Valentino Rossi e la legalita'
Oggi Valentino Rossi affronta i media con un livello probabilmente ben studiato, ma non per questo privo di consistenza.
Da Repubblica on-line:
"Credo che i miei collaboratori abbiano fatto il massimo per me nel rispetto delle regole". Il tono delle sue parole non è vittimistico, anzi: "Dopo questo controllo verrà fuori se hanno sbagliato o meno, ma in ogni caso mi prenderò tutte le mie responsabilità".
Quello che Valentino vuol dire e' che lui crede all'assicurazione dei suoi avvocati e fiscalisti di avere seguito formalmente le leggi, anche se, ed e' ovvio a tutti, sul piano del contenuto un'evasione ci deve essere pur stata, visto che i suoi redditi non vengono tassati da nessuna parte.
Il punto di partenza e' la distinzione tra residenza e domicilio. La residenza e' il luogo legale dove ci si situa, mentre il domicilio e' dove, in quel periodo, si vive e si ha diritto a ricevere comunicazioni ufficiali. In altre parole, dal punto di vista fiscale e' l'ovvio sorgere di casini difficilmente districabili.
Valentino sposta la sua residenza in Inghilterra, ed e' libero di farlo. Se si trasferisse completamente la', il fisco italiano potrebbe ben poco, ma le tasse dovrebbe pagarle in Inghilterra, dove non sono poi tanto di meno che in Italia, l'Inghilterra non e' un "paradiso fiscale" come il Principato di Monaco o altre simili aberrazioni sopportate dal resto degli stati solo per quello.
Ma l'Inghilterra prevede, nella propria regolamentazione fiscale, la possibilita' di risiedere in Inghilterra, ma domiciliare all'estero. In questo caso l'Inghilterra non pretende che tu paghi le tasse dove non vivi e dove non produci la tua ricchezza.
Tutto bene, sembrerebbe.... ma allora Valentino dove vive e dove produce la sua ricchezza?
Se non in Inghilterra, il fisco italiano, quelo del vampiro Visco, incomincia a sospettare che possa essere in Italia, visto che gli sponsor sono italiani, che Valentino passa gran parte del suo tempo libero in Italia, ha assicurate in Italia le sue innumerevoli autovetture nonche' ormeggiata la "barca".... Diciamo che sono sospetti piu' che ragionevoli....
E allora?
Allora e' la legge fiscale che e' carente, scritta in modo sufficientemente ambiguo per permettere una gran quantita' di "interpretazioni" opportune, e i rapporti tra stati sono il punto piu' debole.
Cose risapute da tempo, ma che nessuno sembrava aver interesse ad indagare piu' approfonditamente.
Ora e' probabile che Valentino concordi con il fisco italiano una contribuzione "di compromesso", abbattendo le inutili ed assurde penali, ma pagando una buona parte di quello che doveva.
L'hanno gia' fatto Pavarotti e Fisichella e molti altri meno famosi, e si apprestano a farlo un'altra moltitudine.... sicuramente gli esempi "nobili" sono molto importanti per convincere tanti, meno esposti quantitativamente, a cercare un accordo onesto con il fisco.
E' la dimostrazione che quando si vuole, si puo'....
I lavavetri e la sinistra
Non so se con il discorso che mi avvio a fare saro’ etichettato come reazionario, perbenista, razzista, legalista (che e’ una cosa diversa da leghista, giusto per la cronaca), per poi arrivare alla accusa storica di borghese e alla fin fine di taccagno.
Ma a me quelli che cercano di lavarmi il parabrezza, usando tra l’altro un cencio piu’ sporco del mio parabrezza, ad ogni fermata di semaforo danno enormemente fastidio.
Se poi, come accade sempre piu’ spesso, non e’ piu’ il timido avvicinarsi con in mano l’evidente strumento di lavoro a chiedere il permesso e a ritirarsi di fronte ad un segno di dignego, spesso dovuto al fatto che il parabrezza e’ stato “lavato” al semaforo precedente, ma e’ un approccio piu’ diretto, con l’ignobile cencio sbattuto di forza sul parabrezza, a toglierti ogni visuale, mentre il semaforo diventa verde e dietro, a velocita’ superiore a quella della luce, incominciano a strombazzare, allora non e’ piu’ solo fastidio, ma incomincia a configurarsi il reato di ostacolo al traffico.
