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Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

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venerdì, 30 novembre 2007

La Scienza non redime l’uomo

Ma stiamo scherzando? La Scienza ha ridotto l’influenza delle malattie, ha ridotto il dolore, ha allungato la vita e la ha resa possibile anche a chi sarebbe stato buttato in un fosso perche’ irrecuperabile. La Scienza ha redento l’uomo piu’ che abbondantemente, e lo ha fatto concretamente, in modo misurabile. E se ancora esistono dolori e malattie, forse lasciando la Scienza piu’ libera di agire, senza “paletti” ideologici e religiosi, si otterrebbe di piu’ in tempi piu’ brevi.
Cosa intende allora il Papa? Che forse la Scienza non ha redento l’uomo dalla paura della morte?
Anche questo e’ falso, perche’ la paura della morte e’ una paura istintiva ed ancestrale, ma la Scienza ha dimostrato che senza la morte non ci sarebbe la vita, e i due aspetti devono essere accettati insieme, perche’ sono uno causa dell’altro. Si puo’ provare dispiacere e dolore, per la morte, la si puo’ anche odiare, ma non si puo’ averne paura, ed e’ la Scienza a farci capire perche’. E’ invece proprio il concetto di “vita eterna” che viene proposto come fondamentale per la “speranza umana” che risulta invece il concetto piu’ assurdo ed irrazionale che esista. Non fa paura, ma fa solo ridere.
Che dire poi di questa frase:

Sì, la ragione è il grande dono di Dio all'uomo, e la vittoria della ragione sull'irrazionalità è anche uno scopo della fede cristiana. Ma quand'è che la ragione domina veramente? Quando si è staccata da Dio? Quando è diventata cieca per Dio? La ragione del potere e del fare è già la ragione intera? Se il progresso per essere progresso ha bisogno della crescita morale dell'umanità, allora la ragione del potere e del fare deve altrettanto urgentemente essere integrata mediante l'apertura della ragione alle forze salvifiche della fede, al discernimento tra bene e male. Solo così diventa una ragione veramente umana. Diventa umana solo se è in grado di indicare la strada alla volontà, e di questo è capace solo se guarda oltre se stessa.

Cioe’ la ragione va bene, bonta’ sua, ma solo se “guarda oltre essa”? Ma oltre la ragione c’e’ solo l’irragionevolezza, l’irrazionalita’…..
Quindi per il Papa la ragione deve necessariamente lasciare la strada all’irrazionalita’ che e’ l’unico modo per cui le fantasie religiose possono essere accettate.
Diciamo che non c’e’ niente di nuovo sotto il sole.
L’enciclica nel suo complesso e’ piena di “riferimenti colti”, nel miglior stile di questo Papa, con osservazioni condivisibili ma anche molte altre “perle” di giustificazione dell’irrazionale e della “speranza” in un al di la’ in cui tutto verra’ giudicato e punito.
Nel frattempo, qui, dobbiamo sopportare pazientemente e seguire i “consigli” di chi e’ piu’ bravo e colto nel razionalizzare l’irrazionale e fartelo bere. E senza protestare troppo.

postato da: mikecas alle ore 21:26 | link | commenti (12)
categorie: scienza, scienza e politica, scienza e religione
giovedì, 29 novembre 2007

