Livellatore di Utopie

Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

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mercoledì, 02 dicembre 2009

Berlusconi: Mi trasferisco a Panama

da L'Unità on-line:

«Devo fare presto, devo preparare la valigie perché parto per Panama ma mi mancheranno l'Unità, Annozero e la Repubblica ed i Pm: però cercherò di sopravvivere ugualmente». Con questa battuta il premier Silvio Berlusconi ha iniziato il suo intervento a Milano alla Conferenza Italia-America Latina. Il presidente del Consiglio ha preso spunto dalle parole del presidente panamense che aveva a lungo lodato le attrattive del suo paese.

Sono sicuro che anche noi sopravviveremmo alla sua partenza. Anzi, sono convinto che vivremmo estremamente meglio.

postato da: mikecas alle ore 21:18 | link | commenti (1)
categorie: politica, cazzeggio, satira, umorismo, satira politica, realta, p2
domenica, 29 novembre 2009

Berlusconi: Fatto più di tutti contro mafia

Da Repubblica on-line

"se c'e' un governo che piu' di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi piu' netti e coerenti, questo e' il mio governo".

Certo, come ha fatto con la Merkel: si è nascosto dietro un angolo e quando è passata la Mafia gli ha fatto Buuu!!
Poi, sempre come con la Merkel, gli è andato incontro a braccia stese e sorridendo e l'ha abbracciata.
E amici come prima.

sabato, 28 novembre 2009

La Polonia e la Democrazia

Da
Il Corriere della Sera.it:

Vent'anni fa, dopo la caduta del Muro di Berlino, decisero di buttare giù le statue di Lenin e di Marx e di seguire le democrazie occidentali. Adesso i politici polacchi hanno presentato un breve emendamento che mette al bando qualsiasi simbolo comunista dal paese dell'Est europeo.
.....
La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l'articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi»


Sono in ansiosa attesa di veder proibito nella cattolicissima Polonia il possesso e l'esibizione di croci, crocifissi, santi e madonne varie, dato che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è l'organizzazione più totalitarista e meno democratica che possa essere umanamente concepibile. Ha anche un suo Stato Teocratico in cui sono valide leggi al cui confronto quelle di Stalin erano solo piccole modifiche alla migliore democrazia.
Se in base a questa legge, fortemente voluta da autodefinitisi cattolici, non perseguono con durezza ogni simbolo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sono solo dei quaquaraqua...
Come di fatto credo siano... oltre che enormemente stupidi...

venerdì, 27 novembre 2009

Nel PdL si decide a maggioranza

Da Repubblica on-line:

Poi l'affondo sul fronte interno, con un ultimatum nei confronti dei finiani: il programma di governo - ha detto in sostanza il premier - è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. "Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d'accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori"

Purche' sia chiaro a tutti che Berlusconi possiede il 100% delle azioni.
Gli altri sono tutti dipendenti.

postato da: mikecas alle ore 11:11 | link | commenti
categorie: politica, cazzeggio, cronaca, satira politica, p2
giovedì, 26 novembre 2009

Berlusconi e la guerra civile

Da
Repubblica on-line:

L'attacco del premier ai magistrati, riportato da alcuni dei partecipanti al summit, appare particolarmente violento. Ha parlato di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, spiegando le ragioni che obbligano a metter mano alla riforma della giustizia. Perché, dice il premier, "è in atto un tentativo di far cadere il governo" condotto soprattutto dalla magistratura "che ha preso una deriva eversiva". Un tentativo - ha aggiunto - "che porta il Paese sull'orlo della guerra civile". Il Cavaliere ha citato i processi che lo vedono coinvolto a Milano, le indiscrezioni su presunte nuove azioni della magistratura riguardanti i processi di mafia, ma anche i casi di Nicola Cosentino e da ultimo di Renato Schifani. Spendendosi in una difesa del sottosegretario all'economia attraverso l'esame delle accuse mosse dai magistrati napoletani in alcuni casi definite "paradossali".

