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martedì, 30 settembre 2008

La Gelmini e i ruderi della scuola

Che la Mariastella Gelmini fosse del tutto incompetente e quindi inadatta a fare il Ministro dell’Istruzione e della Ricerca mi era chiaro fin dall’inizio. Pero’ pensavo fosse una “maschera” di bella presenza messa li’ per far lavorare nell’ombra qualche personaggio che non poteva apparire direttamente ma che di scuola, universita’ e ricerca ne capisse qualcosa. Non sarebbe stata la prima volta e non sarebbe nemmeno l’ultima. Invece sembra che sia li’ solo a rendere concrete le regole stabilite dal Ministro delle Finanze, il buon Tremonti. Regole che non si distinguono, ovviamente, dalle classiche parole d’ordine della destra liberista, nonostante la tanto strombazzata “conversione sulla via di Damasco” del nostro piu’ famoso fiscalista, e che seguono le orme della sua “predecessora” nel precedente governo Berlusconi, la Ministra Moratti. La linea di base consiste nell’affossare il piu’ possibile la scuola pubblica e cercare di dirottare verso la scuola privata il massimo di risorse che risultino disponibili compatibilmente con la possibile violenza alla Costituzione che si riesce a far accettare in silenzio. La differenza rispetto alla Moratti e’ che ora l’ambizione e’ molto maggiore e si punta direttamente allo sfascio completo della scuola. Ovviamente ufficialmente si continua a sostenere che si vuole solo razionalizzare la spesa in modo da premiare i capaci. Se pero’ si analizzano nel dettaglio le dichiarazioni della Gelmini, si coglie abbastanza facilmente qualche faciloneria e qualche grossa contraddizione che chiariscono come le intenzioni reali non siano propriamente quelle.
Incominciamo da questa dichiarazione che riporto da Repubblica on-line:

"La spesa per l'istruzione e' fuori controllo e va riqualificata". Lo ha detto il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini nel corso di un dibattito alla festa nazionale dell'Udc che si tiene a Chianciano Terme. "Non credo di essere responsabile della situazione difficile che ho ereditato: il 97% del bilancio va in stipendi che sono i piu' bassi in Europa. Inoltre in 10 anni la spesa per l'istruzione e' salita del 33% passando da 33 a 43 miliardi di euro senza l'aumento degli stipendi, della qualita' e delle strutture scolastiche". In questo contesto pero', ha avvertito il ministro "ci sono margini di miglioramento e insieme dobbiamo trovare le modalita' per riqualificare la spesa". In particolare occorre puntare sull'autonomia, la responsabilizzazione dei dirigenti scolastici e investire sulla valorizzazione degli insegnanti dando loro la possibilita' di fare carriera e non solo per anzianita'".

