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giovedì, 31 maggio 2007

Visco e la GdF

Da Repubblica on-line:

"Il comportamento del viceministro Visco nella vicenda dell'Unipol-Guardia di Finanza è stato ineccepibile". Il governo, per bocca del ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti scende decisamente in campo a difesa del vice di Padoa-Schioppa.

Mah.... e' difficile capire chi ha ragione tra le versioni contrapposte, se ci si limita alle dichiarazioni ufficiali...
Ma tenendo conto di tutto quello che e' poco a poco trapelato sulle azioni dei vertici della GdF, credo che Visco avesse ragione ... e che il trasferimento fosse un palliativo, anche se l'unica possibilita' usabile.... mentre la vera soluzione onesta avrebbe dovuto essere il licenziamento in tronco....
Ora diventa tutto piu' difficile, e la "copertura a difesa" e' scattata tempestivamente, insieme alla solita cortina fumogena....
Potrebbe anche risultare che a pagarne le maggiori conseguenze sara' proprio Visco, reo di aver litigato con un sindaco per una copertura abusiva.....
postato da: mikecas alle ore 22:16 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia
martedì, 29 maggio 2007

Le Elezioni Amministrative e il Partito Democratico

da Repubblica on-line:

Tra le tante "lezioni" che arrivano da questo appuntamento elettorale, ce n'è una più chiara delle altre: il neonato partito democratico muove male i suoi primi passi, non trascina e urge fare qualcosa subito, in fretta, soprattutto con chiarezza. Una richiesta che arriva, pur con modi e toni diversi, dai vertici di Ds e Margherita, da Piero Fassino e Francesco Rutelli. "E' necessaria una vigorosa accelerazione al partito Democratico, progetto politico da cui non si può prescindere" ha arringato il vicepremier stamani durante la riunione della direzione federale della Margherita. "Serve una leadership piena - ha precisato - frutto non solo di un'intesa tra i gruppi dirigenti dei partiti fondatori ma in grado di mettere in pista idee, proposte ed energie, per dare risposte ai cittadini".

Forse bisognerebbe invece cambiare direzione, proponendo un partito che sia un poco piu' simile a quello che desiderano gli elettori. Meno partitocratico, piu' aperto ai contributi di chi non vuole o non puo' diventare un politico a tempo pieno, e nemmeno a partime, ma se deve votare qualcosa vuole contribuire a decidere cosa. Che accetti, a spese della riduzione della possibilita' di mantenimento di un troppo numeroso e troppo affamato ceto politico, ormai una vera e propria classe, di ridurre drasticamente la propria clientela, favorendo invece la partecipazione di base, utilizzando tutti gli strumenti che la tecnologia moderna permette.
E magari dimostri con fatti concreti che essere un partito di centrosinistra significa avere la sinistra nel proprio DNA, magari maggioritaria rispetto al centro.
postato da: mikecas alle ore 21:48 | link | commenti (6)
categorie: politica
domenica, 27 maggio 2007

Montezemolo e la Politica

Montezemolo attacca pesantemente il mondo politico, le sue inerzie, i suoi costi, la sua chiusura alle richieste del paese. E rivendica all’industria il merito non solo di tenere l’Italia a galla, ma di farla progredire, nonostante gli impedimenti che la politica stessa pone al suo cammino.
Alcune delle critiche di Montezemolo sono del tutto condivisibili, anche se poi e’ veramente difficile accettare le sue ipotesi di soluzione. Altre critiche sono solo strumentali ad ottenere una parte ancora maggiore della “torta”, ormai che una grossa fetta e’ gia’ stata incamerata, e mi riferisco al cuneo fiscale di cui si e’ appana dato il via ai decreti attuativi.
Tutto sommato un pessimo discorso, perche’ le critiche arrivano ben tardi rispetto a quando i fenomeni ora criticati sono venuti alla luce, e senza una singola parola di autocritica da parte di quel sistema industriale che ha profonde colpe per la situazione di crisi in cui ci troviamo. Colpe che richiedono modifiche strutturali, cambio di mentalita’ generale, distruzione delle corporazioni e delle “famiglie” che gestiscono l’intero sistema. Una rivoluzione cioe’ almeno equivalente a quella che si chiede alla politica.
Ma vediamo qualche dettaglio dalla cronaca che del discorso di Montezemolo ne ha fatto Repubblica:

"Una parte importante della classe politica italiana teme il cambiamento - accusa il presidente di Confindustria - perché pensa che questo alienerà i voti di quanti dovranno rinunciare a vecchie sicurezze, a rendite o privilegi grandi e piccoli che si sono accumulati nel tempo. Così si tende sempre a galleggiare in attesa della consultazione elettorale successivo". Problema cronico che potrebbe essere superato per Montezemolo estendendo le prerogative del presidente del Consiglio: "Aumentare i poteri del premier sull'esecutivo riduce l'immobilismo politico".

Problema sicuramente reale, con la classe politica che sta acqiustando tutte le prerogative di una vera e propria classe sociale. La soluzione autoritaria e decisionista puo’ essere giustificata solo dall’aziendalismo che e’ la base filosofica del Montezemolo. Ovviamente nella realta’ sociale attuale sarebbe solo foriera di disastri.

Il cambiamento non può essere rinviato. Si tratta di scelte che non possono più essere rimandate: "E' forte nell'opinione pubblica l'esigenza di un cambiamento che faccia sentire protagonista l'Italia reale. Una società civile ricca di talenti e le stanze della politica non possono continuare ad essere così distanti", è l'appello del presidente di Confindustria.
"Fare oggi scelte coraggiose, i cui risultati si vedranno tra otto o dieci anni, significa avere senso dello Stato".


Questo e’ del tutto condividibile: un cambiamento, e forte, nella politica industriale italiana e’ assolutamente necessario ed urgentissimo. Perche’ Montezemolo non incomincia a dire come l’Associazione di cui e’ a capo intende attuarlo?

Confindustria rivendica con orgoglio il contributo dato a questa ripresa, in polemica aperta con chi, come ha fatto recentemente il presidente della Camera Fausto Bertinotti, definisce il capitalismo italiano "impresentabile". "Noi abbiamo rifiutato la logica del declino. Noi ci siamo rimboccati le maniche, è a noi in primo luogo che si deve l'aver fatto uscire il Paese dalle secche della crescita zero". "E' un risultato di cui dobbiamo essere fieri. Senza alterigia, ma con la consapevolezza di aver saputo svolgere bene il compito che ci siamo dati quando abbiamo scelto questo mestiere".

"Abbiamo bisogno di più tifo". Meriti che non sono stati riconosciuti, lamenta Montezemolo: "Non possiamo accettare questa sorta di processo alle imprese che si registra solo nel nostro Paese. Questa idea che agli imprenditori sia già stato dato chissà cosa e quindi gli altri vadano risarciti non sta né in cielo né in terra. Nessuno parla di ricchezza prodotta, occupazione creata, formazione fatta, redditi distribuiti, innovazione realizzata. Senza contare il sempre più alto contributo in termini di imposte che le aziende danno allo Stato e quindi alla collettività. Serve un clima diverso: abbiamo bisogno di sentire più tifo intorno a noi".


Qui incomincia la parte divertente dell’intervento di Montezemolo. Un’industria fossilizzata, trascinata ad una debole ripresa da quella molto piu’ forte europea, che continua a strillare per essere difesa dall’invasione dei prodotti dei paesi in via di sviluppo, che non assume personale di alta qualifica, che non svolge ricerca e non usa quella che gli viene offerta gratis, di modo che siamo il paese industrializzato con meno laureati, in proporzione, ma che in compenso non trovano lavoro. Un’industria che appena e’ in crisi scarica i costi sulla collettivita’, come e’ successo e sta succedendo.
Quanto tifo in piu’ pretende ancora di avere Montezemolo?

Esorbitanti i costi della politica. E' altrove, e precisamente al mondo della politica, sottolinea senza mezzi termini il presidente di Confindustria, che bisogna guardare per rilevare sprechi, inefficienze, cattiva gestione: "La politica è la prima azienda italiana con quasi 180.000 eletti. Il costo della rappresentanza politica nel suo complesso in Italia è pari a quello di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna messi insieme. Il solo sistema dei partiti costa al contribuente 200 milioni di euro l'anno, contro i 73 milioni della Francia. E mi riferisco ai contributi diretti. Stime recenti parlano di un costo complessivo della politica vicino ai 4 miliardi di euro".

