...e la montagna partori' un ranocchietto
I sette "irrinunciabili" punti programmatici di Lamberto Dini, il suo "ultimatum" al governo Prodi, sono finalmente apparsi.
Presi come punti programmatici, sono totalmente condivisibili, e sono anche ampiamente contenuti, magari con parole diverse, nel Programma dell'Unione, di cui ormai nessuno si ricorda piu'.
Presi come atti pratici da effettuare subito, fanno solo tenerezza....
La mia impressione e' semplicemente che Dini, o qualcuno dei suoi sostenitori, non si senta poi del tutto sicuro della strada intrapresa, e la proposta che ne e' scaturita e' banalmente il modo di cercare un facile consenso generale e salvare la faccia.
Non credo che Prodi cadra' per questo "ultimatum".
Ancora su Alitalia
La decisione del governo, che ritengo assolutamente corretta sia economicamente che politicamente, di avviare le trattative con il gruppo Air France – KLM per la cessione del controllo di Alitalia ha ovviamente fatto aumentare le lamentele da parte di forze politiche ed economiche del nord per il pericolo di “penalizzare” Malpensa.
In particolare si evidenzia, come al solito, la Lega Nord che, da Repubblica on-line:
La Lega scende in piazza in nome e per conto di Malpensa capitanata da Bossi. "La gente è incazzata, da queste parti è molto incazzata, perchè ha pagato per mantenere in piedi Alitalia e come ricompensa ci portano via Malpensa".
Io credo che la “gente” cui fa riferimento Bossi, e magari anche qualche sprovveduto blogger, se volesse capire il perche’ il problema di Alitalia e’ aumentato negli ultimi anni dovrebbe chiedere ai tantissimi “operatori economici lumbard”, cioe’ proprio quelli che dovrebbero rappresentare il bacino di utenza privilegiato di Malpensa, perche’ hanno sistematicamente preferito prendere le tante “navette” delle compagnie straniere in partenza da Linate verso gli Hub internazionali di Francoforte, Parigi, Zurigo e Londra, o hanno privilegiato addirittura un aereoporto periferico come quello di Bergamo, e non solo per i voli low-cost, pur di evitare l’irraggiungibilita’, la disorganizzazione e la cappa di nebbia di Malpensa. Lasciando alla sola Alitalia il peso di questo aereoporto sbagliato, inagibile ed irraggiungibile.
Fatta questa domanda, e ricevuta la doverosa risposta, dovrebbero anche capire perche’ la classe dirigente lombarda su questa questione ha sbagliato tutto quello che poteva essere sbagliato, e anche qualcosa di piu’. Ha trascinato definitivamente nel baratro la compagnia italiana e ora cerca di impedire una soluzione razionale che certifichi definitivamente questo fallimento politico-imprenditoriale.
In ogni caso gli utenti “padani” continueranno a volare Air France, Lufthansa, British Airwais etc…. non si sono fatti convincere prima, non si capisce cosa li dovrebbe convincere oggi.
Alitalia, Formigoni e le leggi di mercato
Il CDA di Alitalia, esaminate le proposte sopravvissute, ha considerato migliore quella di Air France-KLM rispetto a quella di AirOne. Ora tocca al governo decidere.
In un articolo su Repubblica del 22 dicembre, Massimo Giannini osservava che questa e’ stata una scelta secondo le normali leggi di mercato, di fronte ad una offerta superiore economicamente e con un piu’ adeguato piano industriale. Poiche’ questo piano prevede un certo ridimensionamento delle ambizioni di Malpensa, Giannini si aspettava un intervento della lobby del nord, ma si augurava anche che il governo questa volta accettasse senza compromessi le leggi naturali del mercato.
Facile profezia, la sua prima… Nello stesso giorno il Governatore della Lombardia, Formigoni, inizia le lamentele, accusando Air France di voler declassare Malpensa ad un ruolo regionale, dimenticando l’intero nord Italia. Ovviamente chiede al governo di non accettare la decisione del CdA dell’Alitalia, anche in nome di una italianita’ da difendere. Alle dichiarazioni di Formigoni si e’ poi aggiunto il folclore becero leghista che ha minacciato di bloccare le autostrade lombarde, evidentemente ignorando che sono gia’ sempre bloccate di loro per il troppo traffico.
