Livellatore di Utopie

Anche se le utopie sono utili, per mantenere una direzione verso cui andare, spesso prendono la mano... e hanno bisogno di una "piallata"

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lunedì, 01 gennaio 2007

Spostamento del mio sito web

A partire da oggi, 1 gennaio 2007, il mio sito web viene spostato su webalice. Il nuovo link d'ingresso sara' quindi http://www.webalice.it/michele.castellano/index.html come ho gia' provveduto ad indicare nel mio profilo.
La ragione dello spostamento e' dovuta semplicemente al fatto che Alice si e' ristrutturata, offrendo uno spazio molto maggiore sul nuovo dominio. Inoltre il vecchio era un po' ibrido, tra il defunto Virgilio e la nuova Alice. Oltre ad essere molto limitato, incominciavo ad avere timore che potesse essere chiuso. Lo spostamento andava fatto, prima o poi, e prima e' meglio di poi, per tante ragioni.
Il vecchio sito con indirizzo http://xoomer.alice.it/mikecas/index.html rimarra' attivo con l'aggiornamento al 31/12/2006, fino a quando sara' permesso.
Ricordo che in questo sito trovano posto articoli di politica, di scienza e politica della scienza, e suggerimenti di lettura di romanzi di Fantascienza e Fantasy.
Il problema ora e' "convincere" Google che esiste un nuovo sito, anche se e' identico, quasi, a quello precedente. Cosa che non sembra facile, per cui la posizione niente affatto male raggiunta da alcune delle mie pagine nella classifica di Google dovranno essere rimesse in discussione, e faticosissimamente riconquistate, almeno lo spero.
Invito quindi chiunque abbia, anche solo per caso, un link al mio sito, a modificarlo di conseguenza.
Grazie e a buon rendere....
venerdì, 02 giugno 2006

La  Realta' e i Desideri

Questo e' il titolo dell'ultimo dei Racconti Intorno al Fuoco che ho scritto e che potete trovare sul mio sito web.
L'aspetto Fantasy, che faceva da cornice ai precedenti racconti, che erano solo brevi "paraboline", anche se stava crescendo di importanza, perche' stava diventando una storia politica indipendente, in questo La Realta' e i Desideri e' quasi la parte predominante. Anche la dimensione del racconto e' aumentata di molto. Probabilmente questo aspetto continuera' nei prossimi racconti, perche' l'interesse a sviluppare la storia politico-fantasy e' forte, anche se non posso escludere nuove incursioni nel campo delle "paraboline" brevi.
postato da: mikecas alle ore 21:41 | link | commenti (1)
categorie: politica, racconti
mercoledì, 04 maggio 2005

Non ho molto da scrivere, in questi giorni... e non voglio mettere qui quello che sto scrivendo sul medioevo, la sua nascita ed il suo trasformarsi nel capitalismo, perche' sono ancora all'inizio, e devo ancora definire completamente la linea generale del discorso.
Allora vi propongo un vecchio "Racconto Intorno al Fuoco" , uno breve, che puo' stare qui. Mi scuso con chi l'avesse gia' letto da altra parte (non ultimo il mio sito web, dove sono raccolti tutti, tranne l'ultimo che e' ancora in scrittura).
E' una delle "paraboline",  senza ovviamente alcuna pretesa di essere scritta bene, ma era solo un esempio in una discussione piu' ampia.