Qui Montezemolo sottovaluta addirittura il problema, perche’ i costi della politica sono maggiori di quelli che indica lui, se si considerano anche tutte quelle societa’ di servizi nate come funghi alle prime piogge, le consulenze e tutto quello che permette la vita e l’espansione della nuova classe sociale dominante. Ne avevo gia' accennato anche io, ma ci dovro' tornare sopre. Non vi e’ dubbio che su questo tema Montezemolo scopra che la concorrenza e’ troppa, ma la coda di paglia degli industriali gli impedisce di essere piu’ esplicito.
Per concludere, una chicca sulla pressione fiscale e sull’evasione:

Ridurre la pressione fiscale. Questa in particolare la strada suggerita da Montezemolo per ridurre la pressione fiscale: "Dobbiamo allinearci all'aliquota media europea che è più bassa di ben otto punti. Siamo disponibili a scambiare qualunque incentivo in cambio di minore pressione fiscale sulle imprese e su questo vogliamo confrontarci con il governo prima della Finanziaria".

Far pagare le tasse a tutti. Ma "per ridurre stabilmente la pressione fiscale la strada è abbattere il debito pubblico, tagliare la spesa improduttiva - su cui si è fatto pochissimo per non dire nulla - spingere la crescita dell'economia. E poi, come ripetiamo da anni, far pagare le tasse a tutti".


La pressione fiscale in Italia e’ alta per tutti quelli che pagano le tasse, non solo per le industrie, e l’aliquota media da confrontare con quella europea va valutata sull’imponibile su cui si applica, e sicuramente evasione ed elusione, usate a piene mani in Italia, sembrano renderla piu’ alta da noi. La pressione fiscale non puo’ che essere alta se l’evasione e l’elusione restano a questi livelli, comprendendo anche il lavoro nero, le truffe nelle fatturazioni, i giochini coi paradisi fiscali, e, non ultima in importanza, il costo della politica.
Bisogna sicuramente far pagare le tasse a tutti, ne trarrebbero vantaggio specialmente i contribuenti a reddito fisso, per i quali non esiste praticamente scappatoia degna del loro misero reddito.
Pero’ si e’ mai chiesto, il buon Montezemolo, dove si annidano in prevalenza i Grandi Evasori?
Tutto sommato un pessimo intervento, il cui scopo reale sara’ chiaro solo nel futuro.

PS  Ho letto solo nel pomeriggio l'editoriale di Scalfari su Repubblica di oggi. Lo condivido in gran parte, anche se non completamente.
Vorrei pero' sottolineare questo passaggio che illustra meglio di quanto io sia stato capace di fare il mio pensiero:

Gran parte di queste richieste sono condivisibili, anzi sacrosante. Per quanto ci riguarda le sosteniamo da mesi, anzi da anni. Ma l'osservazione che qui solleviamo riguarda la nuova borghesia, innovatrice, liberista e liberale, corretta con le regole del mercato. E dunque meritevole. Con quel che segue.
È già nata questa nuova borghesia, amico Montezemolo? E quando? Lei stesso fa datare il risveglio, la ripresa, l'innovazione a due-tre anni fa. Più o meno dall'inizio della sua presidenza in Confindustria. Prima di allora, è verissimo, l'innovazione era ridotta ai minimi termini, gli investimenti languivano, il Pil aveva addirittura cessato di crescere. Crescita zero.
Non voglio discutere le sue capacità salvifiche ma chiedo: in tre anni, in un paese dal quale la borghesia è scomparsa da almeno vent'anni, ce la troviamo rinata all'improvviso come Minerva che uscì armata di tutto punto dalla testa di Zeus? Non è credibile.
Le esportazioni sono aumentate. Verso quali aree del mondo e in quali settori della produzione? Lei lo sa benissimo. Perché non lo ha detto?
Gli investimenti. Quelli privati la soddisfano perché sono aumentati di ben il 2,3 per cento. Ma più oltre lei lamenta che quelli pubblici sono aumentati "soltanto" del 4 per cento. Quattro non è forse il doppio di due?
C'è un punto della sua relazione in cui lei, giustamente, lamenta l'evasione fiscale enorme e il sommerso altrettanto enorme. Ha ragione. Ma chi evade? E chi si sommerge? Che mestieri fanno i sommersi e gli evasori? Fanno molti e vari mestieri, ma concederà che quelli che pagano con il sostituto d'imposta evadono infinitamente meno di tutti gli altri. Ne dobbiamo dedurre che gli evasori sono tutti e soltanto i liberi professionisti?
Lei non ha parlato delle violazioni delle regole di mercato. Uno dei suoi vicepresidenti seduto accanto a lei ne rappresenta un luminoso modello: quello di aver controllato fino a ieri la più grande società per azioni italiana rischiando in proprio l'1 per cento del capitale. Sono questi i meriti da imitare e riconoscere?
postato da: mikecas alle ore 09:16 | link | commenti (3)
categorie: politica, economia, sociopolitica
mercoledì, 23 maggio 2007