Fin qui tutto sembra entro la normalita’ prevista da Giannini, ma lo stesso articolo di Repubblica che riportava le dichiarazioni di Formigoni si chiude con alcune dichiarazioni del Ministro dei Trasporti Bianchi, che riporto per la loro rilevanza:
A chiudere la giornata è il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. "La questione Alitalia non è ancora chiusa. Ora sta al governo decidere, deve riflettere bene per fare la scelta migliore" ha detto Bianchi a Sky Tg24 . "La scelta non deve essere fatta in modo superficiale, e bisogna difendere gli investimenti su Malpensa. E' difficile rinunciare a un aeroporto così importante". Il ministro ha poi commentato l'offerta di Air France: "secondo me c'è qualche nervo scoperto che mostra fragilità. In ogni modo sono sicuro che il governo si farà carico di sostenere le diminuzioni a livello occupazionale".
Questa dichiarazione sembra dare ragione ai peggiori timori di Giannini.
Ne’ Formigoni ne’ il Ministro Bianchi sembrano ricordare una triste banalita’, e cioe’ che Alitalia, nonostante la marea di denaro pubblico investito e il ripetuto cambio di gestione, non e’ mai stata in grado di riprendersi, finendo per essere una compagnia regionale e anche mal messa e piena di debiti. Inoltre una buona parte dei peggioramenti degli ultimi anni derivano proprio dalla pretesa di fare di Malpensa non solo un secondo hub internazionale, ma addirittura il principale. Malpensa e’ un pessimo aereoporto, mal costruito e mal organizzato, sostanzialmente irragiungibile in modo rapido e comodo, di concezione arcaica, con gate come stie di polli e piu’ negozi che posti a sedere per i passeggeri in attesa. Inoltre sconta l’arroganza delle autorita’ milanesi a voler conservare Linate, pur di fronte al rifiuto delle compagnie straniere di lasciare il lucroso sistema di navette verso i loro hub per i voli internazionali, mettendo cosi’ solo l’Alitalia in condizioni di svantaggio.
Di fronte a questa situazione, il progetto Air France presenta dei sacrifici ma promette di permettere una ragionevole presenza anche del marchio italiano nel mondo aereo internazionale. E se verra’ conservata anche una quota di proprieta’ nazionale, ancora meglio.
Di contro il progetto di AirOne sembra un semplice rifinanziamento, a spese di chi non e’ chiaro, della stessa Alitalia di prima, non essendo certo AirOne di dimensioni tali da permettere un risparmio di scala, con in piu’ l’impegno a supportare ulteriormente il macigno Malpensa e la pletora di impiegati Alitalia.
Non vorrei che sia il semplice espediente per passare poi il tutto, dopo ulteriori spese a carico dello Stato italiano, a qualcuno che fin'ora e' stato alla finestra.
Sulla questione del personale poi le dichiarazioni di Bianchi sono decisamente preoccupanti, perche’ sembra prevedere in ogni caso che gli inevitabili esuberi saranno a carico dei contribuenti italiani. E questo e’ sbagliato, e forse anche contrario alle regole europee, perche’ credo che i cittadini italiani al personale Alitalia abbiano gia’ dato fin troppo.
Che discutano del loro futuro col nuovo proprietario, come deve essere in un normale rapporto di lavoro privato.
Vendiamo di tutto a tutti
In un articolo in quarta pagina su Repubblica di oggi, viene riportata la seguente frase del Ministro del Commercio Estero Emma Bonino:
Vendiamo di tutto e in tutto il mondo: elicotteri agli americani, spumante ai russi, occhiali ai coreani, yachts ai francesi, divani ai tedeschi, formaggio fino in Giappone. Non vendiamo ancora frigoriferi agli Eschimesi, o termosifoni ai Tuareg, ma ci stiamo lavorando.
Si e' pero' dimenticata di dire che siamo riusciti a vendere anche l'Alitalia.
Al di la' delle battute, nel seguito dell'articolo e' anche riportato che a tirare sono sopratutto i comparti tradizionali del made in Italy, quelli sostanzialmente a basso valore aggiunto, sotto perenne concorrenza dei prodotti piu' economici, anche se non della stessa qualita', provenienti dai paesi in sviluppo.
