Livellatore di Utopie

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lunedì, 30 aprile 2007

I Cantieri della Sinistra

Titollo si chiede: "ma quanti e quali cantieri si sono aperti nel centro-sinistra?"
Le risposte sono state abbastanza ironiche, come d'altra parte era la domanda stessa.
Cercando pero' di essere un poco piu' "seriosi", una risposta onesta a quella domanda non e' priva di perplessita' e sicuramente indice di problemi nel centro sinistra stesso.
Forse niente che non si possa superare con un po' di buona volonta' da parte di tutti, ma questa frase mi e' sempre suonata allo stesso livello del "siate tutti buoni" di quando, molto piccolo, andavo all'oratorio.
Un'osservazione dall'esterno dei vari "cantieri" non puo' che osservare alcuni fatti: ognuno si dichiara entusiasticamante disposto ad accogliere i "profughi", o a fare una qualche forma di unione, purche' le proprie caratteristiche, le proprie individualita' vengano non solo conservate, ma anche valorizzate.
Si parla di "federazioni", che, a mia conoscenza, significa solo che nessuno e' disposto, nemmeno per sbaglio, o per riconosciuta incapacita' pregressa, a mollare la poltroncina su cui e' assiso.
E' ovvio che il "rischio referendum" stia portando molti dei cespuglietti ad offrire possibilita' di unione agli altri, ma al momento la paura non sembra ancora tanta da convincerli anche a mollare qualche poltroncina in nome del bene comune, che credo ciascuno interpreti come il bene personale.
In tutto questo rimane il grande dubbio di come si puo' organizzare, e di quanto peso elettorale alla fine disponga, la diaspora DS. E forse questo e' il dubbio che sovrasta tutti gli altri e li condiziona completamente.
postato da: mikecas alle ore 21:08 | link | commenti (4)
categorie: politica, realta
domenica, 29 aprile 2007

Unita' a Sinistra: non basta la parola

Da Repubblica-on-line:

"Una sinistra "larga e di governo" da realizzare pero' in tempi non infiniti, cominciando con l'attivare una sorta di coordinamento permanente tra i gruppi della sinistra critica in Parlamento. E' una chiamata a venire allo scoperto quella che ha fatto oggi Fabio Mussi, intervenendo alla quarta assemblea nazionale di 'Uniti a sinistra', la rete associativa che ha tra i suoi promotori tra gli altri Pietro Folena e Aldo Tortorella. Tra i partecipanti anche Maura e Armando Cossutta, Giovanni Russo Spena, Sandro Curzi, Paolo Cento, Antonello Falomi."

Io sono stato, e continuo ad esserlo, contrario al Partito Democratico come viene costituendosi, aperto ampiamente a destra e chiuso a sinistra. Con elementi fondamentali, per me, come la laicita' dello stato che vengono evitati e sono piu' sfuggenti di un'anguilla. Con un "socio fondatore" che, alla faccia della democraticita' sbandierata nel nome, pone condizioni a priori a quale dovra' essere la collocazione internazionale del partito, materia che penso di esclusiva pertinenza degli iscritti, che decideranno a maggioranza. L'incapacita' della parte DS di porre precisi requisiti che di fatto impediscano la partecipazione al nascente partito della cricca dei Teo-dem.....
Sono tante le ragioni che mi porterebbero a favore di una coalizione piu' di sinistra, con chiari obiettivi di governo, legata agli ideali socialisti rivisti alla luce della realta' di questo secolo, come stanno facendo gli altri partiti socialisti europei.
Ma leggendo la lista dei nomi che sarebbero promotori di questa iniziativa, onestamente mi cadono le braccia, e non so piu' dove sta il peggio.
postato da: mikecas alle ore 19:34 | link | commenti (10)
categorie: politica, realta
sabato, 28 aprile 2007