Piu' Risorse per le Imprese?

da Repubblica on-line:

"La nostra parte l'abbiamo fatta. Abbiamo fatto il massimo sforzo e continueremo a farlo - avrebbe aggiunto Montezemolo, riferendosi al ruolo centrale delle imprese nella ripresa economica - ora se non lo fanno anche gli altri c'è il rischio che non si riesca ad agganciare in modo strutturale la ripresa".r agganciare la ripresa", che rimane ancora "fragile", è "la riduzione della pressione fiscale e dei costi che gravano sulle imprese".

Io credo che un aiuto all'industria vada dato, ma solo all'industria che investe pesantemente in innovazione, sposta il suo prodotto in modo da avere un maggiore valore aggiunto, assume a tempo indeterminato personale di alta qualifiquazione professionale, e lo utilizza e paga di conseguenza, facendo concorrenza alle altre industrie europee tecnologicamente sviluppate.
Non darei una sola lira alle industrie che presentino anche solo il sospetto di investire in finanza e non in impianti produttivi, anzi, rispolvererei la "vecchia" idea del centrosinistra in periodo preelettorale di aumentare a livello europeo, e quindi non definibile punitivo, la tassazione sulle rendite finanziarie.
E che Montezemolo strilli pure, il paese deve uscire da questa situazione di lento declino, sicuramente con l'aiuto dell'industria produttiva, ed aiutandola collettivamente, ma con il ridimensionamento delle rendite, di ogni ordine e grado.
postato da: mikecas alle ore 22:19 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia
lunedì, 21 maggio 2007

Problemi personali

Sapevo da un po' di tempo che avrei dovuto operarmi. Ora so anche che il problema e' un poco piu' serio di quanto pensassi inizialmente.
Sto cercando dove farmi operare, spero in tempi brevi, con i dovuti tempi tecnici e con adeguate garanzie.
Non ho quindi ne' tempo ne' tanta voglia di aggiornare il blog. Cerchero' di fare quello che posso, almeno in questi prossimi giorni. Poi scompariro' per un po' di tempo.
Se tutto va bene (incrociate le dita delle mani e dei piedi insieme a me, o fate tutti gli scongiuri su cui fate affidamento...) ci sara' anche un non brevissimo periodo di recupero in cui potro', spero, impazzare in rete....


Per il momento, un post ogni tanto e' una promessa....
postato da: mikecas alle ore 20:50 | link | commenti (5)
categorie: realta
venerdì, 11 maggio 2007

I poteri taumaturgici dell'essere all'opposizione

Da Repubblica on-line:

Padoa-Schioppa: via Petroni dalla RAI
La CdL insorge: un golpe del governo


E' evidente che essere all'opposizione permette operazioni impossibili altrimenti, e ben lo sa anche una parte della sinistra, che ora muore di invidia.
Stando all'opposizione e' possibile dimenticarsi del tutto quello che si era detto, ma sopratutto fatto, durante il proprio periodo di governo, con editti epurativi a go-go, insediamenti di "fedeli" in tutti i gradini della scala del potere mediatico, gia' posseduto in larga parte.
Ci vuole proprio una gran faccia di tolla, per dirla in modo da evitare il codice penale....
E per di piu', c'e' anche chi gli crede....
Perche' se uno ha il suo personale tornaconto, non sara' magari troppo etico, ma e' comprensibile.... sono i milioni di tafazzi che e' difficile capire....
postato da: mikecas alle ore 21:42 | link | commenti (3)
categorie: politica, cazzeggio, satira politica
mercoledì, 09 maggio 2007

