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sabato, 28 novembre 2009

La Polonia e la Democrazia

Da
Il Corriere della Sera.it:

Vent'anni fa, dopo la caduta del Muro di Berlino, decisero di buttare giù le statue di Lenin e di Marx e di seguire le democrazie occidentali. Adesso i politici polacchi hanno presentato un breve emendamento che mette al bando qualsiasi simbolo comunista dal paese dell'Est europeo.
.....
La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l'articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi»


Sono in ansiosa attesa di veder proibito nella cattolicissima Polonia il possesso e l'esibizione di croci, crocifissi, santi e madonne varie, dato che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è l'organizzazione più totalitarista e meno democratica che possa essere umanamente concepibile. Ha anche un suo Stato Teocratico in cui sono valide leggi al cui confronto quelle di Stalin erano solo piccole modifiche alla migliore democrazia.
Se in base a questa legge, fortemente voluta da autodefinitisi cattolici, non perseguono con durezza ogni simbolo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sono solo dei quaquaraqua...
Come di fatto credo siano... oltre che enormemente stupidi...

lunedì, 23 novembre 2009

Aggiunta alla Discussione sul Crocefisso a Scuola

Dopo Eco e Travaglio, si aggiunge anche Claudio Magris all'elenco di chi "ma che male può fare":
Magris si spinge anche abbondantemente nel mare travagliato del " c'è ben altro" per garantire la laicità dello stato.
A dimostrazione che il vero significato della Laicità dello Stato, e della sua importanza per evitare ogni sorta di guerra di religione, non riescono a capirlo nemmeno quelli che si dicono laici.
Poi stiamo ancora a discutere sull'influenza dell'indottrinamento da piccoli...

postato da: mikecas alle ore 20:42 | link | commenti
categorie: politica, scuola, cronaca, sociopolitica, realta, politica e religione
mercoledì, 18 novembre 2009

Lo Stato Laico e il Crocefisso nelle Scuole

Un argomento che sembrava scivolare lentamente nel mondo degli argomenti ignorati, dimenticati, mai affrontati seriamente, come quello della decisione della Corte Europea dei diritti dell'Uomo contro l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche ha ripreso  invece vigore grazie a due interventi più o meno a favore della conservazione del crocefisso da parte di Travaglio su
Il Fatto Quotidiano e di Eco sull'Espresso. Entrambi gli interventi sono fortemente discutibili, innanzitutto perchè sposano di fatto una specie di tesi del "si è sempre fatto così e non è mai successo niente" che è invece falsa, ma specialmente perchè falsano la realtà storica e non prevedono il futuro.
Le risposte a questi articoli sono state tantissime, e non credo ci sia più bisogno di aggiungere nulla nello specifico, limitandomi a ricordare quella di
Giornalettismo per l'articolo di Travaglio, e quello di Galatea per Eco.
Da parte mia voglio solo aggiungere due osservazioni generali.
Per prima cosa, il crocefisso, quello che conosciamo tutti, non è un simbolo cristiano, ma solo un simbolo della chiesa cattolica apostolica romana, ed è nato nella sua attuale forma, del cristo morente, solo con il movimento francescano nel 1200. La croce è simbolo cristiano, ma senza il cristo. In precedenza si sono avute sporadiche rappresentazioni di un cristo risorgente dalla morte, trionfante sulla medesima, anche se in croce, ma mai la sua rappresentazione come morente. Quindi è falso che il crocefisso sia il simbolo della cristianità, ma è un simbolo solo per una parte di essa, e non è affatto generalizzabile.
La seconda considerazione riguarda invece il futuro. Indipendentemente dagli andamenti demografici, che comunque sono a favore di una forte immigrazione in Europa di popolazioni di religione islamica, perchè sono le nostre vicine, nei prossimi anni sarà inevitabile una sempre maggiore integrazione di genti di provenienza diversa. Il fenomeno della globalizzazione sta incominciando ad investire anche il mercato del lavoro, e non solo ci sono ormai le esternalizzazioni delle attività produttive verso costi del lavoro inferiori, ma anche movimenti di persone verso i lavori che non si possono spostare. E' una tendenza inarrestabile, favorita dal basso costo dei trasporti, che nessun Bossi riuscirà a limitare.
Senza arrivare allo spauracchio di stampo leghista di una maggioranza islamica, vale sicuramente la pena considerare che uno stato laico è di gran lunga la migliore garanzia contro le guerre di religione, piccole o grandi che siano. Uno stato laico non solo di diritto ma anche molto di fatto, in cui anche le piccole cose che lo distinguono da uno stato confessionale, o anche solo etico, siano considerate come normali da tutti, senza nemmeno bisogno di leggi esplicite per proibire questo o quel privilegio di una religione su un'altra.
Senza parlare di chi considera le religioni, tutte, pura superstizione, e che fino ad ora è sempre stato costretto, in Italia, a stare zitto e subire.

