Livellatore di Utopie

Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

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martedì, 29 settembre 2009

Liberismo a parole, monopolio di fatto

A stare a sentire le urla contro il canone televisivo che giungono da alcune delle voci della libertà (di Berlusconi), si potrebbe anche pensare che siano dovute realmente ad un ideale liberale, in cui il mercato è il vero elemento di decisione, e i monopoli dovrebbero essere inesistenti "naturalmente".
Ma nel caso delle televisioni di questo sputo di paese che è l'Italia, eliminare le reti di stato dovrebbe corrispondere anche all'introduzione di semplici regole antimonopolistiche, non difformi, per puro appiattimento ideologico, a quelle in atto negli Stati Uniti d'America, patria del liberismo mondiale.
Quindi la regola dovrebbe essere che nessun singolo elemento, individuo o società che sia, possa possedere più di una rete televisiva, e la raccolta pubblicitaria di ogni rete non possa superare il 10% del totale della raccolta dell'intero settore televisivo. A queste condizioni, veramente liberali, credo che l'abbandono del canone pubblico sia accettabile, ovviamente se accompagnato dall'eliminazione del limite pubblicitario che oggi pesa sulle reti pubbliche e che origina addirittura extra redditi per Berlusconi (e per chi se no?).
La situazione attuale italiana è di un tale schifo, completamente in mano ad un unico individuo che attraverso questo meccanismo non solo si arricchisce, ma acquista anche ulteriore potere politico, che non si riesce a trovare equivalenti nella storia passata.
E' di fatto un nuovo esempio di controllo mediatico della società.
E' l'esempio di come può nascere un nuovo tipo di dittatura soft nei mezzi di controllo, ma violenta negli obiettivi.
E che può essere anche estremamente contagiosa.
postato da: mikecas alle ore 21:29 | link | commenti
categorie: politica, economia, sociopolitica, economia e politica
martedì, 22 settembre 2009

Paradisi Fiscali e Rischi Relativi

Alla luce della crisi finanziaria che ha travolto l'economia occidentale in primis, ma che ha sconvolto l'intera economia mondiale, le autorità statali dei maggiori paesi industrializzati hanno espresso pareri negativi sul ruoli dei cosiddetti "paradisi fiscali", cioè quei paesi in cui a fronte di elargizioni generose, non si ha alcun controllo sull'origine dei capitali depositati e su questi vengono pagate tasse solo nominali. Sono cioè il modo semplice ed ufficiale per evadere le tasse nei paesi sviluppati e "ripulire" in modo anonime i capitali derivanti da operazioni illegali.
Il pericolo reale derivante da queste dichiarazioni abbastanza velleitarie è piuttosto limitato, ma non nullo. Alcuni dei paesi più grandi tra i "paradisi fiscali", come ad esempio la Svizzera, sta incominciando a ridurre la protezione assoluta data in precedenza ai propri clienti.
Siamo ancora molto lontani da un pericolo reale che comporti l'evacuazione immediata dai depositi protetti, ma qualche timore incomincia a serpeggiare negli ambienti più "esposti".
Per cui ecco la soluzione ideale: lo stato italiano, o meglio Tremonti, ha un disperato bisogno di incassare un poco di valuta, per moderare l'enorme deficit che la sua "non" politica sta producendo nel bilancio della stato, e quindi, se si favorisce il rientro dei capitali illegali all'estero, garantendo la loro impunità perenne, in totale contrasto con quello che stanno facendo gli altri paesi europei, e si riesce a ricavare da questa operazione un minimo di denaro contante, si soddisfano entrambe le esigenze. I possessori di capitali illegali, spesso frutto di operazioni criminali, riescono a riportarli in Italia come capitali "onesti", senza apparire ufficialmente e senza pagare praticamente nulla di tasse e sanzioni. Il poco che si ottiene da parte dello stato è comunque benvenuto perchè non sarebbe mai stata politica di questo governo perseguire quei possessori di capitali illegali, che vedono nei componenti del governo i loro maggiori esponenti.
Un'operazione estremamente efficace dal punto di vista del potere mafioso che ci governa, in totale controtendenza con il comportamento degli altri stati europei, ma non c'è da stupirsi, perchè siamo l'unico stato governato dalla mafia, e del tutto criminale dal punto di vista del bilancio statale, ma a questo ormai non pensa più nessuno.
postato da: mikecas alle ore 22:45 | link | commenti
categorie: economia, cronaca, sociopolitica, economia e politica
domenica, 20 settembre 2009

Colpo di Stato

Da Il Corriere della Sera.it:

«Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato». Lo ha detto a Cortina d'Ampezzo, al convegno del Pdl veneto, il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

accidenti, che irresponsabili queste élite....
pensare che ci sono nani e ballerine che il colpo di stato lo hanno già fatto e ne stanno godendo i frutti a spese nostre....
postato da: mikecas alle ore 10:05 | link | commenti
categorie: satira, umorismo, satira politica, sociopolitica, realta
venerdì, 11 settembre 2009

Arriva la prima fattura dal Vaticano

La situazione politica di Berlusconi, ed in particolare la sua posizione nei riguardi della chiesa cattolica, aveva suscitato un gran dibattito nei giorni scorsi, con l'opinione preponderante a favore di qualche "pagamento" a spese della laicità dello stato italiano che il "pentimento" di Berlusconi avrebbe necessariamente comportato.
Ora la prima richiesta pesante sembra essere arrivata.
Da Repubblica on-line:

''La natura e il ruolo dell'insegnamento della religione nella scuola - recita la lettera firmata dal cardinale Zenon Grocholewski e da monsignor Jean-Louis Brugue's, presidente e segretario del dicastero vaticano - è divenuto oggetto di dibattito e in alcuni casi di nuove regolamentazioni civili, che tendono a sostituirlo con un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l'indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni''. Inoltre, prosegue il documento vaticano, ''se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso''.

La conseguenza di questo è qualcosa che viola decisamente la costituzione Italiana, ma sembra che alla Chiesa la cosa importi poco. Berlusconi ha un debito e cerchi il modo di pagarlo.
E' anche possibile che sia una tecnica ben conosciuta di chiedere 1000 per avere 100, quando il giusto sarebbe invece restituire almeno 10, ma non è detto che siamo così fortunati.
L'arroganza di questa dichiarazione, la protervia di credersi al di sopra della Costituzione dovrebbe spaventare ogni italiano che non abbia piacere di finire a vivere in uno stato confessionale, dominato da una morale sempre più liberticida, e alla fine non diversa da quella tanto criticata dell'Islam, da cui si differenzia sempre meno.
Ma ormai la coscienza laica degli italiani sembra essere del tutto scomparsa, sostituita da un rassegnato istinto di sopravvivenza, anche se al minimo livello possibile.
postato da: mikecas alle ore 21:44 | link | commenti (1)
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, politica e religione
giovedì, 10 settembre 2009