Non e’ possibile dimostrare che Dio non esiste

Questa affermazione, a parte che meriterebbe una definizione piu’ precisa di cosa si intende per “dimostrare”, e’ sostanzialmente condivisibile.
D’altronde e’ analogamente impossibile “dimostrare” la non esistenza di tutte le cose che non esistono, a meno che non siano concetti logici deducibili da qualche assioma.
D’altra parte e’ ormai consolidata opinione generale che e’ anche impossibile dimostrare l’esistenza di dio. La conseguenza che molti traggono da questa condivisa impossibilita’ di dimostrazione e’ la sostanziale equivalenza irrazionale dell’avere fede in un dio o dichiararsi atei ritenendo che non esista alcun dio. Secondo questa visione, credere nell’esistenza di dio o non crederci sono entrambe “fedi” irrazionali, da porsi sullo stesso piano.
In realta’, a parte la matematica che consiste in una deduzione continua delle conseguenze logiche di alcuni assiomi assunti veri, per tutte le scienze sperimentali il concetto di verita’ e’ abbastanza diverso, tanto che e’ piu’ adatto usare il termine di verosimile.
Nelle scienze sperimentali, nessuna legge e’ “vera”, ma e’ solo la conseguenza di un gran numero di osservazioni sperimentali che confermano la verosimiglianza di una certa induzione, chiamata legge. Una legge fisica non solo spiega quello che osserviamo, ma permette di fare previsoni su quello che dovremmo osservare in certe situazioni mai sperimentate prima. Cioe’, giusto per fare un esempio banale, abbiamo visto tante volte oggetti materiali lasciati liberi cadere al suolo, oggetti su piani inclinati scivolare verso il basso con una legge dinamica ben precisa, che riteniamo scontata la verita’ della legge di gravitazione di Newton. Pero’ ci sono ancora fisici che sperano di scoprire l’esistenza anche di una forza gravitazionale repulsiva. Anche se ci fosse, non metterebbe in discussione i fatti sperimentali osservati, ne limiterebbe solo il campo su cui sarebbe possibile fare previsioni. Niente di piu’.
Esistono anche situazioni in cui il numero di osservazioni sperimentali non e’ ampio, e quindi la validita’ di una legge generale puo’ essere discutibile, ma si continua ad usarla, ben sapendo che, di fronte ad una prova contraria, si dovrebbe cambiarla.
Ma esistono anche situazioni in cui piu’ di una teoria e’ in grado di spiegare i fatti osservati, e normalmente, pur conservando la possibilita’ di modificare la scelta, se ne scieglie sempre una. I criteri di scelta sono molteplici, ma i principali sono la precisione con cui vengono previsti i dati sperimantali e, a parita’ di questo, la maggiore semplicita’, in particolare il minor numero di parametri liberi necessari per completare la teoria. Questi sono aspetti che sono molto ben giustificabili, perche’ e’ abbastanza ovvio che aumentando il numero dei parametri liberi, si puo’ prevedere praticamente tutto. Una teoria confortevole lo deve fare con il minimo numero di parametri liberi.
Tornando alla questione dell’esistenza o meno di dio, e’ evidente che le due teorie, anche se entrambe non dimostrabili ne’ logicamente ne’ sperimentalmente, non sono assolutamente sullo stesso piano.
La teoria che possiamo chiamare evoluzionista, che presuppone uno sviluppo delluniverso, della vita in generale, e dell’uomo in particolare, del tutto determinato da leggi naturali non tutte ancora ben conosciute, spiega praticamente ogni osservazione sperimentale allo stesso livello della teoria della creazione dell’universo da parte di un’entita’ superiore, senza parlare delle ovvie difficolta’ che la stessa teoria ha nel pensare ad una creazione voluta dell’umanita’ con le sue specifiche caratteristiche, a meno che non rimanere nella semplice ipotesi della creazione del cosmo con le sue specifiche leggi fisiche, e da li’ far derivare tutto.
E’ abbastanza ovvio che l’ipotesi di in dio permette di essere a volte piu’ precisi, dando credito alla sua specifica volonta’ di tutti i particolari non facilmente spiegabili, ma al prezzo, estremamente alto, di inserire in pratica un numero infinito di gradi di liberta’ aggiuntivi, che corrispondono alle capacita’ del dio stesso.
Dal punto di vista scientifico, il confronto tra le due teorie non esiste…. quella della creazione divina e’ troppo arbitraria e con un numero di parametri liberi superiore al necessario. Quindi scegliere la teoria dell’evoluzione naturale dell’universo, in assenza di qualsiasi creatore e’ una scelta della teoria piu’ verosimile, meno parametrizzata e piu’ semplice.
E’ quindi una scelta del tutto logica e scientifica, quella dell’ateismo razionale.
Anche dal punto di vista emotivo non dovrebbero esserci difficolta’ a scegliere, perche’ vorrei vedere chi preferisse, se ci pensasse bene, una teoria che lascia lo spazio alla possibile riapparizione di un dio collerico, come quello che e’ stato tramandato dalle religioni del Libro, abbastanza illogico nelle sue decisioni, molto umorale nei suoi giudizi, e con il potere di fare quello che vuole…..
postato da: mikecas alle ore 21:46 | link | commenti (12)
categorie: scienza, politica e religione, scienza e religione
martedì, 08 maggio 2007