postato da: mikecas alle ore 22:03 | link | commenti (3)
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, politica e religione
lunedì, 26 ottobre 2009

Rutelli: Non sono un TeoDem

Da Repubblica on-line:

Francesco Rutelli, Roma: CARO direttore, non ho mai accettato - ripeto, mai - di essere definito teodem. Da alcuni anni a questa parte, è un ritornello che si ripete; ma, più volte, partecipando a riunioni di esponenti cattolici dell' exMargherita e poi del Pd ho criticato pubblicamente questa parola, che «nomina Dio invano», poiché secondo me nessun gruppo politico dovrebbe avere un riferimento, abusivo, al Padreterno.


In realtà, ad analizzare bene tutte le dichiarazioni, anche le più recenti, di Rutelli, si può verificare che ha ragione nel ritenere inadeguata l'etichetta TeoDem, ma non è tanto la parte "Teo" che non va bene, che più prono al Vaticano di così è veramente difficile, ma è bensì la parte "Dem" che ormai gli va stretta e non trova più corrispondenza nella sua realtà politica...
postato da: mikecas alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: politica, satira, umorismo, satira politica, politica e religione
martedì, 13 ottobre 2009

La Binetti e l'omofobia

Da Repubblica on-line:

Nel Pd: la Binetti contro Franceschini - Una ricostruzione contestata dal segretario Pd Franceschini: "Il dato politico è che la destra e l'Udc hanno affossato il provvedimento contro l'omofobia. Noi abbiamo votato contro il
rinvio perchè non ci è stato garantito dalla maggioranza un impegno su tempi". Polemica cui si aggiunge quella con la deputata Pd Binetti che ha votato insieme alla maggioranza, cosa che Franceschini commenta: "E' un problema, un signor problema". E la replica della Binetti arriva a stretto giro: "Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato. Le mie e quelle di tante altre persone".


Il fatto che quelle sue opinioni siano umanamente ignobili se non oscene, discriminatorie e moralmente inaccettabili (per la morale umana universale per cui ogni persona ha pari dignità, e certo non per la morale omofoba cattolica) non le dà il minimo disturbo, anzi.
E per il PD è solo un problema?
postato da: mikecas alle ore 22:10 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta, politica e religione
venerdì, 11 settembre 2009

Arriva la prima fattura dal Vaticano

La situazione politica di Berlusconi, ed in particolare la sua posizione nei riguardi della chiesa cattolica, aveva suscitato un gran dibattito nei giorni scorsi, con l'opinione preponderante a favore di qualche "pagamento" a spese della laicità dello stato italiano che il "pentimento" di Berlusconi avrebbe necessariamente comportato.
Ora la prima richiesta pesante sembra essere arrivata.
Da Repubblica on-line:

''La natura e il ruolo dell'insegnamento della religione nella scuola - recita la lettera firmata dal cardinale Zenon Grocholewski e da monsignor Jean-Louis Brugue's, presidente e segretario del dicastero vaticano - è divenuto oggetto di dibattito e in alcuni casi di nuove regolamentazioni civili, che tendono a sostituirlo con un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l'indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni''. Inoltre, prosegue il documento vaticano, ''se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso''.

