Livellatore di Utopie

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sabato, 17 ottobre 2009

Minacce a Berlusconi, Fini e Bossi

Da Repubblica on-line:


Minacce a Berlusconi, Fini e Bossi. Sono scritte in una lettera che le Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente hanno fatto recapitare al quotidiano Il Riformista. Nella missiva, firmata con la stella a 5 punte, si indica le 23.59 di ieri come termine ultimo entro i quali il presidente del Consiglio, quello della Camera e il ministro leader della Lega avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni. "Lasciate la politica e il primo (il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ndr) si consegni alla giustizia comune perché in quella comunista la sentenza sarà inevitabile", si chiude il messaggio consegnato alla Digos di Roma.
La lettera è stata spedita da Milano l'8 ottobre, all'indomani della decisione della Corte costituzionale sul lodo Alfano, ed è stata aperta questa mattina. "Dopo la sentenza della Consulta, il presidente del Consiglio non vuole dimettersi - si legge ancora - noi diciamo basta".
I mittenti assicurano che non intendono ricorrere "a bombe o coinvolgere innocenti", ma che sono pronti a una vera e propria rivoluzione armata come a Cuba. "Berlusconi, Fini e Bossi - capo delle nuove camicie nere - se volete evitare un nuovo 8 settembre dimettetevi entro le 23.59 del 16 ottobre", è l'avvertimento. "Un'analisi - giudica il direttore del
Riformista - molto ingenua, anche se si rifà alla stretta attualità".
Il giudizio di Fini, uno dei tre destinatari delle minaccie, è ancor più
tranciant: "E' palesemente il delirio di un folle. Ho letto la lettera e auspico che non si apra un dibattito sul nulla", suggerisce il presidente della Camera. Anche il premier non appare impensierito dalle parole delle Brigate per il comunismo combattente e ai parlamentari del Pdl, riuniti a Palazzo Grazioli, ha confidato che continuerà "il suo lavoro come sempre"


Dagli investigatori è considerato un messaggio del tutto inattendibile, e la cosa è abbastanza ovvia.
Solo che, per quanto del tutto inattendibile e di fantasia possa essere, il suo significato sta semplicemente nel suo esistere.
Quando le cosiddette Brigate Rosse, o come si chiameranno ora, che hanno sempre agito praticamente "su comando", faranno la loro mossa, coerentemete con lo scenario preparato da queste dichiarazioni, la rappresentazione sarà completa.
Queste "cazzate", gli articoli preoccupatissimi dei giornali di proprietà o sotto controllo di Berlusconi, stanno solo preparando lo scenario necessario per drammatizzare e dirigere in una sola direzione l'inevitabile intervento dell'estremismo rosso, che chissà perchè si è sempre mosso solo per sostenere i problemi dei "poteri occulti", dalla P2 in poi...
postato da: mikecas alle ore 23:00 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta, economia e politica
domenica, 04 ottobre 2009

Messina. Berlusconi: l'evento era stato previsto

Da Il Corriere della Sera on-line:

Nella conferenza stampa in Prefettura, Berlusconi ha affermato che l’inondazione è stata causata da una «emergenza idro-geologica eccezionale». L’evento «era stato previsto - ha detto il premier - e nel nostro centro romano era previsto con anticipo. Avevamo dato l’avviso per tempo, poi la precipitazione iniziata nelle prime ore del pomeriggio del primo ottobre è stata più intensa di quanto si prevedeva»


Prevedere un disastro del genere non era certo difficile, visto il degrado ambientale che si stava accumulando senza alcun intervento.
Prevenire il disastro sarebbe invece stato il compito dello Stato, per non limitarsi a piangere i morti e a organizzare ricostruzioni di emergenza, con costi fuori mercato, perchè si tratta di emergenza, e senza i normali controlli, sempre per via dell'emergenza.
Come sempre, ed ovviamente, Berlusconi si è limitato a prevedere.
Altrettanto ovviamente ora si prepara ad invocare l'emergenza.
postato da: mikecas alle ore 22:05 | link | commenti (2)
categorie: politica, economia, cronaca, sociopolitica, economia e politica
martedì, 29 settembre 2009

