Livellatore di Utopie

Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

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venerdì, 25 gennaio 2008

Che futuro per l’Italia?

La crisi del governo Prodi, che nonostante le sue debolezze intrinsiche e le sue divisioni interne aveva saputo avviare un risanamento dell’economia italiana, stava riuscendo a rendere appena un po’ meno squilibrato il gettito fiscale, ancora troppo sbilanciato contro il lavoro dipendente, forse stava anche per riuscire a ridistribuire un poco il reddito che negli anni appena passati aveva visto una direzione unica, lascia dei profondi dubbi su cosa possa seguire.
La mancanza di una destra liberale, il predominio praticamente totale su questa parte dell’elettorato, probabilmente maggioritaria, di un monopolista dell’informazione, con connessioni nemmeno troppo tenui con ambienti mafiosi, teso sostanzialmente ad evitare guai penali e a massimizzare i propri ricavi economici, con una evidente incapacita’ politica generale e pochezza culturale, rende estremamente dolorosa l’opzione che risulta al momento piu’ probabile. Un terzo mandato, probabilmente a larga maggioranza, per Berlusconi significherebbe il fare ripiombare l’Italia nel gorgo che la stava sommergendo non piu’ di due anni fa, con l’aggravante che ora stiamo in un periodo di regressione economica mondiale piu’ pesante, e si sono persi piu’ di dieci anni senza nemmeno tentare la riconversione industriale di cui il paese ha disperato bisogno, e che ideologicamente dovrebbe essere la destra a volere e ad imporre.
In contrapposizione a questa destra monopolista, personalistica e sostanzialmente incapace per una pochezza culturale quasi eclatante, si pone pero’ un agglomerato di forze estremamente eterogenee, spesso in totale contrapposizione tra loro, che riescono a trovare un minimo accordo solo al momento di proporsi per il voto, ma si dividono nuovamente appena si arriva a confrontarsi su qualcosa di concreto.
Inoltre hanno l’aggravante di preferire spesso le ragioni ideologiche, i principi primi, che tendono sistematicamente ad evidenziare le differenze, piuttosto che gli interessi concreti, attorno cui e’ possibile costruire piu’ facilmente delle alleanze anche se parziali.
Sicuramente e’ un problema immane tenere insieme per una legislatura intera chi ancora crede in un ideale comunista, senza piu’ avere un percorso politico concreto per raggiungerlo, chi ritiene che il movimentismo e la pura rivolta popolare, anche in assenza totale di una direzione e di prospettive, sia la vera strada per una societa’ nuova di cui si rifiutano per principio di definirne le caratteristiche, chi cerca di rifarsi alla socialdemocrazia europea, che ha avuto grandi successi nel passato ma che ora stenta a trovare una strategia che riesca a gestire le grandi trasformazioni socioculturali in atto, chi cerca disperatamente di conciliare i principi morali della Chiesa Cattolica Romana con le aspirazioni naturali ad una maggiore solidarieta’ e ugualianza, con la personale tendenza a riconoscere a tutti dei diritti umani, e si scontra con il rinascente integralismo della gerarchia, teso forse a preparare una nuova grande guerra di religione, chi nella gerarchia si riconosce totalmente, e ancora ritiene che la Chiesa Cattolica Romana abbia un ruolo positivo nella societa’ attuale, chi si muove nella politica, e principalmente nel suo sottobosco, per ricavarne vantaggi personali e familiari, con una concezione del potere del clan che deriva direttamente dal vecchio ma sempre attuale principio che aveva fatto potente la Democrazia Cristiana, pronti a spostare voti e clientele verso il maggiore offerente.
Con questa contrapposizione di forze, cosa ci si puo’ augurare che succeda nel futuro non troppo lontano?
Io personalmente spererei solo in un miracolo sociale che permetta il consolidamento dell’unita’ europea fino ad una vera omogeneizzazione politica. Alla nascita di una vera federazione con poteri esecutivi, entro cui i problemi italiani possano diluirsi fino a quasi scomparire.
Spero cioe’ di essere governato dall’Europa.
postato da: mikecas alle ore 21:49 | link | commenti (1)
categorie: politica, sociopolitica, realta, politica e religione
mercoledì, 23 gennaio 2008