La conseguenza di questo è qualcosa che viola decisamente la costituzione Italiana, ma sembra che alla Chiesa la cosa importi poco. Berlusconi ha un debito e cerchi il modo di pagarlo.
E' anche possibile che sia una tecnica ben conosciuta di chiedere 1000 per avere 100, quando il giusto sarebbe invece restituire almeno 10, ma non è detto che siamo così fortunati.
L'arroganza di questa dichiarazione, la protervia di credersi al di sopra della Costituzione dovrebbe spaventare ogni italiano che non abbia piacere di finire a vivere in uno stato confessionale, dominato da una morale sempre più liberticida, e alla fine non diversa da quella tanto criticata dell'Islam, da cui si differenzia sempre meno.
Ma ormai la coscienza laica degli italiani sembra essere del tutto scomparsa, sostituita da un rassegnato istinto di sopravvivenza, anche se al minimo livello possibile.
postato da: mikecas alle ore 21:44 | link | commenti (1)
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, politica e religione
domenica, 06 settembre 2009

Cosa voleva veramente ottenere Berlusconi attaccando Boffo?

Un articolo di Paolo Foschini sul Corriere della Sera di oggi porta ulteriore acqua alla tesi che la vicenda Boffo derivi sostanzialmente, se non integralmente, da una guerra interna alla Chiesa. Guerra che vede contrapposte la CEI e buona parte dei vescovi alla Curia Vaticana, in particolare a quella parte più vicina alla politica e non solo italiana.

Il caso Boffo si inserirebbe nella guerra per il controllo dell’Istituto Toniolo e quindi della galassia di istituzioni che ne dipendono, guerra combattuta alla maniera della Chiesa, segretamente, in modo indiretto e con abbondante uso di notizie riservate e/o private, per non dire esplicitamente di veline anonime. Se qualcuno si meravigliasse di ciò, vorrebbe solo dire che non ha idea di cosa è stata la storia della Chiesa Cristiana Apostolica Romana nei suoi 20 secoli di vita.

Io vedo la vicenda personale di Boffo con molto distacco, non sono poi molto colpito dalla sua “mostrizzazione” da parte di Feltri, come la chiama Il Foglio, perché non potrò mai dimenticare come Boffo si è comportato nei riguardi di Beppino Englaro, con modi e metodi rispetto ai quali “mostrizzazione” è un termine amichevole.

Se vedessi uno scarafaggio passeggiare per casa, e qualcuno lo schiacciasse sotto la scarpa, potrei essere disgustato ed irritato perché una azione così brutale mi imbratterebbe la casa, ma alla fin fine di uno scarafaggio si sarebbe trattato.

Il vero dubbio che mi colpisce in tutta questa faccenda è invece quale possa essere stato l’obiettivo di Berlusconi nel dare via libera al suo sicario Feltri.

L’ipotesi più semplice, quella che era apparsa a tutti inizialmente come evidente, vendicarsi di qualcuno che aveva osato porre dei dubbi sulla moralità dei suoi atti, e quindi della legittimità morale del suo ruolo, mi sembra sempre più del tutto insufficiente e logicamente insostenibile.

Ora che è chiaro che le veline contro Boffo giravano da tempo, e che l’origine non è certamente la Questura e nemmeno i Servizi Segreti Deviati, che esistono sicuramente, ma che in questa questione non sembrano aver avuto alcun ruolo, ma molto più probabilmente sono la concretizzazione dei tradizionali metodi di lotta ecclesiastici, e poiché non vi è dubbio che questo fosse chiaro sia a Feltri che a Berlusconi, il motivo del loro uso non è più così chiaro, perché il mettersi in mezzo ad una guerra ecclesiastica implica effetti non sempre facilmente valutabili.

Può essere che Berlusconi, sentendosi più forte della Chiesa, abbia semplicemente voluto approfittare delle divisioni interne per ottenere una vendetta su un singolo e non fondamentale individuo?

Poteva al massimo questa azione essere di monito per altri?

Alla luce di quanto è successo poi, io tenderei a negare ogni validità a questa tesi.

Berlusconi sa bene che se si muove la Chiesa compatta, lui non è in grado di contrastarla, essendo inoltre stata il suo più forte supporter, senza il quale non avrebbe potuto vincere le elezioni. Allora perché questa mossa?

In realtà l’appoggio a Boffo da parte della Curia è stato formale e oscillante, con l’Osservatore Romano che ne ha preso immediatamente le distanze, e questo significa che le sue dimissioni, la sconfitta del partito che lo supportava, era ben visto da una parte della Chiesa stessa, come è ben illustrato nell’articolo di Foschini.

Quindi Berlusconi sapeva di agire in favore di una parte. Rimane da capire il perché lo abbia fatto, poiché si tratta di quella parte che sembrerebbe volerlo sostituire come politico di riferimento.