Questo inatteso boom dell'esportazione italiana dipende quindi da una temporanea ripresa di competitivita', credo in larga parte dovuta al forte abbattimento del valore reale dei salari ed all'abuso dei contratti di lavoro atipici, e non ad un riposizionamento della produzione industriale italiana in settori meno esposti alla concorrenza a basso costo, unico modo per uscire seriamente dalla crisi.
Poiche' la compressione dei salari e il precariato a vita non potranno essere sostenibili per molto tempo, mi chiedo cosa si stia facendo, a livello industriale, per usare questi guadagni in favore di una maggiore presenza in settori ad alto valore aggiunto.
Temo niente, come al solito.
Ma al prossimo cambio di segno dell'esportazione, sentiremo sicuramente i montezemoli di turno alzare alti lamenti sul costo del lavoro, sull'euro troppo forte, ed altre amenita' del genere, ormai sentite troppe volte.
Roma, uccise ragazza nel metrò, romena condannata a 16 anni
La notizia completa si puo' trovare qui, Quello che mi lascia un poco perplesso sui meccanismi della giustizia italiana e' il fatto che in questo caso si e' trattato di un evento casuale, causato da un litigio, sicuramente futile, in cui da diverse testimonianze la vittima appare come l'iniziatrice della disputa, se non l'aggressore. Una sentenza che riconosce la causalita' dell'azione criminosa e la non volontarieta'.
Ma da' 16 anni di carcere.
Quale dovra' essere allora la pena per quella persona, extracomunitario anche lui, quindi non privilegiato, che, ubriaco, ha travolto ed ucciso quattro persone?
L'ubriachezza deve essere un'aggravante che comporta di per se' stessa la volontarieta' dell'azione, perche' ci si ubriaca essendone coscienti e volendolo, mentre la reazione ad un'agressione e' spessissimo quasi istintiva.
Aspettiamo di vedere se il secondo criminale verra' condannato a 4 ergastoli, o a pene detentive equivalenti, fatte le dovute proporzioni, a quella data alla ragazza rumena.
Altrimenti c'e' del marcio nel "bilancino" delle pene del codice penale italiano.... o i giudici giudicano ognuno per conto suo, come se non fossimo in uno stato di diritto.....
La Guerra dell’Energia Futura affina i propri obiettivi
Che il Protocollo di Kioto avesse poco a che fare con l’ecologia e il contrasto dell’effetto serra ma molto di piu’ con l’inizio della guerra per lo sfruttamento delle energie di domani, nonostante ci fossero molti che credevano in perfetta buona fede al suo scopo ufficiale, era evidente a chiunque sapesse leggere un poco i dati.
Il protocollo imponeva delle robuste riduzione di emissione di CO2 equivalente, in sostanza legata alla produzione dell’energia e in minor parte al trasporto motorizzato, solo ai paesi altamente industrializzati, mentre ne erano sostanzialmente esenti i paesi in via di sviluppo. Ma quello che piu’ importa, introduceva un “commercio” su quelli che sono chiamati “certificati di emissione”.
In pratica, se un paese non diminuisce la sua emissione come stabilito, puo’ pero’ comperare “certificati” da un paese che non emette la quantita’ che gli e’ permessa….
Quindi la Cina, che nei prossimi anni diverra’ il piu’ grande produttore di CO2, sorpassando alla grande gli USA, e l’India che le e’ subito dietro non hanno alcun obbligo. La Russia ha sottoscritto il protocollo, causandone l’entrata in funzione, perche’ e’ sostanzialmente esportatore di petrolio e gas, ma non un grande consumatore, almeno secondo i livelli del Protocollo, per cui puo’ ottenere anche grossi introiti dalla vendita dei Certificati ai paesi a cui vende anche il petrolio. L’Europa, principale sostenitrice del Protocollo, ha puntato sullo sviluppo di fonti rinnovabili, di cui possiede il know how maggiore, e si e’ posta obiettivi per il loro utilizzo che sono al limite di quello che e’ fattibile senza un efficiente sistema di accumulo, come la tecnologia dell’idrogeno di cui si parla molto ma dalla cui utilizzazione pratica siamo estremamente lontani. Gli USA, grandi consumatori di energia sostanzialmente da fonti fossili, non hanno semplicemente sottoscritto il Protocollo.
C’e’ ora da capire cosa significa quello che e’ stato venduto come un successo diplomatico e conosciuto come l’accordo di Bali.
