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lunedì, 29 ottobre 2007

Una "nuova" moralita', anzi un' antica...

"Ho portato una moralita' nuova in politica". Lo ha detto Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, rispondendo alle domande degli studenti del ventesimo master in comunicazione e marketing di Publitalia, che lui stesso ha inaugurato questa sera.


Bravo e coraggioso, il nostro Berlusconi. E' riuscito in quello che nemmeno Toto' Reina era stato capace di fare....
postato da: mikecas alle ore 21:45 | link | commenti (3)
categorie: satira, satira politica
domenica, 28 ottobre 2007

Qualche considerazione su Kilombo Slow

La discussione sul modo in cui e' partito l'iniziativa di kilombo Slow, cioe' un sito dove poter discutere tra tutte le anime della sinistra in modo aperto, calmo, esente dalle urgenze della politica competitiva su questioni generali e/o particolari, luogo in cui potrebbero trovare posto analisi e proposte, ha raggiunto un punto di scontro tra diverse posizioni solo apparentemente inconciliabili.
Partendo dai punti fissi, e cioe' dall'approvazione di questa proposta da parte del collettivo di kilombo, credo sia necessario trovare un punto di incontro che soddisfi tutti, o che perlomeno non sia del tutto indigeribile da nessuno (i maldipancia personali non sono inclusi).
Al di la' della discussione su cosa stava facendo la redazione di kilombo, sulle iniziative prese da alcuni "volontari", per quanto possano essere importanti e dovrebbero essere conosciute da tutti, a me sembra che il principale elemento di contrasto sia il modo di formazione del cosiddetto "Comitato Editoriale".
E' vero che in quello che e' stato approvato dal collettivo non si fa menzione di "elezione", ma si dice esplicitamente che devono/possono farvi parte chiunque lo desideri, fino ad un massimo di 6 persone, con un impegno da un minimo di 2 mesi ad un massimo di 6 mesi. E' altrettanto vero che questa dizione evita di dire cosa fare se gli aspiranti sono piu' di 6.
Pero' di elezione, cioe' di un comitato redazionale espressione di una maggioranza, non si parla e anzi si vuole esplicitamente evitare questo.
Sfido chiunque a contestare questa mia interpretazione.
Rimane solo il problema di cosa fare se gli aspiranti sono piu' di 6 all'inizio o piu' dei posti vacanti in seguito.
La mia proposta e' che ci sia una votazione che determini esclusivamente una lista di precedenza per tutti gli aspiranti, in modo che quelli in coda accedano alla carica appena qualcuno si ritira o scade. Se altri si propongono, su base volontaria, si aggiungono in ordine di presentazione alla lista.
Credo che l'obiettivo della proposta, quella poi votata a larghissima maggioranza, fosse proprio di garantire l'accesso a tutti, senza dover essere l'espressione di questa o quella parte. Ed il meccanismo che propongo dovrebbe essere del tutto consono a questa volonta'. Solo all'inizio e' necessario stabilire un ordine, se gli aspiranti sono superiori al numero massimo.
Ovviamente porrei come condizione accessoria che chi si ritirasse dopo essere stato messo in lista, o si dimettesse prima dei due mesi minimi, non possa piu' accedere alla lista per un minimo tempo (alcuni anni) da stabilire, per evitare giochini abbastanza ovvi.
Tutti gli altri motivi di attrito, fatti salvi quelli privati di cui non ho conoscenza, mi sembrano inessenziali.
postato da: mikecas alle ore 21:27 | link | commenti (2)
categorie: politica, realta
sabato, 27 ottobre 2007