L’ipotesi che mi sembra più ragionevole è che, conscio dello scontro in atto e dell’essere in pericolo politico, abbia cercato di fare un favore alla parte ritenuta la probabile vincente, sperando ovviamente di arrivare ad un compromesso a proprio favore.

Nonostante al momento non si colgano segnali evidenti che questo sia possibile, con tutte le varie forze della Chiesa unite a rimproverare Feltri per il proditorio attacco, a piangere alle esequie giornalistiche di Boffo, ad indignarsi per l’inasprimento e volgarizzazione dello scontro politico, e i preparativi per la sostituzione di Berlusconi sembrino continuare, la possibilità che alla fine, pagando qualche ulteriore prezzo sui finanziamenti pubblici alle scuole private, sulla pillola abortiva e sul testamento biologico, messo sotto tutela molto maggiore, a Berlusconi non venga concesso di continuare ancora, salvandosi così dalla magistratura che lo aspetta al varco.

Sicuramente gli verrà chiesto di prendere ufficialmente le distanze dalle intemperanze maggiori della lega, e per questo dovranno essere pronte delle truppe fresche di supporto per evitare l’ovvio ricatto della caduta del governo che ha permesso a Bossi e ai suoi di fare il bello ed il cattivo tempo nell’alleanza. L’UDC da solo non basta, ovviamente, ma il congresso PD è ormai vicino, e probabilmente Rutelli e compari hanno già le valige pronte.

Un segno in questa direzione mi è sembrato l’odierno editoriale di Scalfari su Repubblica.

Scalfari mi è sembrato estremamente reticente, cercando più di lasciare intendere che di essere esplicito, e questo non è da lui. Uno degli accenni mi è sembrato che anche l’articolo di Foschini che ho usato come spunto di questo post faccia parte del gioco, rappresenti una presa di posizione delle forze in campo, e questo è sicuramente possibile. Però manca una sua equivalente presa di posizione, se non una critica generale più o meno a tutti i partecipanti al gioco, caratterizzata da una sensazione di pessimismo che mi ha fatto molto pensare.

Come se il fondatore di Repubblica sembrasse rassegnato a prendere atto che ancora nulla è destinato a cambiare in Italia, perché una nuova DC non è certo un cambiamento.

Qualunque sia il risultato finale, io ormai mi sento sicuro che l’illusione di molti, credenti o meno, di vivere in uno stato laico, guidato solo dalla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana sia veramente ed esplicitamente solo un’illusione.

postato da: mikecas alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, realta, politica e religione
domenica, 30 agosto 2009

Salviamo la Scuola Pubblica dalla Gelmini

Anche se la Gelmini è semplicemente la mano che agisce, mentre il mandante è Tremonti e la mente dietro a tutto è il Vaticano.
Cercherò di documentare questa mia sicurezza in post successivi a questo. Qui mi limito a far notare come un programma in atto da tempo, ed iniziato da un differente governo, stia trovando oggi la sua conclusione, resa molto peggiore da certe esigenze di equilibrio politico tra potentati non completamente omogenei.
La necessità di foraggiare con soldi pubblici le scuole private, praticamente totalmente scuole cattoliche, derivante dalla loro crisi economica dovuta al fatto che nessuno dei due aspetti che le caratterizzavano sono più sostenibili, rende necessario lo smantellamento della stuttura della scuola pubblica, per dirottare sulla privata le risorse risparmiate.
Di fatto le scuole private dette "diplomifici", cioè dove pagando si aveva diritto al titolo di studio senza altri problemi, e la preparazione degli studenti era un optional, stanno trovando una concorrenza molto forte nel continuo degrado della qualità delle scuole pubbliche e dell'affermarsi anche in queste di una specie di "diritto di diploma", sostenuto con forza, e a volte con violenza, da genitori che non capiscono più lo scopo della scuola e da singolari sentenze di tribunali amministrativi. Inoltre l'altro minoritario aspetto delle scuole private, quello delle poche di alto livello, è messo in crisi dal sottosviluppo della società industriale italiana, per cui la cultura, la preparazione scolastica alta, non contano più nulla, non danno più accesso a livelli sociali ed economici più alti, ormai completamente gestiti dalle nuove, e vecchie, corporazioni, e quindi risultano ormai inutili.
A questo processo già in atto e gestito anche dalla parte cattolica dei partiti di centro sinistra, si è aggiunto lo scontro attuale tra due vecchi alleati che, tra accuse e controaccuse, non potrà finire se non con un grosso compromesso a spese degli italiani, ed in particolare della scuola pubblica.
Le avvisaglie sono ormai pienamente visibili. Vedremo nei prossimi giorni se si concretizzeranno realmente.
Nel frattempo diverse migliaia di persone che erano sottopagate come precari nella scuola pubblica perderanno anche quel ridicolo reddito, ma sopratutto perderanno la speranza di entrare nella scuola prima o poi.
Non che tutti lo meritassero, ma l'operazione non farà alcuna distinzione di merito.
sabato, 29 agosto 2009