Quello che la grancassa mediatica di Berlusconi riesce a nascondere con successo è invece il banale fatto che l'accanimento della magistratura è dovuto alla pericolosità sociale dei reati di cui si presume Berlusconi si sia reso colpevole. Ormai anche molti di quelli che sostengono Berlusconi sono convinti della sua colpevolezza, ma lo scontro è stato ormai ideologicizzato al punto che, pur di non darla vinta agli odiati nemici comunisti, sono ampiamente disposti a passare sopra anche a reati di pesantezza enorme, cui si sta per aggiungere quello che era poi stato in effetti il primo: il coinvolgimento con la mafia, quasi sicura fonte dei suoi primi finanziamenti tramite la Banca Rasini, di cui il padre di Berlusconi era un dirigente e chiusa per essere stata il terminale di riciclaggio per molti mafiosi di spicco. Storie vecchie ma che stanno tornando alla luce grazie a nuove prove che coinvolgono specialmente il creatore di Forza Italia Dell'Utri, tanto da far dire in televisione a Sallusti, codirettore de Il Giornale: Cosa c’entra Dell’Utri con Berlusconi?
Già, cosa c'entra? Chi ha fatto da tramite tra Berlusconi e i suoi finanziatori segreti? Chi ha trovato un posto di stalliere a casa di Berlusconi al mafioso Mangano, definito poi un eroe per aver taciuto alla magistratura? Chi ha teorizzato, programmato e preparato l'intervento diretto in politica di Berlusconi?
La magistratura non vuole fare cadere il governo, vuole solo cercare di appurare se Berlusconi è il pericoloso lestofante che sembra essere dalle prove raccolte, e per dimostrarlo lo vuole banalmente portare ad un processo, nel quale sarà libero di difendersi, e con efficacia estrema data la schiera di super avvocati che sono a sua disposizione, per lo più pagati da noi essendo membri del parlamento ma usati come personale privato da Berlusconi stesso.

Anche la difesa totale di Cosentino dimostra la totale sensazione di impunità che Berlusconi ha per sè e per i suoi supporter. Essendo membro della famiglia di cui è membro, Cosentino dovrebbe essere praticamente l'unico onesto di tutto il clan familiare. Tenendo conto del potere della famiglia e del potere politico del Cosentino stesso, chiunque avrebbe perlomeno molti dubbi prima di spendersi in difesa. Berlusconi no, ne è sicuro. D'altra parte siamo ancora in attesa di sapere la vera ragione di una sua improvvisa visita alla festa di compleanno di una ragazzina dal padre alquanto chiaccherato.

Quindi non posso che convenire che siamo sull'orlo di una guerra civile. Ma solo perchè è Berlusconi che è pronto a scatenarla per evitare di rispondere delle sue malefatte, di cui quasi tutti sono ormai convinti.

postato da: mikecas alle ore 21:26 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta, p2
lunedì, 23 novembre 2009

Aggiunta alla Discussione sul Crocefisso a Scuola

Dopo Eco e Travaglio, si aggiunge anche Claudio Magris all'elenco di chi "ma che male può fare":
Magris si spinge anche abbondantemente nel mare travagliato del " c'è ben altro" per garantire la laicità dello stato.
A dimostrazione che il vero significato della Laicità dello Stato, e della sua importanza per evitare ogni sorta di guerra di religione, non riescono a capirlo nemmeno quelli che si dicono laici.
Poi stiamo ancora a discutere sull'influenza dell'indottrinamento da piccoli...

postato da: mikecas alle ore 20:42 | link | commenti
categorie: politica, scuola, cronaca, sociopolitica, realta, politica e religione
mercoledì, 18 novembre 2009

