Prodi, la sinistra radicale ed il mercato del lavoro
Credo sia ormai necessario dire due parole sullo scontro che si prospetta alla ripresa della politica attiva dopo le (meritate?) vacanze sulla questione della riforma del mercato del lavoro come e’ uscita dalla serie di incontri e scontri dei giorni scorsi.
Un nutrito gruppo di partiti, collettivamente definiti “sinistra radicale”, anche se ho fondati dubbi sul fatto che meritino di essere definiti con entrambe quelle etichette, perche’ non mi sembrano “radicali”, ma nemmeno troppo di sinistra….. almeno secondo la mia definizione di sinistra, che e’ quella di una forza politica che persegue, nel modo piu’ opportuno per ottenere il risultato migliore, una politica tesa alla solidarieta’ sociale, alla diminuizione degli squilibri, ad una piu' uguale partecipazione alla vita sociale stessa, si oppone a questo accordo e chiede di migliorarlo.
L’accordo sulle modifiche al mercato del lavoro, raggiunto a fatica e con forti distinguo tra le parti sociali e contestata dai suddetti partiti, e’ migliorabile?
Sicuramente si’.
Ma quale miglioramento e’ stato proposto da chi si oppone all’attuale definizione?
Nessuno.
Non vi e’ una sola proposta, analitica, dettagliata, analizzata in tutte le sue conseguenze positive e negative (perche’ sono sempre presenti entrambe) che sia stata proposta da chi si oppone all’accordo.
E allora?
Molti chiedono banalmente la sopressione della Legge 30, senza rendersi conto che questa legge e’ solo un correttivo, in alcuni casi un correttivo positivo, del cosiddetto “pacchetto Treu”. Quell’insieme di provvedimenti, fatti da un governo di centro-sinistra, sono stati fatti male, sotto la spinta di esigenze impellenti e una situazione di semi emergenza. Sicuramente potevano essere fatti meglio.
Perche’ non si possono allora correggere oggi?
Il problema non e’ nell’impossibilita’ di correggere gli errori, ma nel fatto che questi errori hanno favorito le industrie oltre quello che era probabimente l’intento del legislatore, che ha lasciato troppi “buchi’ in cui infilarsi e ha posto troppo pochi limiti, ed ora e’ estremamente difficile ottenere dalle industrie il consenso a ridurre i loro vantaggi. Non solo per l’innata tendenza a conservare i privilegi, ma anche perche’ gran parte dell’industria italiana e’ in realta’ alla canna del gas.
Industrie piccole, incapaci di innovare seriamente, attive in settori maturi e sottoposte alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, in un paese dai costi burocratici enormi, possono sopravvivere solo grazie allo sfruttamento del lavoro attraverso il precariato, oltre il quale c’e’ solo il lavoro nero…. ed un’abbondante dose di evasione fiscale.
Ogni intervento risanatore deve quindi mettere in conto l’uscita dal mercato di una parte di queste piccole industrie e quindi un aumento della disoccupazione. Ovviamente la stessa cosa succede nel caso di un successo nella lotta all’evasione.
E’ purtroppo la situazione del cane che si rincorre la coda, e non esiste una via facile di uscita.
L’unica strada sarebbe una politica decisa di incentivazione e costrizione dell’industria verso una maggiore innovazione, verso i settori a maggior valore aggiunto, facendosi carico del peso sociale che ne conseguirebbe. Per fare questo bisognerebbe avere un governo non ricattabile da singoli deputati, una visione strategica chiara, e le risorse per imporla, che possono venire, in questa situazione, esclusivamente da una fortissima riduzione del costo della politica, cioe’ del mantenimento a livelli troppo alti di un largo ceto parassita, che non si identifica solo con i politici di professione. Poi l’operazione sarebbe in grado di autosostenersi con i maggiori introiti dovuti alla reale possibilita’ di eliminare il lavoro nero e l’evasione fiscale, ma solo quando questo non significherebbe il crollo dell’intera economia italiana.
Ovviamente quanto detto non significa che non ci siano settori di evasione che non possano e debbano essere perseguiti gia’ oggi…. significa solo che bisogna prendere le cifre globali con qualche attenzione…
Miles Vorkosigan - L'Uomo del tempo
Si rassegnino, gli appassionati di Miles, perche' non si tratta di un nuovo episodio della saga dei Vorkosigan.
