L'Utopia di Walden
E' l'ultimo racconto lungo (o romanzo breve) pubblicato dalla Delos, di uno scrittore, James Patrick Kelly, a me sconosciuto. Una ulteriore conferma delle mie ragioni per non amare molto i racconti, e ne parlo nella mia rubrica delle ultime letture.
E' indubbiamente scritto molto bene, emotivamente coinvolgente, ma le ragioni e le motivazioni di questa societa' pseudo-rurale rimangono ampiamente oscure, come sconosciuto e' il mondo da cui cerca di fuggire, per cui e' estremamente difficile capire le vere spinte che portano i diversi personaggi a comportarsi come si comportano.
E' raro trovare la capacita' di illustrare in un numero ridotto di pagine un mondo complesso e i suoi conflitti, e Kelly non fa eccezione.
Malpensa ed il ruolo internazionale dell’Italia
Su Repubblica on-line del 16/03/2008 si puo’ trovare una breve news sulle prospettive dei due aereoporti maggiori italiani in caso di acquisizione di Alitalia da parte di Air France:
Sara' Fiumicino l'hub di riferimento di Alitalia, secondo l'offerta di Air France-KLM approvata ieri dal cda di via della Magliana. "La scelta di Roma Fiumicino come hub e' coerente con le caratteristiche dei significativi flussi di domanda per la destinazione Roma, domanda che puo' essere servita piu' efficientemente con un network basato su un singolo hub sul quale concentrare una consistente offerta di voli verso le principali destinazioni di breve/medio raggio", si legge nella nota della compagnia. Il piano prevede quindi una "focalizzazione" su Milano, come "importante gateway, con attivita' "punto-punto" da e verso destinazioni internazionali ed intercontinentali caratterizzate da consistenti flussi di traffico".
Nulla di strano o che non fosse gia’ noto, tenendo conto anche del ruolo giocato dall’imposizione di Malpensa come hub internazionale sul crollo economico di Alitalia, ma a questo punto e’ doveroso fare alcune considerazioni piu’ generali.
La proposta di Air France sembra molto ovvia anche agli occhi italiani, tenendo conto che Malpensa e’ stata boicottata sopratutto dai suoi utenti privilegiati, gli “uomini d’affari” padani, che non solo hanno sempre preferito partire da Linate verso hub europei, ma hanno poi addirittura preferito scali regionali, come Orio al Serio, piuttosto che affrontare le difficolta’ logistiche di Malpensa. Difficolta’ di comunicazione, per l’assurdo ritardo di un collegamento veloce su ferro, e difficolta’ di uso per l’irrazionalita’ della struttura areoportuale stessa, pensata male e realizzata peggio. Il passare per Malpensa e’ sempre stato un incubo per ogni utente nazionale che fosse obbligato a raggiungere un hub, mentre Fiumicino, nonostante l’handicap di una gestione bagagli da terzo mondo, ha sempre offerto una struttura sostanzialmente piu’ efficiente, meglio organizzata e decisamente piu’ collegata alla citta’ di riferimento.
Ma questa decisione, del tutto logica, di Air France, e che avrebbe dovuto essere anche quella di Alitalia, ha in realta’ un significato ed una conseguenza ben precisi. Se l’unico hub accettabile per l’Italia e’ Fiumicino, e quindi Roma, significa che il traffico principale da e per l’Italia e’ sostanzialmente quello turistico, che ha il suo grande terminale proprio a Fiumicino, poiche’ Roma da sola e’ una parte enorme della richiesta turistica e da Roma si raggiunge in modo estremamente semplice e con treni comodi Firenze. Nemmeno Venezia e’ fuori portata da un viaggio in treno. E con queste tre citta’, piu’ i dintorni di Firenze, abbiamo praticamente chiuso il discorso turistico italiano, almeno di quello che arriva in aereo.
E allora tutta l’area degli affari, delle industrie, banche, assicurazioni che e’ concentrato al nord, non rappresenta una clientela da curare adeguatamente?
Sicuramente lo e’, ma al livello che le compete in sede europea, evidentemente, e a quello che ha saputo conquistarsi nella concorrenza internazionale.
Ad un livello molto basso, cioe’.
Se il turismo delle citta’ d’arte e’ una specialita’ italiana che non ha uguali al mondo, il traffico dei “business-men” padani non e’ invece niente di speciale, a parte quello che pensano loro. E se poi contribuiscono a deprezzarsi ulteriormente evitando per decenni di sviluppare un centro di trasporto aereo efficiente e di dimensioni adeguate, basato sulla propria compagnia aerea, cercando invece di sfruttare le piccole comodita’ personali e le offerte interessate delle compagnie estere, poi e’ difficile avere solide ragioni per lamentarsi quando i nodi vengono al pettine.
Il mondo industriale e degli affari italiano e’ poca cosa in Europa. Questo e’ il giudizio oggettivo che si deduce dal programma Air France per Malpensa. Merita di essere sfruttato, ma non merita uno sforzo di investimenti di grandi dimensioni per far diventare Malpensa un vero aereoporto internazionale, nonostante le tardive promesse degli enti pubblici che da parte loro hanno contribuito non poco a questo disastro. Non ultima la mancata chiusura di Linate, che poteva rimanere solo per la navetta Roma-Milano, che ha permesso alle compagnie straniere di continuare a fornire una comoda via di fuga dalla trappola Malpensa agli egoisti clienti milanesi mentre l’Alitalia era obbligata, dalla stessa parte politica, ad affogarci dentro.
