Il caso Boffo si inserirebbe nella guerra per il controllo dell’Istituto Toniolo e quindi della galassia di istituzioni che ne dipendono, guerra combattuta alla maniera della Chiesa, segretamente, in modo indiretto e con abbondante uso di notizie riservate e/o private, per non dire esplicitamente di veline anonime. Se qualcuno si meravigliasse di ciò, vorrebbe solo dire che non ha idea di cosa è stata la storia della Chiesa Cristiana Apostolica Romana nei suoi 20 secoli di vita.
Io vedo la vicenda personale di Boffo con molto distacco, non sono poi molto colpito dalla sua “mostrizzazione” da parte di Feltri, come la chiama Il Foglio, perché non potrò mai dimenticare come Boffo si è comportato nei riguardi di Beppino Englaro, con modi e metodi rispetto ai quali “mostrizzazione” è un termine amichevole.
Se vedessi uno scarafaggio passeggiare per casa, e qualcuno lo schiacciasse sotto la scarpa, potrei essere disgustato ed irritato perché una azione così brutale mi imbratterebbe la casa, ma alla fin fine di uno scarafaggio si sarebbe trattato.
Il vero dubbio che mi colpisce in tutta questa faccenda è invece quale possa essere stato l’obiettivo di Berlusconi nel dare via libera al suo sicario Feltri.
L’ipotesi più semplice, quella che era apparsa a tutti inizialmente come evidente, vendicarsi di qualcuno che aveva osato porre dei dubbi sulla moralità dei suoi atti, e quindi della legittimità morale del suo ruolo, mi sembra sempre più del tutto insufficiente e logicamente insostenibile.
Ora che è chiaro che le veline contro Boffo giravano da tempo, e che l’origine non è certamente la Questura e nemmeno i Servizi Segreti Deviati, che esistono sicuramente, ma che in questa questione non sembrano aver avuto alcun ruolo, ma molto più probabilmente sono la concretizzazione dei tradizionali metodi di lotta ecclesiastici, e poiché non vi è dubbio che questo fosse chiaro sia a Feltri che a Berlusconi, il motivo del loro uso non è più così chiaro, perché il mettersi in mezzo ad una guerra ecclesiastica implica effetti non sempre facilmente valutabili.
Può essere che Berlusconi, sentendosi più forte della Chiesa, abbia semplicemente voluto approfittare delle divisioni interne per ottenere una vendetta su un singolo e non fondamentale individuo?
Poteva al massimo questa azione essere di monito per altri?
Alla luce di quanto è successo poi, io tenderei a negare ogni validità a questa tesi.
Berlusconi sa bene che se si muove la Chiesa compatta, lui non è in grado di contrastarla, essendo inoltre stata il suo più forte supporter, senza il quale non avrebbe potuto vincere le elezioni. Allora perché questa mossa?
In realtà l’appoggio a Boffo da parte della Curia è stato formale e oscillante, con l’Osservatore Romano che ne ha preso immediatamente le distanze, e questo significa che le sue dimissioni, la sconfitta del partito che lo supportava, era ben visto da una parte della Chiesa stessa, come è ben illustrato nell’articolo di Foschini.
Quindi Berlusconi sapeva di agire in favore di una parte. Rimane da capire il perché lo abbia fatto, poiché si tratta di quella parte che sembrerebbe volerlo sostituire come politico di riferimento.
L’ipotesi che mi sembra più ragionevole è che, conscio dello scontro in atto e dell’essere in pericolo politico, abbia cercato di fare un favore alla parte ritenuta la probabile vincente, sperando ovviamente di arrivare ad un compromesso a proprio favore.
Nonostante al momento non si colgano segnali evidenti che questo sia possibile, con tutte le varie forze della Chiesa unite a rimproverare Feltri per il proditorio attacco, a piangere alle esequie giornalistiche di Boffo, ad indignarsi per l’inasprimento e volgarizzazione dello scontro politico, e i preparativi per la sostituzione di Berlusconi sembrino continuare, la possibilità che alla fine, pagando qualche ulteriore prezzo sui finanziamenti pubblici alle scuole private, sulla pillola abortiva e sul testamento biologico, messo sotto tutela molto maggiore, a Berlusconi non venga concesso di continuare ancora, salvandosi così dalla magistratura che lo aspetta al varco.
Sicuramente gli verrà chiesto di prendere ufficialmente le distanze dalle intemperanze maggiori della lega, e per questo dovranno essere pronte delle truppe fresche di supporto per evitare l’ovvio ricatto della caduta del governo che ha permesso a Bossi e ai suoi di fare il bello ed il cattivo tempo nell’alleanza. L’UDC da solo non basta, ovviamente, ma il congresso PD è ormai vicino, e probabilmente Rutelli e compari hanno già le valige pronte.
Un segno in questa direzione mi è sembrato l’odierno editoriale di Scalfari su Repubblica.
Scalfari mi è sembrato estremamente reticente, cercando più di lasciare intendere che di essere esplicito, e questo non è da lui. Uno degli accenni mi è sembrato che anche l’articolo di Foschini che ho usato come spunto di questo post faccia parte del gioco, rappresenti una presa di posizione delle forze in campo, e questo è sicuramente possibile. Però manca una sua equivalente presa di posizione, se non una critica generale più o meno a tutti i partecipanti al gioco, caratterizzata da una sensazione di pessimismo che mi ha fatto molto pensare.
Come se il fondatore di Repubblica sembrasse rassegnato a prendere atto che ancora nulla è destinato a cambiare in Italia, perché una nuova DC non è certo un cambiamento.
Qualunque sia il risultato finale, io ormai mi sento sicuro che l’illusione di molti, credenti o meno, di vivere in uno stato laico, guidato solo dalla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana sia veramente ed esplicitamente solo un’illusione.