Come correttamente annunciato nella presentazione, questo volumetto presenta un racconto, The Wheatherman, pubblicato inizialmente su Analog come opera indipendente. La Bujold pero', pochi mesi dopo, lo utilizzo' come parte iniziale di un romanzo molto piu' polposo, Il Gioco dei Vor, che la rese famosa insieme al suo eroe preferito, Miles Vorkosigan.
Ne Il Gioco dei Vor viene descritta la difficile iniziazione di Miles alla vita militare, ostacolata dalla sua innata incapacita' a smettere di pensare autonomamente, e rappresenta la definitiva definizione di questo straordinario personaggio.
Ho comunque comperato questo volumetto, perche' da vero appassionato volevo vedere quali differenze erano state introdotte nella sua versione piu' ampia. Dopo la sua lettura, e la rilettura a confronto de Il Gioco dei Vor, devo ammettere che le differenze sono inessenziali, per lo piu' ascrivibili a diverse interpretazioni del traduttore.
A parte i pochi collezionisti come me, non vedo quindi la ragione di acquistare questo volumetto, dato che per chi non lo conosce e' appena uscita la ristampa, da parte dell'Editrice Nord, de Il Gioco dei Vor, ad un prezzo sostanzialmente uguale a quello di questa sua prima e minoritaria parte.
La Rocca di Tornor
Ho letto molto, in questo periodo, e ve ne daro' conto a poco a poco.
Inizio da questo romanzo Fantasy di Elisabeth Lynn del 1979, vincitore del premio World Award Fantasy nel 1980. Mai pubblicato prima in Italia.
Ne parlo nel mio sito web, perche' l'ho appena letto e, nonostante i pareri molto contrastanti dei lettori su Amazon, mi sembra un romanzo abbastanza equilibrato, in cui l'aspetto omosessuale, che tanto ancora scandalizza, mi sembra solo un esempio di una maggiore aspirazione ad una liberta' individuale piu' generale.
Una scrittura ancora in parte ingenua e non abbastanza sciolta, ma era uno dei libri di esordio di questa scrittrice.
Rieccomi
Dopo un periodo di assenza dovuto inizialmente alla ripresa del lavoro al termine della convalescenza per l'operazione, e poi ad una settimana di vacanza in montagna, torno ad occuparmi di questo blog con un minimo di assiduita'.
Le cose successe in questi giorni che avrebbero meritato un commento sono indubbiamente tante, ma ormai sono passate.
Cerchero' di commentare gli aspetti che conservano la loro importanza, ma piu' probabilmente, nella logica sempre seguita in questo blog, cerchero' di esporre quelle che a me sembrano le ragioni generali di quello che succede.
Un po' di pazienza, pero'.....
Dentifrici e Corporazioni
Da Repubblica on-line:
I Carabinieri dei Nas del Ministero della Salute hanno provveduto a sequestrare in via amministrativa quasi 20 mila confezioni di dentifricio a marchio "Colgate", di cui si sospetta una possibile contraffazione, in 53 esercizi commerciali di vario genere in diverse localita' italiane. In un solo caso, in provincia di Caserta, si e' invece provveduto a un sequestro cautelativo di una partita proveniente dalla Thailandia, in quanto le confezioni sospette riportavano comunque le indicazioni sulla confezione in lingua italiana come previsto dalla normativa vigente. I Carabinieri dei Nas hanno provveduto ad inviare all'Istituto superiore di sanita' 61 campioni delle confezioni sequestrate per l'effettuazione delle analisi di laboratorio utili a verificare l'eventuale presenza di agenti nocivi per la salute. Le confezioni sequestrate presentano etichette diverse in varie lingue straniere ma mai in lingua italiana, tranne il caso citato di Caserta. La provenienza dei prodotti sequestrati e' molteplice (Medio Oriente, Asia, Sud America, Africa) e comunque per la maggior parte da Paesi non appartenenti all'Unione Europea, tranne che in tre casi dove la confezione risulterebbe proveniente dal Belgio anche se la dicitura e' comunque in lingua straniera, contrariamente a quanto previsto dalla normativa comunitaria che obbliga i produttori ad apporre le indicazioni del prodotto nella lingua del Paese di destinazione. Al momento non e' dato sapere se queste partite, al di la' del fatto di essere comunque non in regola sul piano amministrativo con le norme commerciali, possano rappresentare anche un pericolo per la salute. Saranno le analisi chimiche e microbiologiche in corso presso l'Istituto superiore di sanita' a verificarlo.