Rifondazione e la Politica di Governo

Dopo la fiducia alla Camera sul “pacchetto welfare”, nel campo della sinistra cosiddetta radicale, in particolare in Rifondazione Comunista, serpeggiano malumori. Qualche esempio e’ riassunto qui . Da piu’ parti si accusa Dini di aver ricattato il Governo, e Prodi di aver subito il ricatto. Tutto vero, ma bisogna anche tener conto che Dini puo’ ricattare perche’ ha un’alternativa per ottenere quello che vuole, mentre Rifondazione non ha alcuna alternativa, puo’ solo sfasciare il “giocattolo”, e questo Prodi lo sa bene.
Ma anche il ricatto di Dini va un poco ridimensionato, ed il perche’ dei maldipancia di Rifondazione va ricercato anche nel modo in cui quel partito si comporta pur facendo parte del governo, perche’ io credo che Rifondazione non abbia alcuna Cultura Politica di Governo, e quindi fa errori uno dopo l’altro, finendo per pagarne le conseguenze.
Mi riferisco solo a Rifondazione perche’ dei partiti della cosiddetta sinistra radicale e’ l’unico, per dimensioni e per la dimostrazione nel passato di voler entrare in una logica di governo effettivo, almeno da parte di alcuni (pochi) dei suoi esponenti, che meriti di essere considerato come un vero partito politico e non solo un partito per l’occupazione di qualche poltrona.
Quando si e’ trattato il famoso “pacchetto”, cosa ha proposto Rifondazione di concreto, dettagliato, realizzabile e con adeguata e realistica copertura finanziaria? Quale aspetto definito ha presentato per l’approvazione di tutti, ben delineato e logico, a favore dei precari, tanto che anche i sindacati, con la maggior parte degli iscritti lavoratori anziani o pensionati, fossero costretti ad accettare per pura “pudicizia”?
Niente, non ha presentato niente che fosse un sicuro passo avanti nella direzione di una maggiore garanzia a favore del lavoro precario. Si e’ limitata agli slogan vuoti di ogni significato quali “eliminazione del precariato” o “cancellazione della legge 30”, ben sapendo, o almeno lo spero, che passare dagli slogan a provvedimenti certi ed attuabili nella realta’ e’ un lavoro lungo, doloroso e non sempre realizzabile.
Quando poi l’accordo era stato raggiunto e sottoscritto, si sono accorti che si poteva fare di piu’, ma ormai era troppo tardi, perche’ un ripensamento sulle questioni gia’ decise avrebbe fatto perdere la faccia ai sindacati, che sono difatti diventati i piu’ duri avversari della possibilita’ di introdurre modifiche, altro che Dini.
Il fatto che Prodi abbia aspettato tanto prima di imporre il voto di fiducia sostanzialmente sull’accordo originale dimostra quanto ci tenesse ad offrire almeno una soluzione di facciata accettabile da Rifondazione. Ma era ormai impossibile modificare in modo sostanziale un accordo che, pur nella sua generale debolezza, era costato fatica e compromessi.
E questa non e’ la prima volta che Rifondazione rimane a mani vuote per non aver saputo proporre al momento giusto delle soluzioni che, magari a malincuore, potessero in ogni caso essere accettate da tutti, in un equilibrio di compromessi. O propongono soluzioni su cui un compromesso e’ impossibile, o sono irrealizzabili nella realta’ attuale, o si limitano ad esporre slogan e parole d’ordine.
Rifondazione, e in particolare i suoi leader, ma anche la base che poi urla e strepita perche’ non si ottengono risultati, deve imparare come si attua nel concreto una politica di governo, per fare in modo che le cose vengano “fatte”, e non solo sognate. Poi bisogna anche imparare ad accontentarsi, ma avendo perlomeno ottenuto qualcosa.
postato da: mikecas alle ore 17:55 | link | commenti (5)
categorie: politica, sociopolitica, economia e politica
mercoledì, 21 novembre 2007

Lord Kalvan di Altroquando

Complice un malanno che mi ha tenuto un paio di giorni a casa e che mi impediva di concentrarmi su cose serie, ho deciso di rileggere qualche vecchio romanzo di Fantascienza che mi ricordassi fosse leggero e scorrevole. Il caso ha deciso per questo Lord Kalvan di Altroquando, di H. Beam Piper, che ho quindi inserito nella mia rubrica di letture recenti, pur essendo un romanzo di piu' di 40 anni fa.
Letto oggi e' poco piu' di una storiella, dove inoltre tutto succede di fretta, ma ha soddisfatto lo scopo principale, quello di farmi passare un paio d'ore di rilassatezza.
postato da: mikecas alle ore 11:57 | link | commenti (1)
categorie: libri
venerdì, 16 novembre 2007

La Rosa Quantica

La Rosa Quantica e' il primo vero romanzo di Catherine Asaro pubblicato in Italia, dopo il racconto lungo Il Ponte sull'Abisso. Ho appena finito di leggerlo e ne parlo nella apposita rubrica sul mio sito web.
Sotto l'apparenza di una storia d'amore, la Asaro riesce a mettere in risalto un problema che, seppure esaltato nel suo racconto fantascientifico, ha anche importanti implicazioni attuali, ed e' il significato, per l'identita' di un individuo e la sua liberta'/responsabilita', della codifica genetica di specifici aspetti comportamentali.
La Asaro cerca di spiegare, in appendice, che il romanzo segue l'andamento di un'interazione quantistica tra particelle, ma diciamo che e' rimasta una sua intenzione.
E' in ogni caso un buon romanzo.
postato da: mikecas alle ore 17:54 | link | commenti (1)
categorie: libri
lunedì, 12 novembre 2007

Fenomenologia del Tifo Organizzato

Quello che e’ successo domenica 11 Novembre 2007 in Italia e’ estremamente emblematico della situazione sociale che ci troviamo ad affrontare, e vale la pena di analizzarla un poco meglio per essere preparati agli sviluppi che inevitabilmente seguiranno.