L'Italia e l'innovazione tecnologica

Qualche tempo fa e’ apparso il rapporto sulla "Condizione Occupazionale dei laureati italiani" presentata a Bologna da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario a cui aderiscono 49 università italiane.
Quello che sostanzialmente se ne evince e' che i laureati italiani stentano a trovare una adeguata occupazione in un tempo ragionevole. Ma e' anche vero che in Italia abbiamo un numero relativo minore di laureati rispetto agli altri paesi sviluppati.
Questo apparente contrasto e' analizzato in questo mio ultimo articolo, L'Italia e l'innovazione tecnologica, in cui preciso meglio alcuni spunti che avevo gia' presentato.
In questo articolo cerco di approfondire un po' il problema specifico dell'innovazione tecnologica, aiutato anche dalla lettura di due libri: "La scomparsa dell'Italia industriale" di Luciano Gallino, ormai un classico che tutti dovrebbero leggere e che mi e' stato da giuda in questi anni in cui ho incominciato ad interessarmi a problemi piu' politici della scienza, e "Innovazione cercasi" di Francesco Daveri, di piu' recente lettura.
La cosa evidente e' che senza una sostanziale sterzata dell'industria italiana verso settori meno maturi, a maggior valore aggiunto, basati su massicce dosi di innovazione tecnologica, siamo inevitabilmente destinati a veder ridursi il nostro livello di vita effettivo.
Non e' una prospettiva facile da accettare, ma l'unica soluzione possibile implica uno sforzo coerente dell'intero paese, con sacrifici ben distribuiti. Ed una classe politica che non si limiti a fare delle promesse, ma poi riesca a metterle in pratica.
postato da: mikecas alle ore 19:21 | link | commenti (2)
categorie: economia, scienza, scienza e politica
venerdì, 27 aprile 2007

Berlusconi assolto per l'affare SME

Berlusconi e' stato assolto da uno dei capi d'accusa al processo per la vendita SME, in cui e' risultato provato che una sentenza era risultata "pilotata", per non aver commesso il fatto.
In parole povere, il passaggio di oltre quattrocento milioni da un conto della Fininvest al giudice Squillante per "finalizzare" la sentenza non e' stato effettuato personalmente da Berlusconi.
Se siamo in un paese in cui per dimostrare l'avvenuta corruzione di un giudice da parte di un "poveraccio"  bisogna pescare materialmente il "poveraccio" con i soldi in contanti nelle mutande mentre incontra personalmente il giudice, siamo proprio messi male, in quanto a giustizia.
Temo che siamo veramente in un paese del genere.
postato da: mikecas alle ore 21:39 | link | commenti (2)
categorie: politica, satira politica
mercoledì, 25 aprile 2007