Mike Buongiorno e la sua Fenomenologia

La morte improvvisa di Mike Buongiorno, seppure all'età di 85 anni, ha generato un gran numero di commenti e di considerazioni. Predominante è stata la sua riabilitazione come personaggio positivo di un'epoca televisiva ancora dedicata all'unificazione linguistica del paese e alla sua alfabetizzazione. Le innumerevoli gaffe, il basso livello culturale ostentato in tutta la sua prima fase di presentatore televisivo sono state oggi rivalutate non solo in base alle considerazioni storiche suddette, ma anche per la contrapposizione molto più recente avuta con il vertice di Mediaset.
L'antiberlusconismo della sinistra in carenza di prospettive socioeconomiche concrete ha assunto un vecchio di 80 anni senza più alcun seguito di pubblico come icona contro l'odiata "Spectre" mediatica, e anche di fronte alla realtà di persone che svolgono lavori concreti ed utili mandati forzatamente in pensione a 65 anni, e spesso anche prima, si si finisce invece per difendere "il diritto" di un milionario (in euro) a poter continuare a ricevere prebende superiori alla media.
Questa "rinobilitizzazione" di Mike Buongiorno in chiave anti-Mediaset si è poi sposata con la storica avversione di una buona parte della sinistra per Umberto Eco. Ovviamente la morte del presentatore televisivo non poteva non riportare alla luce anche uno dei più divertenti "pezzi" scritti da Eco nel suo Diario Minimo, del 1963, e cioè la Fenomenologia di Mike Buongiorno, in cui veniva presa in giro proprio la caratteristica di Buongiorno di sapersi porre culturalmente sempre un gradino più in basso dell'interlocutore. La sua ammirazione spassionata per una "cultura" fatta sopratutto di nozioni, di titoli accademici, di apparenza più che di contenuto anche se congrua del tempo in cui i fatti avvenivano non poteva sfuggire ad una critica tutto sommato bonaria e anch'essa adeguata ai tempi.
Perchè se bisogna contestualizzare il personaggio Buongiorno, ricordando i tempi e le condizioni in cui svolgeva il suo lavoro, la stessa cosa deve essere fatta per la critica di Eco, dovendo anche aggiungere, cosa che sembra sfuggire ai più, che non si trattava di una critica ufficiale, da lavoro accademico, ma semplicemente di un "divertissement" che, come lo stesso Eco aveva premesso, era "scritto con la mano sinistra".
Il successo di quel piccolo saggio umoristico dimostra invece, secondo me, come Eco avesse veramente colto un aspetto che all'epoca risultava predominante, e cioè che per troppe persone la "cultura" era solo quella espressa dai concorrenti di Lascia o Raddoppia, una cultura enciclopedica e nozionistica, tipica della scuola italiana di allora ma purtroppo anche di oggi.
E se è onesto riconoscere a Mike Buongiorno i meriti che ha avuto nel saper parlare a tutti con un linguaggio comprensibile, di aver guidato l'italiano medio semianalfabeta ad aspirare ad un maggior livello culturale, seppure attraverso giochi nozionistici, bisogna anche riconoscere il diritto di critica a chi è stato capace di farla in modo non pedante, molto umoristico e anche molto concreto. Perchè per fortuna l'Italia di allora era anche riuscita a superare il livello di Lascia o Raddoppia. Questo negli anni sessanta, mentre oggi quel livello sembra addirittura un miraggio.
Rimarrebbe da capire il perchè dell'acredine che molti di sinistra hanno nei riguardi di Eco. Che non sia un personaggio alla mano e un campione di simpatia è vero, ma il rigetto mi sembra invece basato più su due questioni, una ideologica e una pratica.
Eco non è mai stato comunista, e questo è sempre stato evidente nei suoi scritti. Questo è l'aspetto ideologico, molto forte per quella parte della sinistra che ha sempre privilegiato l'utopia alla ragione.
Poi Eco è un intellettuale di comprensione non facile che ha avuto molto successo popolare per ragioni diverse dal suo lavoro accademico, e questo può aver fatto nascere risentimento, quasi invidia, in chi si è forse visto "rubare" una visibilità pubblica che è ovviamente destinata a pochissimi.
Sia quel che sia, l'insieme del rancore verso Eco e dell'antiberlusconismo hanno fatto di Mike Buongiorno, nel giorno della sua morte, quasi un eroe nazionale
postato da: mikecas alle ore 21:44 | link | commenti (1)
categorie: cronaca, satira, umorismo, sociopolitica, realta
domenica, 06 settembre 2009

Cosa voleva veramente ottenere Berlusconi attaccando Boffo?

Un articolo di Paolo Foschini sul Corriere della Sera di oggi porta ulteriore acqua alla tesi che la vicenda Boffo derivi sostanzialmente, se non integralmente, da una guerra interna alla Chiesa. Guerra che vede contrapposte la CEI e buona parte dei vescovi alla Curia Vaticana, in particolare a quella parte più vicina alla politica e non solo italiana.

Il caso Boffo si inserirebbe nella guerra per il controllo dell’Istituto Toniolo e quindi della galassia di istituzioni che ne dipendono, guerra combattuta alla maniera della Chiesa, segretamente, in modo indiretto e con abbondante uso di notizie riservate e/o private, per non dire esplicitamente di veline anonime. Se qualcuno si meravigliasse di ciò, vorrebbe solo dire che non ha idea di cosa è stata la storia della Chiesa Cristiana Apostolica Romana nei suoi 20 secoli di vita.

Io vedo la vicenda personale di Boffo con molto distacco, non sono poi molto colpito dalla sua “mostrizzazione” da parte di Feltri, come la chiama Il Foglio, perché non potrò mai dimenticare come Boffo si è comportato nei riguardi di Beppino Englaro, con modi e metodi rispetto ai quali “mostrizzazione” è un termine amichevole.

Se vedessi uno scarafaggio passeggiare per casa, e qualcuno lo schiacciasse sotto la scarpa, potrei essere disgustato ed irritato perché una azione così brutale mi imbratterebbe la casa, ma alla fin fine di uno scarafaggio si sarebbe trattato.

Il vero dubbio che mi colpisce in tutta questa faccenda è invece quale possa essere stato l’obiettivo di Berlusconi nel dare via libera al suo sicario Feltri.

L’ipotesi più semplice, quella che era apparsa a tutti inizialmente come evidente, vendicarsi di qualcuno che aveva osato porre dei dubbi sulla moralità dei suoi atti, e quindi della legittimità morale del suo ruolo, mi sembra sempre più del tutto insufficiente e logicamente insostenibile.