La novita’ maggiore sembrerebbe il cedimento degli USA, si dice sotto la pressione dell’opinione pubblica interna. In realta’ l’accordo raggiunto sembra rifiutare qualunque norma obbligatoria, ed e’ quindi, di partenza, priva di vero significato se non fosse che e’ ormai cognizione comune che non siamo piu’ molto lontani dall’esaurimento del petrolio, almeno come fonte di energia economicamente sostenibile, e con il gas a seguire dopo pochi anni.
Questa consapevolezza e’ l’origine delle tensioni internazionali, con possibilita’ gia’ verificate di sfociare in guerre per ora locali, per aggiudicarsi il controllo delle fonti piu’ abbondanti di questa risorsa sempre piu’ preziosa. Ma e’ anche l’origine dello sviluppo della nuova guerra per il controllo delle future fonti di energia, in termini di tecnologie e di politiche di sviluppo. Questa guerra si intreccia in un modo difficile da districare con l’obiettivo ecologista di ridurre l’effetto serra, ritenuto la causa principale del riscaldamento globale, e finisce per condizionarlo in modo notevole senza che i diretti interessati sembrino rendersene conto. E spiega anche l’apparente cedimento degli USA, che si sono accorti di essere decisamente piu’ arretrati nello sviluppo di sorgenti di energia ad emissioni zero.
In pratica ogni nuovo accordo non potra’ non coinvolgere le due realta’ economiche attualmente piu’ dinamiche, cioe’ la Cindia, ed imporre, grazie al fatto che il costo dei fossili non potra’ che continuare ad aumentare, la dipendenza dalle tecnologie occidentali per le nuove energie. E non si tratta solo di Cina ed India, ma di tutto il mondo dei paesi in via di sviluppo, sempre piu’ assetati di energia.
Tra le “nuove” tecnologie bisogna pero’ includere anche il nucleare, sempre piu’ complesso e sicuro e sempre piu’ dipendente dalle conoscenze scientifiche e tecnologiche dei soliti paesi. Senza il nucleare e’ difficile che la transizione al mondo del dopo petrolio possa avvenire in assenza di grosse crisi energetiche, qualunque cosa pensino i verdi dell’ecologismo estremista, quelli capaci di opporsi anche all’eolico, dopo averlo tanto osannato in teoria, solo perche’ “e’ brutto”…..
In ogni caso mi e’ evidente che le discussioni sui modi di riduzione dell’emissione di CO2, sulle quantita’ e pesi relativi siano piu’ una guerra di posizione per il futuro che un vero tentativo di ridurre il riscaldamento globale, ammesso che dipenda dai prodotti dell’attivita’ umana. Fino a che petrolio, metano e carbone saranno disponibili a basso prezzo, nessun accordo riuscira’ a limitarne sostanzialmente l’uso. La guerra e’ sul dopo.
Montezemolo e le Caste
Intervengo un po’ in ritardo su questa ennesima esternazione del nostro brillantissimo Presidente di Confindustria, ma e’ un periodo in cui mi e’ difficile essere sempre tempestivo. In ogni caso il tema e’ fondamentale e non ha perso importanza per qualche giorno di ritardo, anche se nel mondo dei media italiani si fa presto a dimenticare.
La notizia completa su Repubblica puo’ essere trovata qui
ma ne vorrei sottolineare alcune parti che riporto per comodita’.
Lasciamo perdere l’accusa di assenteismo agli statali, derivata da una lettura faziosa di statistiche confuse ed estesa a tutti i dipendenti pubblici, e gestita poi come una clava per additare un nemico del lavoro industriale ovviamente non accompagnata da alcuna proposta concreta di come porvi rimedio. E anche l’indiretto attacco alla contrattazione nazionale in favore di accordi locali, fabbrica per fabbrica, dove piu’ forte e’ il controllo padronale non e’ diverso dalla solita litania confindustriale piu’ retriva.
Veniamo invece alla parte dove il Montezemolo sembrerebbe avere fatto la scoperta del secolo:
"La nostra rimane una società incentrata sulle caste", ha detto poi Montezemolo. Invece di premiare chi merita viviamo in una società in cui "la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni". Tra le persone di 18-37 anni, sei figli di operai su 10 fanno gli operai: "una quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti - ha commentato Montezemolo - mentre sette (su 10) figli di professionisti, imprenditori, dirigenti, fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di mobilità in più c'è nelle regioni del Nord ma non nel resto del Paese".