Liberismo a parole, monopolio di fatto

A stare a sentire le urla contro il canone televisivo che giungono da alcune delle voci della libertà (di Berlusconi), si potrebbe anche pensare che siano dovute realmente ad un ideale liberale, in cui il mercato è il vero elemento di decisione, e i monopoli dovrebbero essere inesistenti "naturalmente".
Ma nel caso delle televisioni di questo sputo di paese che è l'Italia, eliminare le reti di stato dovrebbe corrispondere anche all'introduzione di semplici regole antimonopolistiche, non difformi, per puro appiattimento ideologico, a quelle in atto negli Stati Uniti d'America, patria del liberismo mondiale.
Quindi la regola dovrebbe essere che nessun singolo elemento, individuo o società che sia, possa possedere più di una rete televisiva, e la raccolta pubblicitaria di ogni rete non possa superare il 10% del totale della raccolta dell'intero settore televisivo. A queste condizioni, veramente liberali, credo che l'abbandono del canone pubblico sia accettabile, ovviamente se accompagnato dall'eliminazione del limite pubblicitario che oggi pesa sulle reti pubbliche e che origina addirittura extra redditi per Berlusconi (e per chi se no?).
La situazione attuale italiana è di un tale schifo, completamente in mano ad un unico individuo che attraverso questo meccanismo non solo si arricchisce, ma acquista anche ulteriore potere politico, che non si riesce a trovare equivalenti nella storia passata.
E' di fatto un nuovo esempio di controllo mediatico della società.
E' l'esempio di come può nascere un nuovo tipo di dittatura soft nei mezzi di controllo, ma violenta negli obiettivi.
E che può essere anche estremamente contagiosa.
postato da: mikecas alle ore 21:29 | link | commenti
categorie: politica, economia, sociopolitica, economia e politica
martedì, 22 settembre 2009

Paradisi Fiscali e Rischi Relativi

Alla luce della crisi finanziaria che ha travolto l'economia occidentale in primis, ma che ha sconvolto l'intera economia mondiale, le autorità statali dei maggiori paesi industrializzati hanno espresso pareri negativi sul ruoli dei cosiddetti "paradisi fiscali", cioè quei paesi in cui a fronte di elargizioni generose, non si ha alcun controllo sull'origine dei capitali depositati e su questi vengono pagate tasse solo nominali. Sono cioè il modo semplice ed ufficiale per evadere le tasse nei paesi sviluppati e "ripulire" in modo anonime i capitali derivanti da operazioni illegali.
Il pericolo reale derivante da queste dichiarazioni abbastanza velleitarie è piuttosto limitato, ma non nullo. Alcuni dei paesi più grandi tra i "paradisi fiscali", come ad esempio la Svizzera, sta incominciando a ridurre la protezione assoluta data in precedenza ai propri clienti.
Siamo ancora molto lontani da un pericolo reale che comporti l'evacuazione immediata dai depositi protetti, ma qualche timore incomincia a serpeggiare negli ambienti più "esposti".
Per cui ecco la soluzione ideale: lo stato italiano, o meglio Tremonti, ha un disperato bisogno di incassare un poco di valuta, per moderare l'enorme deficit che la sua "non" politica sta producendo nel bilancio della stato, e quindi, se si favorisce il rientro dei capitali illegali all'estero, garantendo la loro impunità perenne, in totale contrasto con quello che stanno facendo gli altri paesi europei, e si riesce a ricavare da questa operazione un minimo di denaro contante, si soddisfano entrambe le esigenze. I possessori di capitali illegali, spesso frutto di operazioni criminali, riescono a riportarli in Italia come capitali "onesti", senza apparire ufficialmente e senza pagare praticamente nulla di tasse e sanzioni. Il poco che si ottiene da parte dello stato è comunque benvenuto perchè non sarebbe mai stata politica di questo governo perseguire quei possessori di capitali illegali, che vedono nei componenti del governo i loro maggiori esponenti.
Un'operazione estremamente efficace dal punto di vista del potere mafioso che ci governa, in totale controtendenza con il comportamento degli altri stati europei, ma non c'è da stupirsi, perchè siamo l'unico stato governato dalla mafia, e del tutto criminale dal punto di vista del bilancio statale, ma a questo ormai non pensa più nessuno.
postato da: mikecas alle ore 22:45 | link | commenti
categorie: economia, cronaca, sociopolitica, economia e politica
venerdì, 04 settembre 2009