Discorso Intorno al Costituendo Partito Democratico

E’ abbastanza ovvio, poiche’ siamo in Italia e nel variegato e litigioso mondo della sinistra, che sul PD piovano critiche feroci e una dose assolutamente non piccola di insulti da parte di chi e’ sempre stato avversario delle forze politiche che stanno portando avanti questo progetto. E’ altrettanto ovvio che queste critiche, ma sopratutto questi insulti, debbano essere del tutto ignorati se si vuole fare un discorso concreto su cosa vorrebbe essere, cosa e’, e cosa probabilmente sara’ questo nuovo polo politico che ha sicuramente ambizioni di egemonia a sinistra.
Vanno invece valutate attentamente le analisi di chi fa parte dei partiti che cercano di unirsi in questo nuovo soggetto, sia che ne siano favorevoli sia che ne siano contrari. E sono anche da valutare attentamente le posizioni di chi, pur non appartenendo ufficialmente ad alcun partito, viene ad essere il “target” principale dell’iniziativa per incrementare il supporto al di la’ di quello di chi la propone.
I favorevoli mettono in risalto i migliori risultati elettorali delle liste comuni, il successo delle primarie per l’indicazione di Prodi a leader dell’Unione, in cui furono chiamati ad esprimersi anche i non iscritti ai partiti e ci fu una grande partecipazione. Ritengono quindi che un partito nuovo, libero dai vecchi steccati ideologici che i giovani non condividono e molto spesso nemmeno conoscono, aperto quindi a tutti quelli che si riconoscono in un impegno di maggiore soliditarieta’ sociale, sia il modo giusto per coagulare una forza sufficiente a rappresentare la guida e nello stesso tempo dare una forte garanzia democratica alla sinistra che vuole governare.
Chi e’ contrario evidenza invece le profonde differenze che esistono tra quelli che spingono per la formazione del PD su questioni particolarmente rilevanti, quali il significato della laicita’ dello stato e di conseguenza sui temi eticamente sensibili. Ritengono inoltre che il nuovo soggetto politico dimentichi completamente, a volte volutamente, i principi del socialismo storico, che dovrebbe rimanere alla base di ogni formazione politica di sinistra. L’adesione al PSE e’ quindi una questione decisiva e l’avversione a questa scelta da parte di alcuni ben definiti esponenti della Margherita rende impossibile la convivenza in uno stesso partito.
Tutto sommato, guardando dall’esterno, si puo’ dire che entrambe le posizioni hanno perfettamente ragione.
Poiche’ le conseguenze pratiche sono pero’ opposte, perche’ una presuppone la costituzione del PD e l’altra no, e’ necessario cercare di capire quale delle due ha possibilita’ maggiore di risultare corretta nella realta’, e non solo nel mondo dei principi.
Dal punto di vista dei favorevoli l’elemento principale, quello che dovrebbe fare veramente la differenza rispetto al passato, e’ la rottura degli schematismi ideologici e l’apertura alla societa’ civile, anche in termini di nuova classe dirigente. Ma qui credo che le aspirazioni di alcuni si scontrino pesantemente con le strutture consolidate di quella che e’, a tutti gli effetti, una nuova classe sociale, cioe’ quella dei politici (vedi ad esempio questo articolo ). Che una reale apertura a persone nuove, la decisione dal basso per le nomine a tutti i livelli e per tutte le candidature, evitando l’uso delle cordate di corrente e/o clientelari, sia realmente realizzabile e’, a mio parere, piuttosto difficile. Anche dando fiducia a chi ci crede, e lo propone esplicitamente, penso che la forza, economica e di potere, delle strutture intermedie, dell’esercito dei politici di professione ad ogni livello, dei piccoli o piccolissimi interessi personali, potrebbero facilmente avere il predominio, col risultato che il “nuovo” PD sarebbe una banale riedizione di un partito tradizionale, con in piu’ i difetti evidenziati da chi e’ contrario.
Gli avversari dell’iniziativa sottolineano principalmente il fatto che il PD abbandona sostanzialmente la linea socialista europea, di cui invece ritengono debba essere mantenuta una forte rappresentanza italiana, ed accusano i fautori del PD di essere succubi di una parte dei cosiddetti “poteri forti”.
Il problema, secondo me, e’ che in questa difesa del socialismo si finisca per non accorgersi dei problemi che il socialismo stesso ha in generale. Dopo il crollo dell’URSS e’ diventato evidente a tutti che non esiste nessuna soluzione concreta per il “superamento del capitalismo”, che e’ in ogni caso l’obiettivo del socialismo piu’ radicale. Mentre in Europa le varie forze socialiste cercano, a fatica, di trovare una nuova via che faccia a meno di questa improponibile obiettivo, la nascita di un nuovo partito politico italiano in nome dei vecchi ideali socialisti potrebbe significare l’ennesima edizione di un partito minoritario, escluso totalmente dalla gestione di un paese inevitabilmente capitalista.
Il problema del nuovo socialismo credo sia trovare il modo, ed i mezzi, per controllare gli aspetti piu’ animali del capitalismo in questa sua fase globale, modo che sicuramente non consiste nel ritenere possibile “l’uscita dal capitalismo” che ancora molti, magari in modo non esplicito, ritengono debba essere l’obiettivo vero della sinistra.
Tenendo conto di queste osservazioni, si puo’ dire che sicuramente le due fazioni che si confrontano nella formazione del PD non possono avere entrambe ragione.
E’ difficile prevedere chi delle due abbia la piu’ alta probabilita’ di prevalere, ma sicuramente e’ possibile dire che vi e’ un’alta probabilita’ che abbiano entrambe torto.
postato da: mikecas alle ore 22:43 | link | commenti (2)
categorie: politica, sociopolitica
lunedì, 23 aprile 2007