Stipendi bassi e tasse alte

Il Governatore della Banca d’Italia, Draghi, ha detto ieri una cosa che chiunque avesse girato un poco l’Europa con gli occhi e le orecchie aperte sapeva da tempo: gli stipendi italiani sono decisamente piu’ bassi di quelli degli altri paesi europei a noi equivalenti.
E’ in ogni caso importante che l’abbia detto lui, in forma ufficiale, dando cosi’ risalto ai risultati statistici che sarebbero altrimenti passati ignorati.
La statistica cui si richiamava Draghi si riferiva solo al settore dell’industria manufatturiera, ma non e’ che negli altri settori le cose stiano meglio, anzi. La differenza aumenta sensibilmente col grado di istruzione e la qualita’ del lavoro.
Come ho ormai detto infinite volte, in Italia il lavoro qualificato non solo scarseggia, ma e’ anche pagato molto poco, poiche’ non e’ di personale ad alta preparazione che la nostra industria ha mediamente bisogno.
 La fuga dei cervelli e’ li’ a ricordarcelo continuamente, ed e’ tutto sommato limitata perche’ i giovani italiani sono un poco “mammoni”, legati in modo forte alle loro radici territoriali ed ambientali, altrimenti avrebbero invaso l’Europa, visto il livello degli stipendi cui potrebbero aspirare. Ed un poco incominciano a farlo, come si puo’ evincere da una lettera inviata a Mussi e a Modica da alcuni vincitori di posti all’estero.
La differenza piu’ grande si ha proprio sul livello stipendiale iniziale, mentre tende a diminuire leggermente ai livelli maggiori. Ma qui poi interviene un’altra caratteristica italiana, perche’ chi percepisce uno stipendio medio/alto, sempre piu’ basso del suo equivalente europeo, e’ pero’ considerato molto ricco e gli viene applicata l’aliquota massima o quasi. Questo perche’ la tassazione globale italiana e’ leggermente superiore a quella media europea, ma data l’enorme evasione, chi paga le tasse per intero le paga molto di piu’ dei suoi equivalenti di altri paesi (scandinavi esclusi, ma loro hanno ben altro stato sociale).
Il problema piu' grosso e' che nonostante la dichiarazione di Draghi, nonostante l'appoggio fornito prontamente, a parole, da Montezemolo, ben poco potra' succedere, proprio perche' l'industria italiana si confronta mediamente con le produzioni dei paesi in via di sviluppo, con il costo del lavoro troppo piu' basso del nostro, e fin'ora non vi e' stata una vera politica di incentivi mirati e condizionati che costringano a spostarsi su settori a piu' alto valore aggiunto, dove siano necessarie persone di alta preparazione e che vanno conquistate e pagate.
Finche' le cose rimarranno cosi', rimarra' anche valido il titolo del post: stipendi bassi e tasse alte
postato da: mikecas alle ore 16:49 | link | commenti (2)
categorie: politica, economia, economia e politica
venerdì, 26 ottobre 2007

Un post che non avrei voluto scrivere

In questi giorni nell’area degli aderenti a kilombo, l’aggregatore di blog di sinistra, si respira un’aria pesante.
La ragione e’ l’iniziativa presa da “alcuni” di far partire in ogni modo l’iniziativa chiamata “kilombo slow”, decisa molti mesi fa da una votazione tra tutti gli aderenti a kilombo (detto con termine sessantottino “il collettivo”) dopo una lunga discussione (a cui non hanno partecipato poi molti) e morta li’, dopo la votazione.
Io ho partecipato abbastanza alla discussione iniziale, ma poi problemi personali di gravita’ incommensurabile rispetto alle discussioni tra blogger mi hanno impedito di partecipare piu’ che nominalmente.
Nei giorni scorsi ho letto un appello che invitava a sostenere la partenza reale di kilombo slow, con una iniziativa da parte di alcuni volontari che cercavano di superare gli scogli che, senza alcuna ragione oggettiva, sembravano opporsi a questa iniziativa.
Pur con qualche perplessita’, come avevo avuto alcune perplessita’ nella formulazione dell’iniziativa, ho aderito all’appello, perche’ oggettivamente mi sembrava che l’inerzia ufficiale fosse eccessiva.
Dopo di che e’ successo il finimondo che chiunque frequenti kilombo puo’ verificare di persona.
Quello che ho scoperto e’ che mentre la Redazione di kilombo stava, con lentezza geologica, preparando uno schema di attuazione, altre persone, tra i fondatori di kilombo e tra i piu’ attivi nell’elaborazione del progetto iniziale, discutevano in una mail list, di cui non faccio e non facevo parte, di come dare una svolta al progetto, decidendo di uscire allo scoperto con il famoso invito.
Ora tra accuse e contro accuse, scopro che nella redazione si sono avuti dissidi anche su questo, dissidi che hanno portato alle dimissioni di 2+1 dei redattori, mentre i proponenti del cosiddetto “manifesto” sembra si stiano asseragliando in una specie di fortino in difesa di una certa interpretazione di quanto e’ stato a suo tempo votato.
Poiche’ credo di poter dimostrare facilmente di essere fuori da entrambe le parti, e poiche’ credo ancora in kilombo, e sono estremamente contento di quello che e’ riuscito ad ottenere in questo suo breve periodo di vita, mi sento di mandare un invito forte ad entrambe le parti:
perche’ non ci calmiamo un poco e cerchiamo di capire come andare avanti tutti insieme?
Se poi risultera’ impossibile, perche’ ci saranno posizioni inconciliabili, se ne trarranno le decisioni opportune, ma possibilmente in modo chiaro, alla luce del sole ed evidenti a tutti.
Perche’ se c’e’ un appunto che credo di poter fare a tutti gli interessati, e’ quello di aver privilegiato il contatto diretto, la discussione tra pochi, il segreto prima della decisione…..
Temo vi siate alienati la simpatia di molti…. e mi riferisco sia alla redazione in tutti i suoi brandelli che ai proponenti del “manifesto”…..
postato da: mikecas alle ore 21:05 | link | commenti (5)
categorie: politica, realta
martedì, 23 ottobre 2007