Però non esageriamo con le assoluzioni

Il povero Feltri, nel portare alla luce un particolare della vita passata di Dino Boffo, direttore del giornale l'Avvenire, quotidiano che è la voce ufficiale dei vescovi cattolici italiani, pensava forse di portare acqua al mulino del suo datore di lavoro Silvio Berlusconi, oggetto di un pesante attacco da parte del Boffo stesso per la sua condotta morale che sta facendo il giro dei media internazionali, ed in questo sarà stato ben convinto di stuzzicare un vespaio e di suscitare forti reazioni. Ma forse non si aspettava una reazione così globale come quella che si è scatenata, in cui ogni singola voce, fosse di destra, di sinistra o della chiesa, si è allineata a ritenere "ignobile" l'attacco di Feltri a Boffo.
Ora però io mi sento di fare una osservazione.
Bosso ha fatto realmente quello di cui Feltri lo accusa, e che è documentato in atti ufficiali della magistratura italiana?
Poichè la risposta non può che essere positiva, io credo che ci si debba dare una fortissima moderata nelle accuse a Feltri. Usiamo una almeno uguale quantità nei riguardi di Boffo che, al momento, è l'unico che risulti aver compiuto atti esecrabili non solo moralmente ma anche secondo la legge italiana.
Che un personaggio del genere gestisca un organo di informazione che cerca continuamente di imporre a tutti i cittadini italiani, con modi spesso travalicanti i limiti che il famigerato Concordato gli garantiscono, comportamenti morali di gradimento della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che è solo una delle infinite confessioni esistenti al mondo, a me dà molto più fastidio del fatto che Feltri cerchi di accusarlo solo per evitare l'analoga accusa al suo datore di lavoro.
I litigi tra poteri che si amavano ma ora non si amano più al massimo mi possono divertire.
La prevaricazione delle libertà di opinione, di credo, che vanno sotto il cappello generale della laicità dello stato, sancita dalla Costituzione Italiana, è la cosa che mi preoccupa di più.
E mi preoccupa veramente molto l'appiattimento di tutta la sinistra sulle stesse parole di esecrazione per l'attacco a Boffo.
Ma l'attacco che Boffo fa sistematicamente alla laicità dello stato non conta niente? E che venga fatto da un personaggio del genere non è un'aggravante?
Che Feltri abbia forse sbagliato, dal suo punto di vista, a scrivere quell'articolo, non toglie niente al fatto che dice verità, e verità di cui la Chiesa Cattolica Apostolica Romana dovrebbe solo vergognarsi.
Per cui direi di porre forti limiti alla difesa di Boffo, che sul caso in questione è indifendibile, se non per la Chiesa stessa, usa a nascondere e dimenticare peccati e illegalità commesse dai suoi membri.
Inoltre spero che per quanto riguarda Berlusconi, il suo essersi dimostrato un Presidente del Consiglio inaffidabile, dominato dalle sue malate pulsioni sessuali, fino ad arrivare a vantarsi con puttanelle di vario genere dei suoi ruoli internazionali, probabilmente per darsi una importanza che il fisico non gli concede più, a distribuire posizioni politiche che dovrebbero essere riservate a rappresentanti della popolazione a persone il cui solo merito è la loro disponibilità sessuale, non ci sia necessità di un attacco di un Boffo qualsiasi per chiarire agli italiani che dovrebbero liberarsene il più presto possibile.
Magari insieme ai Boffo e ai suoi superiori.
postato da: mikecas alle ore 21:57 | link | commenti (2)
categorie: politica, cronaca, sociopolitica, politica e religione
venerdì, 28 agosto 2009