Le varie facce delle scuole private

Quando si parla di scuole private uno è portato a pensare automaticamente agli asili nido, dato che quelli pubblici praticamente non esistono, alle scuole propriamente dette, medie e superiori, tipicamente gestite da istituti religiosi dove in cambio di rette consistenti si ha una sicurezza della durata delle lezioni, della mancanza di distrazioni del tipo di occupazioni e autogestioni, e una garanzia di un diploma indipendentemente dal livello culturale raggiunto (esistevano anche pochissimi esempi che facevano della qualità dell'insegnamento il loro punto d'onore, ma stanno ormai scomparendo per manifesta non necessità della qualità dell'insegnamento).
Poi al massimo si può pensare a quel paio di università private, quasi esclusivamente ad indirizzo economico, che hanno una alta considerazione perchè con la loro laurea si ottiene più facilmente un posto di lavoro, anche se il rischio di diventare un simil giavazzi è alto, che dal punto di vista scientifico non è poi un fatto positivo. Ma bisogna anche tener conto che Brunetta viene da una università statale, per cui si può risultare male in entrambi i casi, se la materia prima è scadente di partenza.
Stavano poi nascendo una certa pletora di università telematiche, senza obbligo di frequenza, rispetto a cui il CEPU ci farebbe un figurone, ma la maggior parte è stata stoppata da Mussi.
Ora è nata una nuova specializzazione, quella dei master sempre per via telematica, in cui paghi e hai il titolo. Sicuramente ti inviano anche qualcosa da leggere, ma il controllo che non dico l'hai capito, ma almeno letto è di fatto inesistente.
Ogni master viaggia ad una cifra vicina ai 1000€.
Perchè cosi del genere dovrebbero attirare l'interesse?
Perchè incredibilmente ed inspiegabilmente ognuno di questi master vale 3 punti nella graduatoria delle scuole, e senza un limite numerico.
Tre punti sono dati per una abilitazione supplementare, che normalmente costava un paio di anni di frequenza della SSIS con esame finale non tanto tenero. Prendersi più di una abilitazione supplementare a quella principale era cosa che solo i migliori riuscivano a fare.
Ora basta avere disponibilità finanziaria e capacità di scovare i siti opportuni e si può fare una bella collezione di master che permettono di scavalcare in graduatoria decine di sprovveduti che invece pensavano di aver fatto il loro dovere studiando nelle strutture pubbliche.
I privati ringraziano fortemente la ministra Gelmini che gentilmente permette loro questo business molto simile ad una truffa....
domenica, 30 agosto 2009

Salviamo la Scuola Pubblica dalla Gelmini

Anche se la Gelmini è semplicemente la mano che agisce, mentre il mandante è Tremonti e la mente dietro a tutto è il Vaticano.
Cercherò di documentare questa mia sicurezza in post successivi a questo. Qui mi limito a far notare come un programma in atto da tempo, ed iniziato da un differente governo, stia trovando oggi la sua conclusione, resa molto peggiore da certe esigenze di equilibrio politico tra potentati non completamente omogenei.
La necessità di foraggiare con soldi pubblici le scuole private, praticamente totalmente scuole cattoliche, derivante dalla loro crisi economica dovuta al fatto che nessuno dei due aspetti che le caratterizzavano sono più sostenibili, rende necessario lo smantellamento della stuttura della scuola pubblica, per dirottare sulla privata le risorse risparmiate.
Di fatto le scuole private dette "diplomifici", cioè dove pagando si aveva diritto al titolo di studio senza altri problemi, e la preparazione degli studenti era un optional, stanno trovando una concorrenza molto forte nel continuo degrado della qualità delle scuole pubbliche e dell'affermarsi anche in queste di una specie di "diritto di diploma", sostenuto con forza, e a volte con violenza, da genitori che non capiscono più lo scopo della scuola e da singolari sentenze di tribunali amministrativi. Inoltre l'altro minoritario aspetto delle scuole private, quello delle poche di alto livello, è messo in crisi dal sottosviluppo della società industriale italiana, per cui la cultura, la preparazione scolastica alta, non contano più nulla, non danno più accesso a livelli sociali ed economici più alti, ormai completamente gestiti dalle nuove, e vecchie, corporazioni, e quindi risultano ormai inutili.
A questo processo già in atto e gestito anche dalla parte cattolica dei partiti di centro sinistra, si è aggiunto lo scontro attuale tra due vecchi alleati che, tra accuse e controaccuse, non potrà finire se non con un grosso compromesso a spese degli italiani, ed in particolare della scuola pubblica.
Le avvisaglie sono ormai pienamente visibili. Vedremo nei prossimi giorni se si concretizzeranno realmente.
Nel frattempo diverse migliaia di persone che erano sottopagate come precari nella scuola pubblica perderanno anche quel ridicolo reddito, ma sopratutto perderanno la speranza di entrare nella scuola prima o poi.
Non che tutti lo meritassero, ma l'operazione non farà alcuna distinzione di merito.
giovedì, 30 aprile 2009

