I Costi della Politica
E’ notizia di oggi, in parallelo al supporto che Berlusconi e’ andato a dare al candidato sindaco CdL al Comune di Monza, del proseguire dell’iter della formazione della nuova Provincia di Monza e Brianza, che dovrebbe concludersi nel 2009. Questa provincia verrebbe ad incastrarsi, non senza qualche fatica, tra la vecchia provincia di Como e la piu' recente provincia di Lecco, togliendo ulteriore territorio alla provincia di Milano, che fra poco si limitera’ alla citta’ vera e propria, di estensione estremamente ridotta, e qualche sobborgo inglobato da anni nella Citta’ Metropolitana, concezione che stenta a farsi strada e che coinvolgerebbe, in modo ovvio per chi conosce la geografia della zona, anche Monza.
Insomma l’ennesima provincia di cui non si capisce l’utilita’, ed e’ solo un esempio portato alla ribalta da eventi occasionali, perche’ ne esistono infiniti altri del tutto equivalenti.
Se pero’ il fatto lo si guarda da un altro punto di vista, tutto acquista una sua logica, per quanto aberrante. Una nuova provincia significa una qualche decina di posti di Consiliere Provinciale, con prebende non trascurabili. Un certo numero di Assessori, che incominciano ad avere stipendi di notevole valore, piu’ qualche posizione decisamente alta, come il Presidente e qualche alto funzionario. A seguire viene la sequela dei posti operativi, dai segretari agli uscieri, senza dimenticarsi degli autisti delle inevitabili auto blu. Ma c’e’ ben altro, a volte difficile da vedere: sedi di rappresentanza, da acquistare o affittare senza badare troppo al costo, commissioni ad hoc per ogni disparato problema, con la pletora di consulenti che e’ ovviamente necessaria, visto che i politici, per definizione, non capiscono niente di niente ma decidono su tutto. Probabilmente mi dimentico aspetti che nessuno crederebbe essere di interesse provinciale, ma essendo fonte di sostentamento per la clientela della sottopolitica, si trovera’ sicuramente il modo di realizzare.
Tutto questo si aggiunge alla politica regionale la cui nascita, nelle pie intenzioni dei proponenti, avrebbe dovuto contemplare la scomparsa delle (allora ancora poche) provincie. Invece non solo le provincie si sono moltiplicate, ma le regioni si sono andate a configurare come delle specie di Stati nello Stato, con i propri parlamentari, portaborse, assessorati, commissioni, progetti speciali, con una disperata necessita’ di personale di ogni tipo, spesso pagato di piu’ dell’equivalente statale, ed ancora esigenza di sedi di rappresentanza locali, nonche’ di ambasciate in ogni parte del mondo dove, con la scusa di rappresentare la specificita’ regionale, trovano posto un numero assolutamente incredibile di figure istituzionali, sempre a spese dei contribuenti, e tipicamente con prebende tendenti all’alto o al molto alto.
Anche i comuni hanno cercato di innovare in questa direzione, per cui i piu’ grandi si sono divisi in municipi o circoscrizioni, mentre quelli che non potevano oggettivamente farlo si sono limitati ad aumentare a dismisura gli assessorati, dedicati ad aspetti a volte di pura fantasia.
A cio’ si aggiungono le societa’ compartecipate, nuova ed entusiasmante invenzione per aumentare le poltrone del tutto inutili ma pagate sempre dal contribuente.
L’aspetto generale e’ di un aumento esponenziale del costo della politica, sia per l’aumentare del numero di persone coinvolte, sia per l’aumento del costo per addetto, che ormai lascia alle estreme retrovie delle retribuzioni quelle di qualunque dipendente di alto livello.
Questi che ho messo in evidenza sono solo alcuni degli infiniti modi in cui la nuova classe politica ha trovato il modo di aumentare i propri introiti e nello stesso tempo allargare il numero degli ammessi, poiche’ nessuna classe sociale che si rispetti puo’ dimenticare i propri figli, fratelli, cognati ed amanti.
Incomincio a non vedere piu’ alcuna utilita’ sociale per queste figure, ne’ piu’ ne meno della nobilta’ francese all’alba della rivoluzione….