatori, condizionate da innumerevoli limiti e comunque rimandate all’anno successivo, sono presenti ulteriori tagli, oltre quelli gia’ effettuati in corso d’anno. E si tratta, come al solito, di tagli indiscriminati, mai selettivi, incapaci di distinguere quello che puo’, o deve, essere tagliato da quello che deve essere invece potenziato.
Non ho personalmente alcun dubbio che nel mondo universitario italiano vi siano sprechi e spese eccessive, ma limitarsi a ridurre il finanziamento globale significa anche lasciare ai gruppi di potere interni continuare a fare quello che hanno sempre fatto, senza alcuna deriva positiva. E chi sara’ penalizzato sara’ comunque il nuovo, siano nuove assunzioni di giovani che nuove e piu’ valide iniziative, che dovrebbero essere valutate a parita’ con le altre, ma non lo saranno, in queste condizioni. Ne’ si puo’ limitarsi ad imputare alle Universita’ questa incapacita’, perche’ le Universita’ sono l’immagine del paese, immagine dove trovano posto, con il potere relativo, tutte le corporazioni che appesantiscono l’economia nazionale. Non e’ con la sola buona volonta’ di qualche rettore che questo meccanismo puo’ essere rotto. C’e’ bisogno che lo stato decida a priori chi finanziare e chi no. In alternativa, se questo non e’ possibile, per far fronte alle promesse si puo’ solo aumentare il finanziamento globale, indirizzandolo, per quanto possibile, verso le innovazioni e lo svecchiamento necessario.
La mia impressione e’ che al Ministero dell’Economia siano bravi a fare i conti generali, ma siano piuttosto scarsi nella comprensione dei meccanismi che si vorrebbero mettere in moto. E sicuramente ignorano tutto della ricerca e dell’universita’.
E’ stato quindi un bene la secca dichiarazione della Montalcini, una che la ricerca di alto livello sa bene cosa sia e come puo’ essere ottenuta. Un sollecito che e’ poi un semplice richiamo al programma stesso, nulla piu’.
E’ poi stupefacente osservare che nei notevoli mezzi dedicati a supporto dell’industria, praticamente nulla e’ condizionato seriamente a decise innovazioni, ad assunzioni “vere” e a stipendio adeguato di figure professionali di alto livello scientifico, le uniche che possono fare da tramite tra l’industria e la ricerca pubblica che, nonostante tutto, continua ad essere fatta, anche se e’ poco sfruttata industrialmente (vedi un mio articolo di qualche tempo fa).
Ora si assiste al solito gioco dell’ “avevo detto io”, con un gran numero di parlamentari che “scoprono” l’assurdita’ di tagli dove si era promesso, per valide ragioni, un forte sviluppo.
Le voci dei vari Tocci, e dello stesso Mussi, alzatesi in precedenza per lamentare questa assurdita’, non erano servite a niente.
Sia lode al fatto che qualche volta un premio Nobel riesce ad avere anche un significato concreto.
Partito Democratico e superamento della Socialdemocrazia
La discussione sul Partito Democratico prosegue intensa, tra proclami di inevitabilita', di sicure "magnifiche sorti e progressive", ma anche tra distinguo vari, prese di distanza, ed una sicura diffusa insoddisfazione della base dei DS.
Tra i blog, Titollo rappresenta l'esempio dell'anima pessimista, legata agli ideali socialdemocratici europei di cui non vede la necessita' di liberarsi, e Valerio quello dell'ottimismo prorompente, che ha gia' posto nella bara la socialdemocrazia e guarda diritto verso l'orizzonte per assistere al "nuovo corso" che "tutta l'Europa ci invidia".
Detto in questo modo sembra tutto molto ridicolo.
Ma a mio parere e' effettivamente tutto ridicolo. Sul piano politico ideologico, non credo vi siano dubbi che la socialdemocrazia debba evolvere seguendo i mutamenti del mondo, ma lo deve fare con continuita' con se' stessa, identificando i cambiamenti nella struttura sociale, riconoscendo le nuove forme di oppressione, i nuovi ceti sociali da difendere.... Un processo non facile, perche' molti sono ancora attratti dalle vecchie speranze di capovolgimento del mondo che la storia ha per ora seppellito, ma che non ha potuto sostituire con niente di altrettanto "coinvolgente", per cui qualunque cosa che non sia tutto risulta troppo poco. Ma un processo necessario e gia' in atto.