La Caverna

Mikecas, seduto il piu’ possibile vicino al fuoco, tentava di riscaldare un po’ le sue vecchie ossa e quel poco di carne che ancora vi rimaneva attaccato, aspettando che tutti i ragazzi del villaggio prendessero posto intorno a lui. Era ancora pomeriggio, ma in questi gelidi giorni invernali, i pomeriggi erano scuri e freddi come le notti, ed il fuoco bastava appena ad evitare che il fiato condensasse in neve e lo ricoprisse di bianco. Ma forse era solo la sua vecchiaia, ed il non riuscirsi ad abituare al nuovo mondo, perche’ i ragazzi intorno a lui erano si’ ben coperti, ma non sembravano affatto resi piu’ tranquilli dal freddo.
 “Questa sera vi raccontero’ la storia della caverna” inizio’ Mikecas, generando un brusio di dispiacere.
Sorrise dentro di se’, perche’ sapeva che non era una delle storie piu’ amate, ma era una storia che andava raccontata spesso.
“Tanti e tanti anni fa,” continuo’ “ una tribu’ viveva dentro un’enorme caverna. Centinaia, forse migliaia, di uomini e donne vivevano in questa caverna. Vi nascevano, crescevano, amavano, generavano figli, li crescevano con il duro lavoro, li abbandonavano al loro destino, rubavano, uccidevano, sfruttavano gli altri, vivevano insomma nel modo che preferivano, ne piu’ ne meno come tutti noi. Solo una cosa era regolata da una rigida procedura di votazione e veniva attuata la volonta’ della maggioranza. La caverna possedeva un complesso e raffinato sistema di illuminazione, tramite il quale era possibile illuminare tutti gli ambienti in cui era suddivisa la caverna di luce intensa o moderata, crepuscolare o abbacinante, rossa, gialla, o azzurra. Anche bianca, se necessario. Ed il livello di illuminazione desiderato veniva messo ai voti periodicamente Da sempre esisteva un gruppo di persone che voleva tenere le luci spente, o al minimo di illuminazione, perche’ in questo modo era piu’ facile rubare, assassinare, usare impunentemente violenza agli altri. La maggioranza voleva invece la caverna illuminata, proprio per evitare o rendere minimi quelle situazioni. Ma chi voleva la luce abbacinante lottava strenuamente contro chi, per non avere problemi agli occhi, la voleva di intensita’ piu’ moderata, dicendo loro che si comportavano peggio di chi la voleva spenta, almeno loro erano coerenti con i loro desideri. Chi la voleva bianca, per poter riconoscere tutti i colori, veniva violentemente attaccato da chi la voleva rossa, per vedere meglio anche negli anfratti piu’ bui. Per la stessa identica ragione, c’era chi la voleva blu, e riteneva che tutti gli altri fossero comunque peggio di chi voleva la luce spenta, perche’ si limitava negli obiettivi ed era oggettivamente dalla stessa parte, per di piu’ in modo non coerente con le proprie dichiarazioni. C’era poi chi dichiarava che in realta’ quello che bisognava fare era trovare il modo di uscire dalla caverna, alla luce del sole, per cui chi chiedeva una buona illuminazione per vivere meglio in realta’ non voleva risolvere il vero problema, mentre quello dell’illuminazione era inessenziale e fuorviante.”
Mikecas si guardo’ attorno, osservando tutti i visi attenti. “Secondo voi, chi voleva la luce forte aveva piu’ ragione di chi la voleva moderata?” chiese.
Dopo qualche istante di silenzio, una timida voce si fece sentire
“Certo che se la luce e’ debole non si vedono bene le cose, e se e’ troppo forte puo’ fare male agli occhi, come guardare il sole….”
“…e allora?” lo stimolo’ Mikecas
“Non so… potrebbero avere ragione entrambi… dipende dalla situazione. Per illuminare le parti piu’ profonde c’e’ bisogno di luce forte… ma vicino alla sorgente, questa puo’ dare fastidio… potevano forse mettersi d’accordo in modo che…”
“E chi voleva la luce rossa?” lo interruppe bruscamente Mikecas
“E’ vero che alcune cose si vedono meglio con la luce rossa, se sono in certi buchi…” disse un’altra voce
“Ma con la luce blu si vedono meglio le pietre da lavoro nella caverna centrale” intervenne un terzo.
“E chi riteneva che l’unica soluzione fosse uscire all’aperto?” chiese allora Mikecas
“Beh… sicuramente vivere come noi sarebbe stato sicuramente meglio” disse ancora un altro, ma fu subito contestato dal ragazzo che gli sedeva accanto
“Se vivevano nella caverna evidentemente qualche ragione l’avevano. Ad esempio non avrebbero avuto il freddo che abbiamo noi d’inverno, o forse fuori c’erano animali predatori troppo forti”
“In effetti vivere in una grande caverna puo’ avere molti vantaggi” aggiunse compunto un altro ragazzo. Per un momento vi fu silenzio.
Poi Mikecas riprese: “Quindi ognuno, dal suo punto di vista, aveva ragione”
Un mormorio di assenso accompagno’ queste parole.
“Pero’ “ concluse allora Mikecas “poiche’ ognuno riteneva la propria ragione assolutamente irrinunciabile, e quindi nessuno era disposto a cedere qualcosa per ottenere un compromesso che accontentasse e scontentasse nello stesso tempo tutti, da decenni la luce nella caverna era tenuta spenta, ed era facile rubare, uccidere, stuprare e fare violenza agli altri….”
postato da: mikecas alle ore 11:22 | link | commenti
categorie: racconti
sabato, 19 marzo 2005