In un’area di servizio di una autostrada, nel primo mattino, un agente di polizia compie una stupidaggine enorme. Poiche’ l’esatta dinamica dei fatti e’ ancora ignota al pubblico normale, e quindi a me, non posso far altro che cercare di estrapolare dalle notizie che circolano, anche se mi rendo conto che molte potrebbero essere pure fantasie. In ogni caso in quell’area di servizio scoppia una lite. Una pattuglia della stradale che percorreva l’autostrada in direzione opposta vede dell’agitazione, sente delle urla, vede una macchina che cerca di allontanarsi… ed uno degli agenti spara ed uccide una persona.
Non e’ chiaro se ha sparato mirando, se e’ stato un puro incidente, cosa credeva di vedere…. e’ stata comunque una leggerezza, un modo sbagliato di interpretare il proprio ruolo, e ne paghera’ le conseguenze.
In tutto questo, cosa c’entra che la vittima fosse tifosa della Lazio e che stesse recandosi a vedere la partita Inter-Lazio del pomeriggio?
La dinamica del fatto e’ indipendente totalmente dal fatto che tifosi di squadre avversarie si stessero picchiando, o che fosse in atto una rapina, o magari che si litigasse per la qualita’ del caffe’ del bar….
Una persona ha sbagliato, purtroppo un’altra persona e’ morta, e la prima ne e’ responsabile nei termini di legge. Punto e basta.

Quello che invece e’ successo poi, a partire dallo stadio di Bergamo, proseguendo per le fiaccolate di Milano e per finire in crescendo con la guerriglia urbana di Roma, e’ tutta un’altra storia.
E’ l’espressione pubblica del Tifo Organizzato che torna a pretendere il proprio spazio, che cerca, a Bergamo, di far riconoscere ufficialmente il proprio diritto ad imporre condizioni al mondo ufficiale.
Un metodo che ricorda molto fortemente quello delle BR classiche, che cercavano sistematicamente di farsi riconoscere come “controparte” dello Stato. Per fortuna dell’Italia tutta allora ci fu chi riusci’ a resistere e a non riconoscere mai questo ruolo.
Oggi, anche se magari non se ne rendono nemmeno conto, e’ esattamente questo che le frange piu’ violente del Tifo Organizzato stanno cercando di ottenere: l’ufficializzazione del loro ruolo istutizionale, il riconoscimento che il Calcio non puo’ fare a meno di loro e da loro deve dipendere. Per questo hanno preteso la sospensione della partita di Bergamo, e sono riusciti ad ottenerla. Per questo tutti i loro equivalenti hanno chiesto dovunque l’interruzione delle partite, anche senza riuscire ad ottenerlo. Per dimostrare a tutti, ma prima di tutto a loro stessi, che il Calcio non puo’ esistere senza di loro, che sono una forza oggettiva con cui non solo e’ necessario, ma e’ giusto fare i conti.
Che poi il tratto che li unisce e’ anche troppo spesso una militanza politica di estrema destra e’ solo un’aggravante, anche se spiega la facilita’ alla violenza.
L’insieme di questi due fattori, cioe’ il ricercare il riconoscimento ufficiale, e l’ideologia violenta e “razzista” che li accomuna, rappresentano una miscela altamente esplosiva, delle cui potenzialita’ si e’ avuto un buon esempio nella guerriglia romana, che ha unito le tifoserie laziali e romanesche, normalmente acerrime avversarie.
A questo punto lo Stato si trova direttamente chiamato in causa, e non credo possa piu’ sottovalutare i pericoli anche istituzionali che il lasciare mano libera a queste forze non tanto limitate puo’ comportare.
Ma bisogna anche che tutte le societa’ calcistiche, senza alcuna eccezione, capiscano che non e’ piu’ possibile “giocare” con il fuoco per il proprio tornaconto di ricatto verso le autorita’ ufficiali, come troppo spesso e’ stato fatto. O si liberano, a spese proprie, di questa zavorra, o dovranno condividerne la fine: lo scioglimento definitivo e perenne.
postato da: mikecas alle ore 22:15 | link | commenti (5)
categorie: politica, sociopolitica, realta
domenica, 11 novembre 2007