Kilombo ed il suo futuro

C'e' stato l'invito a postare una richiesta collettiva in favore di un rilancio di kilombo, ovviamente se si e' d'accordo con la proposta. Si richiede anche un commento personale che spieghi la propria posizione.
Cosa estremamente necessaria, perche' io, ad esempio, non ho alcun dubbio nel sottoscrivere la mozione che troverete postata sotto, ma ho dei fondati dubbi in cosa poi si dovrebbe concretizzare.
La mozione sembra ad esempio ritenere estremamente limitativo l'aspetto di "vetrina" dei relativi blog, mentre io considero questo aspetto un vero successo del kilombo attuale, un successo che e' andato ben oltre le mie piu' rosee previsioni quando decidemmo di far partire questa iniziativa. Kilombo ora ha un suo spazio riconosciuto, una visibilita' che trasferisce a tutti i blog associati, anche se poi ovviamente i singoli contenuti pesano molto nella classifica di accessi.
Ma per molti blog che non si propongono record di accessi, che vogliono solo far conoscere delle opinioni, corrette o meno che siano, kilombo svolge un ruolo essenziale. E' vero che esistono alternative, ma la ragionevole posizione politica di kilombo aiuta molto a selezionare i visitatori, ed i commenti.
Questo aspetto di visibilita' credo sia del tutto sottostimato nella mozione, nell'ansia di andare oltre.
Ma oltre non deve mai significare la perdita di quello che si e' ottenuto.
Per cui ben venga kilombo-slow, se si sapra' organizzare al meglio, ma ricordiamoci che l'esigenza dell'associazione e' dovuta principalmente e sostanzialmente alla necessita' di gestire il dominio. Ogni altra opinione deve ancora essere discussa ed approvata. E le ultime votazioni hanno bocciato il tentativo di una "fuga in avanti" che non aveva ne' senso ne' sostegno operativo.
Cerchiamo di non ricadere nello stesso errore.
Per cui appoggio davvero la mozione, perche' mi riconosco in moltissime delle sue posizioni, ma vorrei nello stesso tempo dare un monito di cautela, perche' agitarsi troppo, al di fuori delle proprie forze, rischia di far perdere il buono che abbiamo costruito fin'ora.

Mozione che sottoscrivo:

Kilombo nasce in concomitanza con importanti appuntamenti elettorali come le primarie per l'Unione e le politiche, per far dialogare e scontrare quelli che vengono chiamati riformisti e radicali, cercando di creare un terreno comune di appartenenza.  
Kilombo era e deve rimanere un progetto politico (o, anche se non formalmente, una associazione politico-culturale) cioè che raduna tutti coloro che si riconoscono in alcuni valori (quelli della Carta) a prescindere dalla adesione ad un partito del centro-sinistra o alla stessa coalizione dell'Unione. Crediamo che questo sia un punto fondamentale da fissare, anche alla luce delle probabili future evoluzioni politiche. Il tutto per evitare di ricadere nel vecchio detto di Pietro Nenni secondo cui "a fare a gara fra puristi [di sinistra, ndr], si troverà sempre qualcuno più puro, che alla fine ti epura".
In questi giorni il progetto politico dell'Unione sembra, invece, alla corda. Il governo ha il fiato corto. A destra e a sinistra della coalizione governativa cresce la voglia di andare da soli. Alcuni non possono sentir parlare di Partito Democratico, altri non ne possono più della sinistra di lotta e di governo. Kilombo rischia di subire questa situazione e di implodere.  
Sarebbe un peccato, perchè è proprio nel momento in cui la sinistra "reale" si divide che bisogna fare valere le ragioni del dialogo riscoprendo il patrimonio storico e valoriale che ci accumuna. Questo compito è responsabilità anche nostra, la sinistra "virtuale". E', paradossalmente, nel momento di massima distanza politico-parlamentare che l'esperimento kilombista acquista significato e importanza non secondari. 
Per prevenire l'implosione di Kilombo è cruciale riscoprire le ragioni del nostro aggregatore e farle diventare progetto politico (sebbene rigorosamente non partitico). Se vogliamo impedire che Kilombo si trasformi (o rimanga) una vetrina in cui prevalgono le ragioni della polemica fine a se stessa tra nemici su quelle del confronto fruttuoso tra compagni, dobbiamo dotarci di tutti gli strumenti, reali e virtuali, necessari. 
Alcuni sono stati individuati molto tempo fa, ma sono rimasti in cantina. Kilombo slow e l'associazione aspettano solo di venire usati. Nessuno, però, osa metterci mano, cuore e testa. Perchè? 
Il loro scopo non deve essere quello di ricreare dal vivo o alla moviola l'atmosfera litigiosa e individualistica di kilombo.org. Le ragioni dell'associazione e di kilomboslow sono ben altre e altrettanto importanti. Sono le ragioni dello stare insieme a sinistra, nonostante parlamento e governo. Non dobbiamo, infatti, governare un paese, ma salvaguardare legami, contatti, spazi comuni. 
Non vale la pena impegnarsi in prima persona per queste ragioni?  Allora perchè non ci diamo una mossa, magari prima che cada il governo e kilombo chiuda perchè Jaco si è dimenticato di pagare il aruba? 

postato da: mikecas alle ore 20:53 | link | commenti (1)
categorie: politica, realta
lunedì, 22 ottobre 2007

Guerra tra bande

Le dichiarazioni contro o pro Mastella e De Magistris si sprecano, sia sulla stampa ufficiale che sui blog.
Sui blog predomina l'interpretazione che si tratti di un abuso di potere di Mastella, una ennesima operazione della "casta" per evitare di essere messa sotto accusa dal potere giudiziario, teoricamente indipendente.
Ci sono pero' valutazioni opposte da parte di persone che cercano di guardare solo all'aspetto concreto della correttezza dei diversi atti, perche' il rispetto formale delle regole e' fin troppo spesso l'unico baluardo a difesa dello stato di diritto.
Queste valutazioni non sono poi del tutto a favore di De Magistris come tanti vorrebbero....
Tutto sommato, a me sembra piu' che altro un'ennesima "guerra fra bande", in cui e' difficile, o impossibile, capire chi ha ragione e chi ha torto, anche ammesso, ed e' un'ipotesi ardita, che ci sia qualche parte che ha solo ragione e non anche una buona razione di torto.
postato da: mikecas alle ore 21:18 | link | commenti
categorie: politica
giovedì, 18 ottobre 2007

PD: Prodi apre al PSE e spunta il cambio di nome

Da Repubblica on-line:

Il nuovo Partito democratico gettera' con il Pse le basi per "un rapporto forte e sistematico", che potrebbe sfociare in qualcosa di piu', soprattutto ora che gli eurosocialisti pensano a un "allargamento del nome" per aprire a tutte le forze riformiste. E' questo il messaggio che arriva dal vertice dei leader eurosocialisti di Lisbona, dove Romano Prodi e Massimo D'Alema hanno fatto il punto dopo le primarie del Pd di domenica scorsa. La collocazione internazionale del Pd sara' uno dei primi nodi da sciogliere per il neosegretario Walter Veltroni, ma il presidente del Consiglio vede novita' che possono favorire la scelta. "E' stato deciso di aprire un canale forte di comunicazione, di rapporto, per definire un lavoro in comune", ha spiegato Prodi ai giornalisti. Questo, ha avvertito, "non vuol dire necessariamente" il preludio a "un ingresso" nel Pse "in quanto tale", ma sicuramente l'instaurazione di "un rapporto forte e sistematico". Per il premier, il successo delle primarie e' stato percepito dai leader eurosocialisti come "straordinario", "un evento in cui l'Italia non e' un sorvegliato speciale ma un esempio che solleva interesse e attenzione per il disegno di riunire le forze riformiste". "Ho avuto un mandato per fare tutto il possibile per ottenere una soluzione comune in modo che il nostro partito possa andare avanti con il Partito democratico", ha confermato il presidente del Pse, Poul Nyrup Rasmussen, che al VII congresso del partito, in dicembre a Oporto, aveva espressamente invitato il premier italiano a entrare nella famiglia eurosocialista.