E' Morto Boris Eltsin

All'eta' di 76 anni e' morto Boris Eltsin, il primo Presidente della nuova Russia. La persona accusata di aver svenduto la gran parte dell'immenso patrimonio statale dell'URSS alle nuove oligarchie interne e alle multinazionali straniere, di aver preparato la strada al regime di Putin, di aver tradito tutte le speranze di democrazia sorte dal crollo del vecchio regime sovietico.
Io credo che Eltsin abbia fatto, piu' o meno, quello che era inevitabile venisse fatto in quella situazione, e se non la faceva lui, l'avrebbe fatto qualcun altro. In realta' il tentativo, ambizioso e lungimirante, di un "atterraggio morbido" portato avanti da Gorbaciov aveva probabilita' zero di riuscire.
Quando un regime tenuto insieme con la forza perde la capacita' di mantenere in funzione la forza necessaria per la sua sopravvivenza, non e' mai possibile una transizione dolce, ma sono sempre e solo gli spiriti animali a prendere il sopravvento.
E questo e' successo anche per l'URSS, dove la forza necessaria alla classe burocratica per mantenere il potere non era il risultato di un errore storico, ne' l'effetto di un "tradimento" dello spirito rivoluzionario originale, come ad alcuni continua piacere pensare, ma semplicemente l'unico modo trovato dalla storia per sviluppare in modo concreto le premesse della rivoluzione bolscevica e l'istaurazione dei soviet degli operai, dei contadini e degli studenti. Lo sviluppo e il dominio di una nuova classe burocratica. Ed ora sappiamo bene che quello sviluppo era inevitabile, anche se i dettagli sono dipendenti dalla casualita' storica, e potevano essere diversi.
Che quel tipo di societa' non potesse competere sul piano dell'efficienza con quella capitalistica e' stato evidente abbastanza presto. Che fosse anche una societa' oppressiva ed assolutamente insopportabile per la maggior parte dei suoi cittadini l'abbiamo dovuto imparare per esperienza.
Lascia un po' perplessi il fatto che ci sia ancora qualcuno che non l'ha capito.
postato da: mikecas alle ore 21:46 | link | commenti (1)
categorie: politica, sociopolitica
domenica, 22 aprile 2007

L'Inter vince lo scudetto di calcio 2006/07

Oggi si e' avuta, finalmente, la dimostrazione sperimentale che se si eliminano e/o si penalizzano un numero adeguato di squadre avversarie, addirittura l'Inter e' in grado di vincere lo scudetto sul campo....
Congratulazioni ai neroazzurri.....
postato da: mikecas alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: cazzeggio

Non NEL PSE ma CON il PSE

Queste le parole di Cicciobello Rutelli, probabilmente pensando di proporre una soluzione di compromesso ad uno dei piu' vistosi e irrisolvibili dissidi tra i costruttori del Partito Democratico.
Poiche' io sono molto, ma molto perplesso sulla possibilita' che quel coacervo di opinioni diverse riesca a rimanere insieme, ma forse, nel mio inconscio, mi auguro che il miracolo riesca, mi pongo una semplice domanda:

ma chi o cosa pensa di essere, Cicciobello, per imporre una decisione che, in ogni associazione democratica, anche se non ne porta il nome, e' delegata ovviamente alla volonta' della maggioranza degli iscritti?


O intende solo far capire che gli iscritti non conteranno una mazza?
postato da: mikecas alle ore 21:16 | link | commenti (3)
categorie: politica, realta
venerdì, 20 aprile 2007

La Maturita’ del Medioevo ed i Primi Vagiti del Capitalismo

Dopo un lungo periodo di letture comparate, nei tempi permessi dal lavoro e dalla vita quotidiana, sono riuscito finalmente a completare la seconda parte dell'articolo che mi ero riproposto di scrivere sul passaggio dal medioevo al capitalismo. Poiche' il mio mestiere non e' quello dello storico ne' dell'economista, il risultato puo' essere sicuramente molto discutibile, e non pretende di essere particolarmente originale.
Pero' credo che alcuni aspetti del meccanismo di evoluzione della societa' umana che incominciano ad apparire in questa analisi, e che spero di riuscire a rendere ancora piu' evidenti nel seguito, siano importanti per incominciare a capire meglio come sta evolvendo l'attuale societa' capitalista, che e' poi lo scopo finale di questo lavoro.
Nelle note che fanno da collante a questo insieme di articoli, cerco di spiegare lo scopo di tutto questo mio studio che, anche se da dilettante, penso abbia anche degli aspetti che meritano un'occhiata non del tutto disattenta.
Questo articolo tratta del periodo che va da circa il 900 ai primi decenni del 1300, prima cioe' della profonda crisi che ha colpito l'intera Europa occidentale da cui partira' la terza parte di questo mio lavoro, per arrivare alla nascita del capitalismo coloniale.
Qui ho cercato di mettere in evidenza gli aspetti principali dello sviluppo demografico, del commercio e della rinascita delle citta', elementi del tutto interconnessi e non separabili tra di loro, che ha portato ad un periodo di prosperita' senza precedenti in Europa, ma anche gravido di tensioni sociali che le difficolta' degli anni successivi faranno poi esplodere.
postato da: mikecas alle ore 21:45 | link | commenti (1)
categorie: economia, sociopolitica
mercoledì, 18 aprile 2007