Il tifo organizzato nel calcio

Il tifo organizzato nel calcio e' compatibile con una societa' civile?
A vedere quello che succede nel mondo, sembrerebbe di si', purche' vengano prese opportune precauzioni preventive ed adeguate misure repressive degli eccessi.
In Italia ho l'impressione che sia impossibile.
Dopo il fatto, deprecabile fin che si vuole, ma probabilmente dovuto piu' ad un incidente che ad imperizia individuale, e sicuramente causato dall'ennesimo episodio di intolleranza reciproca tra opposte tifoserie, quello che e' poi successo specialmente a Bergamo ed in serata a Roma sembra indicare legami tra vari gruppi che appaiono essere ben piu' forti della semplice identita' di tifosi, identita' che porta generalmente piu' a scontri violenti che a posizioni comuni.
Un certo sospetto di quale sia il legame che sta mobilitando tanti gruppi tipicamente divisi dal tifo per squadre diverse ce l'ho.... mi piacerebbe sapere ufficialmente se questo sospetto e' vero, perche' a quel punto esisterebbero ben altri argomenti legislativi per sciogliere forzatamente quelle organizzazioni, e forse anche a costringere le societa' calcistiche, praticamente tutte, a considerare che se non vogliono essere sciolte loro, devono trovare la forza di liberarsi e svincolarsi da certe "tutele".
E' anche vero che per ottenere tutto questo bisognerebbe avere una classe politica meno ricattabile dalle frange di tifo organizzato. Ricatto che si esprime in molti modi, alcuni dei quali evidenti, ma qualcuno piuttosto nascosto.
E quindi e' probabilmente una speranza vana.
postato da: mikecas alle ore 21:36 | link | commenti (3)
categorie: politica, sociopolitica
venerdì, 09 novembre 2007

L'Etica, L'Azione politica ed il Fiume della Vita

Mi e' capitato di rileggere questo mio articolo di diversi mesi fa, in cui presento una metafora del problema di cosa e' possibile controllare dello sviluppo della societa' umana, e di quanto sarebbe essenziale riuscire a capire di piu' le leggi che lo regolano, per evitare di fare errori dal risultato drammatico, magari solo per cercare di forzare la realta' a favore dei propri principi etici, ma senza saperne valutare le conseguenze concrete.
Alla luce di quanto sta avvenendo oggi nella politica italiana, con la formazione del PD e l'enorme difficolta' che sta trovando la sinistra a darsi una definizione concreta, credo sia ancora piu' di attualita'.
postato da: mikecas alle ore 13:30 | link | commenti (3)
categorie: politica, sociopolitica, economia e politica
sabato, 03 novembre 2007