Credo che queste esperienze non siano piu’ limitate ormai alle grandi citta’, ma incomincino a far capolino ovunque il traffico sia alto, e ci siano semafori che permettano il lavoro.
Alla luce di questa mia opinione personale, come giudicare l’iniziativa del comune di Firenze?
Onestamente non so, perche’ ovviamente vorrei che il lavaggio al semaforo, forzato o meno che sia, non avvenisse, perche’ e’ oggettivamente un ostacolo alla circolazione e spesso fonte di pericoli, ma anche la criminilizzazione di questa attivita’ mi sembra eccessiva.
Forse bisognerebbe trovare un compromesso, che pero’ passa attraverso una possibilita’ di dialogo che al momento e’ difficile ipotizzare.
Io, ma e’ un caso particolare, qualche volta avrei piacere di pulire il parabrezza, e non sempre sono in condizione di farlo. Potrebbe quindi essere un lavoro onesto e accettabile, se venisse effettuato in luoghi meno estemporanei e pericolosi dei semafori stradali.
A Roma potrebbero essere molto piu’ accettabili se effettuati nei vari parcheggi di scambio, dove lasci la macchina per prendere la Metro o il Bus, e magari anche in altri parcheggi meno ufficiali, ma sempre al di fuori delle linee di traffico in movimento.
E’ evidente che il numero di “posti di lavoro” potrebbe diminuire, ma l’attuale situazione credo sia intollerabile proprio per ragioni di sicurezza.
In ogni caso, una soluzione che contempli l’eliminazione dell’obbligo di lavaggio ad ogni semaforo deve essere trovata, anche se quella fiorentina non piace.
Il tollerare la microillegalita’ in nome di un lassismo ideologico non ha mai pagato, storicamente, e trovare delle soluzioni meno autoritarie della semplice, e spesso inapplicabile, proibizione e’ un dovere di chiunque si dichiari di sinistra. Perlomeno della sinistra come la considero io.
Tassare le rendite e' forse peccato?
Da Repubblica on-line:
Il presidente del Consiglio, Romano prodi, scende in campo in prima persona per bloccare le polemiche sulla tassazione delle rendite finanziarie. E la bacchettata è per chi parla troppo: "Le dichiarazioni estemporanee non valgono nulla: possono essere fatte liberamente ma non valgono nulla"
E aggiunge: "Il governo decide presieduto dal presidente del Consiglio nella sua collegialità. Ieri", sottolinea Prodi, "ho lanciato un messaggio molto chiaro e non vale soltanto per quello che è avvenuto ieri, nè soltanto per i sottosegretari che sono stati implicati in questa vicenda. Vale per tutti. Sia chiaro non si ripete la musica passata: le dichiarazioni estemporanee non valgono nulla".
A criticare il sottosegretario all'Economia, Alfiero Grandi, autore della proposta ferragostana è anche Enrico Letta. "Ha sbagliato a sbandierare la tassazione delle rendite finanziarie al 20 per cento", rileva il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Critiche anche per il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, che, dice Letta, "si fa prendere la mano dall'idea dello sciopero fiscale...". Quindi un messaggio per tanquillizzare l'opinione pubblica: "Nessun cambiamento in vista" in materia fiscale. "C'è un proliferare di proposte. E invece l'idea di terremotare la vita degli italiani, che tanto piace a destra e a sinistra, è deleteria. Bisogna attuare le regole che ci sono". E, soprattutto, conclude Letta, "non siamo in campagna elettorale e la prossima Finanziaria sarà di tregua fiscale".
Che il capitalismo italiano ami le rendite molto piu' del lavoro e della produzione non credo sia discutibile, e nemmeno che lo faccia in proporzione molto maggiore dei suoi corrispondenti europei.
Per questo, quando durante la discussione sul programma dell'Unione si parlo' di aumentare le tasse sulle rendite almeno al livello medio europeo, la proposta, discussa ed analizzata per bene, riscosse un entusiastico supporto da parte di tutti.