Perche' i politici ce l'hanno col Capitalismo Italiano?

Oggi e' scoppiata un'altra polemica, forse l'ennesima che si e' avuta in questi giorni, tra il mondo politico e la Confindustria. L'occasione e' stata una dichiarazione di Bertinotti, di cui e' difficile trovare la versione completa, a cui ha fatto seguito una cosidetta "nota della Confindustria".
Riportando dal Corriere della Sera:

ROMA - «La vicenda Telecom ci dice quanto il capitalismo italiano sia devastato. Il fatto che ci chiediamo se ci sia un imprenditore italiano con abbastanza soldi per intervenire su Telecom è sconcertante. Il capitalismo italiano è a un estremo di impresentabilità». Lo ha detto il presidente della Camera Fausto Bertinotti nel corso di una trasmissione televisiva. Confindustria ha replicato con una nota: «Le dichiarazioni del presidente della Camera confermano purtroppo il clima anti-impresa di larghi settori dell'attuale maggioranza». Il capitalismo italiano «ha trascinato il Paese fuori dalle secche della crescita zero e grazie allo sforzo delle sue imprese piccole, medie e grandi è tornato a misurarsi con successo sui mercati dopo un severo processo di selezione. In questa competizione le imprese italiane sono quasi sempre lasciate sole a differenza di quanto avviene in altri sistemi-Paese, più efficienti e più competitivi. Fare impresa in Italia è sempre più difficile per il carico fiscale più alto d'Europa, una burocrazia senza pari, il rischio sempre più frequente di veder cambiare in corsa le regole del gioco. Ma forse - sottolinea ancora Confindustria - quello che piace è il modello del capitalismo di Stato che ha ridotto l'Alitalia nelle condizioni attuali. Gli imprenditori italiani - si legge nella nota - continueranno con rigore ed impegno nella loro difficile sfida e invitano il presidente della camera ad un contatto più diretto per conoscere il volto vero del nostro capitalismo. Certo il dibattito sulle vicende economiche che riguardano il paese sta toccando livelli che sconcertano e preoccupano».

Onestamente mi piacerebbe sapere chi e' l'estensore di questa Nota della Confindustria, perche' mi vorrei segnare il nome di una persona che deve avere almeno quattro palmi di pelo sullo stomaco per dire queste cose senza vomitare dalla vergogna.
Il capitalismo italiano, rigorosamente in minuscolo, e' per la sua massima parte un prodotto degli aiuti di stato. Sia in forma esplicita, specialmente per le industrie piu' grandi, in modi molto diversi, dai pensionamenti facili a carico INPS (e cioe' dei lavoratori), agli aiuti espliciti, molto grandi fino a che l'Europa non ha incominciato a mettere paletti varii, sia nascosti, a cominciare dalla totale tolleranza per l'evasione fiscale, che si e' sempre tradotta in un eccessivo carico contributivo per i lavoratori dipendenti. Se ci sono, giustamente, lamentele per il teorico grosso onere fiscale che graverebbe anche sulle aziende in Italia, bisogna sempre ricordarsi delle infinite vie di fuga che questo obbligo, ripeto solo teorico, permette quasi inpunemente.
Lamentarsi dell'ingerenza dello stato nell'economia da parte di chi vive praticamente solo per merito dell'aiuto dello stato, e questo e' vero anche per chi ha saputo sfruttarlo meglio e riesce a competere in modo ottimale nel mondo, e' un segno della totale ipocrisia in cui vive il cosiddetto ceto industriale italiano.
A meno che non viva in un puro mondo dei sogni.
postato da: mikecas alle ore 20:55 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia, sociopolitica