Lo Spettacolo Continua

Dopo lo scontro tra Lega Nord e Vaticano sulla gestione dei profughi che arrivano in barconi dalle coste africane, scontro che secondo me vedeva proporre argomenti concreti e solidi da entrambe le parti, anche se poco legati al problema in questione, tanto da farmi pensare al classico scontro di cavalleria rinascimentale, in cui si faceva sfoggio di muscoli ed attrezzature belliche, ma in cui poi tutto era deciso da ben altri argomenti, politici ed economici in primis, mi aspettavo un periodo di rinormalizzazione, cioè l'equivalente del lavoro della politica dei bei tempi andati. La presenza di Berlusconi alla cerimonia della perdonanza insieme al cardinale Bertone doveva rappresentare il sigillo formale al processo di ricomposizione, ognuna delle due parti dimenticando quante ragioni avevano la proprie posizioni.
Poi è successo qualcos'altro, e il quotidiano Il Giornale, che non può non essere considerato l'organo ufficiale di Berlusconi, anche tenendo conto della cura della scelta del suo direttore, spara a zero contro il direttore de L'Avvenire, giornale ufficiale dei vescovi italiani,Dino Boffo.
Ma non lo fa contro le tesi sostenute da questo quotidiano, lo fa contro di lui personalmente, rinvangando una non poi tanto vecchia disavventura giudiziaria del Boffo stesso:

«Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato». Comincia così la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire, disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004.

Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere.

Ma le chiacchiere non bastano a crocefiggere una persona. O meglio bastano, sono bastate, solo nel caso di due persone: Gesù Cristo per certi suoi miracoli e, più recentemente, Silvio Berlusconi per certi suoi giri di valzer con signore per la verità molto disponibili.
Ma torniamo alle tentazioni, in cui è ripetutamente caduto Dino Boffo e atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati nell’informativa: «...Il Boffo - si legge - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...».

Qui la fonte completa..

Il Giornale attacca Boffo per una ragione molto chiara: sostenere che Boffo non ha l'autorità morale per attaccare l'immoralità della vita privata di Berlusconi.
Ma a me questo non interessa affatto.
Il Giornale mette in luce un fatto acclarato, un atteggiamento illegale del Boffo per sporchi interessi privati. A me quello che importa è che un mascalzone del genere cerchi poi di stabilire quello che è morale o meno io debba fare. Il problema è che un porco del genere pretende di interferire con la vita dei cittadini normali, forzando l'imposizione di leggi che dovrebbero rispettare sopra ogni altro elemento una morale che lui è il primo a violare. L'ingerenza della Chiesa, dei vescovi e dei loro lacchè, nella legislazione laica dello stato italiano è già difficile da sopportare, ma se poi è portata avanti da personaggi del genere, le palle girano ancora più velocemente.
Quindi l'accusa a Boffo per me rimane del tutto valida, al di là e al di sopra del tentativo di ricatto che Il Giornale cerca di fare.
D'altra parte a me della vita privata di Berlusconi, delle sue manie sessuali, delle sue malattie e di come cerchi di rinvigorire una sessualità resa critica dall'età e dalle operazioni subite, importa assai poco.
Mi importa però molto di più lo squallore del mio Primo Ministro, la sua ricattabilità da parte di puttanelle e sicofanti, il suo ridicolo internazionale che comporta un peso insopportabile per la politica italiana. E questa situazione va condannata assolutamente, e se viene anche stigmatizzata da Boffo e dal mondo cattolico, che lo ha invece difeso in precedenza per ragioni opportunistiche, credo sia da apprezzare, indipendentemente dal fatto che Boffo non è moralmente immacolato.
Tutto sommato è un litigio cui sarebbe anche divertente assistere come spettatori, se non fosse che stanno litigandosi la nostra pelle, stanno cercando semplicemente di stabilire chi e come debba gestire con autorità la vita e la morale degli italiani.
Sarebbe invece il caso di mandare a fanculo Berlusconi e la Chiesa tutta, e di riguadagnare un minimo di indipendenza di pensiero.
O no?
postato da: mikecas alle ore 22:54 | link | commenti
categorie: sociopolitica, realta, politica e religione