Ora che è chiaro che le veline contro Boffo giravano da tempo, e che l’origine non è certamente la Questura e nemmeno i Servizi Segreti Deviati, che esistono sicuramente, ma che in questa questione non sembrano aver avuto alcun ruolo, ma molto più probabilmente sono la concretizzazione dei tradizionali metodi di lotta ecclesiastici, e poiché non vi è dubbio che questo fosse chiaro sia a Feltri che a Berlusconi, il motivo del loro uso non è più così chiaro, perché il mettersi in mezzo ad una guerra ecclesiastica implica effetti non sempre facilmente valutabili.

Può essere che Berlusconi, sentendosi più forte della Chiesa, abbia semplicemente voluto approfittare delle divisioni interne per ottenere una vendetta su un singolo e non fondamentale individuo?

Poteva al massimo questa azione essere di monito per altri?

Alla luce di quanto è successo poi, io tenderei a negare ogni validità a questa tesi.

Berlusconi sa bene che se si muove la Chiesa compatta, lui non è in grado di contrastarla, essendo inoltre stata il suo più forte supporter, senza il quale non avrebbe potuto vincere le elezioni. Allora perché questa mossa?

In realtà l’appoggio a Boffo da parte della Curia è stato formale e oscillante, con l’Osservatore Romano che ne ha preso immediatamente le distanze, e questo significa che le sue dimissioni, la sconfitta del partito che lo supportava, era ben visto da una parte della Chiesa stessa, come è ben illustrato nell’articolo di Foschini.

Quindi Berlusconi sapeva di agire in favore di una parte. Rimane da capire il perché lo abbia fatto, poiché si tratta di quella parte che sembrerebbe volerlo sostituire come politico di riferimento.

L’ipotesi che mi sembra più ragionevole è che, conscio dello scontro in atto e dell’essere in pericolo politico, abbia cercato di fare un favore alla parte ritenuta la probabile vincente, sperando ovviamente di arrivare ad un compromesso a proprio favore.

Nonostante al momento non si colgano segnali evidenti che questo sia possibile, con tutte le varie forze della Chiesa unite a rimproverare Feltri per il proditorio attacco, a piangere alle esequie giornalistiche di Boffo, ad indignarsi per l’inasprimento e volgarizzazione dello scontro politico, e i preparativi per la sostituzione di Berlusconi sembrino continuare, la possibilità che alla fine, pagando qualche ulteriore prezzo sui finanziamenti pubblici alle scuole private, sulla pillola abortiva e sul testamento biologico, messo sotto tutela molto maggiore, a Berlusconi non venga concesso di continuare ancora, salvandosi così dalla magistratura che lo aspetta al varco.

Sicuramente gli verrà chiesto di prendere ufficialmente le distanze dalle intemperanze maggiori della lega, e per questo dovranno essere pronte delle truppe fresche di supporto per evitare l’ovvio ricatto della caduta del governo che ha permesso a Bossi e ai suoi di fare il bello ed il cattivo tempo nell’alleanza. L’UDC da solo non basta, ovviamente, ma il congresso PD è ormai vicino, e probabilmente Rutelli e compari hanno già le valige pronte.

Un segno in questa direzione mi è sembrato l’odierno editoriale di Scalfari su Repubblica.

Scalfari mi è sembrato estremamente reticente, cercando più di lasciare intendere che di essere esplicito, e questo non è da lui. Uno degli accenni mi è sembrato che anche l’articolo di Foschini che ho usato come spunto di questo post faccia parte del gioco, rappresenti una presa di posizione delle forze in campo, e questo è sicuramente possibile. Però manca una sua equivalente presa di posizione, se non una critica generale più o meno a tutti i partecipanti al gioco, caratterizzata da una sensazione di pessimismo che mi ha fatto molto pensare.

Come se il fondatore di Repubblica sembrasse rassegnato a prendere atto che ancora nulla è destinato a cambiare in Italia, perché una nuova DC non è certo un cambiamento.

Qualunque sia il risultato finale, io ormai mi sento sicuro che l’illusione di molti, credenti o meno, di vivere in uno stato laico, guidato solo dalla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana sia veramente ed esplicitamente solo un’illusione.

postato da: mikecas alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta, politica e religione
venerdì, 04 settembre 2009