E' evidente la preoccupazione che queste confezioni di dentifricio possano essre contraffatte e non contenere quello che dicono di contenere, anche se in lingua "straniera".... pero' a mio parere l'ipotesi di gran lunga piu' probabile e' che le solite corporazioni nostrane impongano dei prezzi estremamente superiori agli altri per i prodotti espressamente diretti al mercato italiano, e quindi con scritte in italiano. A molti operatori commerciali potrebbe quindi risultare molto piu' economico importare, con forse qualche violazione di qualche diritto, prodotti perfettamente corretti distinati, a prezzo piu' basso, ad altri mercati, anche europei. L'interesse potrebbe poi tradursi in un improbabile minor prezzo di vendita o in un molto piu' probabile extra profitto. Sarebbe comunque un esempio di furto legale a spese dei consumatori italiani.
Anche se e' una mia supposizione priva di qualunque riscontro, potrei tranquillamente scommetterci sopra.... chi accetta?
Pensioni e situazione INPS
Su Repubblica oggi Luciano Gallino pubblica un nuovo articolo, che non ho trovato disponibile in rete, che propone dei dati piu' aggiornati ma che continuano a confermare la tesi che da anni sta portando avanti: Il sistema pensionistico dell'INPS, cui afferiscono la maggioranza delle categorie lavorative, non e', sostanzialmente, ne' in deficit ne' in pericolo di deficit futuro, se si applicasse la separazione ufficiale tra previdenza ed assistenza, separazione che esiste comunque a livello contabile ma che viene sistematicamente ignorata in tutti i lamenti sull'impossibilita' di sostenere il peso delle pensioni.
Depurata della contabilita' separata per l'assistenza, per cui l'INPS svolge solo una funzione di sussidiarieta', ed in fin dei conti meriterebbe anche di essere retribuita per questo compito, il piccolo deficit che rimane e' ampiamente dovuto ad alcune categorie che hanno goduto, e continuano a godere anche una volta inglobate nell'INPS, di privilegi di rendimento o di valutazione retributiva.
Gallino dimostra con enorme semplicita' che il settore dei dipendenti e' per larghissima parte in attivo, e non esistono sintomi di crisi finanziarie future. Ma su queste categorie si vuole far cadere la scure dell'innalzamento dell'eta' pensionabile e la riduzione dei coefficienti di valutazione.
Mentre un'analisi piu' accurata mostra solo che vi sono delle categorie troppo privilegiate nel passato che non sono piu' in grado di erogare le prestazioni tradizionali, ma il cui deficit e' "spalmato" su tutto il comparto INPS.
La soluzione ovvia e' quella di tagliare drasticamente le prestazioni fuori dalla norma, magari anche retroattivamente, chiedendo speciali contributi a chi ha goduto di privilegi speciali, e lasciare sviluppare normalmente le prestazioni dei dipendenti normali, con magari un lento aumento dell'eta' pensionabile e una identificazione riconosciuta dei lavori usuranti, che sicuramente non possono essere tutti.
Un occhio particolare deve essere posto alle pensioni degli autonomi, visto che non solo possono dinamicamente determinare autonomamente il livello dei contributi, ma e' anche estremamente difficile accertare se la pensione corrisponde effettivamente ad una cessazione del lavoro.
L'accanimento sull'aspetto generale, sia dei sindacati che del governo, senza distinguere le differenti posizioni, mi sembra un indizio piuttosto chiaro che si tratta di una battaglia di principio, e non della volonta' di risolvere concretamente un problema.
Cossiga, Veltroni ed il socialismo
In una improbabile “lettera a Veltroni” pubblicata ieri su “Il Riformista”, l’ex presidente della Repubblica Cossiga scrive tra l’altro:
E penso che il Partito democratico debba restituire alla classe lavoratrice il primato nella vita economica,sociale e politica, secondo una linea di politica economica e sociale che utilizzi anche lo strumento della “concertazione” inventato dal socialismo scandinavo “neocorporativista”, ma sempre tenendo ben presente è che l’egemonia della classe lavoratrice è la linea guida di ogni governo socialista e che la lotta di classe è per un socialista la legge fondamentale della vita della società.
Al di la’ del fatto che Cossiga, al sicuro dietro le sue immunita’, puo’ permettersi impunemente di prendere in giro non solo Veltroni, ma anche tanta gente che a certe cose ci crede veramente, e che dalla realizzazione di certi obiettivi politici puo’ vedere cambiata la sua vita, da una lotta per la sopravvivenza ad una sopravvivenza tranquilla, rimane da capire se certe affermazioni hanno un minimo di ragionevolezza.