Ho letto alcune cose sulla difficolta' che sembra esserci nel ricordare fatti successi non molto tempo prima, e di agire in conseguenza dell'esperienza precedente, da persona razionale, e mi e' tornato in mente questo racconto, della serie dei Racconti Intorno al Fuoco di Mikecas, che, ammesso ci sia qualcuno interessato, possono essere trovati sul mio sito web.
Ripubblico qui questo racconto perche' e' al di fuori della serie principale, a parte l'ambientazione generale, e poi mi piaceva farlo...

L'Importanza della Memoria

Il vecchio Mikecas sedeva davanti al fuoco centrale del villaggio. Sedeva ne' troppo vicino ne' troppo lontano dal fuoco, ma in ogni caso il suo davanti era riscaldato violentemente dalle fiamme, al limite della scottatura, mentre la schiena era esposta al gelo dell'ambiente circostante. La pelle di lupo che gli ricopriva le spalle si dimostrava ogni giorno di piu' insufficiente. Era ormai quasi completamente spellacchiata e non lo proteggeva piu' dal freddo. Mikecas si chiese cosa avrebbe potuto fare, ormai cosi' vecchio, per convincere q qualcuno dei giovani cacciatori ad uccidere un altro amico lupo per tenere al caldo lui. Scaccio' il pensiero dalla testa, perche' forse non vi sarebbe piu' stato bisogno di una nuova pelle di lupo. I dolori che sentiva in tutto il corpo aumentavano continuamente, e oramai gli era difficile fare anche semplici movimenti, per non parlare delle banali esigenze corporali che diventavano sempre piu' dolorose. Era evidente che era finalmente giunto alla fine della sua fin troppo lunga vita, ma ancora si aggrappava a qualche spicciolo di speranza, perche' l'idea di lasciare soli i giovani cuccioli della sua tribu' lo riempiva di una paura ancora piu' grande. Il tramonto si stava avvicinando, con il gelo della notte che si apriva lentamente la strada attraverso le fiamme del fuoco, colpendo con insistenza le sue deboli spalle, irrigidendogli i muscoli, facendogli desiderare di potersi ritirare entro la sua tenda, riparato dalla vecchia pelle d'orso, che ancora gli permetteva di trascorrere delle notti confortevoli. Ma era troppo presto. I giovani guerrieri stavano rientrando al villaggio, alcuni portando della selvaggina catturata durante i loro percorsi di guardia. Le giovani donne incominciavano a lasciare i lavori quotidiani, e poco alla volta si avviavano verso il centro, insieme ai bambini piu' grandi. Il cerchio di persone intorno al fuoco stava aumentando, tutti seduti in silenzio guardando lui, Mikecas. Come erano giovani!!! Praticamente ragazzi, dal suo antico punto di vista. Ma era ormai l'unica umanita' rimasta. Nessuno riusciva ad invecchiare piu', per qualche strana ragione. Tranne lui, Mikecas. Ormai tanto vecchio che non riusciva piu' a ricordarsi quanti anni aveva, ma la cosa era chiaramente di scarsa importanza. Ormai il cerchio era completo. Diverse decine di facce giovani lo guardavano, ansiose che lui incominciasse a raccontare, ma timorose di chiedergli di incominciare. Mikecas tenne ancora per alcuni istanti gli occhi chiusi, con il capo chinato contro il petto, poi alzo' la testa, guardo' tutti quelli riuniti, facendo scorrere con lentezza lo sguardo su tutto il cerchio. -Figli miei - incomincio' come sempre, anche se ormai nessuno era figlio suo, e nemmeno nipote, essendo tutti di almeno una generazione successiva - vi voglio raccontare quello che avvenne tanti anni fa, affinche' quel ricordo venga tramandato da generazione a generazione, e ogni generazione abbia piena consapevolezza di cosa avvenne e del perche'. - Questa frase che ormai ripeteva ogni giorno gli sembrava sempre piu' inutile, perche' e' vero che lo ascoltavano con interesse, ma era come se lui raccontasse avvenimenti di un mondo di fantasia, non del loro stesso mondo, solo alcuni anni prima. Quello che sembrava lentamente scivolare via era la consapevolezza della memoria della storia passata. Per questo Mikecas ripeteva i suoi racconti ogni giorno, ormai un rito consolidato della tribu', ma con sempre minore speranza di riuscire a trasmettere il vero significato del suo racconto. - Tanti anni fa - riprese a narrare - il nostro mondo era ricco e potente. Tutte o quasi le malattie erano state sconfitte, la vita era lunga e sana per tutti. O quasi - si costrinse a dire, perche' non era mai bene mentire, nemmeno a chi non avrebbe comunque capito - Vi erano ancora zone in cui la vita era difficile e breve, in cui le sofferenze tra la popolazione erano alte. Il problema nasceva dall'esistenza di un Impero, l'Impero Cowboy Hiphop, che aveva come suo principio base il massimo benessere della minima parte della sua popolazione, a scapito ovviamente del resto della popolazione e ancor piu', del resto del mondo. A questo impero, si contrapponeva, in maniera apparentemente blanda, una Confederazione, la Confederazione Europae, che pero' spesso non riusciva ad avere un'opinione comune e all'interno della quale l'Impero Cowboy Hiphop riusciva spesso ad introdurre dei volgari traditori. Uno di questi traditori, tale Silvius, governo' per diversi anni il regno di Utopia, che ricopriva le terre in cui stiamo ora noi. La spudoratezza di questo viscido uomo avrebbe dovuto far nascere una ribellione popolare, ma il suo controllo della Galassia Mediaset, e successivamente anche del Cavallo Rampante, rendeva la nascita di un'opposizione organizzata estremamente difficile. Sono un piccolo nucleo di persone, il Popolo Nascosto dei Chatzari, riusci' a tenere accesa la fiammella dell'opposizione. Furono tempi molto bui, con sangue versato da entrambe le parti. La vita normale era ormai impossibile, nessuna persona, al mattino, sapeva piu' se avrebbe potuto ragguingere indenne la sera. E ogni notte era una notte di morte e dolore. Nel frattempo nuovi imperi nascevano, in particolare l'impero del Mondo di Mezzo. Impero che aveva gia' dominato il mondo millenni prima, e che ora voleva tornare a dominarlo. L'Impero Cowboy aveva pero' preparato tutte le sue pedine, attraverso le cosiddette "guerre preventive", e si sentiva abbastanza forte da poter prevalere. - Mikecas si guardo' intorno. Gli sguardi ansiosi di conoscere il finale della storia lo circondavano. E lui ogni giorno raccontave lo stesso racconto, con particolari diversi, ma era sempre la stessa storia. Ed ogni giorno tutti quegli occhi lo guardavano per sapere come andava a finire la storia. La stanchezza era ormai opprimente, ed il cerchio che sentiva intorno al petto sembrava stringersi sempre piu'. Apri' con fatica gli occhi, tanti sguardi ansiosi ma silenziosi lo tenevano sotto osservazione. -I Chatzari cercarono di contrastare lo scontro tra i due imperi, riuscendo alla fine a smuovere il pachiderma della Confederazione Europae. Ma lo scontro sembrava ormai inevitabile.... - Il dolore al petto lo colpi' come un pugnale incandescente, ed il capo gli si reclino' sul petto. -Allora, nonno, come e' finita la storia? - oso' infine chiedere un giovane viso piu' audace degli altri. Ma Mikecas non lo poteva piu' sentire, libero finalmente dal peso di dover raccontare una storia che nessuno era capace piu' di ricordare.
postato da: mikecas alle ore 13:58 | link | commenti
categorie: racconti