Le varie facce delle scuole private

Quando si parla di scuole private uno è portato a pensare automaticamente agli asili nido, dato che quelli pubblici praticamente non esistono, alle scuole propriamente dette, medie e superiori, tipicamente gestite da istituti religiosi dove in cambio di rette consistenti si ha una sicurezza della durata delle lezioni, della mancanza di distrazioni del tipo di occupazioni e autogestioni, e una garanzia di un diploma indipendentemente dal livello culturale raggiunto (esistevano anche pochissimi esempi che facevano della qualità dell'insegnamento il loro punto d'onore, ma stanno ormai scomparendo per manifesta non necessità della qualità dell'insegnamento).
Poi al massimo si può pensare a quel paio di università private, quasi esclusivamente ad indirizzo economico, che hanno una alta considerazione perchè con la loro laurea si ottiene più facilmente un posto di lavoro, anche se il rischio di diventare un simil giavazzi è alto, che dal punto di vista scientifico non è poi un fatto positivo. Ma bisogna anche tener conto che Brunetta viene da una università statale, per cui si può risultare male in entrambi i casi, se la materia prima è scadente di partenza.
Stavano poi nascendo una certa pletora di università telematiche, senza obbligo di frequenza, rispetto a cui il CEPU ci farebbe un figurone, ma la maggior parte è stata stoppata da Mussi.
Ora è nata una nuova specializzazione, quella dei master sempre per via telematica, in cui paghi e hai il titolo. Sicuramente ti inviano anche qualcosa da leggere, ma il controllo che non dico l'hai capito, ma almeno letto è di fatto inesistente.
Ogni master viaggia ad una cifra vicina ai 1000€.
Perchè cosi del genere dovrebbero attirare l'interesse?
Perchè incredibilmente ed inspiegabilmente ognuno di questi master vale 3 punti nella graduatoria delle scuole, e senza un limite numerico.
Tre punti sono dati per una abilitazione supplementare, che normalmente costava un paio di anni di frequenza della SSIS con esame finale non tanto tenero. Prendersi più di una abilitazione supplementare a quella principale era cosa che solo i migliori riuscivano a fare.
Ora basta avere disponibilità finanziaria e capacità di scovare i siti opportuni e si può fare una bella collezione di master che permettono di scavalcare in graduatoria decine di sprovveduti che invece pensavano di aver fatto il loro dovere studiando nelle strutture pubbliche.
I privati ringraziano fortemente la ministra Gelmini che gentilmente permette loro questo business molto simile ad una truffa....
giovedì, 03 settembre 2009

Gasparri è sicuro

Da Repubblica on-line:

"Non so cosa farà la Consulta ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo". Così il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, nel corso della Summer School del partito a Frascati, risponde a una domanda sull'ipotetica bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta. Il sei ottobre, infatti, è attesa la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ossia sullo scudo che protegge le più alte cariche istituzionali dalle indagini della magistratura.

Quello che il cervello (ed è già una esagerazione chiamarlo così) del povero Gasparri non riesce ad immaginare è che prima o poi agli italiani riuscirà di tirare lo sciacquone....
Allora tutti gli stronzi che al momento riescono a rimanere incredibilmente a galla verranno risucchiati nel luogo che meritano....
Ed accadrà anche a lui, se non si dissolve in materia liquida prima, data la sua poca consistenza....
postato da: mikecas alle ore 21:03 | link | commenti
categorie: cazzeggio, satira, umorismo, satira politica, sociopolitica, realta
martedì, 01 settembre 2009

Ad un altro giornale avrei risposto

Da Repubblica on-line:

"Repubblica è un 'super partito politico' di un editore svizzero e con un direttore dichiaratamente evasore fiscale". Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando Danzica. "Per questo - ha spiegato - non ho risposto alle 10 domande, non perchè non possa rispondere o abbia difficoltà a farlo, ma perchè vengono da un giornale così".
Berlusconi, dopo una passeggiata nel centro di Danzica, si è fermato con i cronisti e ha sferrato un duro attacco al quotidiano diretto da Ezio Mauro: "Io - ha detto - alle dieci domande non ho risposto non perchè non possa rispondere, ma perchè sono insolenti, offensive e diffamanti. Il solo modo in cui mi sono state poste - ha aggiunto - mi fa dire che io a questa gente non rispondo".
Poi il premier ha proseguito. "Se me le avesse poste un altro giornale avrei risposto tranne a quella se sono malato.


Perchè allora non incomincia a rispondere a quelle dell'Economist, di cui dispone anche della traduzione italiana, data la sua nota incompetenza con l'inglese.
Poi può continuare a seguire la lista, che non è breve.
Al mondo non c'è solo Repubblica, vivaddio. Può anche passare il resto della sua vita, che gli auguro ancora lungo, a querelare quotidiani.... purchè non da Presidente del Consiglio dell'Italia, ma da una cella delle patrie galere.
postato da: mikecas alle ore 21:02 | link | commenti (1)
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta