Ho letto alcune cose sulla difficolta' che sembra esserci nel ricordare fatti successi non molto tempo prima, e di agire in conseguenza dell'esperienza precedente, da persona razionale, e mi e' tornato in mente questo racconto, della serie dei Racconti Intorno al Fuoco di Mikecas, che, ammesso ci sia qualcuno interessato, possono essere trovati sul mio sito web.
Ripubblico qui questo racconto perche' e' al di fuori della serie principale, a parte l'ambientazione generale, e poi mi piaceva farlo...
L'Importanza della Memoria
Il vecchio Mikecas sedeva davanti al fuoco centrale del villaggio. Sedeva ne' troppo vicino ne' troppo lontano dal fuoco, ma in ogni caso il suo davanti era riscaldato violentemente dalle fiamme, al limite della scottatura, mentre la schiena era esposta al gelo dell'ambiente circostante. La pelle di lupo che gli ricopriva le spalle si dimostrava ogni giorno di piu' insufficiente. Era ormai quasi completamente spellacchiata e non lo proteggeva piu' dal freddo. Mikecas si chiese cosa avrebbe potuto fare, ormai cosi' vecchio, per convincere q qualcuno dei giovani cacciatori ad uccidere un altro amico lupo per tenere al caldo lui. Scaccio' il pensiero dalla testa, perche' forse non vi sarebbe piu' stato bisogno di una nuova pelle di lupo. I dolori che sentiva in tutto il corpo aumentavano continuamente, e oramai gli era difficile fare anche semplici movimenti, per non parlare delle banali esigenze corporali che diventavano sempre piu' dolorose. Era evidente che era finalmente giunto alla fine della sua fin troppo lunga vita, ma ancora si aggrappava a qualche spicciolo di speranza, perche' l'idea di lasciare soli i giovani cuccioli della sua tribu' lo riempiva di una paura ancora piu' grande. Il tramonto si stava avvicinando, con il gelo della notte che si apriva lentamente la strada attraverso le fiamme del fuoco, colpendo con insistenza le sue deboli spalle, irrigidendogli i muscoli, facendogli desiderare di potersi ritirare entro la sua tenda, riparato dalla vecchia pelle d'orso, che ancora gli permetteva di trascorrere delle notti confortevoli. Ma era troppo presto. I giovani guerrieri stavano rientrando al villaggio, alcuni portando della selvaggina catturata durante i loro percorsi di guardia. Le giovani donne incominciavano a lasciare i lavori quotidiani, e poco alla volta si avviavano verso il centro, insieme ai bambini piu' grandi. Il cerchio di persone intorno al fuoco stava aumentando, tutti seduti in silenzio guardando lui, Mikecas. Come erano giovani!!! Praticamente ragazzi, dal suo antico punto di vista. Ma era ormai l'unica umanita' rimasta. Nessuno riusciva ad invecchiare piu', per qualche strana ragione. Tranne lui, Mikecas. Ormai tanto vecchio che non riusciva piu' a ricordarsi quanti anni aveva, ma la cosa era chiaramente di scarsa importanza. Ormai il cerchio era completo. Diverse decine di facce giovani lo guardavano, ansiose che lui incominciasse a raccontare, ma timorose di chiedergli di incominciare. Mikecas tenne ancora per alcuni istanti gli occhi chiusi, con il capo chinato contro il petto, poi alzo' la testa, guardo' tutti quelli riuniti, facendo scorrere con lentezza lo sguardo su tutto il cerchio. -Figli miei - incomincio' come sempre, anche se ormai nessuno era figlio suo, e nemmeno nipote, essendo tutti di almeno una generazione successiva - vi voglio raccontare quello che avvenne tanti anni fa, affinche' quel ricordo venga tramandato da generazione a generazione, e ogni generazione abbia piena consapevolezza di cosa avvenne e del perche'. - Questa frase che ormai ripeteva ogni giorno gli sembrava sempre piu' inutile, perche' e' vero che lo ascoltavano con interesse, ma era come se lui raccontasse avvenimenti di un mondo di fantasia, non del loro stesso mondo, solo alcuni anni prima. Quello che sembrava lentamente scivolare via era la consapevolezza della memoria della storia passata. Per questo Mikecas ripeteva i suoi racconti ogni giorno, ormai un rito consolidato della tribu', ma con sempre minore speranza di riuscire a trasmettere il vero significato del suo racconto. - Tanti anni fa - riprese a narrare - il nostro mondo era ricco e potente. Tutte o quasi le malattie erano state sconfitte, la vita era lunga e sana per tutti. O quasi - si costrinse a dire, perche' non era mai bene mentire, nemmeno a chi non avrebbe comunque capito - Vi erano ancora zone in cui la vita era difficile e breve, in cui le sofferenze tra la popolazione erano alte. Il problema nasceva dall'esistenza di un Impero, l'Impero Cowboy Hiphop, che aveva come suo principio base il massimo benessere della minima parte della sua popolazione, a scapito ovviamente del resto della popolazione e ancor piu', del resto del mondo. A questo impero, si contrapponeva, in maniera apparentemente blanda, una Confederazione, la Confederazione Europae, che pero' spesso non riusciva ad avere un'opinione comune e all'interno della quale l'Impero Cowboy Hiphop riusciva spesso ad introdurre dei volgari traditori. Uno di questi traditori, tale Silvius, governo' per diversi anni il regno di Utopia, che ricopriva le terre in cui stiamo ora noi. La spudoratezza di questo viscido uomo avrebbe dovuto far nascere una ribellione popolare, ma il suo controllo della Galassia Mediaset, e successivamente anche del Cavallo Rampante, rendeva la nascita di un'opposizione organizzata estremamente difficile. Sono un piccolo nucleo di persone, il Popolo Nascosto dei Chatzari, riusci' a tenere accesa la fiammella dell'opposizione. Furono tempi molto bui, con sangue versato da entrambe le parti. La vita normale era ormai impossibile, nessuna persona, al mattino, sapeva piu' se avrebbe potuto ragguingere indenne la sera. E ogni notte era una notte di morte e dolore. Nel frattempo nuovi imperi nascevano, in particolare l'impero del Mondo di Mezzo. Impero che aveva gia' dominato il mondo millenni prima, e che ora voleva tornare a dominarlo. L'Impero Cowboy aveva pero' preparato tutte le sue pedine, attraverso le cosiddette "guerre preventive", e si sentiva abbastanza forte da poter prevalere. - Mikecas si guardo' intorno. Gli sguardi ansiosi di conoscere il finale della storia lo circondavano. E lui ogni giorno raccontave lo stesso racconto, con particolari diversi, ma era sempre la stessa storia. Ed ogni giorno tutti quegli occhi lo guardavano per sapere come andava a finire la storia. La stanchezza era ormai opprimente, ed il cerchio che sentiva intorno al petto sembrava stringersi sempre piu'. Apri' con fatica gli occhi, tanti sguardi ansiosi ma silenziosi lo tenevano sotto osservazione. -I Chatzari cercarono di contrastare lo scontro tra i due imperi, riuscendo alla fine a smuovere il pachiderma della Confederazione Europae. Ma lo scontro sembrava ormai inevitabile.... - Il dolore al petto lo colpi' come un pugnale incandescente, ed il capo gli si reclino' sul petto. -Allora, nonno, come e' finita la storia? - oso' infine chiedere un giovane viso piu' audace degli altri. Ma Mikecas non lo poteva piu' sentire, libero finalmente dal peso di dover raccontare una storia che nessuno era capace piu' di ricordare.