Una scoperta degna del premio Nobel. E noi che pensavamo che fosse invece normale per il figlio di un operaio essere scelto dal padrone della fabbrica per dirigerla al posto del proprio figlio, mandato invece a zappare gli orti per manifesta incapacita’ manageriale. Montezemolo ci ha reso chiaro che ci stavamo solo illudendo, e che se pensavamo di vivere in una societa’ di pari opportunita’, ce ne dobbiamo invece ricredere, e scoprire, contro ogni nostra aspettativa, che i figli degli avvocati tendono a fare gli avvocati, i figli dei medici fanno sistematicamente i medici, i figli dei farmacisti fanno i farmacisti, o posseggono comunque la farmacia promettendo di diventare farmacisti (vero). Mentre invece e’ interesse della Confindustria che a dirigere le fabbriche (e a possederle no?) ci siano invece solo i migliori, non i figli dei proprietari, e che ad occupare gli alti livelli dirigenziali di banche, societa’ di affari, e tutta la pletora di posizioni altamente retribuite nei Consigli di Amministrazione di enti e societa’ varie ci siano solo i capaci e meritevoli, non invece i figli, figliocci, parenti ed affini della solita Classe Dirigente. Come e’ democratica questa Confindustria…..
Chissa’ cosa aspetta a dare almeno un minimo segno operativo in questa direzione.
O magari, come al solito, tutti sono bravi ad essere democratici con i figli degli altri.
Non manca poi l’attacco all’Universita’, sentina di ogni male e fonte di sprechi di denaro pubblico:
La Finanziaria ha vanificato l'accordo raggiunto con il governo la scorsa estate per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario dell'università agli atenei migliori e sono saltati i meccanismi per l'assunzione dei ricercatori migliori, ha sottolineato Montezemolo. "In Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di vere risorse - ha attaccato - nel frattempo l'agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento per i ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati".
Opinioni che sarebbero da prendere almeno con qualche minima considerazione se non venissero dal capo di una organizzazione che ignora sistematicamente la qualita’ scientifica e di preparazione dei nostri migliori studenti. Studenti che sono costretto o ad andare all’estero o ad accettare stipendi di fame per lavori sottoqualificati nelle industrie coordinate dal nostro censore dei vizi altrui, ma mai dei propri.
Montezemolo dovrebbe semplicemente ricordare quello che e’ stato discusso in un incontro tra industria ed universita’ a Cernobbio non tanto tempo fa, e su cui ho gia’ scritto .
Se ne fosse capace, dovrebbe semplicemente vergognarsi per quello che dice rispetto a quello che fa.
Ma penso che queste esternazioni abbiano uno scopo politico preciso, forse una “discesa in campo” magari non diretta e/o personale…. e quando si fanno queste scelte “coraggiose”, e’ noto che non si guarda troppo alla coerenza.
Ha avuto un illustre predecessore che gli ha aperto la strada.
Il Partito Democratico e la laicita' dello Stato
Se qualcuno avesse la pazienza e la voglia di andare a spulciare all'indietro i miei post riferiti al Parito Democratico, quando ancora si discuteva della sua formazione, trovera' delle opinioni tutto sommato positive.
In realta' mi stavo quasi convincendo che poteva essere arrivata l'ora anche per me, che mi ero sempre tenuto lontano dai partiti, di farmi coinvolgere direttamente in una avventura politica di cui apprezzavo e condividevo diversi obiettivi.
Poi pero' ho visto che l'evoluzione del PD avveniva in un modo che mi piaceva poco, con troppi paletti a sinistra, spesso del tutto arbitrari, e nessuno a destra, quasi che fosse gia' stata definita la direzione privilegiata dei futuri consensi.
A quel punto mi sono chiamato fuori, con molto dispiacere, anche perche' mi rendevo conto che in quella parte della sinistra non massimalista, non radicale, non movimentista in cui avrei preferito riconoscermi regnava la confusione piu' completa e la totale incapacita' a darsi un obiettivo chiaro.
I tentativi penosi di far nascere una "cosa rossa" che deve essere anche arcobaleno mi confermano vieppiu' che a sinistra del PD e' difficile che riesca a crearsi una vera sinistra socialista, con i contenuti programmatici e la nuova identita' che il socialismo europeo spero riuscira' a darsi.
Ma il PD perde ogni giorno le migliori opportunita' per proporsi davvero come la nuova versione "democratica" e non piu' assolutistica, della sinistra. E la perde per la sua totale incapacita' di difendere la laicita' dello Stato, eliminando dal suo interno quella infima minoranza che, legata a doppia mandata all'Opus Dei, ritiene lo Stato italiano una dipendenza della morale e della politica del Vaticano.
Evidentemente i numeri piccoli non significano poco potere, evidentemente il partito tiene piu' a certi supporti nascosti (anche se non troppo) rispetto a quello della maggioranza dei suoi elettori.
Rimane il fatto che se la senatrice Binetti puo' permetteri di votare contro la fiducia al governo per la sua "personale" idiosincrasia per una normativa europea che l'Italia sara' comunque tenuta ad osservare, e niente succede nei suoi confronti, il PD ha dimostrato di non avere nemmeno piu' la minima idea di cosa significa laicita' dello Stato, a parte il fatto che la convivenza della Binetti con la maggior parte degli stessi iscritti al PD dovrebbe risultare impossibile.
Se nulla succedera' nemmeno nei prossimi giorni, sapremo che stiamo per entrare in un'era di Stato Teocratico, con il Papa ormai al limite di indire nuove crociate....
Tempi bui ci aspettano.....
Voto per Spartacus Quirinus
Nelle prossime elezioni per la Redazione di kilombo, votazioni che cambieranno le sorti del mondo intero, ho deciso di votare per Spartacus Quirinus (l'originale) (e mi scuso con Ciocci e Federicoviano che sarebbero stati dei candidati per me piu' che accettabili).
La ragione per cui votero' Spartacus, per mi conosce bene, e' banale: da quel viscido opportunista che sono, sempre alla ricerca della possibilita' di farmi bello aggratis, ho capito che Spartacus ha praticamente gia' vinto, e quindi mi aggrego al carro del vincitore... sia mai che riesca ad averci qualche piccola carota in omaggio....
Credo che Spartacus abbia ormai vinto per la fantastica propaganda che gli fa un certo sfigato individuo, la cui unica scusante e' che vive a Como... ma anche se la scusante non e' da poco, lui ci mette del suo....
Una pubblicita' cosi' lucida, programmata a tavolino e poi perfettamente attuata sul web non l'avevo mai vista..
L'unica cosa che mi perplime un poco e' che Lui, lo sfigato, sarebbe anche un concorrente alle stesse elezioni....
Che oltre che sfigato sia anche non troppo intelligente?
Le Armi di Isher
Il romanzo di SF di cui consiglio la lettura per il mese di Dicembre e' un vecchio classico. Avevo deciso tempo fa che era un peccato ignorare i grandi classici del genere solo perche' ormai difficilmente trovabili in commercio, e mi ero riproposto di presentarne qualcuno, di tanto in tanto.
Questa volta e' toccato a Le Armi di Isher, di A.E. Van Vogt, uno degli scrittori che hanno fatto la storia della SF negli anni 40 e 50. Questo volume contiene i due romanzi originali, delle dimensioni che erano solite allora quando dovevano essere prima pubblicati a puntate sulle riviste, che sono The Weapon Shops of Isher e The Weapon Makers. Il tema principale e' l'equilibrio di potere tra un futuro Impero con tecnologia avanzatissima e una strana associazione che, possedendo una tecnologia ancora superiore, garantisce a chiunque la capacita' di autodifesa. E' una visione tipicamente americana, quasi da "frontiera dell'Ovest", e risente pesantemente del periodo in cui l'energia atomica poteva sembrare la panacea per ogni necessita' umana.
Van Vogt pero' e' anche uno scrittore attento alla realta', e riesce ad intuire che esistono dei problemi non facilmente risolvibili, anche se, come spesso succedeva all'epoca, l'unica soluzione che riesce a trovare e' quella di un Demiurgo, un individuo casualmente reso immortale di straordinaria forza etica e morale.
Se si riesce a trovarlo vale sempre la lettura, e si capirebbe meglio molte idee sviluppate nel seguito da diversi autori da dove avevano avuto origine.