Lo Stato Laico e il Crocefisso nelle Scuole

Un argomento che sembrava scivolare lentamente nel mondo degli argomenti ignorati, dimenticati, mai affrontati seriamente, come quello della decisione della Corte Europea dei diritti dell'Uomo contro l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche ha ripreso  invece vigore grazie a due interventi più o meno a favore della conservazione del crocefisso da parte di Travaglio su
Il Fatto Quotidiano e di Eco sull'Espresso. Entrambi gli interventi sono fortemente discutibili, innanzitutto perchè sposano di fatto una specie di tesi del "si è sempre fatto così e non è mai successo niente" che è invece falsa, ma specialmente perchè falsano la realtà storica e non prevedono il futuro.
Le risposte a questi articoli sono state tantissime, e non credo ci sia più bisogno di aggiungere nulla nello specifico, limitandomi a ricordare quella di
Giornalettismo per l'articolo di Travaglio, e quello di Galatea per Eco.
Da parte mia voglio solo aggiungere due osservazioni generali.
Per prima cosa, il crocefisso, quello che conosciamo tutti, non è un simbolo cristiano, ma solo un simbolo della chiesa cattolica apostolica romana, ed è nato nella sua attuale forma, del cristo morente, solo con il movimento francescano nel 1200. La croce è simbolo cristiano, ma senza il cristo. In precedenza si sono avute sporadiche rappresentazioni di un cristo risorgente dalla morte, trionfante sulla medesima, anche se in croce, ma mai la sua rappresentazione come morente. Quindi è falso che il crocefisso sia il simbolo della cristianità, ma è un simbolo solo per una parte di essa, e non è affatto generalizzabile.
La seconda considerazione riguarda invece il futuro. Indipendentemente dagli andamenti demografici, che comunque sono a favore di una forte immigrazione in Europa di popolazioni di religione islamica, perchè sono le nostre vicine, nei prossimi anni sarà inevitabile una sempre maggiore integrazione di genti di provenienza diversa. Il fenomeno della globalizzazione sta incominciando ad investire anche il mercato del lavoro, e non solo ci sono ormai le esternalizzazioni delle attività produttive verso costi del lavoro inferiori, ma anche movimenti di persone verso i lavori che non si possono spostare. E' una tendenza inarrestabile, favorita dal basso costo dei trasporti, che nessun Bossi riuscirà a limitare.
Senza arrivare allo spauracchio di stampo leghista di una maggioranza islamica, vale sicuramente la pena considerare che uno stato laico è di gran lunga la migliore garanzia contro le guerre di religione, piccole o grandi che siano. Uno stato laico non solo di diritto ma anche molto di fatto, in cui anche le piccole cose che lo distinguono da uno stato confessionale, o anche solo etico, siano considerate come normali da tutti, senza nemmeno bisogno di leggi esplicite per proibire questo o quel privilegio di una religione su un'altra.
Senza parlare di chi considera le religioni, tutte, pura superstizione, e che fino ad ora è sempre stato costretto, in Italia, a stare zitto e subire.

postato da: mikecas alle ore 22:03 | link | commenti (3)
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, politica e religione
lunedì, 16 novembre 2009

Comunisti senza Comunismo

Ilvo Diamanti ha scritto, il 15/11/2009, un articolo su Repubblica dal titolo: Il Neo-Anticomunismo Personaggi ed Interpreti.
In questo articolo Diamanti stigmatizza come da parte dell’attuale maggioranza di governo venga agitato in ogni occasione lo spettro del comunismo anche se del Comunismo non vi è ormai più traccia reale.

È il tempo dell'anticomunismo senza il comunismo. In cui il "comunismo" ritorna come un mantra, nei discorsi del premier, dei suoi ministri, degli uomini del suo governo. Proprio - e tanto più - perché non c'è più. Ma serve. Come ha confessato Confalonieri a Sabelli Fioretti sulla Stampa: "È un ottimo argomento di vendita". Utile a catalogare gli Altri, quelli che stanno a centrosinistra. Ma anche al centro, perfino a destra

 L’anticomunismo, spesso più sventolato che usato in pratica, diventa una specie di simbolo, di identificazione di parte, del tutto indipendentemente dal suo reale significato, che d’altra parte la maggioranza dei suoi appassionati sostenitori ignora totalmente. Diventa inoltre una specie di separatore sociale, se i comunisti vengono trovati più abbondanti in certi settori

 La scuola, l'università, la burocrazia, insieme, definiscono il regno della sinistra. Che ancora oggi attinge i suoi consensi maggiori proprio in quest'area sociale. Nell'impiego pubblico, fra gli insegnanti e nelle professioni intellettuali. Gli intellettuali. Invece, il neo-anticomunismo rappresenta il mondo di "quelli che lavorano sul serio". Interpretato efficacemente dal ministro Sacconi. Spietato con gli ex-comunisti o presunti tali. Con la Cgil. Il sindacato comunista. (E chi lo è stato in passato è destinato a rimanerlo per sempre). Accusato di agire ispirato da pregiudizio politico più che dagli interessi dei lavoratori. I suoi iscritti operai, d'altra parte, resistono solo nelle grandi fabbriche. Quasi estinte. Oppure sono pensionati. Ex lavoratori che non lavorano più. Assistiti dallo Stato. Anche per questo votano prevalentemente a sinistra.

…..