Piste di Guerra

Nell'inesistente panorama italiano della fantascienza, in cui non viene pubblicato piu' niente di significativo, la Delos libri continua la sua politica di pescare nell'immenso mare dei racconti, racconti lunghi e/o romanzi brevi che hanno un enorme mercato negli USA sulle riviste e che sono totalmente sconosciuti in Italia.
Questo racconto di Lucius Shepard, che ha ricevuto il Premio Nebula nel 1986, non mi ha pero' convinto molto.
Forse per il troppo tempo passato, per cui le tensioni antimilitariste americane dell'epoca possono non essere piu' capite da noi oggi, ma mi e' sembrato piu' un esercizio di stile narrativo che il tentativo di comunicare qualcosa.
E io preferisco i contenuti alle forme.
postato da: mikecas alle ore 22:07 | link | commenti
categorie: libri
domenica, 20 gennaio 2008

La liberta’ di parlare

Nel suo intervento all’inaugurazione della mostra di Guido Cagnacci a Forli’, il Primo Ministro Prodi ha toccato anche il problema dell’innaugurazione dell’anno accademico della Sapienza:

Non è mancato un riferimento al mancato intervento di Benedetto XVI all'università La Sapienza di Roma: "Quando si impedisce al Papa di parlare è una messa in crisi della libertà di tutti. Non è questa la mia idea di libertà e laicità, dobbiamo batterci per permettere a tutti di parlare perché questo confronto è indispensabile e lo sarà ancora di più domani, per questa paura dello scontro di civiltà". "Questa - ha detto ancora Prodi con forza - è la mia idea di laicità, questa è la laicità dell'Italia".

A parte la falsita’ del fatto che qualcuno abbia impedito al papa di parlare, falso diffuso a gran voce da tutti e dovunque e che era il vero obiettivo della rinuncia del tutto volontaria del papa a partecipare, in modo inopportuno, ad una manifestazione ufficiale di una universita’ in cui si deve difendere la liberta’ di ricerca, delle parole di Prodi sono totalmente condivisibili queste:

“dobbiamo batterci per permettere a tutti di parlare”

Quindi, caro Prodi, aspetto con ansia che Lei e tutto il suo governo si battano per dare liberta’ sostanziale di parola a tutte quelle forze che si sentono ogni giorno piu’ schiacciate e zittite in malo modo dall’invasione dell’ideologia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Sono scienziati cui vengono impedite ricerche che si fanno in ogni altra parte del mondo, semplici cittadini che si vedono negare i piu’ elementari diritti civili dall’odio di una morale che li vuole solo nascondere o eliminare, atei o semplici agnostici che vedono sempre piu’ ridotto e contestato il loro diritto di pensare e dire cose in totale contrasto con una Verita’ tanto antistorica quanti totalitaria.
A questi e’ sostanzialmente impedito di parlare, caro Presidente, e oggi ne e’ la dimostrazione, con tutti i media dedicati a “difendere il papa dall’offesa ricevuta”, offesa che e’ invece stato lui a fare a tutto il mondo civile italiano.
sabato, 19 gennaio 2008

Ilvo Diamanti, ma scherziamo?

Nel suo articolo di oggi su Repubblica, Ilvo Diamanti dimostra come quando si parla di religione e di influenza della Chiesa, anche persone normalmente estremamente attente alla realta’, come e’ lui, possano semplicemente capovolgere i fatti, interpretarli in modo estremamente di parte e finire per portare ulteriore supporto al processo di conquista religiosa della societa’ civile che e’ in atto in Italia.
Riporto solo la frase che e’ il simbolo della sua incapacita’ a capire la realta’ di quello che e’ successo, ma e’ tutto l’articolo che onestamente lascia esterefatti:

Il nostro appunto (e disappunto) è riassunto da questi numeri. Una iniziativa di grande rilievo pubblico e di grande importanza simbolica si è, infatti, incagliata sul dissenso espresso dal 2,8 % dei professori e dallo 0,2 % degli studenti. Tanta sproporzione suggerisce una considerazione inquietante. La nostra democrazia non è più in grado di sopportare neppure una frazione di conflitto e di opposizione così ridotta. L'opposizione di alcuni professori di Università. Ambiente dove è, quantomeno, normale che vengano espresse distinzioni, differenze; talora "eresie" culturali. La sfida irrequieta e "maleducata" di un drappello di giovani studenti. Ai quali, per età e condizione, va comunque concessa la possibilità anche di sbagliare in proprio. Hanno di fronte una vita per sbagliare con la testa degli altri.

E’ abbastanza stupefacente che un sociologo di grande esperienza come Diamanti non si renda conto che una cosa e’ il numero di persone che mettono il proprio nome in calce ad una lettera indirizzata al Rettore, lettera che non e’ stata diffusa in cerca di adesioni tanto che i firmatari sono praticamente di un Dipartimento solo, e una cosa molto diversa e’ il numero di persone che sarebbero state e sono d’accordo con gli argomenti della lettera stessa, come sta diventando evidente ora che la polemica e’ diventata generale. Le percentuali sarebbero se non ribaltate perlomeno estremamente diverse. E’ quindi una sua arbitraria ipotesi che l’iniziativa del Rettore sia “di grande rilievo pubblico”, con tutto quello che ne fa derivare. A me sembra piuttosto che Diamianti si sia prefigurato una tesi che gli piaceva e ha poi tentato di forzare l’interpretazione della realta’ per giustificarla, cosa che per un sociologo non e’ molto professionale, anche se succede piuttosto spesso. Inoltre questa “iniziativa di grande rilievo” non si e’ affatto “incagliata” per l’opposizione dei docenti, che era solo rivolta al Rettore e alla sua improvvida iniziativa personale (il Senato Accademico e’ stato tenuto diligentemente all’oscuro dell’iniziativa, per non rischiare una bocciatura politicamente pesante. Pesante per il Rettore, ovviamente), ne’ per l’ovvia opposizione di frange studentesche che e’ sempre presente qualunque iniziativa venga presa. Anche il Ministro Amato aveva ampiamente assicurato che non vi era alcun pericolo per manifestazioni violente, come e’ stato poi ampiamente verificato nella realta’. La “grande iniziativa” si e’ banalmente “incagliata” perche’ il papa ha trovato il modo di trasformare quello che sarebbe stato un evento di scarso interesse, e anche contestato con molti buoni argomenti, in uno show mediatico a senso unico semplicemente annunciando di “non poter partecipare” a quanto previsto per le “divisioni nella famiglia”, e questo senza alcuna evidente ragione.
Mai uso piu’ spregiudicato di una comunicazione mediatica si era vista in precedenza, immediatamente amplificata da tutti i media televisivi e cartacei….. tutti, senza praticamente eccezione di qualche importanza.
Ma in realta’ il vero problema non e’ nemmeno questo, che pure a me sembra abbastanza importante da farmi considerare estremamente male l’intero articolo.
Il problema sta nell’analisi delle diverse posizioni in gioco e del loro ruolo relativo.