Noemi, Veronica e le altre

Io sono una tipica persona estranea ad ogni "gossip" del mondo dei vip, anche di quello della politica, nonostante sulla politica cerchi di mantenermi informato. Ho sempre privilegiato i contenuti e le idee, alle forme e alle apparenze. Per cui ho fatto spesso la figura che mi meritavo di fare quando un mio interlocutore si accorgeva della mia ignoranza su fatti "guduriosi" pur di dominio pubblico.
Però questa ultima perla di Berlusconi non ho potuto evitare di conoscerla. Sarà perchè ha assunto la violenza di un tornado politico, che mi sa sempre di evento guidato in modo estremamente accorto, sarà perchè sono diventato più sensibile io a cose del genere, in ogni caso non ho potuto fare a meno di venire a conoscenza di alcuni fatti che mi sembrano abbastanza strani.
Partiamo dall'inizio: Berlusconi, si dice a sorpresa, ma nessuno ci crede, interrompe la sua frenetica attività di uomo politico e piomba, con scorta megagalattica, servizi di informazione e tutto l'ambaraban dell'uopo, ad una festa per i 18 anni di una sconosciuta fanciulla di nome Noemi, nelle lande napoletane dalle parti di Casoria (chi conosce anche solo vagamente il posto, sa bene di cosa si parli).
La notizia, di per se stessa incredibile, viene immediatamente arricchita di particolari: la frequentazione di Berlusconi alla gentile Noemi è di lunga data, anche se sempre mentenuta efficacemente nascosta. La madre della suddetta Noemi è una ex- miss Tirreno, mentre il padre (ufficiale) è un personaggio del sottobosco politico socialista.
A questo punto cosa deve pensare una persona qualunque, che ha solo la sua esperienza, le sue letture, la comprensione parziale ma ragionevole della storia umana quale guida al proprio giudizio?
Una persona normale del genere non può che dedurne che la bella Neomi sia molto banalmente una figlia naturale di Berlusconi, ed il padre ufficiale l'ennesimo Giuseppe di turno.
Ipotesi fin troppo facile da farsi. Solo che subito dopo viene la domanda più difficile:
perchè Berlusconi ha scelto questo momento per rendere evidente questa faccenda? Perchè una cosa è chiara anche a chi rifugge il pettegolezzo, ed è che se è stato così semplice mantenere segrete le precedenti frequentazioni, non avrebbe dovuto esserci alcuna difficoltà a tenere segreta anche questa, ma così non è stato, e ad un livello che esclude ogni possibile ipotesi di un banale errore della sicurezza.
berlusconi ha voluto mandare un messaggio.
Veronica Lario ha capito il messaggio e ha risposto di conseguenza.
Forse una guerra su quella parte di eredità che ancora non è nelle mani solide anche se non si sa quanto capaci dei due figli di primo letto di Berlusconi?
Forse.... o forse c'è dell'altro che solo i gossippari più esperti, gli avvocati ben dentro le gestioni societarie berlusconiane e magari gli amici intimi possono sapere.
A me spiace solo che nel mezzo di questa guerra ci siano l'IItalia e gli italiani.
La prima sicuramente innocente, mentre dei secondi un gran numero può piangere solo sulla propria stupidaggine.
postato da: mikecas alle ore 13:26 | link | commenti (2)
categorie: politica, umorismo, sociopolitica, economia e politica
lunedì, 16 marzo 2009

Obama contro i Bonus ai Manager

Non è certo la causa principale dell'attuale crisi economica mondiale, ma non ne è nemmeno l'aspetto meno significativo. Si parla dei bonus milionari ai manager delle varie società, comprese quelle che per evitare il fallimento sono costrette a richiedere l'intervento statale.