Vuoi vedere che scompare il termine "socialista"?
E con cosa lo vorranno sostituire?
Alcune sicure proposte saranno:
Partito Subalterno Europeo, Partito Subordinato Europeo, Partito Sicuramente Europeo, Partito Solamente Europeo, Partito Sublimato Europeo, Partito Selezionato Europeo, Partito Silenzioso Europeo....
Se poi Berlusconi, e per lui Dell'Utri, riprenderanno il potere, diventera' sicuramente il Partito Siciliano Europeo.....
Al di la' degli scherzi, tenendo pure conto di tutti i compromessi che si devono e si dovranno fare, non e' proprio una bella notizia....
postato da: mikecas alle ore 21:52 | link | commenti (3)
categorie: politica, realta

Gli Inganni di Locke Lamora

Ho appena finito di leggere Gli Inganni di Locke Lamora, romanzo fantasy dell'esordiente Lynch Scott, e ne parlo, come al solito, sul mio sito web.
Il romanzo e' indubbiamente molto divertente, pieno di azione, di intrighi e di humor, tutto ben tenuto saldamente in pugno dall'autore. Bisognera' sicuramente aspettare il seguito, gia' uscito negli USA, per capire se Scott e' in grado di mantenere questa capacita' anche per altre narrazioni.
Gli Inganni di Locke Lamora e' stato paragonato, da alcuni, a Perdido Street Station, di Mieville. Pur riconoscendo a Scott molti meriti, credo che il libro di esordio di Mieville rimanga ad un livello decisamente superiore, come pure, anche se diversi, lo sono stati La citta' delle Navi ed Il Treno degli Dei.
postato da: mikecas alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: libri
lunedì, 15 ottobre 2007