L’Universita’ e’ il luogo principale di sviluppo della liberta’ di ricerca, e per garantire questa liberta’ le Universita’ sono sempre state del tutto autonome dalle varie autorita’ che si sono succedute nella storia. Autonomia acquisita e difesa in modo particolare proprio quando piu’ forte era l’influenza ed il potere sia temporale che morale della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, perche’ di questa e solo di questa siamo costretti a parlare. L’autonomia universitaria si e’ molto smussata con il prevalere dello stato laico, che ha garantito di per se’ stesso la liberta’ di ricerca, ma una notevole forma di autonomia culturale continua a sussistere, tanto che e’ assolutamente errato parlare del “diritto di tutti” ad esprimere la propria opinione nell’Universita’. Nell’Universita’, se non se ne fa parte e se ne condividono le finalita’, si va a parlare solo su invito formale. E tanto piu’ importante e’ la persona che viene invitata, tanto piu’ formale deve essere l’invito.
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana e’ stata sempre un duro avversario della liberta’ di ricerca, e non credo occorra portare esempi, perche’ ha sempre preteso di imporre la propria immutabile legge morale a guida e limite di ogni ricerca. Questa opposizione, lievemente attenuata nei decenni precedenti, ha ripreso slancio e durezza negli ultimi tempi specialmente in Italia, perche’ anche se le direttive della Chiesa teoricamente si dovrebbero applicare a tutto il mondo, e’ solo in Italia che la Chiesa ha anche il potere politico per imporle, usando in modo massiccio il ricatto elettorale.
In una situazione del genere chiamare qualunque alto esponente della Chiesa a tenere una relazione per l’innaugurazione dell’anno accademico della piu’ grande universita’ italiana diventa un segnale di subordinazione difficilmente giustificabile.
E non ha nemmeno senso dire che si voleva un confronto di idee, perche’ se era questo che si voleva si convocava un dibattito pubblico, in cui le diverse visioni della religione e della scienza potessero confrontarsi e scontrarsi su un piano di parita’.
Ma per un confronto non si puo’ invitare il papa, perche’ il papa, per il ruolo che svolge nella sua Chiesa, non discute ma da’ la parola definitiva, non puo’ partecipare direttamente ad un dialogo, perche’ da lui i suoi fedeli si aspettano la Verita’.
Quindi l’opposizione all’iniziativa, veramente sventurata, del Rettore della Sapienza di invitare il papa a tenere un discorso per l’inaugurazione (e doveva essere addirittura una Lectio Magistralis, degradata dopo la protesta) era non solo estremamente ragionevole, ma era addirittura essenziale per la difesa della laicita’ e dell’autonomia universitaria.
Male hanno fatto tutti i media e praticamente tutti i politici a non cogliere questo aspetto essenziale, a farsi tranquillamente coinvolgere, non so quanto inconsapevolmente, nello show vittimistico del papa, e dare quindi un formidabile contributo alla conquista del controllo sulla ricerca da parte dell’anima piu’ retriva della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Quindi, caro Diamanti, questa democrazia non e’ malata perche’ non riesce a tollerare e gestire un piccolo dissenso, ma e’ invece enormemente malata perche’ non riesce affatto a difendere la laicita’ delle sue istituzioni culturali maggiori e addirittura sta svendendo la liberta’ di ricerca.
E questo anche grazie agli Ilvo Diamanti che possono scrivere su Repubblica ed essere letti da molti, mentre io e molti come me non possono farlo.
venerdì, 18 gennaio 2008