I Costi della Politica

E’ notizia di oggi, in parallelo al supporto che Berlusconi e’ andato a dare al candidato sindaco CdL al Comune di Monza, del proseguire dell’iter della formazione della nuova Provincia di Monza e Brianza, che dovrebbe concludersi nel 2009. Questa provincia verrebbe ad incastrarsi, non senza qualche fatica, tra la vecchia provincia di Como e la piu' recente provincia di Lecco, togliendo ulteriore territorio alla provincia di Milano, che fra poco si limitera’ alla citta’ vera e propria, di estensione estremamente ridotta, e qualche sobborgo inglobato da anni nella Citta’ Metropolitana, concezione che stenta a farsi strada e che coinvolgerebbe, in modo ovvio per chi conosce la geografia della zona, anche Monza.
Insomma l’ennesima provincia di cui non si capisce l’utilita’, ed e’ solo un esempio portato alla ribalta da eventi occasionali, perche’ ne esistono infiniti altri del tutto equivalenti.
Se pero’ il fatto lo si guarda da un altro punto di vista, tutto acquista una sua logica, per quanto aberrante. Una nuova provincia significa una qualche decina di posti di Consiliere Provinciale, con prebende non trascurabili. Un certo numero di Assessori, che incominciano ad avere stipendi di notevole valore, piu’ qualche posizione decisamente alta, come il Presidente e qualche alto funzionario. A seguire viene la sequela dei posti operativi, dai segretari agli uscieri, senza dimenticarsi degli autisti delle inevitabili auto blu. Ma c’e’ ben altro, a volte difficile da vedere: sedi di rappresentanza, da acquistare o affittare senza badare troppo al costo, commissioni ad hoc per ogni disparato problema, con la pletora di consulenti che e’ ovviamente necessaria, visto che i politici, per definizione, non capiscono niente di niente ma decidono su tutto. Probabilmente mi dimentico aspetti che nessuno crederebbe essere di interesse provinciale, ma essendo fonte di sostentamento per la clientela della sottopolitica, si trovera’ sicuramente il modo di realizzare.
Tutto questo si aggiunge alla politica regionale la cui nascita, nelle pie intenzioni dei proponenti, avrebbe dovuto contemplare la scomparsa delle (allora ancora poche) provincie. Invece non solo le provincie si sono moltiplicate, ma le regioni si sono andate a configurare come delle specie di Stati nello Stato, con i propri parlamentari, portaborse, assessorati, commissioni, progetti speciali, con una disperata necessita’ di personale di ogni tipo, spesso pagato di piu’ dell’equivalente statale, ed ancora esigenza di sedi di rappresentanza locali, nonche’ di ambasciate in ogni parte del mondo dove, con la scusa di rappresentare la specificita’ regionale, trovano posto un numero assolutamente incredibile di figure istituzionali, sempre a spese dei contribuenti, e tipicamente con prebende tendenti all’alto o al molto alto.
Anche i comuni hanno cercato di innovare in questa direzione, per cui i piu’ grandi si sono divisi in municipi o circoscrizioni, mentre quelli che non potevano oggettivamente farlo si sono limitati ad aumentare a dismisura gli assessorati, dedicati ad aspetti a volte di pura fantasia.
A cio’ si aggiungono le societa’ compartecipate, nuova ed entusiasmante invenzione per aumentare le poltrone del tutto inutili ma pagate sempre dal contribuente.
L’aspetto generale e’ di un aumento esponenziale del costo della politica, sia per l’aumentare del numero di persone coinvolte, sia per l’aumento del costo per addetto, che ormai lascia alle estreme retrovie delle retribuzioni quelle di qualunque dipendente di alto livello.
Questi che ho messo in evidenza sono solo alcuni degli infiniti modi in cui la nuova classe politica ha trovato il modo di aumentare i propri introiti e nello stesso tempo allargare il numero degli ammessi, poiche’ nessuna classe sociale che si rispetti puo’ dimenticare i propri figli, fratelli, cognati ed amanti.
Incomincio a non vedere piu’ alcuna utilita’ sociale per queste figure, ne’ piu’ ne meno della nobilta’ francese all’alba della rivoluzione….
postato da: mikecas alle ore 21:31 | link | commenti
categorie: politica, economia, sociopolitica