È su questa linea di demarcazione che è stato costruito il muro del neo-anticomunismo senza il comunismo. Il nuovo muro. Da una parte, a ovest, il mondo dei lavori e dei lavoratori "che usano le mani". Gli imprenditori e gli artigiani che producono, faticano. Fanno. Dall'altra parte, quelli che parlano, dicono, predicano. A spese dello Stato. Da un lato il privato e dall'altro il pubblico. Da un lato le cose concrete dall'altro quelle virtuali. Da un lato i "fannulloni" e dall'altro i "fantuttoni", per citare Francesco Merlo. Quelli che fanno a quelli che dicono. I piccoli imprenditori e i lavoratori "veri" contro gli statali, i maestri, i professori, i baroni. Contro i giornalisti.

 L’analisi di Diamanti è accurata ed impietosa, e dimostra in modo evidente l’uso del tutto strumentale della parola “comunisti” per introdurre di fatto una nuova suddivisione sociale che non trova in realtà corrispondenza oggettiva in termini di divisione ideologica né tantomeno di aspirazioni a strutture sociali comunitarie, ma è solo utile, in termini propagandistici, ai fini della battaglia politica populistica di questo governo.

Ma credo sia solo una parte dell’analisi sul tema Comunisti senza Comunismo, perché nella nostra realtà italiana esiste anche una non trascurabile quantità di persone che continuano a definirsi Comuniste anche oggi, e da questa loro definizione ne derivano un comportamento politico che pone molti problemi alla sinistra democratica che cerca, con tutti i suoi problemi, di costruire un’alternativa di governo che possa raccogliere la maggioranza dei voti, e quindi concretizzarsi in un vero governo.
Molti di queste persone sono sostanzialmente legate ad un’idea quasi romantica di una società di uguali, senza tensioni sociali, equilibrata ed idilliaca. Non si pongono alcun problema di come un tale equilibrio possa reggere alle pulsioni individuali, e tantomeno a come possa essere mai raggiunto in pratica, perché per loro questo ideale è l’unico obiettivo che la “sinistra” può e deve porsi. Come conseguenza di questa loro certezza non sono disposti ad alcun compromesso, che sarebbe solo un tradimento dell’ideale finale. Politicamente spesso sono poco attivi, perché ritengono che la realtà attuale sia ancora troppo lontana dalla catarsi che potrà portare al nuovo mondo. Tipicamente non votano per alcun partito, vedendone chiaramente i limiti.
Altri rimangono legati all’idea della conquista rivoluzionaria del potere da parte di un non più tanto identificato “proletariato”, della cui quasi scomparsa si rendono ben conto, ma che può opportunamente essere sostituito, di volta in volta, con ogni altro ceto sociale sfruttato economicamente. Non riescono a rendersi conto che lo sviluppo della Rivoluzione di Ottobre in Russia che è storicamente avvenuto era inevitabile, a parte ovviamente i dettagli. Che non c’è stato alcun “tradimento” senza il quale il comunismo avrebbe trionfato, perché lo sviluppo sociale accelerato dalla rivoluzione che si è avuto in Russia si sta verificando oggi nei paesi occidentali, con le opportune differenze dovute alle dimensioni del fenomeno ed il fatto di essere questa volta lo sviluppo vincente. Queste persone rimangono convinte che una rivoluzione, magari non tanto violenta, ma sicuramente non pacifica, è assolutamente necessaria. Non sanno precisare chi dovrebbe attuarla e hanno difficoltà ad evidenziare in che modo evitare i vecchi errori, ma questo non diminuisce la loro convinzione.
Ci sono poi quelli che rigettano ogni ipotesi di violenza, ritenendo che la conquista proletaria del potere sia anche possibile per via politica, e però perché questo sia possibile ogni scontro politico debba essere estremizzato al massimo, per “far scoppiare le contraddizioni” del capitalismo, anche da loro visto sempre sull’orlo del crollo, anno dopo anno, decennio dopo decennio, senza alcuna capacità di capirne le variazioni.
Tutto questo insieme di persone sono quelle che io chiamo comunisti (“c” minuscola) senza il Comunismo, e che fanno da contraltare a quelli etichettati Comunisti dal populismo berlusconiano perfettamente descritto da Diamanti.
La sinistra democratica, che sicuramente ha problemi di identità come è evidente dalle sue difficoltà in tutta Europa, e che deve cercare una nuova strada vincente dopo la “caduta del muro” e quindi la certificazione dell’impercorribilità della via precedente, politica o violenta che fosse, e dopo il periodo del liberismo sfrenato che questo sì ci ha portato sull’orlo della catastrofe, si trova in Italia a dover far fronte anche ad un numero non trascurabile di questi comunisti senza Comunismo, che operano in perfetta simbiosi con le truppe berlusconiane nello stringere la tenaglia ideologica.