Poi, al momento dell'applicazione di questa banale e semplice, nonche' condivisa operazione, qualcosa si e' inceppato, perche' nonostante figuri sempre nelle proposizioni di principio, non figura mai nelle attuazioni reali.
Oggi forse riusciamo a capire qualcosa di piu' grazie alla "dichiarazione estemporanea" di Alfiero Grandi che ha anticipato l'inserimento di questa totalmente condivisa norma nella Finanziaria 2008, cioe' con due anni di ritardo.
La canea che si e' scatenata va pero' capita bene.
Niente da dire sul fatto che le decisioni del governo devono essere prese collegialmente sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, ci mancherebbe altro.... la prendessero e presto, perche' due anni di ritardo sono troppi....
Nemmeno niente da dire sulle dichiarazioni di Padoa Schioppa che ammonisce i suoi sottoposti a non fare dichiarazioni libere ed intempestive, che potrebbero turbare i mercati inutilmente.... le cose di questo genere prima si fanno e poi si dicono....
Ma forse Grandi aveva capito che tirava aria brutta... e per capirlo anche noi dobbiamo riferirci alle dichiarazioni di Letta, che tranquillizza tutti sul fatto che la finanziaria non introdurra' ne' modifichera' la tassazione, e che dovra' essere di "pace sociale".
A parte la banale considerazione che l'aumento delle tassazione sulle rendite era previsto a "costo zero", cioe' accompagnato da una diminuizione della tassazione sul lavoro (dipendente, aggiungo io) di importo analogo, viene ora il dubbio che tassare le rendite faccia parte di quella categoria non esplicitata, ma lasciata indovinare da parte del cardinale Bertoni, di tasse "ingiuste", e quindi non gradite dalla Chiesa....
Avesse la Chiesa molte rendite?.....
Buona Apocalisse a Tutti
Con il sottotitolo di Le Belle ed Accurate Profezie di Agnes Nutter, Strega, e' il romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman di cui parlo, come al solito, sul mio sito web.
Un divertentissimo romanzo di una coppia di autori ormai famosi, che ha dovuto pero' aspettare quasi 20 anni per apparire in Italia. Narra la cronaca della preparazione dell'Apocalisse, quella vera delle Sacre Scritture, e di come l'evento, previsto e documentato dalle visioni di una strega del XVII secolo arsa al rogo, venga poi perlomeno ritardato per una serie di ragioni diverse. Non ultima delle quali che l'Anticristo designato a guidarla fosse stato allevato nel modo e nel luogo sbagliato.
Una satira della societa' di oggi, specialmente di quella inglese, con tutti i suoi difetti ma anche con qualche pregio.
Un libro da leggere assolutamente, se non si prende la religione troppo sul serio.
La potenza dei "sinistri"
da Repubblica on-line:
"È stata una macchinazione. Quella signorina, Francesca, ha organizzato tutto per incastrarmi". (Lei è Francesca Zenobi, 29 anni, la squillo che, insieme alla russa Maria, ha partecipato con Mele al party a base di sesso e coca nella suite dell'hotel Flora e che all'alba si è sentita male dopo aver consumato droga e alcol)
Può spiegare meglio, per favore?
"Quando si è accorta che ero un politico ha fatto scattare la trappola. Ho letto che adesso vorrebbe andare al Grande Fratello o all'Isola dei Famosi. Come si dice: tutto si tiene, no?".
Cosa le fa pensare che sia stato un tranello?
"Alla reception del Flora mi hanno salutato: "Buonasera onorevole, bentornato!". In quell'albergo ho abitato a lungo, mi conoscono bene. La ragazza non sapeva che io fossi un parlamentare. Lo ha capito da quel "buonasera onorevole", e lì è iniziata la mia rovina".
Che è successo nella suite?
"Innanzitutto: io non ho mai fatto sesso con Francesca. Ho avuto rapporti solo con l'altra ragazza, la russa. Francesca stava in un'altra stanza, non ci ho fatto niente. Però è lei che ha organizzato tutto".