Il Potere degli Elementi

Il Potere degli Elementi e' il romanzo Fantasy di Morgan Llywelyn, recentemente pubblicato in edizione italiana, che ho appena letto e di cui parlo nel mio sito web nel settore dei romanzi di SF&Fantasy che sto leggendo o ho appena completato.
La Llywelyn e' diventata molto conosciuta per romanzi basati sui miti celtici, mentre questo si riferisce a miti ancora piu' antichi.
Tutto sommato, non mi sento di consigliarne la lettura.
postato da: mikecas alle ore 19:26 | link | commenti
categorie: libri
lunedì, 07 maggio 2007

La Crisi della Sinistra

E' abbastanza evidente che la sinistra europea sta perdendo capacita' di coinvolgere e di acquisire consenso. Anche le sue "enclave' piu' fedeli si stanno a poco a poco erodendo, e la destra liberista sembra avere buon gioco nell'imporsi dovunque.
Parte del problema della sinistra, come ho detto diverse volte, deriva dalla dimostrazione storica del crollo del "socialismo reale", cioe' di quel modello alternativo di societa' che per tanti anni era stato l'obiettivo primario di tutta la sinistra, che al massimo si divideva sul metodo per raggiungerlo e sulla qualita' della societa' raggiunta. Sull'obiettivo finale non vi erano dubbi.
Il crollo dell'Unione Sovietica ha pero' reso evidente anche ai piu'  fedeli che la struttura della "nuova societa' " era molto diversa dall'ideale sognato, con aspetti del tutto contrari alle aspirazioni, e questi aspetti non erano dovuti ad "errori di percorso", ma erano intrinseci al modello proposto, anche se non voluti a priori.
In mancanza di un modello alternativo di societa', o perlomeno in mancanza di una politica e una linea diretta per ottenerlo, la sinistra europea sta perdendo capacita' propositiva, con la crescente globalizzazione che toglie forza all'azione anche delle migliori socialdemocrazie, che il problema di rivoltare la societa' non se l'erano mai posto, limitandosi, spesso con gran successo, a correggere le storture di quella esistente, nei limiti del possibile e dello loro forze.
Non c'e' quindi da stupirsi della difficolta' della sinistra, che annaspa alla ricerca di una nuova visione del mondo, di ritrovare un obiettivo ottenibile, una proposta che sia accettabile e realistica. D'altra parte e' la globalizzazione stessa che pone un limite allo sviluppo del capitalismo liberista, perche' quando avra' coinvolto il mondo intero nella sua spirale di sfruttamento, non avendo piu' nuove terre, nuovi mercati da conquistare, dovra' cambiare, in un modo o nell'altro.
Bisogna quindi stare attenti che non e' solo l'attuale capitalismo liberista che bisogna combattere, in nome di una maggiore equita', ma anche le nuove forme che verra' presto ad assumere, che ancora non conosciamo, ma che non saranno piu' accettabili per il solo fatto di essere nuove....
postato da: mikecas alle ore 22:25 | link | commenti (4)
categorie: politica, economia, sociopolitica