Lo sviluppo di molti altri aereoporti regionali, sempre comodi da raggiungere rispetto all’isolamento di Malpensa, e’ stata un’altra bella pensata del localismo padano, incapace nella sua classe dirigente di pensare in termini globali e di interessi comuni.
Alla fine quello che ne deriva e’ la nuova posizione internazionale dell’economia italiana: fondamentale per i flussi turistici dato che una gran parte delle citta’ d’arte mondiali sta qui, e posizione subalterna della parte economico-finanziaria.
Se aggiungiamo la spiccata tendenza del nostro capitalismo familiare, gia’ molto esangue, a rifugiarsi appena possibile nelle rendite di posizione abbandonando il fronte della competizione di innovazione produttiva, direi che abbiamo chiuso il cerchio e non c’e’ piu’ molto contro cui combattere.
Se poi ci si chiede perche’ il lavoro precario di bassa o bassissima qualificazione sia cosi’ esteso in Italia rispetto al resto d’Europa, la risposta diventa ovvia, come ovvia e’ la mancanza di facili soluzioni.
Il Kossovo e gli Stati Nazione
Dopo la recente autoproclamazione di indipendenza del Kossovo, riconosciuta solo da alcune nazioni europee, con opposizione di altre che temono l'estendersi delle richieste localistiche anche a diverse realta' sparse per l'Europa, ho scritto una breve nota in cui cerco di collegare questa rinnovata richiesta di indipendenza locale con la piu' generale crisi che stanno atraversando gli Stati Nazione.
Puo' essere letta qui.
Sostanzialmente credo che mentre lo sviluppo economico mondiale porti alla formazione di macro aree sempre piu' grandi in grado di gestire e regolare il mercato interno ed i rapporti con le altre aree, per la gestione dei rapporti sociali piu' immediati ci sia la tendenza a far nascere autonomie locali, piu' piccole dei vecchi Stati.
In questo qualunque tipo di suddivisione linguistica, religiosa o etnica puo' trovare alimento, e le differenze che potrebbero nascere sono potenziali fonti di sperequazioni sociali.
Bagnasco precisa, e si rende esplicito
Come risulta da Repubblica on-line, il Cardinale Bagnasco precisa le proprie posizioni. A parte le solite chiacchere sulla volonta' (a suo dire) di non intervenire direttamente nella politica italiana, fa poi alcune considerazioni:
Il presidente della Cei ha quindi ricordato come per tutti i credenti devono valere però le parole pronunciate da Benedetto XVI al Convegno ecclesiale di Verona. "Occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti - ha citato dall'intervento pontificio - il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale".
Evidentemente Bagnasco continua ad ignorare il principio fondamentale di uno stato laico, che ogni religione, con la sua specifica morale, ha diritto di esistere, ma ha anche valore solo per i propri fedeli. Per cui il buon Bagnasco dovrebbe riferirsi, nelle sue esortazioni morali, solo ed esclusivamente a chi si riconosce nella chiesa e morale cattolica, lasciando liberi gli altri di comportarsi diversamente.
Ma pretendere un atteggiamento laico da un esponente cattolico sarebbe come pretendere da un fiume di scorrere in senso opposto a quello che la gravitazione gli impone.....
Per la chiesa cattolica lo stato laico semplicemente non esiste, e chi lo pretende va "messo al rogo" (a suo tempo anche fisicamente)
Rispetto od acquiescenza?
Da una news di Repubblica risulta che il Cardinale Bertone avrebbe esplicitamente richiesto ai vari leader politici italiani di tener fede alle promesse di rispetto per i valori cristiani:
Il segretario di stato vaticano dalla sua visita a Baku interviene sulle elezioni, chiedendo ai vari schieramenti il rispetto promesso per i valori cristiani.
Io sono sicuro che Bertone intendesse altro, perche' il rispetto verso i valori cristiani, o almeno per molti di loro, ce l'ho anche io, ma pero' non ne condivido quasi nessuno. Portare rispetto e condividere sono due concetti estremamente diversi, e sembrerebbe strano che un attento politico come Bertone faccia tale confusione.
In realta' il titolo della News mette le cose a posto:
Elezioni, Bertone: "i leader onorino gli impegni sui cattolici"
Di rispetto non se ne parla affatto, e molto giustamente, perche' quello che Bertone vuole veramente non e' il rispetto, ma la totale accettanza acritica dei valori sostenuti dalla Chiesa Cattolica Romana, e non completamente definibili "cristiani" e basta. Accettazione ed appiattimento politico su di essi, niente altro si aspetta il Cardinale....
Con buona pace della non ingerenza nella politica.....
Forse ritorno
Ho trascurato troppo questo blog, me ne rendo conto...
Non ho avuto ragioni particolari per questo.... un poco di problemi di salute, una certa saturazione di partecipazione alla rete, molte cose da fare....
e anche il fatto che e' stato un periodo pieno di avvenimenti che meritavano dei commenti non banali.... troppi avvenimenti e troppo importanti...
Se scrivere una battuta su questo o su quello puo' essere facile, scrivere dei commenti meditati su fatti importanti puo' essere molto difficile, specialmente per quelli come me che non hanno "il dono"....
Ma ora cerchero' di rimediare, anche a costo di ritornare su fatti ormai passati di moda....
Almeno spero di riuscirci....