Che potenza, questi "sinistri"... si infiltrano dappertutto per tendere trappoloni a degli onesti "difensori del popolo e delle famiglie".... cosi' onesti e per bene da pagare una puttana per farla dormire tranquilla e sola in una suite dell'Hotel Flora....
Dove era tra l'altro ben conosciuto, pur avendo casa a Roma.....
E' vero che certe persone, per sputtanarle del tutto, basta lasciarle parlare....
La crisi dei mutui “subprime”: un’occasione perduta?
L’economia mondiale e’ in questi giorni in fibrillazione a causa, si dice, dello scoppio della “bolla” dei mutui “subprime”, cioe’ ad alto rischio di insolvenza.
Se la causa fosse solo quella, visto l’incidenza abbastanza modesta di questo settore su l’intera finanza internazionale, non ci sarebbe da preoccuparsi troppo. Qualcuno perderebbe qualcosa, qualcuno molto amante del rischio e degli alti rendimenti perderebbe molto, ma niente di eclatante sul piano generale. Niente che dovrebbe importare all’economia vera, quella basata sul lavoro e la produzione.
Purtroppo ormai a dettare legge e’ la finanza, e la finanza moderna, primo esempio di globalizzazione totale, ha inventato un gran numero di cosiddetti “derivati”, che sono al tempo stesso delle scommesse sugli andamenti futuri e delle vere e proprie leve finanziarie, con cui e’ possibile muovere capitali enormi usando, per cosi’ dire, pochi spiccioli. Quindi oltre al volume finanziario in circolazione gia’ di per se’ stesso di dimensioni ormai incontrollabili, si ha la possibilita’ di movimentarne molto di piu’, anche se, di partenza, solo virtuale. Ma poi virtuale non lo e’ piu’ quando si arriva alle scadenze.
Questa e’ la vera ragione del “quasi-panico” dei mercati finanziari, il fatto che gli strumenti inventati per creare sempre piu’ possibilita’ di guadagni ora impediscono di capire quanto e’ grosso il problema che si deve affrontare. E puo’ essere troppo grosso anche per l’insieme delle Banche Centrali di tutte le nazioni.
E qui si arriva al vero problema. Non vi e’ ormai alcuna possibilita’ di controllo della finanza mondiale. Le sue dimensioni, le sue regole, rendono impotenti i singoli Stati, anche quelli piu’ grossi, e senza tener conto che spesso sono partecipi di questo arraffa-arraffa.
Questa crisi dovrebbe pero’ far capire che la legge della giungla, il liberismo selvaggio finanziario, con gli strumenti che si e’ dato e che sapra’ darsi, e’ un pericolo enorme per la maggior parte delle persone umane. Una finanza che arricchisce enormemente sempre piu’ poche persone, mettendo in grosse difficolta’, se non nella pura miseria, la stragrande maggioranza, non e’ piu’ accettabile e deve essere messa sotto controllo.
Se i singoli stati non hanno, come non hanno, il potere di farlo, sia un’accordo sovranazionale, sia una decisione condivisa, ma sia un intervento che limiti drasticamente la liberta’ sfrenata della finanza, che impedisca di usare strumenti che non si basano su valori realmente posseduti, che limitino veramente, e non solo a parole, i vari “paradisi fiscali” e finanziari distribuiti in tutto il mondo proprio allo scopo di evitare anche quel minimo di controllo che gli Stati riescono a fare. E si tratta di un minimo del tutto ridicolo.
Se questa crisi non riesce a far nascere una coscienza del problema, sara’ stata solo un’occasione perduta, probabilmente una delle ultime, di porre un argine all’anarchia piu’ completa.
Bazoli e il capitalismo bancario italiano
L'intervista a Bazoli di Giannini su Repubblica di ieri ha scatenato molti giudizi negativi tra i blogger di kilombo, tra cui nullo, poverobucharin, ma sopratutto Titollo, che e' stato sicuamente il piu' analitico, se questo termine puo' essere usato in questa questione che sembra piu' che altro viscerale.
Bazoli, secondo me, ha semplicemente esposto il principio su cui si basa l'attuale alleanza tra sistema politico e sistema economico nel capitalismo europeo. Niente di piu' e niente di meno.