Perche’ non ho votato per il PD ma non ho fatto tifo contro

Le ragioni per cui, dopo aver preso in seria considerazione la possibilita’ di iscrivermi per la prima volta nella mia non tanto breve vita ad un partito politico, seppure in formazione, ho deciso invece di mantenermene lontano sono spalmate in molti post di questo blog.
Riassumendo le ragioni principali, sono stati sostanzialmente i forti paletti messi a sinistra, con la dichiarazione di Rutelli della non appartenenza al PSE, dichiarazione non smentita in modo deciso da parte di chi ancora crede che il destino del PD debba essere in Europa solo nel PSE, e quindi lasciando capire che non e’ una questione “derimente”, come invece avrebbe dovuto essere, insieme al fatto che a destra non sono stati messi paletti di alcun genere, non solo accettando personaggi come la Binetti, ma finendo per accettare anche i Ciarrapico. E la questione della laicita’ del partito e dello stato lasciata cadere come elemento di litigio da non approfondire.
Il PD non e’ un partito in cui io possa svolgere un ruolo nemmeno minimo come e’ quello di iscriversi.
Ma questo non riduce la forte necessita’ che vi e’ nel quadro politico attuale di una forza di centro-sinistra (col trattino) che sia una calamita per tutti quelli che non sono stati ne’ comunisti ne’ democristiani, ed ormai sono tanti, e che vivono definitivamente in un mondo occidentale. Persone che non capiscono molto bene cosa sia il socialismo democratico, perche’ non ne hanno mai avuto esperienza, ma che hanno terrore della parola “comunismo”, anche se, in fin dei conti, avrebbero esigenze personali molto ben difese dalla socialdemocrazia di stampo europeo .
Che il rischio sia di un fagocitamento verso un centro indistinto in cui la unica parola d’ordine sia il potere e’ abbastanza ovvio, e dipendera’ dalla volonta’ di chi e’ disposto a farvi parte.
Non ho affatto gradito, invece, gli insulti, le critiche su ogni azione ed ogni scelta nella formazione del PD da parte di chi, a priori, aveva gia’ deciso di non parteciparvi, ed era dichiaratamente avversario.
Credo sia stata una dimostrazione della partigianeria acritica tipica delle’elettorato italiano, che preferisce odiare gli avversari piuttosto che confrontarsi criticamente con loro. E’ un istinto tipico dei tifosi sportivi esteso alla politica.
Non ho fatto tifo contro il PD perche’ mi rendo conto dell’enorme necessita’ di un partito del genere, anche se io non mi sento, per ora, in condizioni di farne parte, e reputo che sarebbe necessario formare una forza alla sua sinistra, qualunque cosa questo voglia dire, piu’ vicina alle linee del Socialismo Europeo e con una chiarezza di proposte che al momento non vedo assolutamente. realizzabili.
Non credo che un PD di successo sia un limite per la sinistra, se questa sapra’ proporre una linea politica coerente, concreta, realizzabile e non di pura contrapposizione ideologica, trappola questa in cui cade troppo spesso l’attuale sinistra cosiddetta radicale.
Se poi si riuscisse a far esplodere l’enorme bluff dei cosiddetti “verdi” che in Italia sono forse il partito piu’ conservatore, ma sicuramente il piu’ stupido, si libererebbero anche molte altre forze capaci di appoggiare un discorso socialdemocratico vero.
A quel punto l’alleanza con il PD, anche scivolato un po’ al centro, sarebbe possibile, magari liberandoci per sempre dell’illusione di riunire necessariamente tutte le frange “movimentiste”, che cercano sempre e solo la contrapposizione, ritenedo la possibilita’ di governare il paese una vera iattura, anche perche’ non hanno alcuna idea di come farlo, e comporterebbe delle assunzioni di responsabilita’ e delle limitazioni alle velleita’ di capovolgimento del “sistema” che continuano ad adorare.
Ma questa forza socialdemocratica a sinistra del PD fatico molto a vederla, a credere che possa nascere e crescere, nella gelosia predominante di ogni piccolo gruppetto che regala preziose poltrone ai suoi capetti, e questo e’ il vero limite della sinistra italiana.
Poi non credo potremo lamentarci troppo se prevarra’ la destra….
postato da: mikecas alle ore 21:28 | link | commenti (3)
categorie: politica
sabato, 06 ottobre 2007

FISCO: MONTEZEMOLO, ORA DI RESTITUIRE A CHI PAGA TROPPO

Da Repubblica on-line:

"E' arrivato il momento di ridare qualcosa indietro a chi le tasse le paga per davvero". Luca Cordero di Montezemolo, a margine dell'annuale appuntamento dei giovani di Confindustria a Capri, torna a ribadire la necessita' di affrontare il nodo dell'abbassamento della pressione fiscale per imprese e cittadini. "Chi evade e' come uno che ruba, e l'evasione e il lavoro nero sono la peggiore offesa a chi le tasse le paga regolarmente, e tra coloro che le pagano ci sono gli operai delle fabbriche e gli impiegati che hanno la trattenuta in busta paga,", spiega ai cronisti, tra i quali anche c'e' Enrico Lucci delle Iene. Poi Montezemolo torna a sottolineare che l'altro tema che tocca particolarmente Confindustria e' che occorre tagliare le spese improduttive. "In questo Paese si pagano troppe tasse - e' il suo ragionamento - perche' le pagano troppo pochi, e chi le paga le paga anche per quelli che evadono. Soprattutto, si vuole sapere dove vanno a finire le tasse degli italiani. Sicurezza, infrastrutture, servizi; e' la' che dovrebbero andare. E ci dovrebbero essere meno spese. Bisogna avere il coraggio di tagliare le spese improduttive, nelle quali vanno a finire le tasse. Piu' investimenti e quindi meno tasse".

Cosa e' successo a Montezemolo? O avra' capito male il giornalista?
Mette in primo piano l'eccesso di tasse pagate dai lavoratori dipendenti, e solo di sfuggita cita anche le imprese "che pagano" (forse perche' di imprese che pagano tutto, ma proprio tutto, senza far sfuggire nemmeno un euro non ce ne devono essere molte).
Anche la necessita' di ridurre le spese inutili ed improduttive e' un'affermazione corretta, a meno che in queste spese non includa l'assistenza sociale.
Un Montezemolo cosi' era comunque sconosciuto.
Non si preparera' mica a "scendere in campo" alle prossime elezioni, vero?
postato da: mikecas alle ore 12:02 | link | commenti (5)
categorie: politica, economia, economia e politica