Cioe’, e’ ancora vero che per il socialismo l’obiettivo e’ l’egemonia della classe lavoratrice? e che la lotta di classe e’ la legge fondamentale della vita sociale?
Andiamo con ordine.
La “classe lavoratrice” e’ un termine ambiguo, sia dal punto di vista del Marx classico che dal punto di vista della societa’ moderna. C’e’ lavoro e lavoro, c’e’ quello manuale e quello intellettuale, quello dirigenziale e, perche’ no, anche il lavoro imprenditoriale. E’ sicuramente vero che il socialismo privilegia il lavoro, tutto il lavoro, rispetto alle rendite. Su questo non si puo’ avere dubbi.
Che per il socialismo sia ancora attuale l’idea di una egemonia della classe operaia e’ invece tutto da discutere. Non solo per la progressiva perdita di identita’ di classe che sta colpendo tutti gli operai, ma anche per il risultato, ormai evidente a tutti, dell’esperimento dell’Unione Sovietica, dove non si e’ affatto ottenuto la “scomparsa delle classi”, ma, come era stato anche previsto, la nascita di una nuova classe burocratica egemone. Classe che probabilmente si sta preparando a prendere il potere, in modo meno traumatico, anche nei paesi occidentali, come ho scritto nel mio articolo sulle nuove classi sociali.
Allora forse egemonia del lavoro si’, ma non egemonia della classe operaia. Cosa significhi operativamente questo, credo sia in discussione in tutti i partiti socialisti europei. Solo in Italia si crede che esistano terze vie che possono fare a meno delle esperienze del passato.
Sul fatto che poi la vita sociale sia sostenzialmente una lotta tra classi, non ne ho il minimo dubbio. Il vero problema e’ riuscire ad identificare le classi in lotta, le loro interazioni, le linee di sviluppo, senza rimanere ancorati alla vecchia e ormai obsoleta suddivisione che vedeva nel lavoro operaio e manuale l’identita’ di classe fondamentale, a cui tutte le altre dovevano sottomettersi.
Il mondo moderno e’ molto piu’ complesso, e nessuno lo ha ancora analizzato completamente.
Il Pianeta dei Dannati
Negli anni '50 la fantascienza americana vide l'apparizione di nuovi scrittori, portatori di temi ed idee insolite e rivoluzionarie rispetto alle tradizionali avventure cosmiche dell'Eta' dell'Oro. A volte anche scandalose e difficili da accettare. Autori come Dick, Farmer, Aldiss e molti altri, appoggiati da riviste come Galaxy, rivoluzionarono la fantascienza mondiale.
Uno degli scrittori che continuo' a scrivere romanzi di avventura e a pubblicare su Astounding, la rivista di riferimento degli anni precedenti, fu Harry Harrison. Lo fece sia per l'amicizia personale con Campbell, direttore di Astounding, sia perche' riteneva che il pubblico volesse ancora dei racconti avventurosi, se scritti bene e con piu' cura della verosimiglianza. Nei suoi primi anni, Harrison sfrutto' molto il tema dell'adattamento umano a mondi "difficili" per condizioni fisiche, adattamento che produceva delle persone con doti particolari. Poi si accorse che rischiava di legarsi troppo a questo tema e lo abbandono' volutamente, nonostante il successo ricevuto. I due romanzi che compongono questo volume, Il Pianeta dei Dannati, appartengono a questo filone, anche se il secondo, che e' un seguito diretto, e' stato scritto 20 anni piu' tardi.
In realta' Harrison divenne piu' famoso per altri suoi romanzi, come Bill, l'Eroe Galattico, una satira antimilitarista, o Largo, Largo, che, nel filone sociologico nascente, analizzava per la prima volta il problema del sovraffollamento umano. Ma ho preferito presentare, come consiglio di lettura per il corrente mese, questi due romanzetti avventurosi, dove pero' si coglie l'interesse e la cura anche per gli aspetti sociali che la vicenda propone. Volevo far vedere che il concetto di Harrison, del gradimento popolare di un'avventura intelligente, e' ancora valido. E' pero' necessario, per il lettore di oggi, posizionare questi romanzi nel loro contesto storico, perche' molte delle situazioni e delle soluzioni che vi si trovano potrebbero apparire altrimenti troppo ingenue.
E bisogna anche considerare le dimensioni ridotte che erano ammesse per i romanzi, con la loro struttura in parte obbligata dalla necessita' della pubblicazione a puntate su rivista.
Un volume di non facile reperimento, perche' esaurito da tempo presso l'editore, ma un'occasione di lettura da non perdere, se l'occasione si presenta.