Un rapporto inevitabile tra potere economico e potere politico, nella separazione dei poteri e degli obblighi. Teoricamente il sistema capitalistico perfetto, troppo spesso messo in difficolta' da intrecci di interessi troppo evidenti tra politica ed economia.
Il problema non e' quindi l'ammissione da parte di Bazoli dell'inevitabilita' del rapporto tra politica ed economia, che era evidente a priori, ma nella credibilita' della sua affermazione che questo rapporto possa mantenersi entro limiti di comune interesse, senza pero' travalicare nell'ingerenza dell'uno sull'altro.
La maggiore critica a questa esposizione , basata sugli avvenimenti di questi giorni, e basata sul fatto che certi interessi politici, legati a precisi interessi economici, possono avere ufficialita', mentre altri vengono etichettati come ingerenza della politica sull'economia, semplicemente perche' non facenti parte delle lobby dominanti.
Niente da dire.... normale logica di scontro politico-economico.... non deve essere accettato come elemento di selezione, e non deve essere accettato come elemento di comparazione in ogni caso.
Fatto questo, cosa rimane da criticare sull'esposizione di Bazoli?
Credo che da parte della sinistra che vuole cercare di gestire il capitalismo debba essere posta molta attenzione alle posizioni di Bazoli, non necessariamente per condividerle, ma perche' sono, secondo me, un buon punto di partenza per quella operazione di controllo del mercato e della "liberta' " capitalista che una sinistra di governo deve porsi come obiettivo prioritario.
Le evasioni eccellenti
Valentino Rossi e' accusato di aver evaso pesantemente il fisco negli ultimi 5 anni. Le cifre "ballano" tra i 25 milioni ed i 60 milioni di euro. Con conseguenze che possono arrivare al livello penale.
Vedi ad esempio Repubblica on-line.
Non credo ci voglia un'intelligenza superiore per verificare che se uno non ha dichiarato i propri considerevolissimi guadagni ne' nel paese in cui risulta residente, ne' nel paese in cui di fatto ha casa e attivita', nascondendo il tutto in societa' distribuite nei vari paradisi fiscali, il fisco, qualche fisco, lo ha sicuramente evaso.....
Niente di strano in tutto questo. Strano e' che il fisco italiano decida di vedere se riesce ad addentare la "ciccia" che il set di avvocati che ha gestito il tutto crede di aver opportunamente nascosto.
Spero ci riesca, perche' al di la' dell'enorme simpatia che ho per Valentino Rossi, il suo trasferimento di residenza in Inghilterra, per puri fini fiscali, mi dava fastidio. Il sapere che in realta' in Inghilterra non risultava domiciliato, ma solo residente, e quindi poteva non dichiarare nemmeno li' gli enormi introiti, del tutto guadagnati, che ha avuto in questi 5 anni, mi da' un enorme fastidio.
Per cui, ancora una volta, plaudo all'iniziativa del Ministero delle Finanze, iniziativa che con Tremonti non si sarebbe mai avuta, ma che il "vampiro" Visco sicuramente appoggera' totalmente.
E poi c'e' chi dice che tra questo governo ed il precedente non c'e' differenza.... se si hanno le fette di salame ideologiche sugli occhi, indubbiamente si puo' dire qualunque cosa....
Lila Black - Incomincia la Sfida
E' il quinto romanzo di Justina Robson, ma il primo pubblicato in Italia. Forse perche' i primi quattro erano dichiaratamente di fantascienza, e la fantascienza non sembra piu' interessare alcun editore, qui da noi.
Lila Black, di cui parlo sul mio sito web perche' l'ho appena letto, e' decisamente piu' di Fantasy, anche se non mancano spunti fantascientifici. Dovrebbe essere il primo di una trilogia, e mi riservo di dare un giudizio piu' preciso solo dopo aver visto il seguito. Al momento gli aspetti positivi e quelli negativi tendono ad equivalersi, ma molto dipende verso quale sviluppo della storia sono propedeutici.
Una cosa evidente e' che vi e' molto piu' sesso di quanto sia normale in un romanzo fantasy, e non sempre sembra del tutto necessario.
La Matematica, i debiti formativi ed Odifreddi
Su Repubblica di oggi, non reperibile in rete al momento, ma se apparira' lo linkero' qui, Piergiorgio Odifreddi ha scritto un articolo di commento alla proposta del Ministro Fioroni di reintrodurre gli esami di riparazione a causa della gran quantita' di crediti formativi mai compensati, specialmente in Matematica, che gli studenti riescono ad accumulare senza alcun reale limite al loro curriculum scolastico.
La situazione e' ben conosciuta, ma i rimedi proposti sembrano essere dei puri palliativi.
Odifreddi osserva infatti che il rifiuto della matematica, ma sopratutto del pensiero scientifico, deriva piu' che altro dal bombardamento di concetti sostanzialmente irrazionali, mistici e anche religiosi, cui i ragazzi sono sottoposti, a fronte di un paio d'ore settimanali di insegnamento scientifico.
Queste osservazioni di Odifreddi, che ho riassunto in modo probabilmente eccessivo, ma che possono essere lette con piu' attenzione nel suo articolo, sono ovviamente sacrosante.
Dimentica pero' almeno due aspetti che sono, secondo me, di fondamentale importanza e su cui si dovrebbe agire se si vuole veramente riportare la competenza scientifica, che e' molto piu' di una semplice migliore conoscenza della matematica, dei nostri studenti ad un livello europeo (i cinesi e gli indiani ci surclassano talmente tanto che non e' proponibile un confronto con loro).
Il primo, che e' inerente alla scuola, e' la banale osservazione che ad insegnare matematica (di scienza non se ne parla proprio) nelle scuole medie, momento estremamente delicato per la formazione degli studenti, non e' praticamente mai un laureato in matematica o in materie scientifiche in cui la matematica sia una parte fondamentale, come fisica o chimica, ma siano invece laureati in scienze biologiche e/o naturali, o anche peggio, che hanno seguito al massimo un corso estremamente generico di matematica elementare. Del metodo scientifico dubito ne abbiano mai sentito parlare. E questo e' dovuto all'inflazione degli insegnanti di qualificazione medio bassa, che hanno invaso ogni graduatoria grazie al lassismo, spesso troppo interessato, di sindacati e ministeri. E ora e' estremamente difficile capire come e se sia possibile estromettere questi incompetenti dall'insegnamento di materie fondamentali.
Il secondo aspetto che Odifreddi non considera, ma che ha invece un ruolo essenziale nello stabilire le gerarchie delle aspettative degli studenti, e quindi anche le loro disponibilita' ad un impegno di studio, e' il fatto che la retribuzione che si puo' aspettare un eccellente studente di materie scientifiche e' estremamente bassa, molto inferiore a qualunque laureato di livello standard in economia o di altre materie (ne nascono decine ogni giorno) di tipo manageriale, il cui curriculum universitario e' normalmente di una facilita' senza uguali. Per non parlare poi delle lauree "di moda", come Teoria della Comunicazione o equivalenti, che danno apertura esclusivamente ad una onesta disoccupazione, sostanzialmente non difforme da una laurea in fisica o matematica, ma con una enorme differenza in difficolta' di studio.
Se questo paese vuole veramente uscire dalla melma in cui si dibatte, deve incominciare a pagare di piu' i suoi studenti migliori, ed investire pesantemente nella preparazione scientifica cosiddetta classica, senza perdersi dietro alle mode comunicative e sostanzialmente inutili, perche' quello che importa non e' sapere come comunicare, che si impara facilmente, ma sapere cosa comunicare, che e' estremamente piu' difficile. E chi sa qualcosa di concreto va pagato molto di piu', perche' e' solo attraverso queste persone che un fondamentale cambio di capacita' produttiva dell'industria italiana, indispensabile per non essere travolti dai paesi in via di sviluppo, puo' avere luogo.
Ma a parte slogan senza contenuto pratico, non si vedono ancora iniziative concrete.
Ho scritto alcuni articoli correlati a questo problema, che potete trovare qui