Da Repubblica On-line:

Il pagamento di bonus miliardari ai manager di Aig è "un oltraggio" e il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al segretario del Tesoro Tim Geithner di adottare "tutte le misure necessarie" per bloccarli. Obama continua a dare battaglia ai privilegi di Wall Street e la sua ira si scaglia oggi contro le cifre astronomiche che i grandi colossi continuano ad elargire ai dirigenti a dispetto della recessione, dei licenziamenti in massa e della peggiore crisi del sistema finanziario dai tempi della Grande Depressione.

Che una buona parte dei problemi finanziari che ci troviamo a dover affrontare siano dovuti anche al meccanismo di premiazione dei manager delle varie società finanziarie è ora abbastanza ovvio, e quindi non solo deve essere fermato, ma deve essere del tutto invertito, premiando la sostanza e non l'apparenza.
Che un risultato del genere, apparentemente molto banale, sia possibile solo se parte dagli Stati Uniti e imposto forzosamente al resto del mondo la dice molto lunga sul livello morale
delle nostre cosiddette Elite finanziarie, che non si staccano dai privilegi fino a quendo non ve ne sono costrette con la forza, e spesso nemmeno allora.
postato da: mikecas alle ore 21:58 | link | commenti
categorie: politica, economia, sociopolitica, economia e politica
domenica, 15 marzo 2009

Bonanni preoccupato da una possibile concorrenza della CGIL

Da Repubblica on-line risulta la seguente dichiarazione di Bonanni a Domenica In:

"La Cgil rischia di trasformarsi da sindacato in strumento politico"

Evidentemente Bonanni deve essere preoccupato per una possibile concorrenza, perchè è dalla sua fondazione che la CISL è lo strumento politico della DC. Sarà per evitare una concorrenza diretta che ora la CISL, sotto la sua illuminata direzione, sta riposizionandosi verso il PdL.
Ovviamente in tutta questa manovra l'interesse dei lavoratori è un optional.
postato da: mikecas alle ore 17:05 | link | commenti
categorie: politica, economia, satira politica, economia e politica
sabato, 14 marzo 2009

Tremonti, Draghi ed il controllo delle banche

La guerra che da qualche giorno vede contrapposti il Ministro Tremonti ed il Governatore della Banca d'Italia Draghi non è un conflitto banale, in cui sia evidente chi ha ragione e chi ha torto.
Bisogna essere esperti della legislazione e dei suoi effetti concreti per capire perchè Tremonti vorrebbe spostare il controllo dell'operatività delle banche al di fuori della Banca d'Italia, ma sopratutto introdurre elementi di controllo diversi da quelli attuali. E Tremonti non ha del tutto torto nemmeno quando ritiene, provocatoriamente, che il controllo delle banche sarebbe meglio effettuato dalla BCE. D'altra parte moltissime delle banche europee hanno ormai una dimensione internazionale, anche al di fuori dell'Europa, e quindi un organismo di controllo a semplice livello nazionale può fin troppo spesso mancare degli strumenti necessari per poter effettuare un reale controllo, e solo un organismo europeo potrebbe essere delle dimensioni adatte. Ma un organismo europeo esclusivamente tecnico, del tutto privo di visione politica non è lo strumento ideale per gestire il controllo completo del credito e degli investimenti finanziari europei, e una gestione uniforme della politica europea, capace di dare direttive chiare e condivise alla BCE, non esiste ancora.
Per questo le uscite di Tremonti sono solo l'espressione di una frustrazione di chi vorrebbe che le cose andassero secondo i propri desideri, ma si rende conto che non è possibile.
Tutto sommato per i normali cittadini questa è una fortuna, perchè vorrei ricordare l'articolo di Giannini su Repubblica on-line di oggi, che si conclude con la frase:

In questo buio Medio Evo dei mercati globali molti banchieri hanno fatto danni giganteschi. Ma molti politici rischiano di combinarne di peggiori.


Immaginiamoci i danni che potrebbe causare chi non è un politico, non è un banchiere, ma è solo un fiscalista i cui servigi sono stati comperati da un monopolista mediatico che aspira ad essere il padrone d'Italia, e ci è straordirariamente vicino.