E’ l’emblema della politica di questo governo per la scuola, ma non solo.
Se il 97% del finanziamento della scuola va in stipendi, e gli stipendi non sono alti, ma sono anzi tra i piu’ bassi d’Europa, ci sono solo due possibilita’, che non si escludono a vicenda: che il finanziamento per la scuola sia in Italia troppo basso e/o che il numero di insegnanti sia troppo alto.
In effetti si verifica facilmente che sono vere entrambe le cose, ma con qualche differenza fondamentale. Il finanziamento globale per la scuola e’ in Italia inferiore alla media europea, non di troppo ma inferiore. E gia’ questo avrebbe dovuto far moderare i toni alla nostra battagliera ministra perche’ non e’ affatto vero che il costo della scuola sia in Italia troppo alto…. lo e’ solo rispetto ai parametri di un governo di destra e totalmente liberista.
Il numero di insegnanti nella scuola italiana, comparato al numero di studenti, risulta un po’ superiore alla media europea, ma ci sono delle strane differenze: in Italia sono computati nel conto degli insegnanti “didattici” anche quelli di sostegno ai disabili, che invece negli altri paesi sono a parte, perche’ i disabili frequentano scuole separate che non vengono considerate nella spesa per l’istruzione. Inoltre, caso unico al mondo, in Italia sono considerati docenti a tutti gli effetti e quindi “costo di istruzione” anche gli insegnanti di religione.
Tenendo conto di questa differenza, gli insegnanti in Italia sono perfettamente in media europea, con una piccola sovrabbondanza data dalla diversa gestione della scuola elementare, dove effettivamente si ha un eccesso di insegnanti rispetto al resto d’Europa. Ma e’ proprio questa parte del nostro sistema scolastico che ha guadagnati i giudizi migliori in campo internazionale.
Qui alcuni dati numerici dettagliati sull’argomento.
Per cui, alla fine, risulta che magari qualche spreco ci puo’ anche essere, ma non e’ certo nel numero degli insegnanti per unita’ di alunni. La natura geografica italiana e la distribuzione della popolazione spiega in realta’ gran parte dell’eccesso di spesa per gli insegnanti: nei paesi di montagna difficilmente raggiungibili le classi sono spesso estremamente ridotte. La spesa per gi insegnanti potrebbe essere ridotta solo a conto di aumentare di molto la spesa per il trasporto degli alunni.
Rimane il fatto che il 7% di spesa per investimenti strutturali e di strumentazione e’ una cifra ridicola che lascia fin troppo spesso le scuole senza nemmeno la carta igienica, per non parlare di fotocopie e computer, ma su questo la Gelmini glissa, o meglio, usa l’argomento per giustificare i tagli di spesa, come se gli italiani non fossero ormai ben consci della ovvia realta’ in cui si taglia per ottimizzare la spesa, ma rimane il taglio a cui non segue mai l’ottimizzazione. Questo caso non puo’ essere diverso dal solito, specialmente visto la razionalita’ degli argomenti portati.
Un altro argomento altrettanto basato sul niente ed anche in parte falso e’ quello dell’incremento della spesa per la scuola del 33% in 10 anni senza aumenti di stipendi e senza investimenti in strutture. Ovviamente la ragione che si sottintende ma non si ha il coraggio di dire esplicitamente sarebbe sempre e solo l’aumento del numero di docenti. Aumento che invece non c’e’ stato, perche’ il 33% in 10 anni e’ sostanzialmente in linea con l’inflazione ufficiale, nemmeno quella reale, e con il fatto che se non sono aumentati gli stipendi dei docenti e del personale ausiliario ed amministrativo, sono invece aumentati, e di moltissimo, gli stipendi dei Dirigenti Scolastici, i presidi, per capirsi. Poiche’ i presidi non sono poi una gran massa, questi aumenti non hanno fatto sballare del tutto il bilancio, ma giustificano abbondantemente l’aumento citato.
Quindi la Gelmini un po’ mente, e molto mistifica, all’unico scopo di giustificare quella che si prospetta come una vera e propria “mattanza” di docenti.
Ma perche’ si espone in questo modo? Per quale ragione si presta a sostenere queste tesi del tutto irragionevoli?
Al di la’ del fatto che se si ribadisce con forza e perseveranza un concetto sbagliato, e si ha il sostegno di gran parte dei media a piu’ alta penetrazione, il risultato e’, come ha dimostrato piu’ che abbondantemente il suo capo, che quel concetto diventa vero nell’opinione pubblica, io credo che alle spalle di queste dichiarazioni che non sono estemporanee, ci sia una coincidenza di ragioni ideologiche ed economiche. Ragioni che sono la base reale dell’azione di questo governo, e che quindi sono convinto troveranno presto attuazione anche in altri settori.
La ragione economica e’ abbastanza semplice: poiche’ non si possono toccare i propri elettori di riferimento, e quindi le entrate fiscali tenderanno a diminuire, bisogna diminuire anche le spese, ed ovviamente non si possono toccare quelle della politica, che sono le piu’ gigantesche, ne’ quelle degli aiuti all’economia sottosviluppata che abbiamo. Tenendo conto che l’economia globale e’ in una fase recessiva, e che quindi ci saranno sempre meno risorse pubbliche derivanti dalle tasse che non si possono per questa ragione ridurre per tutti, risulta essenziale trovare il modo di diminuire in ogni caso e sensibilmente le spese dello stato.
Il prode Tremonti ha pero’ facilmente identificato il punto debole, che e’ anche un simbolo di spreco ed inefficienza per molti dei suoi piu’ appassionati elettori: il pubblico impiego. Ha quindi scatenato il suo ex compare craxiano Brunetta a caccia di spaventapasseri, cioe’ i cosiddetti “fannulloni” nella pubblica amministrazione, per preparare il vero attacco che deve ancora avvenire, ma ha mosso subito la truppa d’assalto Gelmini contro il grave spreco di risorse che e’ la scuola pubblica.
Non c’e’ alcun dubbio che i provvedimenti che si stanno prendendo comporteranno dei poderosi risparmi, con cui si compenseranno le entrate diminuite, le alitalie regalate, gli amici soddisfatti.
La ragione ideologica e’ piu’ difficile da definire completamente. Parte dalla base liberista di questo governo, che spinge verso la privatizzazione di ogni aspetto della vita comune, dalla scuola alla sanita’. Ma si consolida nell’intreccio di interessi con la scuola privata, che viene invece finanziata pesantemente, in disprezzo della Costituzione, in favore della Chiesa Cattolica. Il dubbio che ho e’ se si tratta semplicemente di un puro opportunismo elettorale o non si tratti invece di una piu’ complessa strategia a lungo raggio di cui si vedono le prime avvisaglie nella politica della chiesa che sembra richiamarsi ad una nuova specie di crociata contro gli infedeli, una nuova guerra di religione.
In ogni caso assisteremo ad una vera mattanza della scuola pubblica, alla fine della quale rimarranno solo macerie ed ignoranza diffusa, molto ma molto maggiore di quanto erano gia’ riusciti a fare i Berlinguer e le Moratti.
Sul disastro che si sta abbattendo anche sull’universita’ e sulla ricerca rimando ad una prossima puntata, insieme alla lettera di dimissioni da Responsabile della Ricerca dei DS di Tocci, a dimostrazione che il disastro era annunciato anche dall'incapacita' del centrosinistra a dar corpo alle sue stesse promesse elettorali.
Su questa debolezza si e' poi abbattuto il tifone Tremonti ed il liberismo degli amici suoi di Berlusconi.
sabato, 27 settembre 2008

Rutelli ed il consenso al PD

Da Repubblica on-line:

"Abbiamo il dovere di riguadagnare consensi popolari. Dobbiamo andare a riprenderci i voti della destra o, altrimenti, qualunque strategia di conquista di governo nel 2013 non ha tecnicamente nessuna possibilita' di riuscita". Cosi' l'esponente del Partito Democratico, Francesco Rutelli, nel corso del suo intervento a Orvieto all'assemblea annuale di 'Liberta'eguale'

Tenendo conto del risultato delle elezioni per il Sindaco di Roma, un primo passo fondamentale sarebbe quello che Rutelli stesso facesse quattro o cinque passi indietro, fino a scomparire dal panorama politico italiano.
Sono sicuro che il PD ne avrebbe un grande vantaggio elettorale.
Non so se riprenderebbe voti della destra, ma sicuramente potrebbe riprendere molti voti della sinistra.
postato da: mikecas alle ore 21:37 | link | commenti (6)
categorie: politica, satira, satira politica
giovedì, 18 settembre 2008

Alitalia: pressing su CAI ma spunta Lufthansa

Da Repubblica on-line:

'Oggi, appena un'ora dopo l'annuncio che Compagnia aerea italiana aveva rinunciato all'offerta, ai microfoni di Radiocor un portavoce di Lufthansa dice: "La compagnia considera molto interessante il mercato italiano e osserva con grande interesse" quanto succede in Italia. E' un'affermazione di qualche peso visto che finora Lh, Ba, Af-Klm non avrebbero mai manifestato interesse con il commissario Fantozzi. Va detto che la cordata Cai prevedeva il socio straniero solo in quota di minoranza. E che la tensione con i sindacati era altissima. Oggi, invece, tra le novità di una giornata al cardiopalma, c'è stato anche il fatto che i sindacati del cosiddetto fronte del no hanno detto sì a un contratto che ricalca quello di una di queste grandi compagnie. Insomma, se arriva un acquirente straniero adesso, trova la strada spianata. O quasi. E tutto sommato fa anche un buon affare.'

Il convitato di pietra incomincia a farsi vivo?
Credo ancora che sia troppo presto.... troverebbe troppi ostacoli e troppi rottami di cui doversi fare carico....
Aspettera' ancora un po' prima di tirare la stoccata decisiva....
E non sara' un risultato positivo per nessuno dei principali protagonisti: i dipendenti, i creditori, il Governo ma sopratutto i cittadini italiani che dovranno sopportare il costo maggiore con le loro tasse.....
Mandare a casa ignobilmente il Governo Berlusconi sembra ancora impossibile per la presenza di troppi elettori condizionabili dalla propaganda mediatica....
Chissa' quante "alitalia" ci vorranno prima che si convincano che stanno sostenendo il peggior governo che l'Italia ha avuto fin'ora....
postato da: mikecas alle ore 22:09 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia, realta, economia e politica
domenica, 14 settembre 2008

L'ultima esternazione della Gelmini

Da Repubblica on-line

"A Veltroni non rimane altro che la retorica di ipocrisie e menzogne con cui la sinistra cerca di confondere gli italiani per nascondere le proprie gravi responsabilita'. Veltroni ribalta la realta'". Lo afferma in una nota il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, aggiungendo: "Altro che riformista, e' disperato e non ha piu' un futuro politico, difende l'indifendibile: una scuola che non funziona a causa proprio dell'ideologia egualitaria della sinistra che ha inquinato la vita pubblica del Paese". "Veltroni difende un sistema scolastico che ha rubato il futuro ai giovani della mia generazione. Pur di attaccare un governo il cui operato, anche per i provvedimenti sulla scuola, e' apprezzato dalla stragrande maggioranza degli italiani, Veltroni - conclude Gelmini - mette insieme argomenti strampalati per tentare di riacquistare un ruolo che non ha piu' all'interno della sua coalizione".

Che la Gelmini fosse del tutto incompetente per ricoprire l'incarico che il pensiero assolutista e autogloriantesi di un dittatore in erba le ha concesso, per portare alla rovina la struttura che dovrebbe invece sviluppare, mi era chiaro fin dall'inizio.....
Ma che fosse tanto arrogante e cosi' stupida non potevo immaginarlo.....
E' purtroppo vero che la realta' supera spesso ogni piu' pessimistica previsione
postato da: mikecas alle ore 20:30 | link | commenti (2)
categorie: politica, sociopolitica, realta, scienza e politica
sabato, 13 settembre 2008

Alitalia

ormai e' accanimento terapeutico....
staccate quella spina......
postato da: mikecas alle ore 21:59 | link | commenti (1)
categorie: politica, realta, economia e politica
mercoledì, 10 settembre 2008

Fascisti, neofascisti o postfascisti?

In questi ultimi giorni si e’ avuto un crescendo di esternazioni da parte di esponenti di Alleanza Nazionale la cui coincidenza temporale e coerenza di intenti non lascia dubbi sull’essere parte di una operazione politica concordata.
Il tema di fondo, comune a tutte le dichiarazioni, e’ apparentemente “morbido”, e cioe’ una specie di richiesta di considerazione di equivalenza tra chi ha sofferto ed e’ morto come partecipante della Resistenza e chi ha avuto lo stesso destino come arruolato nelle fila della Repubblica Sociale Italiana. Inoltre si cerca di limitare il “male” del fascismo nelle leggi razziali, salvando invece quasi tutto il resto.
A tanta distanza da quegli eventi, il voler considerare certi “distinguo” degli aspetti politici e non solo storici dimostra che il famoso “lavaggio di Fiuggi” e’ stato solo una trovata di facciata, una necessita’ pubblicitaria, ma nel profondo delle convinzioni di molti che avrebbero dovuto risultare “purificati” da quella autocatarsi rimane tutt’ora una anima revanscista.
Dobbiamo quindi aspettarci un ritorno del fascismo? O, poiche’ la storia non si ripete mai nello stesso modo, un nuovo neofascismo?
L’Italia non e’ pero’ piu’ quella uscita in pessime condizioni dalla Prima Guerra Mondiale, arretrata socialmente ed economicamente rispetto a tutto il resto dell’Europa, in cui le tensioni verso uno Stato di Diritto, e una maggiore equita’ sociale, si scontravano pesantemente con le rendite agrarie tradizionali e la nuova ricchezza della nascente industria favorita dalla guerra. Gli aspetti piu’ forti e simbolici del Fascismo originale sono oggi improponibili.
Ma se il Fascismo e’ un fenomeno storicamente definito, e come tale irripetibile, il fascismo con la minuscola, cioe’ la generalizzazione, l’estrapolazione di alcuni aspetti di quel regime a realta’ diverse, che ha permesso di chiamare “fascisti” diversi altri regimi in altre parti del mondo, non ha le stesse limitazioni, e puo’ facilmente riproporsi anche in condizioni storiche ed economiche completamente diverse.
Ed e’ questo che a mio parere che puo’ avvenire in Italia oggi. Non il Fascismo, non le Camice Nere e Mussolini con il suo folclore, ma ad esempio il riconsolidamento del corporativismo, che non e’ mai del tutto scomparso in Italia per la debolezza della spinta liberale e la carenza strutturale del capitalismo nazionale. O un ulteriore rafforzamento delle strutture di “clan”, che accompagnano sempre il corporativismo e che il familismo italiano ha conservato come struttura portante della nostra societa’. E poco importa che una societa’ basata sui clan sia ancora molto diffusa in modo anche piu’ evidente nel resto del mondo, perche’ il suo superamento, o almeno il suo forte indebolimento ed il predominio dell'individuo, e’ la caratteristica dell’occidente capitalistico, a cui evidentemente noi non siamo ancora stati in grado di agganciarci completamente e da cui stiamo inesorabilmente staccandoci in questi tempi di difficolta’ economica e di forte trasformazione sociale dovuta alla quasi completa globalizzazione del capitalismo.
Se queste considerazioni sono corrette, la reazione a queste esternazioni politiche solo apparentemente nostalgiche non devono basarsi sui vecchi e ormai obsoleti slogan antifascisti, perche’ non e’ il Fascismo che dobbiamo combattere, ma aspetti fascisti di una societa’ nuova e diversa, che coinvolge ceti sociali evolutisi in nuove direzioni, senza piu’ una “classe operaia” a fare da centro di agglomerazione, e piu’ di ogni altra cosa, senza un progetto coerente di societa’ alternativa.
Nel turbocapitalismo liberistico che domina il mondo oggi, queste forme fasciste trovano facile spazio nei punti deboli della struttura produttiva mondiale, come sta diventando l’Italia, e trovano facile supporto in tutti i ceti sociali in difficolta’, oltre ovviamente in quelli dominanti.
Ma per potersi opporre efficacemente, bisogna incominciare a capire bene cosa sta succedendo, senza fare l’errore di pensare che basti tirare fuori dai cassetti i vecchi slogan di tanti decenni fa.
Ma opporsi fortemente sta diventando sempre piu' urgente.
postato da: mikecas alle ore 21:53 | link | commenti (2)
categorie: politica, sociopolitica, realta
martedì, 09 settembre 2008

In Italia meno laureati del Cile? Per fortuna!

Il titolo del post non e' una battuta, ma e' la constatazione che faccio esaminando completamente i dati relativi ai laureati italiani. Anche l'ultima indagine OCSE, come le precedenti, dice che i laureati italiani sono pochi:

da Repubblica on-line:
"In fatto di laureati e specializzati, l'Italia si colloca al di sotto della media di Cile e Messico, in una classifica impietosa che lo vede fanalino di coda insieme a Brasile, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia. E' quanto emerge dall'ultimo 'Education at a glance', presentato oggi dall'Ocse a Parigi, che conferma uno spaccato piuttosto triste del sistema educazionale nazionale: pochi investimenti pubblici e privati nel settore, limitato accesso all'istruzione superiore, poca specializzazione, bassi stipendi degli insegnanti."

Vorrei pero' ricordare anche una indagine del consorzio interuniversitario AlmaLaurea in cui si verificava come l'inserimento nel mercato del lavoro dei laureati fosse molto ritardato, e sempre di piu' non coerente con il corso di studi. Su questo apparente paradosso, che i laureati sono pochi, ma non trovano lavoro, ho gia' scritto un articolo piu' di un anno fa, e non mi sembra che la situazione sia migliorata da allora, anzi.
L'introduzione della laurea triennale, unita ad un generale abbassamento del livello degli studi universitari in praticamente tutte le facolta', ha permesso un miglioramento sul numero di laureati, che ora hanno quindi ancora piu' difficolta' a trovare un lavoro degno del titolo di studio posseduto.
La ragione vera e' nella struttura produttiva italiana, basata su imprese medio-piccole, tipicamente dedite a produzioni a basso valore aggiunto, che quindi non hanno bisogno, o meglio pensano di non avere bisogno, di personale ad alta qualificazione. Nella loro disperata ricerca dell'abbassamento dei costi trascinano nella stessa direzione anche le imprese di servizi alle aziende.
Cosa richiedessero come professionalita' le aziende italiane era gia' stato argomento di un mio vecchio post, basato sulla cronaca di un incontro universita'-industria tenuto a Cernobbio.
Pensare che la crisi della domanda interna nel mercato italiano sia superabile date le attuali condizioni dell'attivita' produttiva e' del tutto irrealistico, ma nessuno, e tantomeno questo governo, con il fiscalista Tremonti a presidiarne la parte economica, ha la piu' pallida idea di cosa fare per porvi rimedio o almeno invertire lentamente la tendenza.
postato da: mikecas alle ore 14:39 | link | commenti (2)
categorie: economia, economia e politica
lunedì, 08 settembre 2008

Il Large Hadron Collider e i buchi neri

Ho passato un tempo non trascurabile, la settimana scorsa, su blog, forum o discussioni di vario genere, per cercare di contrastare il nuovo terrore millenaristico legato alla temuta possibilita’ che l’entrata in funzione del nuovo acceleratore di particelle del CERN, il Large Hadron Collider, possa portare alla produzione di micro-buchi neri che, aumentando la loro massa a scapito della materia circostante, possano finire per assorbire la Terra intera. Questa storia non e’ nuova, essendo gia’ apparsa al tempo della costruzione di RHIC, l’acceleratore di ioni pesanti di Brookhaven, negli USA. I piu’ folcloristici sostenitori di questa “minaccia all’umanita’ “ furono Walter Wagner e Luis Sancho, il primo un avvocato con qualche trascorso da fisico e riciclatosi orticultore alle Hawai, ed il secondo un illustre sconosciuto forse spagnolo. Questi due presentarono un esposto al tribunale delle Hawai contro la costruzione appunto di RHIC, esposto che fu ovviamente rigettato, e ci hanno riprovato anche nel caso di LHC, senza naturalmente ottenere nulla anche in questo caso.
Ma la notizia che ha fatto il giro di tutti i maggiori quotidiani italiani, e anche di qualche quotidiano di altri paesi europei, e’ stato il ricorso alla Corte di Strasburgo per i diritti umani presentato dal Prof. Otto Rossler, sempre per il pericolo di produzione di mini buchi neri. Il Professor Rossler, che e’ purtroppo per i suoi studenti professore veramente, e’ laureato in medicina, ha passato i suoi primi anni occupandosi di psicologia comportamentale, e si e’ poi dedicato ad un numero strabocchevole di discipline altamente specialistiche, dalla matematica della teoria del caos alla biologia, cattedra che occupa attualmente. Ma non sembra abbia mai avvicinato, nemmeno per sbaglio, la fisica.
Poiche’ pero’ e’ un Professore, e di materia sicuramente scientifica, e’ sempre presentato come un “illustre scienziato”, ignorando il fatto che di “illustri scienziati” che dicono per pura vanagloria enormi cazzate su argomenti che non capiscono e’ piena la storia della scienza.
Non ne avevo parlato su questo mio blog perche’ qui cerco di evitare gli argomenti che riguardano, anche indirettamente, il mio lavoro. Ma ora la notizia e i suoi commenti sta avendo diffusione ampissima, e non posso mancare proprio io, che pure qualcosa ci dovrei capire.
La questione ha raggiunto livelli tali per cui anche il CERN ha dovuto reagire pubblicamente, e per chi e’ interessato alla confutazione scientificamente solida, ma esposta in modo elementare, di queste teorie millenaristiche puo’ leggere le pagine del sito del CERN dedicate a questo o magari leggere il rapporto, scientificamente molto piu’ approfondito, scritto da un comitato di esperti non coinvolti nella costruzione di LHC.
Io non credo di avere altro da aggiungere a queste evidenti considerazioni, se non una semplice osservazione.
L’argomento principale di chi chiede la chiusura di LHC e’ che di fronte ad un rischio cosi’ grande, che coinvolge l’umanita’ intera, non puo’ essere l’opinione, seppure estremamente fondata, di pochi a prevalere. Se un rischio seppure minimo esiste, l’esperimento va evitato.
A parte che i rischi dovrebbero sempre essere confrontati con i potenziali vantaggi, cosa che non fa il famoso "principio di precauzione" tanto caro ai verdi, qui stiamo parlando di ricerche fondamentali, di ricerca di base o pura, come viene talvolta indicata, che non si propone alcun obiettivo specifico se non l’incremento della conoscenza delle leggi della natura. E’ quello che l’uomo ha fatto da sempre e che lo contraddistingue come specie. Senza i pericoli corsi nello sperimentare cose ignote e spaventose, come il controllo del fuoco, la navigazione su acque agitate, spinto spesso da egoismi, ma anche dalla semplice curiosita’, non saremmo diversi da una qualunque specie di scimmie, e probabilmente ci saremmo estinti molti millenni fa.
Porre dei limiti alla ricerca di base significa semplicemente chiuderla, impedirla e basta, perche’ la logica della ricerca e’ solo al suo interno, e non ammette, pena la sua implosione, alcuna arbitraria limitazione esterna. Qualunque cosa pensi chi ritiene che esista una Verita’ al di fuori ed al di sopra delle banali verita’ scientifiche, che sono verita’ coscientemente limitate nello spazio e nel tempo.
Un panorama delle diverse opinioni puo’ essere trovato su vari siti in rete, ma vorrei citare in particolare due blog associati al mensile Le Scienze, anche se non tenuti da esperti del settore, dai cui commenti si puo’ vedere che spesso anche in zone in cui ci sarebbe da aspettarsi la massima razionalita’ si possono trovare esempi non tanto rari di ampia irrazionalita’.
scienza e cucina
mente e psiche
postato da: mikecas alle ore 22:12 | link | commenti (3)
categorie: scienza, scienza e societa
venerdì, 05 settembre 2008

Telenovela Alitalia

La telenovela Alitalia si sta arricchendo di misteri, inghippi, cose chiarite e subito dopo smentite, intrecci internazionali che cambiano bandiera da un giorno all’altro, tensioni sociali che vengono dichiarate facilmente superabili, mentre il numero degli esuberi di personale percorre il proprio speciale percorso sulle montagne russe, senza sapere se finira’ per atterrare dolcemente o, molto piu’ probabilmente, inerpicarsi fino ad altezze inusuali per le abitudini italiane di evitere sempre ogni eccesso…. purche’ a pagare sia qualcun altro.
Ma partiamo da questo problema degli esuberi. L’ultimo numero che era dato questa mattina era di 3250, un numero cosi’ basso da essere realmente quasi confrontabile con quello proposto da AirFrance, seppure rigettato sdegnosamente dai nostri imperterriti sindacati. Questa sera pero’ torna a circolare un numero intorno ai 6000, accompagnato inoltre da alcuni fondati dubbi sulla reale stima dei dipendenti effettivi di Alitalia e AirOne, perche’ e’ bene ricordare che ora, a differenza di prima, ci stiamo occupando anche delle difficolta’ di AirOne, una compagnia totalmente privata che viene invece messa a carico della collettivita’.
E’ in ogni caso simpatico il fatto che due compagnie aeree non siano in grado di stabilire esattamente, alla singola unita’, quanti siano i loro dipendenti. Deve essere una specialita’ tutta italiana, piu’ della pizza o degli spaghetti al pomodoro, che appare ogni volta che si devono stabilire le condizioni di un passaggio di controllo di societa’.
Al di la’ di questa particolarita’, a me sembra evidente che si tratta di numeri del tutto inventati e presentati per ragioni politiche. Gli esuberi effettivi devono essere estremamente maggiori, e per questo non se ne puo’ parlare esplicitamente.
Perche’ faccio questa affarmazione? Perche’ cerco di incrociare i dati del “piano di sviluppo” proposto con la situazione attuale, semplicemente. Al momento i dipendenti Alitalia + AirOne risultano tra i 17000 e i 21000. Piu’ un cero (piccolo) numero di migliaia di precari. Il nuovo piano di sviluppo intende rendere la nuova compagnia competitiva in termini di costi, e quindi cerchera’ di ridurre il personale per unita’ di volo, come hanno gia’ fatto tutte le altre. Ma quello che e’ importante e’ che sembra decisa anche una fortissima riduzione delle rette, specialmente quelle a lungo raggio che impiegano piu’ personale. Il settore cargo viene completamente eliminato (piu’ di 100 piloti a fronte di 5 aerei). Fiumicino declassato ad aereoporto regionale, Linate chiusa e limitata alla navetta Roma-Milano, Malpensa che magari non viene proprio abbandonata, ma quasi, nonostante le fortissime resistenze locali, i DC80 in (ineccepibile) pensione e quindi il numero di aerei fortemente ridotto, e incrementato solo nel corso dei prossimi anni. Tutto questo mi sembra del tutto incompatibile con i numeri ufficiali degli esuberi che ballano tra i 3500 e i 6000, ma che vanno riferiti ad un totale tra i 17000 e i 21000. A me sembra che il piano di riduzione dei voli, insieme alla riduzione del personale per unita’ di volo, comportera’ una riduzione di personale maggiore di un terzo del totale, e forse anche molto maggiore. Poiche’ nelle trattative ufficiali non vi e’ traccia di cio’, mi chiedo quale sia la reale strategia per arrivare allo stesso risultato senza dirlo.
Veniamo ora al “partner straniero”, senza il quale la nuova compagnia fallirebbe in pochi mesi. Anche su questo aspetto la telenovala si e’ arricchita di intrecci diversi e complessi. Oltre al convitato di pietra, che secondo me e’ sempre stato dietro a questa operazione berlusconiana, qualche probabile doverosa e necessaria concessione alla parte avversa ha riaperto la strada ad AirFrance, che si e’ ovviamente dichiarata disponibilissima non solo ad assumere una quota di minoranza, ma anche a subentrare completamente. E mi sembra ovvio, visto che otterrebbe tutto a condizioni molto migliori dell’offerta precedente. Ma i supporters del convitato di pietra non demordono, e rilanciano con la riduzione di Fiumicino ad aereoporto nazionale o poco piu’ per rifare di Malpensa il centro internazionale, seppure a scartamento molto ridotto. Questa ipotesi non sta bene ad AirFrance, ma non e’ nemmeno positiva per Lufthansa, per cui sembra piu’ una sparata demagogica che una reale possibilita’.
Il ruolo degli aereoporti dipende dalla suddivisione internazionale dei ruoli, che ormai e’ avvenuta in gran parte, e alla loro efficienza e dislocazione. In questo, Fiumicino ha un ruolo turistico evidente, ed una efficienza che, pur potendo essere migliorata, e’ piu’ che sufficiente, mentre Malpensa, che dovrebbe raccogliere sopratutto la clientela “affari”, e’ ormai sconfitta dalla presenza di Monaco (piu’ Vienna) da parte Lufthansa, e dal maggiore interesse dell’accoppiata Fiumicino-Parigi per AirFrance. In piu’ Malpensa e’ inefficiente come aereoporto e logisticamente scomodo. La politica localistica dei politici del nord, che ha fatto crescere un aereoporto in ogni cantone, ne rende inoltre lo sviluppo estremamente difficile.
Per rendere la trama della telenovela ancora piu’ intricata, ecco spuntare anche il nome di British Airway, che non si capisce proprio che interesse possa avere, a parte quello di rompere le scatole ai suoi concorrenti.
Tutto sommato, si tratta di una telenovela la cui trama non e’ del tutto scontata, e che sarebbe interessante seguire con distacco, se non si trattasse di soldi nostri.
postato da: mikecas alle ore 21:51 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia, economia e politica
lunedì, 01 settembre 2008

Alitalia, il governo gela i sindacati "impossibile discutere il piano"

Da Repubblica on-line

Nessuna possibilità di trattativa. Meno che mai di cambiare prospettive e contenuti del piano per la cessione di Alitalia da una parte e la nascita, dalle sue ceneri, della Compagnia aerea italiana, la newco Cai guidata da Roberto Colaninno. Un confronto tra le parti non si nega a nessuno ma non se ne parla di discutere il piano industriale che dovrà invece essere accettato "entro dieci gionri", al massimo entro la fine della seconda metà di settembre.

Non c'e' niente da fare.... per il momento rimane un "cono" ad utilizzo definito.... i sindacati non sono ancora riusciti a trasformarlo in un "piano".....
postato da: mikecas alle ore 21:52 | link | commenti (2)
categorie: satira, satira politica