Il Comunismo, anche se ormai non più attuale se non come pura utopia, continua invece a svolgere un ruolo politico reale. Al momento del tutto negativo proprio per chi vorrebbe difendere.

postato da: mikecas alle ore 21:22 | link | commenti (5)
categorie: politica, sociopolitica
lunedì, 26 ottobre 2009

Rutelli: Non sono un TeoDem

Da Repubblica on-line:

Francesco Rutelli, Roma: CARO direttore, non ho mai accettato - ripeto, mai - di essere definito teodem. Da alcuni anni a questa parte, è un ritornello che si ripete; ma, più volte, partecipando a riunioni di esponenti cattolici dell' exMargherita e poi del Pd ho criticato pubblicamente questa parola, che «nomina Dio invano», poiché secondo me nessun gruppo politico dovrebbe avere un riferimento, abusivo, al Padreterno.


In realtà, ad analizzare bene tutte le dichiarazioni, anche le più recenti, di Rutelli, si può verificare che ha ragione nel ritenere inadeguata l'etichetta TeoDem, ma non è tanto la parte "Teo" che non va bene, che più prono al Vaticano di così è veramente difficile, ma è bensì la parte "Dem" che ormai gli va stretta e non trova più corrispondenza nella sua realtà politica...
postato da: mikecas alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: politica, satira, umorismo, satira politica, politica e religione
sabato, 17 ottobre 2009

Minacce a Berlusconi, Fini e Bossi

Da Repubblica on-line:


Minacce a Berlusconi, Fini e Bossi. Sono scritte in una lettera che le Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente hanno fatto recapitare al quotidiano Il Riformista. Nella missiva, firmata con la stella a 5 punte, si indica le 23.59 di ieri come termine ultimo entro i quali il presidente del Consiglio, quello della Camera e il ministro leader della Lega avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni. "Lasciate la politica e il primo (il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ndr) si consegni alla giustizia comune perché in quella comunista la sentenza sarà inevitabile", si chiude il messaggio consegnato alla Digos di Roma.
La lettera è stata spedita da Milano l'8 ottobre, all'indomani della decisione della Corte costituzionale sul lodo Alfano, ed è stata aperta questa mattina. "Dopo la sentenza della Consulta, il presidente del Consiglio non vuole dimettersi - si legge ancora - noi diciamo basta".
I mittenti assicurano che non intendono ricorrere "a bombe o coinvolgere innocenti", ma che sono pronti a una vera e propria rivoluzione armata come a Cuba. "Berlusconi, Fini e Bossi - capo delle nuove camicie nere - se volete evitare un nuovo 8 settembre dimettetevi entro le 23.59 del 16 ottobre", è l'avvertimento. "Un'analisi - giudica il direttore del
Riformista - molto ingenua, anche se si rifà alla stretta attualità".
Il giudizio di Fini, uno dei tre destinatari delle minaccie, è ancor più
tranciant: "E' palesemente il delirio di un folle. Ho letto la lettera e auspico che non si apra un dibattito sul nulla", suggerisce il presidente della Camera. Anche il premier non appare impensierito dalle parole delle Brigate per il comunismo combattente e ai parlamentari del Pdl, riuniti a Palazzo Grazioli, ha confidato che continuerà "il suo lavoro come sempre"


Dagli investigatori è considerato un messaggio del tutto inattendibile, e la cosa è abbastanza ovvia.
Solo che, per quanto del tutto inattendibile e di fantasia possa essere, il suo significato sta semplicemente nel suo esistere.
Quando le cosiddette Brigate Rosse, o come si chiameranno ora, che hanno sempre agito praticamente "su comando", faranno la loro mossa, coerentemete con lo scenario preparato da queste dichiarazioni, la rappresentazione sarà completa.
Queste "cazzate", gli articoli preoccupatissimi dei giornali di proprietà o sotto controllo di Berlusconi, stanno solo preparando lo scenario necessario per drammatizzare e dirigere in una sola direzione l'inevitabile intervento dell'estremismo rosso, che chissà perchè si è sempre mosso solo per sostenere i problemi dei "poteri occulti", dalla P2 in poi...
postato da: mikecas alle ore 23:00 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta, economia e politica