Ruini, agenda politica: difficile capire chi la detta

Da Repubblica on-line

Che il buon Ruini incominci ad avere qualche vuoto di memoria?
Si dimentica oggi quello che ha fatto ieri?
Un accenno di Alzheimer?
postato da: mikecas alle ore 22:10 | link | commenti (1)
categorie: politica, satira, realta, politica e religione

Cuffaro: Casini, sapevamo che con mafia nulla a che fare

da Repubblica on-line

In fin dei conti e' stato solo giudicato un delinquente "normale"... cosa vuoi che sia....
postato da: mikecas alle ore 19:25 | link | commenti (1)
categorie: politica, satira, satira politica, realta
mercoledì, 16 gennaio 2008

Rieccomi

Il motore e' stato revisionato, e ora sembra a posto...
Mi ci vorra' qualche giorno prima di poterlo far camminare come, e meglio, di prima...
postato da: mikecas alle ore 20:58 | link | commenti (1)
categorie: realta
domenica, 13 gennaio 2008

Assenza Giustificata

Saro' assente dal blog per 3-4 giorni per la improvvisa necessita' di una "revisione" al motore....
:-)
postato da: mikecas alle ore 20:38 | link | commenti (2)
categorie: realta

Napoli e la monnezza


Nelle discussioni nate su questa grave questione, io ho mantenuto sempre un atteggiamento costante, forse anche derivante dai tantissimi anni che ho vissuto a Napoli.
La mia opinione e’ che la popolazione campana, ma principalmente quella delle zone di Napoli e Caserta, dove piu’ forte e’ la crisi oggi, non possono limitarsi a dare la colpa di quello che sta succedendo ai “politici” o alla “camorra”, ma ne devono condividere la colpa in modo equivalente.
Questo perche’ sul lungo periodo i “politici” faranno solo quello che i cittadini vogliono o gli lasciano fare, per cui si puo’ sostenere sicuramente che hanno maggiore “responsabilita’ “, ma certo non piu’ “colpa”.
Germi di strutture mafioso/camorristiche sono presenti in ogni tipo di comunita’, e la cosa e’ tanto evidente da non doverla documentare. Ma il suo livello di sviluppo, il grado di potere che acquisisce sul territorio, dipende sostanzialmente dall’humus sociale in cui si viene a sviluppare, dal livello di organizzazione della societa’ civile, dal grado di rapporto del cittadino con il proprio governo locale e del cittadino con il cittadino. Ma sopratutto di quanto ogni persona si senta “cittadino” e non “suddito”.
E’ quindi ovvio perche’ mafia e camorra si siano sviluppate in certe zone e non in altre, e perche’ la “colpa” dei risultati debba essere condivisa anche dagli “onesti”.
A me sembra quindi ovvio sostenere che il problema della “monnezza” possa trovare una vera soluzione solo se proverra’ dall’interno di quella societa’, solo se l’intera popolazione si rendera’ conto che tocca a lei trovare la soluzione, che nessun intervento miracolistico potra’ venire dall’esterno. Che incomincino ad essere piu’ cittadini e meno sudditi.
Ma sicuramente dall’esterno potra’, e dovra’, venire un aiuto per superare il momento di particolare crisi. Purche’ sia solo un aiuto temporaneo in attesa di sviluppare la “soluzione interna”.
Mi sembra sia quello che stia cercando di fare il governo. Spero sia chiaro a tutti.
postato da: mikecas alle ore 11:24 | link | commenti (2)
categorie: politica, economia, sociopolitica, economia e politica
martedì, 01 gennaio 2008

L'Ultimatum

La fantascienza di buona qualita' viene pubblicata sempre piu' di rado in Italia, mentre gli scaffali delle librerie sono pieni di romanzi Fantasy spesso ripetitivi, con storie interminabili che si arrotolano su se' stesse, praticamente illeggibili. Per la mia tradizionale raccomandazione di lettura mensile devo quindi rifarmi a romanzi di diversi anni fa, non facilmente trovabili in commercio.
La mia raccomandazione per gennaio 2008 e' L'Ultimatum di Greg Bear. Bear e' un ottimo scrittore, e i suoi romanzi sono pieni di fantasia, di estrapolazioni scientifiche molto logiche e fondate. Il questo romanzo pero' l'estrapolazione non e' cosi' sfrenata come in altre sue opere.
L'argomento e' il primo incontro dell'umanita' con delle razze aliene, anche se gli alieni non compaiono. Quelli che arrivano sulla Terra sono macchine autoreplicanti, ed il loro messaggio e' estremamente ambiguo, oscillando tra promesse di un grande futuro e minacce di distruzione.
Ma il vero protagonista del romanzo e' l'umanita' tutta quando si rende conto dell'inevitabilita' della distruzione della Terra. Anche se forse un poco troppo ottimista, Bear dipinge con capacita' ed efficacia le risposte individuali, l'accettazione dell'inevitabile da parte di molte persone diverse con le loro individualita'.
Il seguito, Il Pianeta della Vendetta, di cui parlo poco, e' di qualita' inferiore, forse troppo lungo per il tema che vuole trattare.
postato da: mikecas alle ore 10:46 | link | commenti
categorie: libri