Il Ministro per l'Istruzione (non più pubblica) Mariastella Gelmini ha cercato di contrastare l'enorme reazione ai decreti legge che impongono fortissimi tagli economici sia alle università che al sistema scolastico, tagli che devono trovare applicazione principalmente in riduzioni di personale, accorpando classi, eliminando scuole periferiche e sostanzialmente eliminando buona parte dei precari. Per cercare di riguadagnare un minimo di credibilità, la Gelmini ha usato la stessa vecchia tecnica retorica sempre usata dai "riformatori" di destra, e cioè dare la colpa agli eccessi voluti dalla sinistra.
Leggendo questo articolo su la repubblica on-line, in cui il pensiero della Gelmini viene riportato, si presuppone in modo oggettivo, verrebbe da chiedersi di cosa si discute nelle piazze, visto che apparentemente la Gelmini la pensa come, e forse più, dei più accesi "rivoltosi" che hanno manifestato in questi giorni.
Solo che se si lasciano perdere le parole, e si guardano i fatti, i fortissimi tagli alla scuola e all'università sono ancora lì, nessuno li ha eliminati. E quei tagli sono l'inizio della fine per la scuola e l'università pubblica. Su questo non vi sono dubbi ed è, secondo il mio modesto parere, ma non sono certo il solo a pensarlo, il vero obiettivo di questo governo.
Ma tornando all'articolo di Repubblica, si possono pescare alcune frasi esilaranti della Gelmini. Ad esempio che:
"Per troppi anni il Paese ha sofferto di una mancanza di coraggio nel portare avanti il cambiamento, nell'approvare riforme importanti in settori come la scuola e le universita'. C'e' la necessita' di razionalizzare la spesa, rivederne i meccanismi. E' innegabile che in questi ultimi anni la spesa dell'istruzione era fuori controllo"
Mentre è evidente a chiunque conosca realmente le cifre che la spesa per la scuola è stata solo lievemente superiore a quella degli altri paesi europei, così come per l'università, mentre è molto inferiore alla media europea la spesa per la ricerca, che della formazione rappresenta pur sempre un elemento essenziale. Cosa fosse "fuori controllo" lo sa solo la Gelmini. Probabilmente ha parlato per "sentito dire", come quando ha letto la sua brava relazione in parlamento, sbagliando l'accento di "ègida" di cui è probabile non conosca il significato e ne ignorasse fino ad allora l'esistenza.
Sulla spesa per la scuola vi è poi il macigno degli insegnanti di religione, pagati dallo stato ma di fatto emissari della chiesa, dovendo dipendere dall'assenso del vescovo. Questi insegnanti hanno un peso elevato nel costo totale, senza voler considerare i privilegi normativi che un governo supino al Vaticano ha concesso. Poichè non esiste l'equivalente in alcun altro paese europeo, è evidente che un eventuale extracosto della scuola italiana è completamente dovuta alla presenza di questo abuso anticostituzionale.
La Gelmini potrebbe incominciare a risparmiare in modo significativo eliminando completamente l'insegnamento della religione dal carico dello stato, come avviene ovunque, e poi potrebbe tornare a discutere dei costi della scuola senza il macigno dell'insegnamento della religione. Forse si troverebbe del tutto priva di argomenti e in necessità di dover giustificare una spesa troppo limitata.
Per chiarire, io credo che gli insegnanti di religione debbano semplicemente essere licenziati all'istante, senza alcuna facilitazione di welfare, perchè ne hanno usufruito più che a sufficienza. Se la Chiesa Cattolica vuole continuare ad insegnare le sue favole, lo faccia a spese sue e fuori (si intende FUORI) dell'orario scolastico e delle strutture scolastiche. Il risparmio sarebbe ampiamente sufficiente ad accontentare Tremonti, che è il vero artefice nascosto dei tagli alla scuola.
Tutte le altre parole della Gelmini sono pura fuffa propagandistica, non avendo alcuna base razionale.