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lunedì, 13 ottobre 2008

Il Mercato della Ricerca

La decisione del Ministro Brunetta di eliminare la possibilità di stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione, introdotta, con moltissimi limiti, dal Governo Prodi, anche se successivamente parzialmente smentita in perfetto stile berlusconiano, ha esasperato gli animi di chi è da moltissimi anni in attesa di una sistemazione definitiva in ruolo, dopo il blocco delle assunzioni che dura da fin troppo tempo.
In particolare il mondo della ricerca è particolarmente colpito, perchè è un mondo in cui un apporto di forze giovani è assolutamente necessario, mentre sono anni che all'uscita dei "vecchi" corrisponde solo l'aumento dei precari.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è poi stata la decisione, del tutto unilaterale e arbitraria, di ridurre tutte le piante organiche degli enti di ricerca del 10%. In questo modo appaiono strafottenti le dichiarazioni del Brunetta in una intervista a Repubblica, nella quale si dichiara, smentendo le sue stesse dichiarazioni precedenti, a favore della conservazione della stabilizzazione introdotta dal governo Prodi, ma che non può di fatto essere effettuata perchè vengono a mancare posti liberi in organico grazie alla sua ultima "trovata" tagliaspese.
La protesta dei precari degli enti di ricerca fatica a trovare spazio sui media, come era fin troppo ovvio, come anche le rimostranze dei Presidenti dei suddetti enti, che evidentemente sono considerati da parte del sommo Brunetta peggio che niente.
Leggendo l'intervista cui mi riferivo, si possono capire meglio le motivazioni, i rancori personali e le fantasie liberiste che stanno alla base di questo disastro.

Ministro, partiamo dai dati: i precari della ricerca sono 4.523, quelli che hanno i requisiti per essere assunti 1.886. Che fine faranno gli altri 2.637? Se ne andranno a casa ? «Se ne andranno a fare altre esperienze, com' è giusto che sia. Mettiamo in chiaro una cosa: io sto dalla parte dei precari, lo sono stato anch' io, per 8 anni, prima di diventare professore. Ne conosco vita e angosce e sono il primo a dire che hanno diritto alla correttezza, a compensi adeguati e a serie aspettative di carriera. Però basta strumentalizzazioni e finte illusioni. Si è detto che i precari della ricerca sono 60 mila: [60 mila sono i precari in tutta la PA. O Brunetta è completamente disinformato, e sarebbe gravissimo, o è in totale malafede, e sarebbe anche peggio]ecco io dimostro che sono 4.523 e che solo una parte di questi - in base a norme emanate dal governo precedente, non da me - ha serie possibilità di essere assunto». Non la certezza? «Non la certezza. Ma bisogna spiegare le cose dall' inizio. Tutto è nato dal Protocollo del Welfare dell' allora ministro Damiano che stabilì come, dopo i 3 anni, i contratti a termine non potevano essere ulteriormente rinnovati, ma stabilizzati. Io con il decreto 112 ho esteso quel principio, valido solo nel privato, anche al pubblico.
[ovviamente senza valutare le ragioni per le quali vi erano precari nella PA, dove non ci sarebbero ragioni per esserci, se non le politiche di chiusura di assunzioni applicate ad occhi chiusi dal precedente governo Berlusconi]. La stabilizzazione, voluta dal governo precedente, premetteva che avevano diritto al posto fisso solo i precari incaricati di mansioni ordinarie per tempo permanente: quindi - applicando il principio alla ricerca [applicare alla cieca un "principio" in una realtà diversa è il normale modo per fare disastri] - "sì" a chi controlla tutti i giorni l' attività dei vulcani, "no" ai contratti su progetto. Lo diceva Prodi, non io. L' allora ministro Nicolais con la circolare 5/2008 ha poi precisato che per arrivare alla stabilizzazione le amministrazioni avrebbero dovuto indire i concorsi, dimostrare di avere posti liberi in organico, calcolare i vincitori di concorso in attesa di assunzione e rispettare i vincoli finanziari, ovvero avere i soldi necessari in bilancio. Rispetto a queste norme, in Finanziaria, abbiamo solo introdotto un taglio del 10 % sulle piante organiche [rendendo semplicemente impossibile quello che si dichiara di essere disposti ad accettare.... furbastro e mendace, il Brunetta]. In più io ho richiesto il censimento del precariato per capire quanti e quali sono gli atipici. Non voglio "todos caballeros", ritengo ci siano molte cose da chiarire, a partire dai contratti a chiamata diretta che so essere tanti e che mi puzzano un po' . Per il resto chi ha quei requisiti, se i paletti di Nicolais saranno rispettati, potrà entrare. ecco io dimostro che sono 4.523 e che solo una parte di questi - in base a norme emanate dal governo precedente, non da me - ha serie possibilità di essere assunto». Non la certezza? «Non la certezza. Ma bisogna spiegare le cose dall' inizio. Tutto è nato dal Protocollo del Welfare dell' allora ministro Damiano che stabilì come, dopo i 3 anni, i contratti a termine non potevano essere ulteriormente rinnovati, ma stabilizzati. Io con il decreto 112 ho esteso quel principio, valido solo nel privato, anche al pubblico

Già da questa parte appare la natura subdola, molto vigliacchetta, del Brunetta, perchè tende a dare sempre la colpa al ministro precedente. Anche se è evidente a tutti che il ministro precedente stava cercando di risolvere il problema dei precari attraverso la loro stabilizzazione, pur con i fortissimi vincoli di bilancio che quel governo si era dato, mentre Brunetta si vuole semplicemente liberare del problema mandando a casa i precari.
Infatti le sue vere intenzioni traspaiono nella parte successiva dell'intervista:

Gli enti di ricerca per assumere dovranno dunque avere le risorse. Peccato che le Finanziarie vadano a tagliare sempre là. «Questo attiene al problema della ricerca in Italia, ma va anche detto che nessun istituto, in nessuna parte del mondo - a meno che non compia funzioni istituzionali - vive di soli contributi statali. Va a cercarsi risorse sul mercato, attinge a fondi internazionali. Guai se così non fosse». Restano sempre i 2.636 ricercatori presto a spasso. «Non saranno a spasso, si cercheranno qualcos' altro da fare. Altri progetti, altre esperienze, magari in giro per il mondo. Siamo chiari: la ricerca è questa. I ricercatori sono un po' capitani di ventura, stabilizzarli è un farli morire. Lo sa anche il professor Marino, che tanto mi critica. Senza tutti i progetti cui ha partecipato, gli istituti in cui ha lavorato, lui non sarebbe il professor Marino e io non sarei il professor Brunetta»

Per il Prode Brunetta, è ovvio che i precari in eccesso della pianta organica decisa da lui in persona, supremo ed infallibile conoscitore di ogni esigenza ente per ente, conoscenza tradotta però in un salomonico 10% uguale per tutti, che sa tanto di pura incompetenza ed incapacità a giudicare le situazioni, che pure sono molto diverse, debbano banalmente cercarsi un diverso lavoro.
E questo è ancora poco, perchè teorizza addirittura che i ricercatori debbano essere destinati di natura ad andare raminghi per il mondo, senza nemmeno il coraggio (coraggio il Brunetta?) di notare che per questo rischio esistenziale altri molto meno capaci ricevono prebente centinaia di volte superiori.
Ma il massimo della dimostrazione di ignoranza della materia la dimostra quando sostiene che la ricerca non può pretendere di essere finanziata solo dallo stato, ma deve "andare sul mercato" per trovare altre risorse.
Che i fondi per la ricerca debbano arrivare anche da progetti europei è quasi banale, ed infatti tutti gli enti di ricerca, e le Università, che per il momento sono scomparse, ma non si possono tener fuori dal discorso più di tanto, cercano disperatamente di accedere a questi fondi, anche perchè negli ultimi anni è stato l'unico modo per poter pagare persone giovani, seppure precarie. Ma per ottenere questi fondi in modo significativo, c'è bisogno di avere alle spalle un "sistema paese", perchè, per incominciare i fondi europei sono sempre delle "copartecipazioni", cioè è necessario che chi propone ci metta la maggior parte dei soldi propri, e poi si ha più forza se ci si appoggia a strutture forti e attive, cioè laboratori grandi, attivi, ben finanziati e che attirano attività anche dall'estero. E' un pò il principio che piove sempre sul bagnato, ma la realtà europea è questa.
Se si tagliano anno dopo anno i fondi alla ricerca, se si impedisce il rinnovamento generazionale, se si soffoca ogni iniziativa anche importante perchè avrebbe in ogni caso bisogno di forti finanziamenti nazionali per poter aspirare a quelli europei, allora si sta volutamente impedendo l'accesso agli stessi, anche se se ne auspica l'arrivo. Sempre l'esempio più tipico dello stile berlusconiano: dire le peggiori stupidaggini con la massima faccia tosta. Con l'appoggio dei media, sarà l'opinione che diventerà "vera".
Ma veniamo all'aspetto che più di tutti dimostra l'ignoranza di Brunetta e la sua malafede:
va anche detto che nessun istituto, in nessuna parte del mondo - a meno che non compia funzioni istituzionali - vive di soli contributi statali. Va a cercarsi risorse sul mercato
E' vero, nel resto del mondo esiste una parte della ricerca, non quella fondamentale o di base, che riceve fondi da imprese private, il famoso "mercato", per ovvi interessi specifici delle stesse. Solo che sono le imprese private a finanziare la ricerca per proprio interesse, non la ricerca che va ad elemosinare fondi offrendosi, come una puttana, sul mercato. Il nostro Prode Brunetta non sembra aver chiaro che l'industria italiana tipica della ricerca non sa cosa farci. Non solo non è disposta ad investirci un centesimo, ma non è in grado di sfruttare la ricerca eventualmente fatta gratis da altri.
Ho scritto già abbastanza su questo tema per dovermi ripetere (vedi 1 e 2), ma mi piacerebbe che un Ministro della mia Repubblica sapesse queste cose elementari, che i suoi predecessori ben sapevano, anche se non hanno mai saputo trovare una soluzione.
Ma il tocco più umoristico che il nostro povero Ministro riesce a dare in questa intervista sta nell'ultima frase.
Lui non sembra rendersene conto, ma è proprio perchè Marino è Marino, e Brunetta è Brunetta che Marino lo critica, con tutte le ragioni di questo mondo, e Brunetta non solo non è in grado di difendersi, ma assomma stupidaggini a stupidaggini.
Che Brunetta dimostri di non valere granchè in ogni intervento che fa non sarebbe poi tanto importante, se le sue decisioni non coinvolgessero la vita di tante persone, portate verso un disastro sempre più totale.
Sarebbe veramente un bene per l'intera nazione se ammettesse di non essere "all'altezza", di non capire quasi nulla di quello su cui è chiamato a decidere e si ritirasse a godersi una splendida pensione, che ad un appartenente alla Casta non si può negare una vita di agi continui. Ma smettesse almeno di fare danni.
mercoledì, 08 ottobre 2008

Elite, Classe Dirigente e Classi Sociali

La lettura di due libretti di Carlo Carboni, che sono un'analisi sociologica della "elite" italiana, tra cui c'e' la cosiddetta "classe dirigente", mi ha stimolato ad alcune considerazioni, che presento in questo articolo Elite, Classe Dirigente e Classi Sociali.
La mia impressione e' che il Carboni sia molto semplicemente un esponente di quella nuova borghesia della "conoscenza" che nel mondo industrializzato occidentale sta lentamente prendendo il sopravvento sulla borghesia della "produzione", ma che in Italia trova ostacoli molto maggiori, forse perche' si trova a scontrarsi con la nascita di una nuova classe sociale, quella del "consenso e gestione" contrapposta alla vecchia classe del "possesso".
Perche' questa nuova classe debba presentarsi piu' forte in Italia puo' dipendere dalla particolare debolezza della vecchia classe dominante.
postato da: mikecas alle ore 20:29 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia, sociopolitica, economia e politica
sabato, 04 ottobre 2008

SF and Fantasy

Per Ottobre il mio consiglio di lettura del mese e' Superluminal, un romanzo appena pubblicato in Italia, ma l'originale e' del 1983, di Vonda McIntyre. Insieme a questo propongo la lettura del romanzo che mi ha fatto apprezzare questa scrittrice nel periodo di transizione della SF a cavallo degli anni 70-80, e cioe' Il Serpente dell'Oblio. Entrambi i romanzi mostrano in modo encomiabile l'effetto rivoluzionario della fantascienza femminile con la sua introduzione di temi piu' legati alla persona umana e alle sue possibili evoluzioni. La generazione successiva alla Le Guin ha spesso esagerato nei temi di un femminismo estremo, ma non la McIntyre, che e' invece una voce anticipata della creazione di una umanita' superiore, basata sulla pura biologia, e non ancora sulla interconnessione con le intelligenze artificiali, ma la direzione era la stessa.
Ho anche potuto leggere il seguito di Gli Inganni di Locke Lamora, e cioe' I Pirati dell'Oceano Rosso. Continua la vicenda dei Bastardi Galantuomini, con lo stesso ritmo esasperato del primo episodio, la stessa ironia e fantasia nell'inventare situazioni e soluzioni incredibili.
E la storia sembra complicarsi, indicando che non siamo affatto vicini alla sua soluzione.
postato da: mikecas alle ore 22:32 | link | commenti (3)
categorie: libri