Cosa si puo’ salvare di kilombo

Quando e’ nato kilombo, nascita a cui ho contribuito in minima parte, esprimendo qualche opinione insieme ad un forte supporto, era concepito prioritariamente come un aggregatore di blog “di sinistra”. Lasciando per il momento da parte questa ultima definizione, era quello che ora viede definito, con termine che ha un che di dispregiativo, una “vetrina” per i blog individuali.
Io credo invece, come lo credevo allora, che questa funzione sia importante, e che kilombo ha soddisfatto completamente questa aspettativa. Ovviamente non mi riferisco alle “star” della blogosfera… quelle viaggiano su altri binari e non hanno bisogno di un aggregatore, ma mi riferisco alle centinaia di semplici blogger che hanno voglia di esprimere le proprie opinioni, banali o meno che siano, e confrontarsi con altri nel concreto delle opinioni stesse. Se tra questi c’e’ poi chi cerca solo di incrementare gli accessi al proprio blog, si puo’ anche sopportare.
A mio avviso questi mesi di funzionamento di kilombo ha dato grossi risultati in termini di reciproca conoscenza, di circolazione di idee, non necessariamente condivise, ma per lo meno ora conosciute, di incontro di persone con progetti e visioni politiche simili, anche se mai identiche, che hanno trovato piacere nel frequentarsi e commentarsi reciprocamente.
C’e’ stato anche un confronto tra concezioni diverse del mondo, tra le diverse “anime della sinistra”, a volte scontri forti sul solito problema di “cosa e’ la sinistra”, ma anche se il confronto non e’ stato facile e qualche volta e’ stato solo scontro, si era purtuttavia riusciti a far partire qualcosa. Perlomeno ogni tanto si riuscivano ad avere dei commenti, anche se qualche volta irosi, su opinioni diverse dalle proprie, che quindi venivano lette e, anche se non condivise, lasciavano comunque una traccia..
Io continuo a ritenerlo un successo.
Poi pero’ e’ venuta la tentazione di fare qualcosa di piu’, di far diventare kilombo qualcosa che fosse lui stesso una rappresentanza, e non solo un mezzo per far incontrare persone anche molto diverse. E’ stata una fuga in avanti che ha esacerbato le divisioni, facendo emergere le insofferenze e le intolleranze di molti, e finendo per soffocare ogni inizio di discussione.
Anche kilombo slow, che doveva essere un posto dove su alcuni temi scelti si potesse avviare una vera discussione comune e’ stato travolto da personalismi ed impuntature, poiche’ ormai la suscettibilita’ individuale era troppo alta.
Ora si e’ al limite dello sfascio, con iniziative singole che mi appaiono tutte discutibili, o perlomeno inutili per mantenere almeno lo scopo iniziale.
Trovare il capro espiatorio, selezionarsi “ad escludendum” tra duri e puri, non sono soluzioni. Come non lo e’ quello di stabilire chi e’ di sinistra e chi non lo e’ in base a formulette partitiche. Avevo scritto un post in cui cercavo di rendere evidente come la “sinistrosita’ “ sia una proprieta’ a moltissime variabili, per cui non e’ mai possibile stabilire chi e’ piu’ a sinistra di chi.
L’unica soluzione che ora vedo possibile e’ tornare alle origini. Accettare che kilombo sia, almeno per il momento, solo un aggregatore di blog che rispettino la sua Carta, cercando anche di essere tolleranti a riguardo, perche’ nessuno ha il dono della Verita’ e nessuno e’ piu’ a sinistra di un altro, anzi….
Un buon inizio sarebbe che l’attuale Redazione, con cui mi scuso, ma ho perso l’indice dei nomi, desse inizio a questa “rinascita” dando le dimissioni contemporaneamente e restando nel frattempo in carica per indire nuove elezioni, con l’obiettivo di eleggere una Redazione che sia uno strumento tecnico, come doveva essere, e non un ufficio politico. Dimenticando per il momento ogni iniziativa che porti a voler vedere kilombo come un soggetto unico e coeso, cosa che non e’ e non puo’ essere.
Chi vuole dare inizio a iniziative di ogni genere puo’ usare kilombo per diffonderne la notizia e propagandarle, ma non usare il nome di kilombo per qualcosa di diverso da quello che e’.
Poi si vedra’…. magari i fomentatori di disordini, i fondamentalisti di ogni genere, i Giudici Assoluti della sinistrosita’ altrui, ma mai della propria, si stancheranno di sfasciare ogni giocattolo….

postato da: mikecas alle ore 14:06 | link | commenti (10)
categorie: politica, sociopolitica
giovedì, 01 novembre 2007

Ilium e Olympos

Il mio tradizionale consiglio di lettura mensile, nel settore della SF e Fantasy, per il mese di Novembre 2007 consiste nei due romanzi Ilium e Olympos di Dan Simmons.
Avevo gia' parlato di Ilium quando ancora lo stavo leggendo, nella mia rubrica "cosaleggo", che ora ha cambiato leggermente fisionomia, in quanto ho deciso di parlare dei libri che leggo solo dopo averli finiti.
In questo caso pero' il giudizio positivo che avevo espresso a suo tempo e' confermato anche dopo la lettura dell'intera serie di due romanzi (che sono pero' quattro volumi nell'edizione di Mondadori).
I romanzi abbondano di riferimenti non solo all'Iliade, ma a tutte le opere di Shakespeare e a molti poeti inglesi, anche se la trama avveniristica rimane salda ed i riferimenti scientifici alle ultime teorie e modelli sulla struttura dell'universo sono credibili e corretti, seppure ovviamente un po' estrapolati.
Non volendo spiegare troppo della trama, anche se qualcosa nella mia presentazione sono costretto a dire, posso solo consigliarne fermamente la lettura, con l'unica raccomandazione di avere pazienza quando la vicenda sembra divergere in mille rivoli incompatibili. Poi tutto torna a convergere.
E' un po' l'effetto inevitabile della fantasia strabocchevole di Simmons, gia' vista all'opera con Hyperion.
postato da: mikecas alle ore 12:19 | link | commenti (1)
categorie: libri