L'anomalia tutta italiana di una presenza di una relativamente forte componente cattolica che non si identifica completamente con il conservatorismo tipico di chi si fa scudo di questa religione, ma e' sempre molto sensibile ai richiami, incessanti, provenienti dalla gerarchia della chiesa e incapace quindi di aderire politicamente alla socialdemocrazia, come avviene invece in tutta Europa, e' credo all'origine di questa stupida e ridicola questione del Partito Democratico.
Le uscite di Rutelli non sono altro che la dimostrazione di questa impossibilita' di accordo reale, perche' anche se la tattica politica suggerirebbe un'apparentamento, questo non resisterebbe alla prima prova di resistenza al minimo diktat della chiesa, e sappiamo bene quanti ce ne sono in realta'.
Forse sarebbe invece da considerare come prioritaria l'esigenza ben espressa dal "popolo delle primarie" di un'apertura dei partiti verso il mondo di chi vuole partecipare anche senza doversi sentire "iscatolato" e costretto, pena il non contare niente, a partecipare a troppe discussioni e ad una vita di giochi di correnti e correntine, di cordate e di "gruppi di amici". Ipotesi preliminare per una politica un poco meno professionistica e dalle alte prebende e un po' piu' dei cittadini semplici.
Ratzinger e la Scienza
Un nuovo intervento di Ratzinger su scienza e fede in occasione dell'udienza ai partecipanti all'assemblea plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze. Data l'udienza, potrebbe essere ritenuta una dichiarazione "interna", a semplice uso dei credenti, ma ogni parola del Papa ha una immediata diffusione ed acquista, come per un moderno "miracolo", un significato generale. Due frasi mi hanno particolarmente colpito, tra quelle riportate da La Repubblica:
gli scienziati "siano sempre al servizio della vita, dell'uomo, del creato e dell'ambiente" ma senza avere mai la pretesa di "sostituirsi a Dio"
Gli scienziatidevono essere "guidati dal rispetto per la verita' e da un onesto riconoscimento dell'accuratezza", consapevoli "delle inevitabili limitazioni del metodo scientifico".
Mi spiace che le frasi di Ratzinger non siano riportate per esteso, per cui puo' rimanere il dubbio di una non fedele ricostruzione, ma prendendo per buona questa ricostruzione, ci sono alcune osservazioni che "devono" essere fatte.
Difficilmente si puo' trovare uno scienziato che pensa che la Scienza si sostituisca a Dio, normalmente il concetto chiaro a quasi tutti gli scienziati e' che la Scienza si occupa del mondo materiale, e Dio dovrebbe occuparsi del mondo spirituale. Sono i Ratzinger invece che pensano che Dio (cioe' la chiesa) non possa essere sostituito dalla Scienza, ma questo e' affare loro e della loro superstizione.
Inoltre ogni vero scienziato e' assolutamente e totalmente cosciente delle limitazioni del metodo scientifico, limitazioni che pero' non possono essere compensate da alcuna Verita' Rivelata, perche' non di limitazione si tratterebbe, ma di totale capovolgimento. E mi piacerebbe anche sapere se i credenti in tale Verita' sono coscienti dei profondissimi limiti razionali ed intellettuali di quella stessa Verita', cosa di cui dubito molto.
E' quindi un'esortazione a senso unico, quella di Ratzinger, di cui non vi era dubbio....
Spiace vedere che se ne dia sempre tanta pubblicita' senza mai contrapporgli un'opinione contraria, delle tante ed autorevoli che e' facile trovare.
Icehenge
Il suggerimento di lettura per il mese di Novembre, di argomento SF&Fantasy, e' Icehenge, uno dei primi romanzi di Kim S. Robinson in cui si ritrovano molti dei temi che questo raffinato scrittore ha sviluppato nelle sue opere maggiori. Opere che non possono essere lette nella loro interezza in Italia perche' delle due trilogie, una sullo sviluppo di Marte e la nascita di una civilta' diversa e a volte contrastante con quella terrestre che le ha dato origine, e la seconda su tre possibili futuri del mondo, vissuti nell'Orange County californiana, Mondadori ha pubblicato solo i primi volumi di entrambe, e del resto non si e' avuta piu' notizia.
Uno degli argomenti principali di Icehenge e' l'effetto di una limitazione della memoria, anche in presenza di una vita molto lunga. L'analisi del ruolo della memoria nel definire la personalita' di un individuo lo accomuna ai romanzi che ho presentato in Ottobre, la trilogia dell'Ecumene Dorato.